oc art dump
seen from Malaysia
seen from United States
seen from China
seen from Guatemala

seen from United States

seen from Malaysia
seen from Malaysia
seen from Spain
seen from Venezuela
seen from China
seen from United States

seen from Netherlands
seen from United States
seen from Macao SAR China

seen from Malaysia

seen from Netherlands
seen from China
seen from United States
seen from Malaysia
seen from United States
oc art dump

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
spazza
(puntata precedente qui)
Spazzacorrotti bocciata dal tribunale di Potenza, di Simona Musco Esecuzione della pena sospesa in attesa della Consulta
Un nuovo colpo alla spazzacorrotti arriva, ancora una volta, dalle aule di un tribunale. In attesa della pronuncia della Corte costituzionale, il tribunale collegiale di Potenza, ribaltando la decisione del tribunale di Sorveglianza di Salerno, che aveva applicato la nuova norma, ha disposto l'inefficacia temporanea dell’ordine di carcerazione che aveva portato in carcere un avvocato 47enne, accusato di corruzione in atti giudiziari. Una storia singolare, ha spiegato il legale del professionista, Giovanni Vitale. L’entrata in vigore della norma, a fine gennaio, ha reso infatti inapplicabili le misure alternative al carcere, portando ad una revoca delle sospensioni degli ordini di carcerazione e, quindi, al carcere. Provvedimenti contro i quali molti sono stati i ricorsi, poi risultati vincenti. Ma nel caso in questione, la procura di Salerno, anziché sospendere l’ordine di carcerazione, emesso prima dell’entrata in vigore della legge, ha spedito il legale condannato davanti alla Sorveglianza, applicando, di fatto, la vecchia norma. Lì, però, i giudici hanno optato per la spazzacorrotti e l’uomo si è consegnato nel carcere di Matera, dov’è rimasto per tre mesi. Una decisione contro la quale Vitale ha presentato istanza di incidente d’esecuzione davanti al tribunale collegiale di Potenza, che ha stabilito, dunque, l’inefficacia temporanea dell’ordine di carcerazione, in attesa della decisione del tribunale di sorveglianza. Dove, intanto, era stata fissata la camera di consiglio per la misura alternativa, di fatto riesumando la vecchia norma. «In pratica, il mio assistito è stato giudicato nel corso di 5 mesi con quattro norme diverse e questo non è legge, ma barbarie», spiega Vitale.
L’ordine d’esecuzione, ora, rimane congelato fino alla nuova decisione, che sia del tribunale di sorveglianza, a settembre, o della Corte costituzionale. Per Vitale, «non si tratta di vincere o perdere, ma di giustizia. È importante che il legislatore, nel fare le leggi, tenga presente che queste norme possono avere un impatto immediato nella vita dei cittadini, soprattutto quando si parla di esecuzione penale. Serve un indirizzo omogeneo su questa problematica e, ad oggi, tutti i tribunali si sono dimostrati cauti». Il suo non è un giudizio sulla norma: «Non ho interesse a farlo - dice - Ogni governo ha deciso di inasprire qualche reato, ma le carte in tavola non possono essere cambiate mentre stiamo giocando». Ma non solo: «Se la spazzacorrotti venisse applicata alla lettera, il mio cliente potrebbe accedere alle misure alternative solo collaborando. Ma come potrebbe per fatti commessi 11 anni fa e per i quali tutti gli altri imputati hanno finito di espiare la pena? - conclude - È inutile.
L’incostituzionalità di alcuni profili della legge è palese».
da Il Dubbio di sabato 25 maggio 2019
(va avanti qui)
comma 21 e mezzo
“Corto circuito” sul gratuito patrocinio «Troppo povero per essere difeso gratis», di Simona Musco
Accedere al patrocinio a spese dello Stato diventa sempre più complicato. E paradossalmente accade soprattutto se sei talmente povero da avere reddito zero. A denunciarlo è l’avvocato Corrado Limentani, penalista del Foro di Milano, che con un post su Facebook, diventato virale e rilanciato dall’agenzia di stampa Agi, ha messo sotto i riflettori la questione. «Si moltiplicano, è successo anche oggi - scriveva il 3 aprile scorso - le decisioni dei giudici che negano il beneficio». Ma a sorprendere il legale sono soprattutto le motivazioni alla base del diniego: secondo il giudice, «vista l'oggettiva impossibilità di sopravvivenza da parte del richiedente e del proprio nucleo familiare alla luce di un reddito così esiguo, si presume che l'istante sia percettore di reddito non dichiarato ai fini fiscali in quanto provento di attività lavorativa svolta in nero o beneficiario di regalie o elargizioni di congiunti il cui ammontare consente il sostentamento, di modo che il tenore della dichiarazione ( di nullatenenza) non consente di effettuare alcuna concreta valutazione in ordine alla sussistenza delle condizioni di reddito che consentono l’ammissione al patrocinio». Da qui la protesta di Limantini: «Come affossare un istituto di grande civiltà giuridica e negare cinicamente a un povero il diritto alla difesa. Per fortuna, in realtà, l’avvocato di norma lo difende ugualmente, gratis: tutto sommato siamo una categoria che ha ancora un briciolo di umanità». Secondo la sentenza citata da Limentani, la totale povertà sarebbe incompatibile con il gratuito patrocinio, perché è impossibile immaginare che qualcuno sopravviva con reddito zero. Ed è quindi molto più probabile - anche se non dimostrato - che il nullatenente stia mentendo, nascondendo redditi percepiti in nero. Senza controlli, senza prove a supporto del sospetto del giudice. Un controsenso, considerando la ratio alla base dell’istituto, che consente agli indigenti di potersi difendere efficacemente anche in situazioni di particolare disagio economico. Ma un controsenso, soprattutto, considerati i poteri di accertamento assegnai al giudice, poteri il cui esercizio è imposto ai fini della giustificazione del rigetto. Di sicuro, come denunciato dagli Ordini di tutta Italia, c’è un problema di fondi: le somme stanziate non sono sufficienti a soddisfare tutte le domande legittime. Ma la storia raccontata da Limentani contrasta con una sentenza della Cassazione di fine 2017, secondo cui l’effettività del criterio solidaristico alla base dell’istituto «verrebbe meno laddove si negasse il diritto a coloro i quali dichiarino di non possedere alcun reddito sulla base della presunzione dell’inverosimiglianza della dichiarazione medesima». Insomma, «la semplice affermazione dell’assenza totale di reddito non è affatto di per sé un ' potenziale inganno' - continua la Suprema Corte - trattandosi invece di una situazione, seppure non comune, certamente possibile. Ed anzi, della più grave delle situazioni tutelate dalla normativa che assicura la difesa dei non abbienti». Il giudice non può dunque entrare nel merito dell’autocertificazione presentata da chi richiede il gratuito patrocinio per valutarne l'attendibilità, «dovendosi limitare alla verifica dei redditi esposti e concedere in base ad essi il beneficio, il quale potrà essere revocato solo a seguito dell'analisi negativa effettuata dall'ufficio finanziario, cui il giudice deve trasmettere copia dell'istanza con l'autocertificazione e la documentazione allegata». da Il Dubbio di oggi 23 aprile 2019
“Comma 21.5 - Può richiedere il gratuito patrocinio solo chi non ha soldi, ma se dichiari di non avere soldi non è possibile che tu sia senza soldi”
(scuola) stato di polizia 2
(segue da qui)
Il gip Massimiliano Ranieri sottolinea “Lo strepito mediatico” «La preside non doveva andare in carcere», di Simona Musco
Non è chiaro il motivo per cui Anna Rita Zappulla, la preside arrestata per aver usato «come fosse propria» l’auto della scuola, sia stata portata in carcere. Dove è rimasta due giorni, anche dopo aver avuto un’emorragia a causa di alcuni problemi di salute e nonostante il pm abbia chiesto i domiciliari. E non è chiaro dal momento che «non vi è neppure un elemento concreto» che potrebbe giustificarlo. È un caso strano quello della preside dell'istituto tecnico professionale Marconi di Imperia, arrestata al confine con la Francia come una pericolosa latitante. Perché per il giudice che martedì ha scarcerato la donna non ci sono elementi per parlare di peculato, ma solo di peculato d’uso, per il quale «l’arresto in flagranza non è consentito». Anna Rita, invece, pedinata per settimane, spiata col satellite che ha registrato ogni suo spostamento, è stata bloccata al rientro da Mentone - dove era andata, dice, per sbrigare una pratica scolastica - e condotta in carcere con uno «strepito mediatico», appunta il gip, che renderebbe comunque improbabile qualsiasi reiterazione.
«Anche se si fosse trattato di peculato, l’arresto sarebbe stato facoltativo», spiega al Dubbio il legale della donna, Andrea Rovere. Che parla di una «spettacolarizzazione fuori dal normale». Dopo essere stata arrestata, la preside ha trascorso parte della notte in pronto soccorso, per poi tornare in carcere, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. «Come mai, dopo l’arresto, la stessa procura ha chiesto al gip gli arresti domiciliari? - si chiede Rovere - È molto strano». La donna, spiega Rovere, ha usato l’auto della scuola dopo aver distrutto in un incidente, avuto a febbraio scorso, la propria. «Ha usato così una Toyota regalata alla scuola per essere smontata e rimontata dagli studenti e sempre per motivi assolutamente istituzionali - sottolinea - Le è capitato di fermarsi a fare la spesa, ma pagava benzina e autostrada di tasca propria, senza mai chiedere un rimborso, anche quando la usava per motivi istituzionali, proprio per via dell’uso promiscuo che ne faceva. Non c’è stato alcun danno erariale». Non c’è stata nessuna richiesta ufficiale per l’utilizzo dell’auto, ma solo perché «avrebbe dovuto farla a se stessa, essendo la preside - aggiunge - ma lo ha comunicato comunque alla segreteria» . La donna, che ieri è tornata a scuola, «riuscendo a salvare quel finanziamento che, a causa dell’arresto, rischiava di andare perso», in caserma aveva provato a giustificarsi. «L’autorità di gestione Pon richiedeva che alcuni documenti fossero inseriti con una scadenza imminente», motivo per cui si sarebbe recata dalla sua segretaria, residente a Mentone. «Tutte le volte che l’auto viene monitorata all’estero - ha aggiunto - è per lo stesso motivo, a spese mie». E l’auto «non era nel mio esclusivo utilizzo, difatti qualora servisse ad altri colleghi per trasportare materiale o per eventuali corsi di formazione veniva utilizzata dagli stessi. Non ho mai negato l’utilizzo dell’auto quando veniva richiesto». Nessuno, però, «mi ha mai chiesto l’utilizzo della Toyota - ha concluso - Era in mio uso continuativo, ma gli altri la potevano utilizzare tranquillamente per le esigenze di servizio».
Per il pm, che parla di «spregiudicatezza», Anna Rita Zappulla si sarebbe invece appropriata dell’auto, «parcheggiandola, anche in orari notturni, nel condominio della propria abitazione e distraendo quindi lo stesso veicolo dagli scopi istituzionali». E ciò giustificherebbe l’accusa di peculato, alla quale la procura è arrivata dopo la segnalazione di un collega, secondo cui le giustificazioni della donna sarebbero «una pantomima creata ad hoc» : nessuno oltre lei, ha protestato davanti al pm, avrebbe potuto utilizzare quell’auto, tanto che in almeno due occasioni i colleghi sarebbero stati costretti a spostarsi con i propri mezzi per missioni ufficiali.
Per il gip Massimiliano Ranieri, però, «non risulta che vi sia stata una sottrazione alla destinazione pubblicistica originaria del mezzo che è rimasto a disposizione dell’ente per eventuali impieghi istituzionali». Nulla più che peculato d’uso, per il quale l’arresto è impossibile. Ma anche se si fosse trattato di peculato, aggiunge, «si verserebbe in ipotesi di arresto facoltativo», consentito solo in caso di fatti gravi, compiuti da soggetti pericolosi e con modalità particolari. «Condizioni che, nel caso in esame, mancano» precisa il gip, essendo Zappulla «un’ultrasessantenne plurilaureata e incensurata». E il pm «non le ha indicate, né ha chiarito le ragioni per cui l’indagata, per la quale ha richiesto gli arresti domiciliari, sia stata condotta in carcere».
da il Dubbio di oggi 18 aprile 2019
(scuola) stato di polizia
L’Associazione Dirigenti Pubblici: “No alla giustizia spettacolo” Con l’auto della scuola in Francia. Arresto al confine per la preside, di Simona Musco
L’arresto al confine come se fosse una pericolosa latitante, la custodia cautelare in carcere, la foto sui giornali e il nome scritto a caratteri cubitali. Ma il reato commesso da Anna Rita Zappulla, 62 anni, preside dell'istituto tecnico professionale Marconi di Imperia, è quello di aver usato la macchina in dotazione alla sua scuola per una gita privata con il suo compagno. Peculato, insomma, un gesto tanto grave da farla finire in prigione, in attesa della decisione del gip sulla richiesta del procuratore aggiunto di Imperia Grazia Pradella di sostituire il carcere con i domiciliari.
«Se si proverà l’abuso, la giustizia dovrà seguire il suo corso, ma la spettacolarizzazione di un arresto non è mai auspicabile», si legge in una nota dell’Anp, associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola. E che il provvedimento sia sproporzionato rispetto al reato commesso lo hanno pensato un po’ tutti. Ma è proprio il recente inasprimento delle pene per i reati contro la pubblica amministrazione che ha consentito agli inquirenti di usare le manette. «Siamo di fronte ad una aggravante che giustifica l’arresto — ha spiegato a Repubblica il procuratore di Imperia, Alberto Lari — Quell’auto era entrata nella piena e sola disponibilità della preside, come un’appropriazione. Un conto è prendere un bene, usarlo e poi riconsegnarlo. In quest’ultimo caso si tratta di semplice peculato d’uso».
A inguaiare la preside, che oggi verrà interrogata dal giudice Massimiliano Raineri, è stata la denuncia di qualche collega, che infastidito dall’uso privato della Toyota Corolla di proprietà della scuola ha informato i carabinieri. E dopo circa un mese d’indagine, la donna è stata arrestata in flagranza di reato, alle 18.30 di domenica, mentre rientrava insieme al compagno da Mentone, in Costa Azzurra, «dove si era recata, senza alcuna motivazione riconducibile all’attività lavorativa svolta». Zappulla, si legge nella nota stampa diffusa dai carabinieri, faceva «un uso improprio della vettura», utilizzandola «non solo nell’ambito della provincia imperiese, ma recandosi anche fuori regione e addirittura oltre confine».
La donna ha provato a giustificarsi, senza però convincere i carabinieri, che l’hanno così portata nel penitenziario di Pontedecimo, dove è stata schedata e chiusa in cella. Per i militari, che hanno scoperto tutto piazzando un Gps dentro l’auto, pedinandola e intercettando le sue telefonate, quella della Zappulla era una condotta abituale. «Dopo essere stati posti all’attenzione dei media e dell’opinione pubblica per la giustificata protesta contro la rilevazione biometrica delle presenze, i dirigenti scolastici - prosegue la nota dell’Anp - rischiano di essere percepiti dall’opinione pubblica in modo distorto. Anp, invece, vuole ricordare la capacità di sacrificio, la presenza quotidiana, l’enorme carico di responsabilità e lo straordinario attaccamento al lavoro che accomunano la categoria. Deve pagare solo chi sbaglia, non chi si distingue per abnegazione e senso del dovere».
da Il Dubbio di oggi 16 aprile 2019

Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
Free to watch • No registration required • HD streaming
The list of countries with the highest level of piracy is published!
Analysts of the company Muso, which is engaged in the creation of anti-piracy technologies, conducted a study to identify the countries with the highest level of piracy. Based on the evaluation of information for 2016, the company compiled a list of 10 countries where illegal content is downloaded most often.
As it became known GameNews, the list was low-income countries per capita, including Belarus, Ukraine and Georgia. Nevertheless, to the surprise of analysts, the list was also rich enough countries, including Singapore and Israel.
List of 10 countries with the highest level of piracy:
1. Byelorussia 2. Lithuania 3. Georgia 4. Ukraine 5. Latvia. 6. Romania 7. Poland 8. Estonia 9. Singapore 10. Israel
Traditionally, piracy is considered to be higher in countries with low income. In other words, residents with low incomes, not having the means to buy music, films, video games and computer programs, use pirate sites more actively. However, Singapore, ranked in the ninth place, for 2016 is listed among the richest countries in the world in terms of per capita income. Every person here has almost 52 thousand dollars, a little behind the United States.
In general, analysts Muso concluded that the level of visiting pirated sites on a global scale is declining. Over the past year, from February to December last year, the number of visits to pirated sites fell from 220 million to 160 among computer users. Nevertheless, according to GameNews, the same indicator among users of mobile devices remained the same.