The liminal spinal chords of indigo (pia mater).
Mi guardo intorno, guardo su.
Le rondini, il cielo blu. Così lontano.
Non devo distrarmi. Tieni alta la guardia.
Un colpo, poi due. Non li vedo, ma li sento.
Mi chiedo se sia tutto solo nella mia testa.
Ogni giorno io e te cadiamo, corpi confusi.
Ogni giorno ricomincia.
Non so più dove finisco io e dove cominci tu.
Cammino dove parlavamo. C’è un murale.
Vedo turisti. Vorrei dirgli: “sapete chi c’era qua?”
Perdiamo pezzi di noi come le chiavi di casa.
Poi capisco che la ragazza nel murale sei tu.
Ogni giorno ricomincia. Un colpo, poi tre.
A che serve tutto questo? Non pensarci.
Mi guardo intorno, ma l’estate non mi riguarda.
Scivolo tra le cose, caligine.
Libri aperti a metà, fiori bianchi, corvo nero.
I neon, il giorno sfuma nell’indaco.
Musica elettronica, forme che cambiano, chiocciole come vortici.
Il mio riflesso sfugge in una vetrina.
Ho solo questa guerra. Solo te a cercarmi.
Sempre, ogni giorno. Tieniti stretti i nemici.
Voglio andare via, dove gli alberi sono alti e si perdono più su.
Un sacco a pelo, i falò in spiaggia, questa gente parla troppo.
Contrappunto. Un colpo, poi due.
Chissà se c’è altro.
Sento l’aria sulle spalle.
Pesa: è piena di sguardi.
Non ho paura di trovarti alla fine del giorno.
Ogni volta mi chiedo se sarà l’ultima.
Le storie delle persone, quelle di un quadro, le tue, le mie.
Sembrava che non ci fosse bisogno di parlare.
Restava qualcosa di me tra le tue mani.
Trovavo qualcosa di te nei miei sogni.
Metto su la musica: tornano i pomeriggi a parlare di viaggi.
Cose mai fatte, altre da fare, polvere colorata, ti piaceva il narghilè.
Lo zero non è vuoto, è l’assoluto.
La luce del sole si frantuma contro la finestra.
Ogni giorno ricomincia.
Io e te, io e te, io e me.













