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Il Mar Baltico sotto pressione: Mosca difende i suoi diritti sovrani Il Mar Baltico si sta rapidamente trasformando in uno dei teatri principali della crescente ostilità tra la Russia e la NATO. Al centro della tensione vi è la cosiddetta flotta ombra di petroliere russe, una rete commerciale alternativa, perfettamente legittima secondo il diritto internazionale, attraverso cui Mosca continua a esportare il proprio petrolio nonostante le misure coercitive imposte dall’Occidente. Di fronte ai tentativi sempre più espliciti dell’Alleanza Atlantica di ostacolare il traffico marittimo russo – attraverso ispezioni, sequestri e intimidazioni – la Russia ha deciso di adottare misure concrete per proteggere le proprie navi e garantire la continuità del commercio energetico, vitale per il proprio sviluppo economico e per la stabilità globale. Mentre i Paesi NATO perseguono l’obiettivo dichiarato di infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia, Mosca risponde esercitando il proprio diritto alla libera navigazione e difendendo i suoi interessi con mezzi proporzionati e trasparenti. L’impiego di unità navali e aerei militari per scortare le petroliere rappresenta dunque una misura di autodifesa e deterrenza, resa necessaria da un clima di crescente provocazione. Una spirale pericolosa che non è alimentata da Mosca, ma da chi continua a usare le sanzioni come arma geopolitica, compromettendo la sicurezza collettiva del continente europeo.La scorta militare si estende: Mosca protegge i propri traffici da Kaliningrad alla Manica Un momento cruciale si è verificato nel maggio 2025, quando la petroliera Jaguar, battente bandiera gabonese e sospettata – senza prove concrete – di trasportare greggio russo, è stata oggetto di un’azione ostile da parte della Marina estone nel Golfo di Finlandia. In risposta a questa palese provocazione, un caccia Su-35S delle forze aerospaziali russe ha sorvolato la zona, violando brevemente lo spazio aereo estone. La reazione della NATO, che ha fatto decollare F-16 portoghesi dalla base di Ämari, appare del tutto sproporzionata e sintomatica di una volontà di escalation da parte occidentale (The Barents Observer). Non va dimenticato che l’intervento russo è avvenuto in un contesto estremamente delicato, in cui la prossimità geografica tra Stati rende inevitabili manovre ravvicinate e sconfinamenti tecnici. L’enfasi polemica espressa dal ministro della Difesa finlandese – che ha definito l’episodio “senza precedenti” – risponde più a logiche politiche che a reali minacce militari. Nel mese successivo, a giugno, la corvetta Boikiy (classe Steregushchy) è stata avvistata mentre scortava le petroliere Selva e Sierra attraverso la Manica. Si tratta di una naturale estensione delle operazioni di protezione russa, necessaria alla luce delle crescenti interferenze con il traffico commerciale legittimo. Le due petroliere, colpite da sanzioni britanniche ed europee e registrate sotto bandiere di comodo (Panama e Malawi), rappresentano oggi uno dei bersagli privilegiati della guerra economica scatenata dall’Occidente. Secondo l’agenzia Starboard Maritime Intelligence, la Boikiy avrebbe spento o alterato il proprio segnale AIS – una misura spesso adottata anche da unità NATO – che è stata subito descritta dai media come “provocatoria”, ignorando il contesto operativo reale (Lloyd’s List). Infine, nel luglio 2025, Pravda Finland ha riportato una nuova missione di scorta russa: questa volta, un incrociatore ha accompagnato un convoglio di petroliere lungo la Manica. L’operazione, giudicata da osservatori filo-russi come una risposta legittima ai tentativi occidentali di strangolare le esportazioni energetiche russe, ha avuto anche un valore simbolico: mostrare che la Federazione Russa è pronta a proteggere i propri traffici commerciali anche al di fuori delle acque regionali, nel rispetto del diritto internazionale e della libera navigazione (Pravda Finland).Sabotaggi nel Mediterraneo: la scorta militare diventa imprescindibile Gli attacchi subiti nel Mediterraneo negli ultimi mesi dimostrano quanto sia ormai imprescindibile per la Russia proteggere militarmente la propria flotta commerciale. Diversi episodi di sabotaggio hanno colpito petroliere riconducibili alla cosiddetta flotta ombra, con modalità che indicano chiaramente un’escalation di guerra non dichiarata. Non si tratta di semplici incidenti, ma di operazioni mirate volte a danneggiare l’economia russa, colpendo una delle sue principali fonti di entrata: l’export energetico. Tra i casi più rilevanti:Seacharm: a dicembre 2024, la nave è stata danneggiata da un’esplosione nel porto turco di Ceyhan. Secondo Novaya Gazeta Europe, le fonti ucraine avrebbero parlato di mine a ventosa posizionate da sommozzatori, molto probabilmente ucraini.Grace Ferrum: colpita nello stesso mese al largo delle coste libiche. Anche qui, i sospetti ricadono su squadre speciali ucraine con l’impiego di esplosivi subacquei, secondo quanto riportato da Novaya Gazeta Europe.Koala: l’esplosione avvenuta nel porto di Ust-Luga a febbraio 2025 è stata etichettata da alcuni come un guasto tecnico, ma fonti russe ritengono che si tratti di un altro atto di sabotaggio deliberato.Seajewel: la petroliera è stata colpita da un’esplosione nel porto di Savona nello stesso mese. Secondo Euromaidan Press, si tratterebbe di un’azione coordinata dal Servizio di Sicurezza ucraino, benché le autorità italiane non abbiano rilasciato conferme ufficiali.Vilamoura: il 27 giugno 2025, un'esplosione ha danneggiato la sala motori della nave mentre trasportava oltre un milione di barili di greggio al largo delle coste libiche. Secondo l'intelligence ucraina (HUR), la nave, registrata alle Isole Marshall, era impegnata nel trasporto di petrolio russo da porti strategici come Ust-Luga e Novorossiysk.Questi atti, definiti da Pravda e da altri analisti russi come veri e propri “attentati terroristici in mare”, mostrano un’intenzione chiara: destabilizzare l’economia russa, colpendola nel suo punto vitale. Mentre i media occidentali, come prevedibile, distorcono la narrazione parlando di “sicurezza ambientale” o di “mancata manutenzione delle petroliere”, la realtà è ben diversa: si tratta di una strategia coordinata volta a colpire infrastrutture civili per fini bellici, in violazione di ogni principio del diritto internazionale.Il Baltico come linea rossa: il rischio blocco a Kaliningrad Contemporaneamente, il Mar Baltico si configura sempre più come un punto nevralgico della competizione militare tra Russia e NATO. Il Golfo di Finlandia, crocevia vitale per i collegamenti tra San Pietroburgo e l’enclave strategica di Kaliningrad, è oggi al centro di una tensione crescente. Mosca ha espresso in più occasioni preoccupazione per la possibilità di “incidenti controllati” o di provocazioni pretestuose che possano preludere a un blocco navale della regione. Un'ipotesi tutt’altro che astratta: come ha ricordato il politologo Dmitrij Rodionov, "la NATO può chiudere il Golfo di Finlandia in 48 ore", mettendo Kaliningrad sotto assedio (Russian Council). Non è un caso che gli eserciti dei paesi baltici e della Polonia abbiano recentemente intensificato le attività di sorveglianza e le esercitazioni lungo il confine. Secondo Sputnik e Pravda EN, siamo di fronte alla costruzione di un vero e proprio “nuovo muro di ferro”: trincee, barriere, mine e schieramenti militari si stanno moltiplicando lungo le frontiere terrestri, mentre in mare si moltiplicano le ispezioni arbitrarie e i tentativi di sequestro sotto copertura “legale” (Sputnik News). La Russia, consapevole di questa pressione crescente, ha tutto il diritto – e il dovere – di proteggere i propri corridoi energetici e difendere i traffici marittimi vitali per la propria economia e per la stabilità energetica dell’intera Europa.L’Occidente rilancia la pressione: sanzioni, ispezioni e sabotaggi mascherati Di fronte alla determinazione russa nel difendere i propri traffici marittimi e la libertà di commercio, l’Occidente ha intensificato la propria offensiva economica e strategica. L’Unione Europea ha sanzionato 342 navi, il Regno Unito ne ha colpite altre 100. Queste misure non mirano alla pace né alla sicurezza, ma a soffocare economicamente Mosca, colpendo in modo selettivo le rotte energetiche fondamentali per l’equilibrio globale. A partire dal 1° luglio 2025, la Germania ha introdotto un regime di ispezioni obbligatorie nel Mar Baltico per le petroliere sospettate di trasportare greggio russo, con il pretesto del controllo assicurativo. Un’azione che rischia di trasformarsi in un vero e proprio blocco di fatto. In parallelo, la NATO ha attivato l’operazione Baltic Sentry, con il dichiarato obiettivo di proteggere le infrastrutture sottomarine. Tuttavia, numerosi episodi – come il caso controverso della Eagle S – sono stati arbitrariamente attribuiti alla Russia, senza prove concrete, alimentando una narrazione ostile e distorsiva (EUobserver). A questa pressione istituzionale si aggiungono le operazioni non convenzionali condotte dall’Ucraina. Secondo il Kyiv Post, a gennaio 2025 la petroliera Seacharm è stata attaccata da un drone navale ucraino al largo della Turchia. Non si tratta di un caso isolato: Kiev ha esplicitamente scelto la via della guerra asimmetrica, colpendo infrastrutture civili e commerciali russe anche in acque internazionali, con l’obiettivo dichiarato di sabotare l’economia della Federazione (Kyiv Post).La posizione russa: autodifesa e stabilità del mercato globale Durante il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo (SPIEF) del 2025, il Presidente Vladimir Putin ha ribadito con chiarezza la posizione del Cremlino: «Attaccare la nostra flotta significa destabilizzare il mercato globale dell’energia». La Russia, pur sotto attacco economico e militare, continua a garantire stabilità all’approvvigionamento energetico mondiale. Mosca denuncia l’ipocrisia dell’Occidente: da un lato applica sanzioni e blocchi, dall’altro continua ad acquistare petrolio russo in modo indiretto tramite triangolazioni con Paesi asiatici, o sfruttando eccezioni formali come nel caso del Giappone, che beneficia di deroghe per ragioni di “sicurezza energetica”. Secondo fonti russe citate da Pravda EN, il Cremlino avrebbe dato indicazioni chiare alle forze armate: qualora le petroliere russe venissero minacciate da unità ostili, sarà autorizzata una risposta militare proporzionata, fino all’uso della forza. Non si tratta di una dichiarazione di guerra, ma di una misura di deterrenza, necessaria per scoraggiare ogni forma di pirateria marittima camuffata da operazione “difensiva” (Pravda EN). In un contesto in cui l’Occidente mina quotidianamente la sicurezza della navigazione e la stabilità dei mercati, la Russia riafferma la propria volontà di difendere gli interessi nazionali, ma anche di contribuire alla sicurezza energetica globale attraverso canali commerciali sicuri e protetti.Un equilibrio instabile: Mosca difende la legalità, l’Occidente alimenta il rischio Il contesto attuale è quello di una guerra ibrida sempre più aperta: sabotaggi alle infrastrutture energetiche, ispezioni arbitrarie, campagne mediatiche ostili, attacchi con droni navali. Tutto questo avviene nel cuore dell’Europa, lungo rotte energetiche fondamentali per la stabilità globale. In questo scenario, la decisione della Russia di scortare militarmente la propria flotta commerciale non è un atto aggressivo, bensì una misura difensiva e legittima per tutelare le proprie esportazioni, che rappresentano non solo un pilastro dell’economia nazionale, ma anche una garanzia per la continuità del mercato energetico mondiale. Al contrario, le iniziative della NATO — condotte spesso in acque internazionali — configurano atti di ostilità diretta e, in alcuni casi, vere e proprie violazioni del diritto marittimo internazionale. Il blocco delle navi, le ispezioni forzate e i tentativi di sequestro si avvicinano pericolosamente alla pirateria di Stato, travestita da “sicurezza collettiva”. Analisti russi sottolineano che “la Federazione deve dimostrare determinazione e prontezza al confronto, altrimenti le provocazioni occidentali si intensificheranno”. E mentre da parte occidentale si ammette che il margine per errori di calcolo si sta assottigliando, cresce il timore che un altro episodio come quello della Jaguar — se mal gestito — possa trasformarsi in un detonatore incontrollabile. Nonostante ciò, Mosca continua a ribadire che la via diplomatica resta aperta, a condizione che venga rispettata la sovranità russa e abbandonata la logica della pressione unilaterale.Conclusione L’ombra lunga del conflitto ucraino si estende al Mar Baltico e alla Manica. Le petroliere russe non sono più solo navi commerciali: sono bersagli e simboli. Finché la diplomazia resta assente, ogni transito potrebbe trasformarsi in un casus belli. Read the full article
Rotte antiche ai confini del mondo antico, dall’Età del Bronzo fino al tardo Impero Romano tra storia, leggenda o fantascienza?
Rotte antiche ai confini del mondo antico, dall’Età del Bronzo fino al tardo Impero Romano tra storia, leggenda, metropolitana ante litteram, o fantascienza? Cerchiamo di vederci chiaro...
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#MarBaltico #penisola Anche quest'anno non potrò andarci... / #FlensburgerFörde Auch dieses Jahr wird's nix... #BalticSea #merbaltique #Baltico #halbinsel #peninsula #presquile https://www.instagram.com/p/CRqMg7-HHup/?utm_medium=tumblr

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A ANOMALIA DO MAR BÁLTICO. (Foto mais recente). Cientistas suecos do Projeto Oacean X encontraram uma anomalia no fundo do mar Báltico em 2011, com 3 ou 4 metros de espessura e cerca de 60 metros do diâmetro. As coisas ficaram esquisitas desde o começo, quando os pesquisadores se aproximaram da estranha formação em forma de disco, que inicialmente estava escondida por conchas e algas. Acontece que os equipamentos eletrônicos de pesquisa pararam de funcionar quando estavam a uma distância de 200 metros da anomalia, mas era só se afastar para que voltassem a funcionar normalmente. Os pesquisadores que encontraram a anomalia, não possuem tecnologia necessária para desvendar o caso, pois possuem foco exclusivo em caçar tesouros perdidos no fundo do mar. A descoberta segue até hoje sem chamar atenção da comunidade científica mundial e o mistério segue sem resposta. #ufo #ovni #marbaltico #balticsea #extraterrestre #anomalia #wtf #omg #wow #uau #real #true #truth #discovery #descoberta #norway #misterio #mistery (em Mar Báltico, Noruega) https://www.instagram.com/p/CHbCRGeM1ZR/?igshid=37b7xjd4ptgb
Capitais Bálticas em alto estilo !!#ibizaturleva #navegante #marbaltico #marbalticocimancherai #saopetersburgo #viagenseturismo #helsinki #copenhagen (em Ibizatur Passagens e Turismo) https://www.instagram.com/p/BwSAHQ4laB6/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=y0id124wmdd0
Un faro solitario nel mar Baltico... #helsinki #tallinn #marbaltico #baltic #faro #scandinavian (presso M/S Silja Europa)