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Autunno rovente per gli enti locali, ISTAT ed ELEZIONI
Autunno rovente per gli enti locali, ISTAT ed ELEZIONI
Come sempre per gli EE.LL. tante cose da fare, vi lascio due vecchi post per la gestione delle elezioni amministrative ( solo per Comuni con almeno 15000 abitanti, art 1 c.14 L 3/2019) https://www.ca-campania.com/elezioni-trasparenti-legge-spazza-corrotti-e-gdpr-2/ e sulla gestione del GDPR per la rilevazioni…
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Berlusconi a Di Maio "Trovati un lavoro" DIMAIO A BERLUSCONI: "Trovati un pigiama..a righe" 🤣🤣🤣 #spazzacorrotti https://www.instagram.com/p/CJyCr7QnTY5/?igshid=ba8wl9j7f1
@movimento5stelle by @easy_repost_app ---------------------------------------- Con la Legge Spazzacorrotti abbiamo sospeso la prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado. #spazzacorrotti #giustizia https://www.instagram.com/p/CJTCzTtHIoa/?igshid=1w4zk4cjrf9k9
Posted @withregram • @movimento5stelle Rinfreschiamo la memoria a chi pensa di sfiduciare il [email protected]. La giustizia non può avere una data di scadenza. Ecco perché con la legge #Spazzacorrotti abbiamo previsto lo stop della prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado. In questo modo ci sarà tutto il tempo necessario per arrivare fino in fondo nei processi in Appello e in Cassazione. Con lo stop della prescrizione voluto da Bonafede e dal MoVimento 5 Stelle, chi sbaglia paga davvero. Si tratta di un cambio epocale per la giustizia, perché finalmente chi è stato condannato in Tribunale non potrà più farla franca grazie alla prescrizione. https://www.instagram.com/p/B__KxNIlPVL/?igshid=7hu8s9dlr76c

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#M5S #spazzacorrotti #iostoconglionesti https://www.instagram.com/p/B7JvYt0IHUx/?igshid=p6lzk2ptlnea
Posted @withrepost • @movimento5stelle Oggi entra in vigore la riforma della #prescrizione. Questa battaglia parte da lontano, nasce con il #Movimento5Stelle. Nel nostro primo anno al Governo dell'Italia è diventata legge con lo #Spazzacorrotti del ministro Alfonso Bonafede. Da oggi entra in vigore. Per i reati commessi dopo questa data se si arriva alla sentenza del primo grado di giudizio, si va fino in fondo. Nessuna rinuncia dello Stato a dare una verità definitiva. Diamo giustizia a chi chiede giustizia. https://www.instagram.com/p/B6xgzNVoDum/?igshid=1n9cms2pr4bgm
spazza, tura e spazza
(puntata precedente qui)
«I corrotti non vanno trattati come i mafiosi»  Lo dice la Cassazione, La suprema corte contro lo stop alle misure alternative - di Errico Novi
Si può con una certa soddisfazione  notare come il circuito  fra dottrina e Corti superiori  funzioni bene. E cioè come  vi sia un dibattito giuridico molto dinamico attorno a temi di diritto che la politica tratta a volte con una certa sbrigatività . Lo si può dire a proposito di un’ordinanza,  la numero 1992 del 2019, emessa lo scorso 18 giugno dalla Cassazione e che ieri è stata depositata.  Si tratta della decisione che ha rimesso d’ufficio alla Consulta la questione di legittimità costituzionale  della legge “spazza corrotti”  per la parte in cui la riforma preclude  l’accesso alle misure alternative  persino per il peculato. Da ieri sappiamo che le ragioni della scelta compiuta dalla Cassazione sono ancora più sorprendenti, e incoraggianti, di quanto si fosse inteso.  Prima di tutto perché hanno a che vedere con la violazione non del principio di irretroattività ma del principio di ragionevolezza, e silurano dunque le nuove norme in assoluto, non solo rispetto alla loro applicabilità ai reati commessi  prima che la riforma entrasse in vigore. Inoltre le motivazioni dell’ordinanza si agganciano addirittura  alle tesi affermate dall’accademia  negli Stati generali dell’esecuzione  penale.
L’IRRAGIONEVOLEZZA
Certo, a essere presa di mira è l’ostatività  ex articolo 4 bis estesa a una fattispecie specifica qual è il peculato. Ma la Cassazione afferma la generale necessità di un «fondamento logico e criminologico»  delle «scelte legislative» che riguardano la sanzione dei comportamenti illeciti. In sostanza,  assimilare i “corrotti” a mafiosi  e terroristi è, per la Suprema corte,  irragionevole. Vi è quanto meno  il sospetto che la “spazza corrotti”  violi il principio costituzionale  di ragionevolezza ( come aveva  già segnalato, con ordinanza analoga, la Corte d’appello di Palermo),  ed è per questo che il giudice  di legittimità ha deciso di rimettere  la questione alla Consulta.
Dopo l’udienza con cui proprio un mese fa, la prima sezione, presieduta  da Giuseppe Santalucia e con Raffaello Magi relatore, aveva  assunto la decisione depositata  ieri, si era dato per scontato che l’avesse voluto affermare il principio  di irretroattività . L’ordinanza infatti riguarda il caso di un condannato  in via definitiva per peculato, Alberto Pascali, che si è visto negare la possibilità di chiedere la messa alla prova ed è stato costretto  a valicare la soglia del carcere di Bollate. In particolare, la Cassazione è intervenuta sulla successiva scarcerazione di Pascali,  ordinata l’ 8 marzo dalla gip di Como Luisa Lo Gatto, convinta della inapplicabilità della norma che estende l’articolo 4 bis ai reati di corruzione, peculato compreso,  anche per le condotte precedenti  l’entrata in vigore della “spazza corrotti”. A chiamare in causa la Suprema corte è stata la Procura di Como, che ha impugnato  l’ordinanza della gip.
Nella decisione depositata ieri dalla Cassazione ci sono aspetti di straordinario interesse. Senz’altro quello della probabile irragionevolezza della “spazza corrotti” nella parte in cui estende  il 4 bis a reati come il peculato, e assimila così i “corrotti” a mafiosi e terroristi. Vizio energicamente  denunciato nella memoria difensiva  predisposta, per Pascali, dal professor Vittorio Manes e dall’avvocato Paolo Camporini. «In particolare la condotta di peculato», afferma la Cassazione, «non appare contenere — fermo restando il suo comune disvalore — alcuno dei connotati idonei a sostenere una accentuata e generalizzata  considerazione di elavata  pericolosità del suo autore, trattandosi  di condotta realizzata senza  uso di violenza o minaccia e difficilmente  inquadrabile — sul piano  della frequenza statistica — in contesti di criminalità organizzata». In altre parole, non si può trattare  il peculato come la mafia.
IL CARCERE E LA RIFORMA
Non è finita qui. Perché nel ritenere  irragionevole precludere l’accesso  immediato, per i corrotti, a misure alternative come la messa alla prova, la Cassazione “resuscita”,  per così dire, la riforma del carcere  in realtà mai venuta alla luce. Lo fa con un omaggio ai principi di quella rivoluzione incompiuta, pure contenuti, sotto forma di delega,  in una legge entrata in vigore:  «Va segnalato come nella scorsa  legislatura», ricorda la Cassazione,  «siano stati approvati in Parlamento più punti di legge delega  — la n. 103 del 2017 ( la riforma  penale dell’ex ministro Orlando,  ndr) — tendenti alla riconsiderazione  complessiva delle preclusioni  legali di pericolosità in sede di accesso alle misure alternative, con ri- affidamento al giudice del compito di valutare la sussistenza delle condizioni di ammissione». E, aggiunge la prima sezione persino  con un certo “coraggio politico”,  «il mancato esercizio, su tali aspetti, della delega, non ridimensiona  la valenza obiettiva di una ampia convergenza di opinioni circa la necessaria riconsiderazione  organica del sistema delle presunzioni,  tradottasi», appunto, «in legge nel 2017». Nel sospettare  l’incostituzionalità dell’estensione  al peculato del regime ostativo  ex articolo 4 bis, la Cassazione insomma si riconnette alla lavoro degli Stati generali dell’esecuzione  penale. Quanto meno rispetto alla necessità di affidare al giudice  la valutazione dell’effettiva, persistente pericolosità del soggetto.  Una rivoluzione nella rivoluzione.  Che non potrà certo far vivere  una riforma penitenziaria lasciata  morire, ma che almeno può eliminare le parti più irragionevoli  della spazza corrotti.
da Il Dubbio di stamani 19 luglio 2019