Temporaneamente, potete continuare a chiamarmi Ico
Bene, ho cambiato nome. Dopo 7 anni e tutto quello che è successo in questi 7 anni, non mi riconoscevo più.
Questo cambio di nome non celebra un rito di passaggio, non è un’iniziazione né un inizio, in realtà non è un rito e nemmeno un passaggio.
In questo periodo, da molti mi sono sentita dire che devo vivere il momento, che devo godere di ciò che dà la vita perché magari domani saremo tutti morti, godi, ridi, ama, approfitta di ogni istante, vai avanti. Tutti bei concetti, nessuno escluso. Capisco e apprezzo l’idea e l’entusiasmo. Ma non condivido. Il mio tempo, né più né meno di quello di tutti, è limitato, ma, come direbbe Leopardi, è il limite che apre l’orizzonte, è in quello che viene nascosto la possibilità di vedere oltre, è nella finitezza che si trova l’infinito. Ma se devo correre avanti, se devo farmi prendere dall’ansia di cercare le fiamme perché tanto ho la vita di una farfalla, ecco, se devo continuare a rialzarmi e ripartire, dove va a finire il mio tempo? Questa terra mi rotola sotto i piedi e tutto si affanna verso qualcosa, come quest’estate che brucia nello sforzo di provare ogni cosa “prima di”. Ma “prima di” non è il limite stesso? L’ho già detto: il presente è un luogo angusto e questa frenesia di abbattere siepi mi ha stancato.
Quindi mi siedo e mi fermo. Ho tutto il tempo del mondo perché non ho tempo. Esco dalla corrente e raggiungo la riva. Niente è più permanente del provvisorio, non ci si bagna mai due volte nello steso fiume, no? Ed è da stupidi continuare a ripetere lo stesso gesto aspettandosi risultati diversi. Mi sono sempre rialzata e sono sempre ripartita, inventandomi ogni volta un’altra storia, un’altra vita, un’altra me. Ecco perché adesso mi siedo. Non ho più facce da mostrare o facce da nascondere, non ho più spigoli o vertici, non sono più solida e non ho più regole. Non sono più un dado da lanciare e non lancio più dadi. Cambio le regole del gioco. Cambio gioco.
Cambierò nome? può darsi. Mi tufferò di nuovo nel fiume? seguirò un’altra corrente? può darsi. Se non hai nessun posto dove andare, puoi andare in qualsiasi posto. E anche nessun posto è un posto.
Leopardi ascoltava il vento, non aveva spotify e il suo algoritmo. Anche se non dubito che sarebbe finito spesso su Bach anche lui. Io ascolto il rumore bianco della vita che mi circonda, galleggio sull’oceano dei miei pensieri a corpo morto, senza cercare di andare a fondo, senza capire, senza afferrare, senza provare, senza andare da nessuna parte.
Sono ridotta all’osso e troppo stanca per portare bagagli che non mi serviranno. Ah e stavolta nella foto profilo sono proprio io.














