Prendi il tuo “ciao bellezza” e mettitelo dove non batte il sole
Ho scritto un post sulla questione sul mio profilo Facebook, poi ho capito che mi sarebbero servite più parolacce. Ed eccomi qui.
“Se saluto una ragazza, quella non è una molestia”. Dipende, amore mio. Dipende.
Se sei un ragazzo che ha buone intenzioni (e non nel senso che leggeremo libri al parco fino alla fine dei nostri giorni, ma che prima di strapparmi il tanga di dosso avrai almeno l'accortezza di conoscere il mio anno di nascita) e mi vedi per strada e decidi che sono fisicamente attraente e vorresti conoscermi, che fai? Ipotizzo: ti avvicini, ti presenti e aspetti di capire se ho voglia di continuare quella conversazione oppure no. Se io ti do corda tu vai avanti, se no la cosa viene universalmente riconosciuta come due di picche e tu torni nel tuo angolino. Giusto? È molestia sessuale? No. Come direbbero a Roma, ce stavi a prova'. Hai visto che non te la darei manco se fossi un'altra e hai mollato il colpo. Se non uccide fortifica e via così.
Qual è invece il senso di salutare e basta, se davvero il tuo intento è quello di conoscermi? Dirmi “ciao bellezza” non mi farà fermare e il mio dito medio in risposta non ti farà capire il mio colore preferito o se mi piace il sushi. Qual è l'obiettivo di quello scambio? Perché, magari mi sbaglio, ma siccome non stiamo facendo un remake de La bella e la Bestia, non mi pare che abbia senso andarsene in giro per la città a gridare “bonjour” a chiunque passi. Soprattutto se non sei un fornaio con un vassoio ed io non sono Marie e non devo portarti le baguette.
Ecco perché so che se mi dici “ciao bellezza” in mezzo alla strada e poi non fai nient'altro, quella è una molestia verbale fatta e finita. Perché il tuo obiettivo non è quello di conoscermi, perché non sei ancora così coglione da pensare che davvero quello sia un tentativo di approccio con la minima possibilità di riuscita. Tu dici “ciao bellezza” perché puoi. Perché statisticamente se io decido di ribellarmi, tu puoi tranquillamente stendermi sul marciapiede manco fossi una sagoma in CSI. Perché sei più forte di me. E dunque puoi guardarmi mentre non reagisco e cammino più in fretta. E magari la cosa ti dà anche quel brivido di onnipotenza che solo la tua mano destra sa regalarti.
E si chiama molestia. Perciò, vi imploro, smettetela di rompermi i coglioni dicendo che un saluto è solo un saluto. Un saluto è solo un saluto se conosco la persona. Altrimenti ha sempre dietro uno scopo.
E quando assieme al “ciao bellezza” si tirano anche fuori il cazzo, davvero lo scopo diventa palese. O forse sono io che mi sbaglio, forse quella era solo la baguette.











