Iniziarono i festeggiamenti dei 18 anni. Quasi tutte le ragazze mi invitarono, ci andai, cercai di divertirmi ma il mio compito era tenere sotto controllo Nancy, la mia amica fin dai tempi dell'asilo. Mi promisi di non abbandonarla mai. Ogni volta che andava in bagno la seguivo, quando beveva troppo e piangeva e stava a pezzi io ero lì, le stavo semplicemente vicino. Perché le persone come noi non vogliono parole, vogliono fatti e non vogliono sentirsi soli. Allora ad ogni festa mi prendevo cura di lei.
Nella primavera di quell'anno, scoprì che il gruppo Nancy, Maria B, Maria G e Manuela uscivano da sole al centro, non mi chiedevano più nulla, litigammo e quel gruppo cessò di esistere. Non era mai stato un vero gruppo. Nancy si era immischiata in un altro gruppo di amiche tossico. Una sera io e la mia unica amica rimasta, Elena decidemmo di andare anche noi al centro e incontrammo quel gruppo in uno stato pietoso. Nancy stava malissimo, vomitava, piangeva, uno scenario orribile. Sapemmo che nei dintorni c'erano anche Giulia e Marica, le chiamammo e le facemmo venire, ad un certo punto io ed Elena ce ne andammo per non perdere la metropolitana. Fu una serata orribile, io parlai con una signora che era amica della mamma di Nancy e anche della mia, lei già era a conoscenza di Nancy e mise in allerta la mamma anche per l'alcool.
Una volta in classe con la prof di filosofia Guida, facemmo un tema su chi pensavamo di essere, io scrissi tante cose negative ed uscì che il mio tratto predominante era l'ipersensibilità.
Ed era proprio vero, la mia sensibilità è così elevata che ogni minima notizia shock mi manda in panico e mi intristisce.