Provo a salvare Artù
Ho lasciato aperto per una ventina di giorni il mio terrario bioattivo nativo, perché la probabile troppa umidità stava facendo proliferare delle muffe e le piante stavano ingiallendo e appassendo.
Siccome i pochi insetti e nematodi sembravano tutti ormai morti, contemporaneamente mi sono informato sugli animali detritivori, cercando di capire se fosse il caso di acquistarli (come i collemboli tropicali) oppure cercarli in natura (come l’Hypogastrura nivicola).
Del tutto inaspettatamente, però, mi sono accorto che vicino al vetro, a metà profondità del terreno, è spuntata una nuova radice:
Questa dimostrazione di resilienza mi ha dato quindi la convinzione per provare a salvare il terrario. Sono quindi tornato nel bosco e ho raccolto, in due punti diversi, qualche altro etto di terreno, cercando di andare un po’ più in profondità. Conscio che, con le basse temperature, gli animaletti cercano un po’ di tepore a qualche decina di centimetri dalla superficie.
Ho così trovato 3 lombrichi, un lombrico magro (nel senso che non so se è un lombrico ma ci assomiglia ed è più sottile) e bellissimo millepiedi.
Un aneddoto simpatico su i millepiedi è che, insieme ai centopiedi, formano la superclasse dei Miriapodi, formatasi fra i 400 e i 500 milioni di anni fa. Quando, 300 milioni di anni fa, l’atmosfera conteneva parecchio più ossigeno che adesso e svolazzavano libellule giganti, i millepiedi raggiunsero la lunghezza di 2 metri...
Lombrichi e millepiedi contribuiscono alla salute del terreno, mangiando detriti e microorganismi, scavando gallerie che permettono una migliore areazione e salute delle radici.
Chissà se saranno sufficienti per salvare Artù.







