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Parto per Cuba. Finalmente. E’ tanto che ci penso, ma c’era sempre qualcosa che si frapponeva tra me e la Isla Grande. Viaggio sola. Almeno 3 settimane. Magari 4.
Ad ogni modo mi butto, ho un’amica madrelingua spagnola e le chiedo di darmi delle lezioni … e poi ricordo… è vero … lei è stata a Cuba diverse volte, mi potrà dare anche dei consigli utili! La chiamo e ci mettiamo d’accordo per delle ‘conversalezioni’ settimanali. Al primo incontro mi dice: Letizia, ho un favore da chiederti. Anni fa, a Santiago de Cuba, camminando per la strada sento una melodia famigliare (a Cuba, a Santiago, ma un pò dappertutto, la musica è presente sempre, dalle 8 della mattina alle 8 della mattina, tanto presente che dopo un po’ quasi non ci fai più caso e magari, se non è proprio il tuo genere, ti sei anche un po’ rotto le scatole): un gruppo musicale, poco lontano, suona “Vedrai Vedrai” di Luigi Tenco ed io - prosegue l’amica - inizio a fare una seconda voce sulla voce dolce e roca del cantante, Rudi. Gli ho promesso che ritornando a Cuba avrei portato loro un CD di Tenco”. Pelle d’oca. Sono pronta. La mia missione cubana è iniziata: rintracciare Los Jubilados del Caribe e consegnare il cd. Unico strumento: una foto scattata 5/6 anni prima a Santiago. Nessun altro riferimento (dove, come, quando, perché …).
Arrivo a Cuba dopo poco più di un mese con una conoscenza dell’idioma ridicola. Prima tappa l’Avana e poi giù per la dorsale dell’isola, tra autobus, pioggia e iguane, case particular, colori, odori, viaggiatori. La Naturaleza mi colpisce, la dispobilità dei Cubani mi sorprende. C’è sempre un po’ un pregiudizio andando nei paesi che noi consideriamo poveri. C’è il pensiero che tutto venga fatto per un interesse (come faremmo noi forse), ma questo non è vero. Certo, per un cubano 5 dollari sono una fortuna e come sempre ci sono quelli che cercano di approfittare del nostro senso di colpa, ma in generale va tutto bene e dopo poco più di due settimane arrivo a Santiago alla ricerca del Tenco perduto.
Il mio spagnolo a questo punto è migliorato e anche il mio aspetto è un po’ meno turistas: chiedo informazioni sui musicisti in alberghi, bar, locali notturni, in strada si formano capannelli di cubani incuriositi da questa donna bianca con in mano una macchina fotografica: sì, sì, li conosciamo, stanno lì, no stanno là, la sera li trovi alla casa della musica, ma no, lì i musicisti cubani veri non ci sono più, è alla casa della salsa … Beh, ecco, tutti sapevano ma nessuno sapeva per certo … Chiedo anche alla señora della casa particular.
Niente. Rimango un paio di giorni a Santiago e poi parto per Baracoa, dove - pare - sia approdato Colombo. Sto perdendo ogni speranza di trovare Rudi e i suoi Los Jubilados del Caribe e decido di riposarmi un po’ sulle spiagge ancora poco frequentate di questa parte della provincia di Guantanamo. La cittadina infatti, confinando a nord con l’Atlantico ed in tutte le altre direzioni con fiumi, montagne e foreste, rimane ancora in gran parte isolata con servizi di autobus irregolari e non necessariamente quotidiani. Il rientro è dunque obbligato via Santiago dove mi fermo qualche giorno in più. Passeggio, mi avventuro tra le stradine sgarrupate della città, cerco di capire come ballare la salsa e decido di visitare il Emilio Bacardi Moreau Museum, uno dei più antichi musei di Cuba e chi mi trovo davanti? Sì, proprio loro.
Facile capire come è proseguita la giornata, tra una melodia, una cerveza e più tardi un rum (anche due), in un bar affollato di cubani danzanti... Ma no, non ho imparato a ballare la salsa!