Amico di Goha era un asino, Goha non aveva altri amici che il suo asino e il cieco musicista Ibraim. L'asino aveva buone orecchie per ascoltare la musica e le parole ma poteva mangiare qualsiasi oggetto nel frattempo, lo sapeva bene Sajed Kamis padre di Goha che si era visto sparire l'orologio e adesso lo poteva ascoltare nella pancia dell'asino. Niente di buono sarebbe venuto da quei due e neanche le bastonate che avrebbe ancora potuto distribuire loro sarebbero servite a nulla. Goha sarebbe sempre arrivato in ritardo dovunque o si sarebbe addormentato su qualche gradino o avrebbe smarrito la strada.
Eppure Taj El Oulum che era un grande filosofo e la sua barba era rispettata e onorata da tutti disse che Goha aveva dentro di se una fontana che zampilla cantando e disse che Goha avrebbe dovuto conoscere i libri e le parole dei saggi.
Così Sajed Kamis comperò a Goha una penna col calamaio perché oltre che Benedetto il nome di Allah era più grande di ogni cosa che si potesse vedere con gli occhi e con la mente insieme. L'asino e Goha furono presto di nuovo per le strade, l'asino mangiava le foglie che Goha avrebbe dovuto contare e Goha raccontava ai sapienti la storia di una mosca che volava sui nasi e dunque un sapiente credete di acchiappare la mosca chiudendosi il libro sul naso.
Sajed Kamis maledì Goha, la penna il calamaio e l'asino, e pregò per avere la forza di non ammazzare suo figlio, poi, si vestì e con le sue otto figlie andò ad onorare le seconde nozze di Taj El Oulum che sposava la bella e giovanissima Fullah.
Taj El Oulum aveva avuto in sogno la visione dei suoi maestri seduti in circolo, e da loro aveva appreso come fosse giunto per lui, Taj El Oulum, il momento di prendere con sè un'altra moglie fresca e bella come un fiore di primavera.
Si era svegliato con il cuore colmo di felicità e fatta chiamare la vecchia moglie, la informò della sua decisione, pregandola di recarsi presso la casa ove Fullah abitava con i suoi genitori, per accertarsi dell’età e della bellezza della fanciulla. La vecchia moglie vi si recò la mattina stessa, con la scusa di voler comprare della frutta fresca e dolce, e disse che era bella la frutta, era soda, i datteri dolcissimi - e fra donne ci si capisce - poi osservò nelle pieghe delle sue dita solo diciassette anni e un mandorlo in fiore che si vedeva nel bianco dell'occhio... il nero faceva temere altre bellezze tanto meglio non dette... Fu così che la casa di Taj El Oulum si ornò di questo tesoro. Fullah trascorreva le ore più belle del giorno nel giardino di aranci, guardava il cielo riflettersi nell'acqua e le nuvole passare con forme di cavalieri sopra gli alberi, le carezze di Amina avevano il profumo di spezie e le sue fiabe non avevano fine, e se Fullah un giorno disse che le arance avrebbero avuto sempre lo stesso profumo mentre lei sarebbe presto morta, questo fu appunto quello che disse. L'asino quella sera andò a bere alla fontana sotto gli aranci perché qualcuno disse a Goha di portare proprio là il suo asino, questo è quanto si sa. E fu così che Goha vide Fullah specchiarsi come la luna nel cielo. Perciò se qualcuno credette di aiutare il destino a raccogliere i suoi fili, si seppe poi come il destino li raccolse ben stretti.
Goha adesso, usciva ogni notte, i passi del suo asino raccontavano una storia che ancora nessuno poteva capire, i piccoli andavano a letto quando sentivano i suoi zoccoli sulla strada, e chi ancora lavorava sapeva che era ben tardi se passava l'asino di Goha. Nè Sajed Kamis poteva anche solo immaginare dove andasse suo figlio. Tutti furono interrogati, la schiava, la moglie, le sorelle, ma si sapeva soltanto che Goha rientrava al mattino poi dormiva tutto il giorno e non era in grado di fare alcunché. Quando infine Sajed Kamis chiuse la porta di casa e appese la chiave ai suoi baffi, fu il sonno a ingannarlo, non Ghoa, che giocosamente gli stuzzicò il naso con una bacchetta finché cadde la chiave. Dovette lasciare l'asino nel cortile quella notte, e scivolare come un'ombra nelle vie deserte fino a Lei.
Quella notte fu l'asino a condurre la schiava al giardino di aranci, e le cose che vide portarono la rovina. La rovina non sarebbe stata così grande se il nome di Taj El Oulum fosse stato solo sussurrato, o se la schiava e la moglie avessero prima scacciato tutti i monelli che perdevano il giorno alle loro finestre. Così dalla sua bocca la moglie seppe la verità su suo figlio, e così la seppe Sajed Kamis e così ognuno nella città. Fullah fu ricondotta dal padre che pregò tre giorni e tre notti prima di darle la morte. Sajed Kamis maledì Goha davanti alla porta di casa e contò su tutte e dieci le dita le sue maledizioni. Goha allora fu scacciato con le pietre dalle strade, e solo Taj El Oulum ne ebbe pietà. Egli non si comportò secondo la Legge, è vero, cercò Goha per farlo bastonare e lo trovò presso la casa del cieco Ibraim, ma rimandò a casa i suoi servi e volle condurre con se Goha e pianse assieme lui. Il cuore di Goha non era più in questo mondo e questo forse capì Taj El Oulum.
Goha quel giorno volle andare assieme al cieco Ibraim nella strada che porta alle acque della diga, camminava con lui assieme al suo asino e con improvvisa gioia saltò al collo dell'amico e poi intorno a lui giocando, e con le braccia si spingevano come bambini, finché il cieco Ibraim non sentì più la voce del suo amico e lo chiamò sempre più forte.