Oppo Enco Clip 2 recensione: ho indossato gli open-ear da 5 grammi e non volevo più toglierli
C'è stato un momento, mentre uscivo di casa con Anubi al guinzaglio per la passeggiata serale, in cui mi sono reso conto di una cosa banale ma significativa: avevo addosso queste cuffie da venti minuti buoni e me ne ero completamente dimenticato. Capita raramente con le open-ear, che di solito ti ricordano la loro presenza dopo un'oretta scarsa. Le Oppo Enco Clip 2 sì, sembrano davvero progettate per sparire dalla percezione fisica, pur restando ben presenti sul piano visivo. È un paradosso curioso, e ci torno tra poco. Mi sono arrivate in test in colorazione Slate Grey, la variante più sobria delle due (l'altra è Luminous Gold, decisamente più "gioielleria"). Le ho usate praticamente per tutto in queste settimane: chiamate di lavoro al PC, videoconferenze su Google Meet, sessioni di allenamento, passeggiate con i cani in giardino, in auto sulle strade attorno a Roma, persino come accessorio quando dovevo uscire al volo. Tantissimi scenari, tutti diversi, ed è proprio in questa varietà che si capisce davvero un prodotto. E qui parte la storia interessante. Perché il formato a clip esterna è una di quelle scelte di design che divide subito: chi le vede pensa a un orecchino tecnologico, e in effetti Oppo non ha mai nascosto questa ambizione fashion. Sul prezzo, 179,99 euro di listino, è chiaro che il posizionamento è premium per il segmento open-ear, dove molti competitor giocano nettamente più in basso. Sarò onesto: all'inizio ero scettico. Avevo già provato altre soluzioni a clip che alla terza ora di utilizzo mi facevano venire voglia di staccarle. Qui la storia è andata diversamente, ma con qualche zona d'ombra che vale la pena raccontare bene, senza retorica. Mi sono trovato a sorprendermi nel modo opposto a quello che mi aspettavo, ed è già un buon segnale di partenza. Unboxing La confezione è piccola e compatta, di quelle che oggi quasi tutti spingono per ragioni ambientali (e anche di costo, va detto). Cartoncino riciclato, grafica essenziale, niente plastica esterna se non quella indispensabile per la custodia. Va bene così, anzi. Dentro c'è quello che serve, ne più ne meno: la custodia con dentro gli auricolari già accoppiati e pronti, un cavetto USB-C corto (nessun alimentatore in dotazione, ma ormai è prassi consolidata), e la documentazione minima multilingua. Punto. Niente eartip di ricambio, ovviamente, perché qui non ci sono gommini da scegliere. La struttura a clip si aggancia all'esterno dell'orecchio e quindi la vestibilità si gioca tutta sulla forma dell'arco in nitinol, che è lo stesso per tutti. Il produttore dichiara di aver analizzato oltre 3.500 conformazioni auricolari per arrivare a un design unico che funzionasse sulla maggioranza, e nel mio caso, a giudicare dal primo impatto, hanno fatto i compiti per bene. La custodia merita due parole. È un ovale schiacciato, abbastanza tascabile, ma più larga rispetto a una classica custodia per true wireless in-ear. Plastica opaca con finitura piacevole, una piccola scanalatura per aprirla col pollice, un LED frontale per lo stato di carica, USB-C sul retro. Il magnete che tiene chiuso il coperchio fa il suo lavoro senza esagerare: si apre senza forzare ma resta serrata anche se la giri a testa in giù in borsa. Dotazione minimale, dunque, ma coerente con il prezzo richiesto. Niente accessori "wow" da unboxing, niente esagerazioni. E francamente, va bene così: meglio investire sul prodotto che sui fronzoli di contorno. Design e costruzione Ok, parliamo di estetica, perché è il primo elemento di carattere di queste Enco Clip 2 e probabilmente anche il più divisivo dell'intero progetto. Quando le ho indossate per la prima volta davanti allo specchio, ho avuto un attimo di esitazione. Sembravano davvero, lo dico apertamente, un orecchino tecnologico. La parte interna, quella che alloggia il driver, è una sorta di pallina lucida che OPPO chiama Acoustic Ball; la parte esterna, dietro l'orecchio, fa da contrappeso ed è più discreta (Comfort Bean nella terminologia ufficiale). Le due metà sono collegate dall'archetto in nitinol ultrasottile, lega di nichel e titanio a memoria di forma che si flette e torna sempre nella posizione originale. Visivamente, in Slate Grey, sono nettamente meno appariscenti rispetto alla Luminous Gold che ho visto solo in foto. Però restano comunque ben visibili: non spariscono come può fare un classico in-ear, e questo va detto subito. Se cercate la massima discrezione, non è il prodotto giusto. Se invece l'estetica vi diverte, possono diventare quasi un accessorio di stile a sé. Costruttivamente sono fatte bene davvero. La sensazione al tatto è di plastica premium, finitura quasi morbida ma non gommosa, nessun rumore di parti che giocano tra loro. Pesano 5,2 grammi cadauna: una cifra ridicola, e quando le indossi te ne accorgi subito. Il vero asso è quello, il peso piuma. Me ne sono dimenticato addosso più volte, sul serio. L'arco in nitinol è la chiave di tutto. Si adatta da solo, esercita una pressione minima, e soprattutto torna sempre alla forma originale anche dopo decine di flessioni accidentali. Il brand cinese parla di resilienza superiore al filo di nichel-titanio tradizionale, e nella pratica la conferma è arrivata: tirando, schiacciando, infilandole sbadatamente in tasca della felpa, mai notato deformazioni o cedimenti strutturali. C'è poi la certificazione IP55. Non è la protezione massima esistente sul mercato, ma per uso quotidiano e sportivo basta e avanza: sudore copioso, pioggerellina romana di fine novembre, polvere generata in palestra, nessun problema riscontrato. Le ho passate via con un panno asciutto dopo allenamenti dove ero letteralmente fradicio, senza un attimo di esitazione. Una nota onesta da segnalare: la finitura lucida tende a trattenere le impronte se le manipoli con mani umide o sudate. Niente di drammatico, sono dettagli che noti solo se hai la mania del dettaglio (e io ce l'ho). Si pulisce in due secondi. Specifiche tecniche Ecco le specifiche complete del modello in prova, ordinate in tabella per consultazione rapida. Sono le voci che contano davvero, senza riempire con dati ridondanti o irrilevanti. Caratteristica Valore Tipologia Open-ear, formato a clip esterna Peso per auricolare 5,2 grammi Driver Doppio dinamico da 11 mm e 9 mm Tuning audio Dynaudio Risposta in frequenza Da 20 Hz a 40 kHz Codec supportati SBC, AAC, LHDC 5.0 Bluetooth 6.1 Latenza dichiarata 94 ms Microfoni Multipli con sensore a conduzione ossea (VPU) Autonomia totale con custodia Fino a 40 ore (AAC, volume 50%) Porta di ricarica USB-C Resistenza IP55 Materiale arco Lega in nitinol (nichel-titanio) a memoria di forma Multipoint Sì, due dispositivi simultanei App companion HeyMelody (Android e iOS) Funzioni AI AI Translate, AI Clear Call Colorazioni disponibili Slate Grey, Luminous Gold Prezzo di listino 179,99 euro Hardware e tecnologia interna Sotto la scocca lucida si nasconde una componentistica più seria di quanto il design da accessorio fashion lasci intuire. È una cosa che ho apprezzato, perché spesso questi formati nuovi nascondono compromessi tecnici grossi sotto un'estetica accattivante. Qui no. Il cuore acustico è un sistema a doppio driver dinamico, uno da 11 mm dedicato alla gamma bassa e media, l'altro da 9 mm orientato sui medi e gli alti. Una scelta non comune nel segmento open-ear, dove la stragrande maggioranza dei modelli si accontenta di un singolo full-range. La taratura porta la firma di Dynaudio, ditta danese con una storia importante nell'audio domestico e automotive, ed è una collaborazione che si sente. Non è un'etichetta puramente marketing. A monte dei driver c'è un chip a 6 nm dedicato che gestisce sia la parte audio sia gli algoritmi di chiamata. Si tratta di una NPU dedicata per l'elaborazione delle chiamate AI, abbinata a un sensore VPU per la conduzione ossea che rileva direttamente le vibrazioni della voce attraverso la struttura dell'orecchio. È una soluzione che ho visto su prodotti premium di altri marchi e che funziona davvero bene quando l'ambiente è ostile, ma su questo torno nella sezione dedicata. La connettività è affidata a Bluetooth 6.1, una delle implementazioni più recenti in circolazione, abbinata al supporto per il codec LHDC 5.0 oltre ai classici SBC e AAC. LHDC consente streaming audio fino a 96 kHz su sorgenti compatibili, ed è una caratteristica che eleva il profilo tecnico delle cuffie. La latenza dichiarata è di 94 ms in modalità gaming, che è un valore competitivo per il formato open-ear. Le antenne sono integrate nell'arco in nitinol, scelta che migliora la portata e la stabilità del segnale. Nei miei test la connessione non ha mai mostrato cedimenti, neanche tenendo il telefono in tasca dei pantaloni mentre giravo in salotto o tra le stanze di casa. Per dare un'idea: ho lasciato lo smartphone in cucina e sono andato fino al box auto senza perdere il segnale, parliamo di una decina di metri abbondanti con muro di mezzo. C'è da dire una cosa onesta: tutta questa elettronica miniaturizzata, infilata in 5,2 grammi di auricolare, è un piccolo miracolo ingegneristico. E si vede. App HeyMelody e gestione software Sul fronte software il discorso si fa interessante. OPPO ha scelto di non sviluppare un'app dedicata e indipendente, ma di sfruttare HeyMelody, l'app companion che il marchio cinese usa trasversalmente per i suoi prodotti audio. La trovate gratuitamente sul Play Store e sull'App Store. L'ho installata sul mio Android principale al primo accoppiamento. L'interfaccia è pulita, ordinata, niente di clamoroso ma fa quello che deve fare senza intoppi. Dopo il pairing iniziale, l'app riconosce automaticamente il prodotto e propone subito un piccolo tour delle funzioni disponibili. Apprezzabile. Cosa si può fare? Parecchio, a dire il vero. Si configurano le gesture touch personalizzandole per ogni gesto (tocco singolo, doppio, triplo, pressione prolungata sui due auricolari), si attiva e disattiva la connessione dual device, si gestisce un equalizzatore con preset Dynaudio e qualche slider per chi vuole metterci mano, si controllano i livelli di batteria di entrambe le unità separatamente e della custodia. L'opzione che ho usato di più è stata la connessione a due dispositivi simultanei. L'ho provata smartphone più PC, ed è una funzione che ormai per me è imprescindibile sulle cuffie da lavoro. Funziona bene: quando arriva una chiamata sul telefono mentre sto guardando un video sul computer, lo switch è quasi istantaneo. Non perfetto, in alcuni casi serve qualche secondo, ma comunque fluido. La funzione AI Translate merita un discorso a parte, e gliel'ho dedicato un approfondimento dedicato più avanti. Anticipo solo che funziona davvero, e mi ha sorpreso più di quanto pensassi inizialmente. Gli aggiornamenti firmware sono gestiti dall'app stessa, in over the air. Durante il periodo di test mi è arrivato un aggiornamento, l'ho installato, ci sono voluti circa quattro minuti e tutto è filato liscio senza intoppi. Niente di emozionante, ma funziona, ed è quello che conta. Prestazioni e autonomia Sull'autonomia OPPO dichiara 40 ore totali con la custodia di ricarica, valore calcolato con codec AAC al 50% del volume. Sono numeri che fanno paura nel segmento open-ear, dove tipicamente si oscilla tra le 20 e le 30 ore totali. Nella mia esperienza reale la cifra si è confermata sostanzialmente. Le ho usate per giorni interi, alternando ascolto musicale, podcast, chiamate, videoconferenze, e ho rimesso le cuffie in carica completa (sia auricolari sia custodia da zero) dopo una settimana abbondante di uso medio. Non ho cronometrato al minuto, ma il messaggio è chiaro: l'autonomia non è un problema. Sui singoli auricolari, in un test più "concentrato", sono arrivato senza fatica a una giornata di lavoro completa di otto ore (musica di sottofondo più tre videocall) prima di doverle rimettere nella custodia. Quando poi le rimetti dentro, in circa 10 minuti recuperano un'oretta abbondante di utilizzo, e in circa un'ora sono di nuovo cariche del tutto. Niente ricarica fulminante, ma più che adeguata per un uso quotidiano. La custodia si ricarica via USB-C in circa un'ora e mezza dal nostro caricatore standard. Oppo propone in bundle al lancio il caricatore SuperVOOC da 67W a 9,99 euro aggiuntivi, ma onestamente per ricaricare delle cuffie un caricatore da quella potenza è esagerato. Qualsiasi alimentatore USB-C da 5W in su va benissimo. Una cosa che ho notato e che voglio segnalare: la gestione energetica dei singoli auricolari è ottima. Quando ne togli uno e lo rimetti in custodia, mentre continui ad ascoltare con l'altro, il consumo si dimezza correttamente. E quando li tieni nella custodia chiusa, in standby, il consumo passivo è praticamente nullo: le ho lasciate ferme per cinque giorni e al rientro avevano perso forse un 5% di carica. Niente male. Test sul campo Ok, arriviamo al cuore della prova. Perché le specifiche sono belle, ma è quando metti il prodotto nella vita vera che capisci se vale o no. Le ho usate in scenari completamente diversi tra loro, e qui ho qualche storia da raccontare. Scenario uno: videoconferenze al PC. Probabilmente l'uso che ne ho fatto più frequentemente. Riunioni Google Meet quotidiane, alcune lunghe anche un'ora e mezza. Risultato: comfort eccellente, mai sentito fastidio dopo sessioni prolungate, ottima percezione delle voci dei colleghi grazie alla taratura che privilegia i medi. Quando dovevo prendere appunti contemporaneamente, la mano libera sulla tastiera senza che il movimento del capo facesse muovere gli auricolari era una sensazione liberatoria. Su quattro persone in riunione, due mi hanno detto che la mia voce arrivava perfetta. Una mi ha detto che si sentiva "un pochino bassa" e con una specie di leggero eco, ma è capitato una volta sola in un Meet con segnale di linea non eccellente. Difficile dire se sia colpa delle cuffie, della linea, o di una combinazione. Però la nota la dovevo fare. Scenario due: in auto. Le ho usate per qualche tragitto sulle strade attorno a Roma, sia per ascoltare musica sia per gestire una chiamata di lavoro inaspettata. Qui il formato open-ear mostra tutto il suo senso: senti benissimo l'audio delle cuffie ma resti perfettamente consapevole del traffico attorno, dei clacson, delle sirene. Per la sicurezza alla guida è un altro pianeta rispetto a un classico in-ear, dove ti chiudi e ti isoli. La chiamata effettuata in tangenziale è stata gestita bene, l'interlocutore mi ha sentito chiaramente, anche se gli ho dovuto chiedere conferma per essere sicuro che il rumore di sottofondo non fosse fastidioso. Scenario tre: passeggiata serale con Anubi. Questo è uno dei miei utilizzi preferiti. Il mio Groenendael in passeggiata mi tira un po' (è la sua natura), e con un classico in-ear ogni strattone è una preoccupazione di poter perdere un auricolare. Con la clip esterna, zero problemi. Mi sono piegato a raccogliere i bisogni, mi sono inginocchiato per allacciargli meglio la pettorina, ho dovuto fermarmi di colpo perché stava correndo dietro a un gatto. Le cuffie sono rimaste imperturbabili. Mai un cedimento, mai una sensazione di instabilità. Davvero sorprendente. Scenario quattro: allenamento. Le ho portate con me in palestra per le sessioni di tiro al CUS. Tra serie di tiro all'arco, riscaldamento, qualche flessione e qualche scatto a recuperare le frecce, le ho tenute addosso per quasi due ore. Sudore copioso (la palestra non è proprio fresca), movimenti vari, posizioni della testa quando miro che mettono pressione sul collo. Le cuffie non si sono mai mosse di un millimetro. E il fatto di sentire anche i rumori intorno mi ha permesso di dialogare con gli altri tiratori senza dover togliere niente. Comodità pura. Scenario cinque: occhiali da sole. Una cosa che mi ha incuriosito particolarmente. Non porto occhiali da vista, ma uso quelli da sole tutti i giorni. Bene, indossarle insieme è perfettamente possibile, senza alcuna interferenza tra l'asticella degli occhiali e l'arco delle cuffie. Pensavo ci fosse qualche compromesso, e invece zero attriti. Le hanno pensate bene. Approfondimenti Firma sonora e carattere Parliamo di come suonano davvero. La taratura Dynaudio spinge verso una resa equilibrata, con leggera enfasi sui medi e ottima estensione sugli alti. È un suono che ho trovato piacevole, mai stancante anche dopo ore di ascolto continuativo. Niente alti taglienti, niente medi gridati. Pulizia e ordine. Sulla resa generale, considerando che si tratta di open-ear e quindi che gran parte dell'energia sonora si disperde nell'ambiente, il risultato è davvero notevole. Mi sono ascoltato di tutto: il nuovo album di un cantautore italiano che amo, qualche traccia jazz acustico, un po' di elettronica per testare i bassi, podcast in italiano e inglese. La resa più convincente è arrivata sui podcast e sull'acustico, dove la chiarezza dei medi e la pulizia della scena sonora sono quasi sorprendenti per un formato open-ear. Sull'elettronica e sulla musica più pompata, c'è un compromesso che è strutturale e ne parlo poco sotto. Ma in generale, ascoltare musica con queste cuffie è un'esperienza godibile, non penalizzante. Mica male per il formato. Palcoscenico e consapevolezza ambientale Una cosa che le open-ear fanno particolarmente bene è creare una percezione di "spazio" attorno al suono. Non c'è la sensazione di musica "dentro la testa" tipica di alcuni in-ear, ma piuttosto un palcoscenico più aperto, più simile a quello di una piccola cassa acustica vicina alle orecchie. Funziona molto bene sulla musica con registrazioni accurate, dove riesci a percepire la distribuzione degli strumenti nello spazio. La tecnologia Dipole Sound Field dichiarata da OPPO dovrebbe ridurre la dispersione sonora verso chi ti sta vicino: ho fatto qualche prova in casa con qualcuno seduto di fianco a me a un metro di distanza, e in effetti il leak sonoro è contenuto. Non è zero, ma è significativamente più basso di altri prodotti simili. Il vero plus di tutto questo è la consapevolezza ambientale costante. Senti la musica e senti il mondo. Per chi lavora da casa con familiari o coinquilini in giro, per chi vuole uscire a fare jogging restando attento al traffico, per chi semplicemente vuole essere ancora "presente" mentre ascolta qualcosa, è una libertà che chi è abituato all'isolamento totale degli ANC fatica a immaginare. Poi alla fine della fiera dipende dalle preferenze personali, è chiaro. I bassi e i limiti della fisica Qui devo essere onesto, perché è l'unico capitolo dove serve un discorso franco. I bassi delle Enco Clip 2 non sono potenti come quelli di una buona in-ear. Non lo possono essere, fisicamente. Il driver non sigilla il condotto uditivo, quindi una parte dell'energia delle frequenze basse si disperde nell'ambiente prima ancora di raggiungere il timpano. Detto questo, e qui sta il punto, Dynaudio e Oppo hanno fatto un lavoro notevole per recuperare il recuperabile. Il driver da 11 mm dedicato ai bassi è dimensionato bene, e la risposta sotto i 100 Hz è più presente di quanto mi aspettassi. Non c'è la spinta sub di un buon in-ear, ma c'è corpo, c'è calore, c'è un fondamentale che permette anche al rock o all'hip hop di non risultare scarno. Una nota pratica: alzando il volume verso il massimo, la resa generale si compatta e i bassi guadagnano presenza. È una compensazione naturale di questo tipo di prodotti. Le ho spinte fino al 100% senza che distorcessero, cosa che ho apprezzato: significa che il margine di rumorosità è onesto. Per ambienti rumorosi tipo metropolitana o tangenziale, alzare il volume è quasi obbligatorio, ma il suono regge. Insomma: se cercate bassi devastanti, guardate altrove. Se accettate il compromesso strutturale del formato in cambio di tutto il resto, questa è probabilmente una delle migliori implementazioni in giro. Read the full article

















