Per raccontare una storia, il pittore non dispone che di un istante: quello che sta per immobilizzare sulla tela. Quest’istante, deve dunque sceglierlo bene, assicurandogli in anticipo la massima efficacia di senso e di piacere: necessariamente totale, quest’istante sarà artificiale (irreale: quest’arte non è realista), sarà un geroglifico in cui si lèggeranno con un solo sguardo (in un colpo solo, se passiamo al teatro, al cinema) il presente, il passato e l’avvenire, cioè il senso storico del gesto rappresentato. Quest’istante cruciale, totalmente concreto e totalmente astratto, è ciò che Lessing chiamerà (in Laocoonte) l’istante pregnante. Il teatro di Brecht, il cinema di Ejzenstein sono delle successioni di istanti pregnanti: quando Madre Coraggio strappa il foglio che le tende il sergente reclutatore e in questo breve attimo di diffidenza lascia scappare suo figlio, rende palese nello stesso tempo il suo passato di commerciante e l’avvenire che l’attende: tutti i suoi figli morti per effetto del suo accecamento mercantile. Quando (nella Linea generale) la contadina lascia che venga strappata la sua sottana, perché la stoffa serva a riparare il trattore, questo gesto è gravido di un’intera storia: la pregnanza riunisce la conquista passata (il trattore aspramente conquistato all’incuria burocratica), la lotta presente e l’efficacia della solidarietà. L’istante pregnante è la presenza di tutte le assenze (ricordi, lezioni, promesse), al ritmo delle quali la Storia diventa intellegibile e al tempo stesso desiderabile.
Roland Barthes, Diderot, Brecht, Ejzenstein