“Il mio diario è come foglia che pende sopra la mia testa sul sentiero. Piego il ramoscello e scrivo su di essa la mia preghiera; poi, nel lasciarla andare, il ramo spedisce lo scarabocchio fino in cielo. Come se, invece di restare chiuso nella mia scrivania, fosse un foglio pubblico come qualsiasi cosa in natura.”
Henry David Thoreau, Ascoltare gli alberi
Come diceva Metastasio l’interno affanno di ciascuno non si legge in fronte scritto e per comprendere cosa accade a una persona, è necessario che una narrazione incontri un’attenta capacità d’ascolto, ma soprattutto bisogna che ci sia la volontà di narrare e quella di ascoltare.
Non sono una blogger, non sono nemmeno una lettrice di blog, ogni tanto ne ho seguito qualcuno ma non per troppo tempo e non avrei mai pensato che un giorno, contrariamente a ogni mia volontà, invece di restare chiuso nella mia scrivania, il mio diario si trasformasse in un foglio pubblico come qualsiasi cosa in natura.
Ho molto rispetto per la scelta di Banksy e di Elena Ferrante di non rivelare le loro identità, trovo che sia un messaggio importante da parte di questi due artisti in un momento in cui, mai come prima, sono tutti impegnati a costruire credibilità a partire dalla propria immagine, piuttosto che dalle loro opere. Non ho mai avuto la curiosità di scoprire chi siano o quali siano le teorie riguardo le loro identità e spero che riusciranno a mantenerla privata fino a quando lo vorranno, anzi mi vien da dire, beati loro che hanno una Privacy! A differenza loro, io godo già di un assoluto anonimato e non mi sarei mai aspettata di dover difendere le mie produzioni private da uno sguardo non voluto e di doverlo fare proprio rendendo pubblico, un privato che non sono in grado di difendere.
Per alcune persone uscire allo scoperto, raccontare la propria storia, rendersi visibili al mondo è stato l’unico modo per salvare la propria vita, penso a Edward Snowden, a Julian Assange o a Patrick Zaki, o a quello che ha fatto Malala Yousafzai per difendere il suo diritto allo studio e alla conoscenza; ognuno di loro ha trovato nel web la propria condanna e allo stesso tempo una via da percorrere per essere liberi e per difendere la Libertà. Le loro vite e le loro azioni sono state per me come una guida, un’indicazione sulla via da prendere; anche se io non devo difendermi da governi che si dicono democratici o da fondamentalisti religiosi, come loro sono dentro una prigione, una prigione trasparente, costruita su misura per me da chi utilizza gli stessi metodi e gli stessi strumenti di questi regimi, esercitando un abuso di potere per scopi personali. Diversamente da loro, non avrò per voi dati scottanti o sconvolgenti, tutto quello che accade a me accade nell’ombra, nel freddo dei sottili fili di rame di un cavo del modem, nell’impermanenza di una memoria volatile, nel criptico linguaggio dei sistemi informatici. Racconterò ciò che mi è accaduto, come ho cercato di attraversalo, quali mutilazioni ha subito la mia persona e la mia vita e condividerò quello che mi è stato già preso, perché se anche uno solo può accedervi senza il mio permesso, che allora vi accedano tutti, che vi acceda chiunque abbia la volontà di ascoltare, di prendersi il tempo di capire, di riflettere sul fatto che ciò che è accaduto a me può accadere, e accade, a chiunque.
Spero che arrivi a chiunque possa riconoscersi in questa storia, spero che faccia loro venire voglia di uscire dal silenzio e raccontare, spero che arrivi anche a chi ha le competenze adeguate per informare, tutti quelli come me sprovvisti di queste competenze, su come proteggersi dallo stalking online e dai reati senza prove, spero che venga loro voglia di condividere il loro sapere per il bene di tutti, anche di chi non è giornalista, attivista, perseguitato, di chi come me, è soltanto una persona comune.
Nello specifico questa persona comune: www.alessandrareale.com
Roma 19/06/2022 h 11:11am