che circo

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che circo

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Non fateglielo sapere!
Molti, troppi bazzicano ancora su Faccia Libro e propongono collegamenti interessanti. Mi piace commentare con un “c’è vita intelligente in Facebook, basta saperla cercare”. Quando però cliccate su qualsiasi link esterno Faccialibro lo viene a sapere. Installate allora l’estensione Facebook direct links per impedire a ciccio-zuccotto di sapere quali siti cliccate. Sì, è un’estensione per…
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La vita, la realtà e l’illusione ai tempi di Facebook.
Considerazioni sparse sulla rete sociale che ospita e occupa le nostre vite.
#influencer #abbimi #faccialibro #novabbè #leparolesonoimportanti
UhĂ , tale e quale! A proposito di questo fatto qua: https://aitan.tumblr.com/post/171004704914/ho-la-bacheca-del-faccialibro-invasa-da

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A un anno dall'introduzione del PNSD nella scuola italiana, mi concedo un momento di riflessione sul ruolo dell'animatore e del team per l'innovazione digitale negli istituti nazionali di ogni ordine e grado. L'informatica e le reti digitali sono ormai una realtà pervasiva, ma la scuola italiana, in molti casi, sembra essere ancora ferma ai tempi del calamaio e del gessetto bianco che stride sulla lavagna nera. Le nuove generazioni entrano in classe come in un viaggio nel tempo in cui anche le LIM appese in qualche stanza al muro sembrano un oggetto non identificato, trovato là per chissà quale sbalzo spazio-temporale. In quest'ottica, il team digitale credo debba farsi carico di promuovere la necessità di un cambiamento di rotta, diffondendo e catalizzando esperienze innovative, capaci di tenere la scuola al passo coi tempi. Ma bisogna stare attenti; l'esigenza di mutare l'esistente non deve far trascurare un'altra esigenza altrettanto incombente: quella di mettere in guardia tutta la comunità scolastica sui rischi connessi a un uso sconsiderato e acritico delle nuove tecnologie sia dentro che fuori dalle mura dei nostri istituti. Dall’avvento dei social network, il più delle volte, l’uso che fa un ragazzo dell’informatica si limita allo scambio di messaggi istantanei ed alla lettura e al copia e incolla di stati su Facebook, oppure si riduce a un clic pigiato in modo più o meno indiscriminato in calce ai post altrui. La mia impressione è che la loro (e ormai anche la nostra) sia il più delle volte una lettura piuttosto distratta seguita da un altrettanto distratto movimento delle dita sul tastino del “like” o su quello di schematiche faccine che non possono certo riassumere la complessità e la ricchezza dei sentimenti e degli stati d'animo che attraversano e pervadono le nostre vite. Checché ne pensino i loro genitori, i cosiddetti “nativi digitali” sono spesso incapaci di utilizzare in modo competente un tablet, un computer o anche uno smartphone: la maggior parte dei nostri studenti delle scuole superiori non sembra essere in grado di fare una seria ricerca in internet, di inviare una semplice mail o di formattare un testo in modo chiaro, efficace ed adeguato. Su questi presupposti, l'educazione e la formazione nell'era digitale dovrebbero puntare soprattutto a risolvere questi problemi di alfabetizzazione informatica, aiutando i ragazzi, i genitori e i colleghi ad un uso più consapevole e critico delle potenzialità e dei rischi che comportano le nuove tecnologie. Non si può introdurre internet in ambito scolastico senza dare agli alunni gli strumenti per discriminare e mettere in connessione dati ed eventi e senza far capire loro quanto possa essere inefficace e perfino ambiguo un linguaggio impoverito anche quando si comunica attraverso una chat, un SMS o altri servizi di messaggistica istantanea. Altrimenti rischiamo di lasciare le nuove generazioni sole davanti a “Falsebook”, nelle loro camerette, vittime di colossali bufale e incapaci di sviluppare un pensiero critico e di comprendere ed esprimere pensieri, sensazioni e sentimenti complessi. Una scuola che trascuri queste problematiche sarà per sempre una parallela destinata a non incontrarsi mai con la realtà delle vite dei suoi alunni, un mondo a parte sganciato dalle esigenze del presente e del futuro.
Un paio di riflessioni sul Piano Nazionale Scuola Digitale. Dal Faccialibro di Gaetano Aitan Vergara
Sarà meglio che mi dia una regolata e smetta di commentare a briglia sciolta sul gruppo «BVZM – Buon Vecchio Zio Marty» altrimenti va a finire che mi bannano. Come se fosse una cosa di cui andar fieri…. :(
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Non ci accontenteremo. Mai. Accontentarsi non è essere soddisfatti. Accontentarsi è accettare in modo rassegnato qualcosa. E noi non siamo rassegnati. Tutt'altro. Piuttosto siamo ossessionati. E lo saremo fino alla fine.