IL ROTOLONE DELLA FELICITA'
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IL ROTOLONE DELLA FELICITA'

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I Palazzinari evadono ogni anno milioni di euro di tasse, li dobbiamo colpire! "Io ti faccio il contratto di 200, ma mi dai 500". Ecco perché abbiamo 300 miliardi ogni anno di evasione: perché i Ricchi Criminali evadono, mentre noi paghiamo anche l'aria che respiriamo.
TASSIAMO I PALAZZINARI e, se evadono, gli togliamo tutto!
👉 Seguimi. Iscriviti al mio canale YouTube: https://youtube.com/@AetheriumEchoes 🎥
Agrigento, dieci attività sanzionate dalla Guardia di Finanza per omessa emissione di scontrini
La Guardia di Finanza di Agrigento ha sanzionato dieci attività commerciali per omessa emissione di scontrini fiscali. I controlli, condotti nel fine settimana scorso sia in divisa che in abiti civili, si sono concentrati nelle aree più frequentate del centro cittadino. Le verifiche hanno interessato bar, negozi e locali di vario genere, portando alla contestazione di irregolarità nei confronti di altrettanti titolari. Le sanzioni comminate sono comprese tra 500 e 2.000 euro per ciascun esercente. Omessa emissione di scontrini fiscali: la modalità operativa dei controlli I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno adottato una metodologia specifica per individuare le irregolarità. Dopo aver effettuato accertamenti all'interno delle attività commerciali, i finanzieri hanno fermato i clienti all'uscita, chiedendo di esibire lo scontrino relativo agli acquisti effettuati. Nella maggior parte dei casi i consumatori erano in regola. Tuttavia, in dieci episodi è emersa l'irregolarità, con la conseguente contestazione nei confronti dei commercianti interessati. Le verifiche si sono concentrate in particolare nelle zone di maggiore afflusso del centro cittadino, tra via Atenea, Porta di Ponte e i relativi dintorni, oltre che lungo il viale della Vittoria. I controlli hanno coinciso con il fine settimana dei festeggiamenti del Mandorlo in Fiore, evento che ha richiamato in città migliaia di turisti e visitatori. Dunque, la scelta delle aree e del periodo non è stata casuale: l'elevato numero di presenze ha reso quei luoghi particolarmente significativi ai fini dei controlli fiscali. Omessa emissione di scontrini fiscali: gli obiettivi dell'attività ispettiva L'attività ispettiva rientra nella strategia di contrasto alla cosiddetta "mini evasione" fiscale, fenomeno che, pur riguardando importi singolarmente contenuti, produce effetti negativi sul gettito fiscale complessivo. Inoltre, tale pratica altera la concorrenza tra gli operatori economici che invece adempiono regolarmente ai propri obblighi. Per questo motivo, la Guardia di Finanza ha programmato ulteriori controlli nelle prossime settimane, estesi all'intero territorio provinciale. L'obiettivo dichiarato è quello di garantire il rispetto delle norme fiscali e di tutelare chi opera correttamente nel mercato. In particolare, l'Amministrazione finanziaria intende rafforzare la percezione del rischio di accertamento tra gli esercenti, anche attraverso controlli a sorpresa e in orari diversificati. Infine, le attività di verifica proseguiranno con cadenza programmata, coinvolgendo differenti categorie merceologiche e tipologie di esercizi commerciali presenti sul territorio di Agrigento. Read the full article
Influencer e consulenti digitali: come possono essere scoperti attraverso post e video sui social network
Facebook, Instagram e YouTube come fonti OSINT per l’analisi fiscale
Introduzione
Negli ultimi anni i social network sono diventati una vetrina economica permanente. Influencer, consulenti digitali, formatori e creator promuovono servizi, collaborazioni e stili di vita che spesso non trovano riscontro nelle dichiarazioni fiscali. Facebook, Instagram e YouTube, se analizzati correttamente, rappresentano fonti OSINT (Open Source Intelligence) fondamentali per individuare incoerenze tra reddito dichiarato e capacità contributiva.
Questo articolo analizza come i contenuti pubblici possano costituire indizi fiscali, quali segnali osservare e quali casi reali hanno dimostrato che la sovraesposizione digitale può trasformarsi in un problema tributario.
Social network e fiscalità: quando il contenuto diventa prova
I contenuti pubblicati sui social non sono semplici espressioni personali, ma tracce digitali permanenti. Post, stories, reel e video mostrano:
- Attività economiche continuative - Collaborazioni commerciali - Vendita di servizi e consulenze - Introiti diretti o indiretti
Dal punto di vista fiscale, la pubblicità abituale di un’attività è già esercizio d’impresa o di lavoro autonomo, indipendentemente dall’esistenza di una Partita IVA formalmente aperta.
👉 Il principio chiave è la coerenza reddituale.
Facebook e Instagram: segnali ricorrenti di reddito non dichiarato
Indicatori osservabili
Su Facebook e Instagram emergono spesso pattern ricorrenti:
- Post e reel con brand visibili senza hashtag #adv - Promozione di corsi, coaching, consulenze via DM - Stories su viaggi frequenti, auto di lusso, hotel, ristoranti - Testimonianze di clienti e “prima/dopo” professionali - Link a WhatsApp Business, landing page o moduli di contatto Aspetto fiscale rilevante
Se l’attività è:
- continuativa - organizzata - remunerata, anche in beni o servizi
➡️ sussiste l’obbligo di Partita IVA, fatturazione e dichiarazione dei redditi.
YouTube e monetizzazione: il reddito che passa dai video
YouTube è una piattaforma particolarmente rilevante perché la monetizzazione è misurabile.
Tracce economiche evidenti - Intro con sponsor (“video in collaborazione con…”) - Link affiliati in descrizione - Codici sconto personalizzati - Donazioni, abbonamenti, Patreon - Vendita di corsi e webinar collegati al canale
Anche in assenza di fatture visibili, le visualizzazioni e le partnership consentono stime attendibili dei ricavi.
I consulenti “digitali”: quando la divulgazione diventa attività economica
Un fenomeno in forte crescita è quello dei consulenti senza inquadramento fiscale.
Segnali tipici - Preventivi inviati via WhatsApp o Messenger - Pagamenti tramite PayPal o bonifici “tra privati” - Assenza sistematica di fattura - Attività promossa quotidianamente sui social
📌 La distinzione è chiara: la divulgazione gratuita è lecita, la consulenza a pagamento è attività professionale.
OSINT e Guardia di Finanza: il valore dell’analisi dei social
L’OSINT si basa esclusivamente su fonti aperte e pubbliche. Nel contesto fiscale, consente di:
- Analizzare la frequenza dei contenuti - Valutare la continuità dell’attività economica - Confrontare lifestyle e redditi dichiarati - Incrociare dati con segnalazioni e banche dati fiscali
👉 I social non sono una prova unica, ma un potente generatore di indizi qualificati.
Casi reali: quando i social hanno acceso i riflettori fiscali
📌 Caso influencer e pubblicità occulta (Italia, 2023)
Un noto caso mediatico ha riguardato un’influencer italiana di rilievo nazionale, sanzionata per pratiche commerciali scorrette e comunicazione ingannevole legata a operazioni benefiche promosse sui social. L’episodio ha portato a controlli fiscali e verifiche sui compensi pubblicitari, dimostrando come la comunicazione social possa avere ricadute fiscali e legali rilevanti.
📌 Caso YouTuber e redditi non dichiarati
Diversi creator italiani sono stati oggetto di accertamenti dopo che:
- pubblicizzavano sponsor nei video - promuovevano corsi e affiliazioni - dichiaravano redditi incongrui rispetto alla visibilità online
Le indagini si sono basate su analisi dei canali, visualizzazioni e contenuti sponsorizzati.
📌 Caso consulenti online senza Partita IVA
In varie regioni italiane, controlli mirati hanno interessato formatori e consulenti digitali che:
- offrivano servizi professionali via social - incassavano compensi senza fatturazione - operavano come attività abituale
Con esiti che hanno incluso recupero IVA, sanzioni e contributi previdenziali.
Un messaggio chiaro: prevenzione e compliance
I social network non sono il problema. Il problema nasce quando:
- la visibilità supera la legalità - il marketing precede la fiscalità - il guadagno non è dichiarato
👉 La compliance fiscale preventiva è oggi una forma di tutela personale e professionale.
Conclusione
Nel mondo digitale attuale, ogni post racconta una storia economica. Facebook, Instagram e YouTube sono archivi pubblici di attività, relazioni e compensi. Per professionisti, influencer e consulenti, la vera strategia vincente non è nascondersi, ma operare correttamente.
Come dimostrano i casi reali, l’incoerenza tra ciò che si mostra e ciò che si dichiara è sempre più facile da individuare.
Truffa Bonus Casa: congelati 1 milardo di crediti in tutta Italia
Una vasta operazione della Guardia di Finanza di Savona ha svelato una truffa legata ai bonus edilizi, portando a sequestri per un miliardo di euro in crediti fiscali falsi. Perquisizioni in Liguria, Piemonte, Veneto, Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, Campania e Puglia Rete di frodi nei Bonus Casa: avviate 85 perquisizioni In seguito ad una vasta operazione condotta dalla Guardia di…
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Cryptovalute favoriscono evasione fiscale e terrorismo
"Se fossi il governo, le bloccherei": il CEO di JPMorgan sulle crypto. Jamie Dimon ha già parlato delle criptovalute come di "schemi Ponzi decentralizzati" e del Bitcoin come di una "frode". Jamie Dimon, presidente e CEO di JPMorgan Chase, ha dichiarato a diversi legislatori statunitensi che, se avesse l'autorità del governo, cercherebbe di fermare le crypto. Il 6 Dicembre, nel corso di un'audizione della Commissione Bancaria del Senato sulla supervisione delle grandi banche di Wall Street, Dimon ha risposto alle domande della senatrice del Massachusetts Elizabeth Warren, la quale ha affermato che la Corea del Nord ha coperto gran parte del suo programma missilistico utilizzando "i proventi del crimine crypto", oltre a finanziare Hamas. I l CEO di JPMorgan Chase ha dichiarato di essere "sempre stato profondamente contrario alle criptovalute" e di associare gli asset digitali a "criminali" e "trafficanti di droga", oltre che all'evasione fiscale. "Se fossi il governo, le bloccherei", ha dichiarato Dimon. Il CEO di JPMorgan Chase ha testimoniato davanti alla Commissione del Senato insieme ai CEO di Wells Fargo, Bank of America, Citigroup, BNY Mellon, Goldman Sachs, State Street e Morgan Stanley. Dimon ha già parlato delle criptovalute come di "schemi Ponzi decentralizzati" e del Bitcoin come di una "frode".
Il CEO di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, parla al Senate Banking Committee il 6 Dicembre. La Warren ha chiesto agli altri CEO se le società cripto debbano essere soggette alle stesse regole antiriciclaggio che le banche statunitensi sono obbligate a rispettare, e tutti hanno risposto in modo affermativo. In una dichiarazione rilasciata a Cointelegraph, un portavoce dell'organizzazione CEDAR Innovation Foundation, focalizzata sull'educazione alle criptovalute, ha dichiarato che le affermazioni della Warren rivelano "una mancanza di comprensione della tecnologia blockchain". "È fuorviante affermare che le criptovalute facilitino la finanza illecita più della tradizionale valuta fiat", ha dichiarato CEDAR. "Le dichiarazioni della senatrice Warren e dei CEO delle banche sono un riconoscimento diretto della promessa delle criptovalute, della finanza decentralizzata e della tecnologia blockchain come minaccia diretta al sistema finanziario tradizionale". La senatrice del Massachusetts è stata un'accanita oppositrice delle criptovalute nel governo degli Stati Uniti, spesso collegando le transazioni cripto al terrorismo e spingendo per una legislazione volta a ridurre l'uso illecito degli asset digitali. Sulla scia dell'attacco di Hamas a Israele del 7 Ottobre, molti legislatori statunitensi hanno appoggiato gli sforzi della Warren per richiamare l'attenzione sul ruolo delle criptovalute nel finanziamento al terrorismo. Read the full article
Patrimoniale telematica per svuotare i conti correnti
Evasione fiscale, pignoramenti sprint sui conti correnti. La manovra anticipa l’attuazione della delega per evitare azioni senza successo. La modifica contribuirà agli obiettivi di recupero fissati a 10,8 miliardi nel 2024 e a 11,5 nel 2025. La manovra anticipa l’attuazione della delega fiscale per migliorare la performance della riscossione. Tra le pieghe delle bozze del Ddl di Bilancio 2024 spunta anche un meccanismo di cui si era molto discusso durante l’approvazione della riforma in Senato a luglio. E che punta a un’operatività immediata già da inizio 2024, senza attendere il decreto attuativo sulla riscossione che potrebbe richiedere un po’ più di tempo per la rifinitura di eventuali coperture. In estrema sintesi, l’agenzia delle Entrate Riscossione potrà mettere le mani più facilmente sui conti correnti degli evasori. La tecnicalità della norma inserita in manovra prevede, infatti, l’accesso diretto alle informazioni sulle giacenze dei rapporti finanziari. Con un taglio drastico dei tempi. Questo solo se l’importo del credito con il fisco è superiore ai 1.000 euro: al di sotto di questa cifra non scatta il pignoramento telematico. «Per esigenze di massima tutela del debitore - si spiega nella bozza - se l’importo complessivo del credito per cui si procede è inferiore complessivamente a mille euro», non scatta la procedura in base alla quale il fisco, se trova crediti del debitore nella disponibilità di uno o più operatori finanziari, notifica «telematicamente al terzo, senza indugio, l’ordine di pagamento». La logica di fondo è quella di evitare che i pignoramenti presso terzi, ossia in sostanza il “prelievo” da parte dell’intermediario di una quota del debito del contribuente, vadano a buon fine. Facendo crescere il livello di efficacia di questo tipo di misura esecutiva, che lo scorso anno si è attestato al 20% in base al rapporto calcolato tra il numero delle azioni ad «alta efficacia» e il numero complessivo di quelle realizzate. La nuova procedura messa in campo dalla Manovra Secondo la procedura che mette in campo la manovra, una volta appurato che ci sono le disponibilità sul conto corrente, l’agente della riscossione invia subito («senza indugio» si legge nella norma) all’istituto di credito l’ordine di pagamento. Ma allo stesso tempo deve informare il debitore non oltre trenta giorni, altrimenti va incontro alla nullità dell’atto e vanifica lo sforzo per intercettare le somme e garantirsi il pagamento del debito. In sostanza, è la traduzione applicativa del sistema delineato dalla delega fiscale (articolo 18 della legge 111/2023) e rimodellato proprio nel passaggio in seconda lettura al Senato in cui si parlava appunto di razionalizzazione, informatizzazione e semplificazione delle procedure di pignoramento dei rapporti finanziari «che non possono in ogni caso eccedere complessivamente la misura della sorte capitale, degli interessi e di ogni relativo accessorio fino all’effettivo soddisfo». Il tutto, però, ferme restando le forme di tutela previste a favore del debitore. Linee di fondo evidenziate anche dalla Corte costituzionale nella sentenza 190/2023 (si veda «Il Sole 24 Ore» del 18 ottobre), che, rinviando la palla nel campo di un intervento legislativo, ha sottolineato sia l’esigenza di estendere la possibilità di una tutela “anticipata” sia di sradicare le patologie che ancora permangono nel sistema italiano della riscossione. Necessario il coinvolgimento di tutti gli operatori Le “mani” e gli “occhi” sui conti correnti degli evasori sono una delle possibili soluzioni da mettere in campo. Anche se per rendere efficace il sistema di accesso diretto, sarà necessario un coinvolgimento di tutti gli operatori interessati: Abi, Poste italiane, l’Associazione italiana dei prestatori di servizi di pagamento e naturalmente il Garante della Privacy. Considerata l’importanza e la sensibilità delle informazioni in gioco, sarà necessario che la «cooperazione applicativa» sia pienamente rispondente agli standard di sicurezza sia per evitare indebiti accessi ai dati sia per il loro successivo trattamento. È chiaro, quindi, che un po’ di tempo servirà anche per effettuare le necessarie interlocuzione, ma avere una disposizione già pienamente operativa dal 1° gennaio 2024 potrà dare un contributo magari già in corso d’anno agli obiettivi di recupero. La convenzione con il ministero dell’Economia firmata ad agosto ha, infatti, fissato una progressione negli incassi previsti della riscossione (seppur con la clausola di una revisione degli importi in caso di interventi normativi che possano determinare un impatto): 9,9 miliardi nel 2023, 10,8 miliardi nel 2024 e 11,5 miliardi nel 2025. Un supporto a questa previsione di crescita può arrivare anche dal nuovo pignoramento sprint. Del resto, i dati relativi al 2022 testimioniano come le operazioni presso terzi messe in campo siano complessivamente 256mila. Ma è sul “peso specifico” che bisogna lavorare e, per questo, la manovra si muove in anticipo sulla delega fiscale. I tentati pignoramenti presso terzi rappresentano il 47% dei carichi complessivi (256,1 miliardi) per cui sono state effettuate azioni di recupero ma senza portare alla riscossione. Un segnale che quando la macchina del recupero coattivo si muove ha bisogno di più certezze, per non vanificare sforzi e risorse (pubbliche). Ma sempre non dimenticando le necessarie garanzie per i contribuenti. Read the full article
In Italia turismo da miliardi di euro in evasione fiscale
I sette peccati capitali del turismo: vale 100 miliardi ma spazza via tutte le regole. Dopo il Covid l’Italia è di nuovo invasa dai visitatori, con meno italiani e più stranieri. Ma le città d’arte soffocano, le norme sono inapplicabili e le restrizioni agli affitti brevi non arrivano. Tra inquinamento, evasione e lavoro nero il viaggio è da incubo. Inquina. È in prima linea nell’evasione fiscale. Applica condizioni di lavoro da settore tessile nell’Inghilterra di fine Settecento. Ha regole a iosa ma i controlli sono quasi impossibili. Chiede sussidi e occupa sempre più gli spazi pubblici. Vive di concessioni, come quelle dei lidi o dei taxi, che si tramandano per ius sanguinis. Sta snaturando le città d’arte con il fenomeno degli affitti brevi e con una pressione di visitatori insostenibile. I sette peccati capitali del turismo sono uguali nel mondo. In Italia, sono un po’ più gravi perché bisogna aggiungere la fragilità del sistema trasporti-infrastrutture, le condizioni climatiche e persino il dissesto idrogeologico. Sotto questo titolo possono rientrare l’alluvione in Emilia-Romagna di questa primavera, a ridosso dell’apertura delle spiagge in riviera, l’incendio di un condizionatore o di una fotocopiatrice che ha bloccato l’aeroporto di Catania e l’ondata di calore sahariana.
Eppure, dopo gli anni orribili della pandemia che hanno fatto saltare tutti i parametri di settore, il turismo ha mostrato la sua capacità di ripresa e resilienza. E se il cliente o il residente non sono sempre soddisfatti, affari loro. I serbatoi delle Americhe, dell’India e della Cina sono ben lontani dall’essere sfruttati secondo le potenzialità. In un’Italia che perde peso nell’industria e dell’innovazione tecnologica da ben prima del Covid-19, il turismo si conferma un pilastro del prodotto interno lordo con 100 miliardi di euro circa nel 2022 pari a poco più del 5 per cento rispetto ai 1.909 miliardi del pil totale 2022. Per dare un’idea, è lo stesso peso del comparto costruzioni ed è un quarto dei 400 miliardi che porta a casa l’intero settore industriale. Il rilancio dopo le chiusure del 2020 è stato disordinato, da corsa all’oro della California, e la stagione estiva si sta chiudendo con un bilancio altalenante. In sintesi, i visitatori stranieri hanno compensato il disamoramento degli italiani costretti sulla difensiva dalla crisi e dai prezzi impazziti. Ma già parlare di stagione è anacronistico. Il nuovo mantra è appunto la destagionalizzazione con le giunte comunali e regionali che sempre più si orientano verso i grandi eventi per dodici mesi all’anno. Il nuovo tsunami ha creato, soprattutto ai sindaci, un caso clamoroso di falsa coscienza. Da un lato, benedette siano le orde che puntellano l’economia cittadina pagando la divisione in due dei toast sul lago di Como, il servizio torta a Palermo e tre pizze a 63 euro a Genova. Dall’altro, ci sono i datori di lavoro dei sindaci ossia gli elettori, sempre più imbestialiti da mangifici e movide. Fermare il maremoto che stravolge i centri urbani sembra impossibile. Un esempio è Milano che solo vent’anni fa nessuno avrebbe mai definito una città turistica e che nel 2022 ha totalizzato 6,7 milioni di presenze con un +33 per cento (871 mila unità) nel luglio 2023 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Fra settimane della moda, del design, del beauty, del wine, si dovesse mai usare l’italiano, il capoluogo lombardo è diventato un riferimento persino per la capitale che ha 911 siti culturali contro i 524 della città governata da Beppe Sala. Roma oggi ha un assessorato ai grandi eventi, sport e turismo guidato da Alessandro Onorato, 41 anni, imprenditore della ristorazione che nei mesi scorsi si è detto prudente sul giro di vite alle licenze varato dal primo cittadino di Firenze Dario Nardella. Per la capitale ancora in caccia dell’Expo 2030, quindici anni dopo l’esposizione milanese, è stato un anno ottimo. Il record del 2019 è stato superato con +14,3 per cento di arrivi e + 9 per cento di presenze, secondo l’ente del turismo regionale (Ebtl). Il valore aggiunto punta a quota 10 miliardi di euro, quasi un decimo del pil turistico nazionale. Ad agosto l’aeroporto di Fiumicino ha mosso 4,2 milioni di passeggeri (+30 per cento sul 2022). L’esordio del Pantheon a pagamento ha fruttato 280 mila visitatori mentre la Ryder cup di golf da poco conclusa ha portato prenotazioni per 70 mila stanze.
Ma il saldo è in chiaroscuro. Sul fronte del passivo ci sono i deficienti che imitano Anita Ekberg e il suo bagno dentro la fontana di Trevi. C’è l’accaparramento dei biglietti del Colosseo attraverso i bot che imitano gli acquirenti reali per consentire a chi li manovra di rivendere gli 11 mila biglietti quotidiani sul mercato del second ticketing a prezzi maggiorati. Ci sono le file di due ore ai taxi della stazione Termini denunciate dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca e le risse con gli Ncc a Fiumicino. Ci sono le metropolitane a singhiozzo, l’Atac e l’Ama in crisi, il traffico impazzito. Soprattutto sono stati censiti 12 mila b&b abusivi oltre alle 35 mila strutture dedicate agli affitti brevi. L’evasione della tassa di soggiorno è stimata fra i 20 e i 40 milioni di euro. Dal grande al piccolo Venezia, che ha una concentrazione di siti superiore a Roma (258) considerando l’estensione, per la prima volta ha offerto più posti letto ai visitatori che ai residenti: 49700 contro 49300. La città lagunare sarà la prima a pagamento del mondo. A metà settembre la giunta del sindaco Luigi Brugnaro ha approvato in via sperimentale la tassa d’ingresso a partire dalla prossima primavera. Anche grazie a questo provvedimento, due giorni dopo l’Unesco ha votato contro l’inserimento di Venezia nella lista nera dei siti patrimonio dell’umanità a rischio. Resta peraltro da vedere se la tassa inciderà sulla limitazione degli accessi o se sarà soltanto una fonte di reddito in più per Ca’ Farsetti. Il boom più inatteso si è verificato a Napoli tanto che il giornale francese Le Monde, con romanticismo discutibile, ha rimpianto i bei giorni in cui i Quartieri spagnoli erano il regno di contrabbandieri e prostitute anziché dei pellegrini in visita a Largo Maradona bardati di maglia azzurra con scudetto tricolore. «Napoli teme di diventare una seconda Barcellona», ha titolato il giornale francese citando il caso della capitale catalana che per prima in Europa ha affrontato il tema del contingentamento delle licenze per gli affitti brevi e per gli esercizi commerciali, otto anni fa con Ada Colau sindaca. L’esempio della socialista spagnola è stato seguito dalla collega socialista parigina Anne Hidalgo che nel 2019 ha fatto causa ad Airbnb chiedendo 12 milioni di euro. En passant, è una cifra non proprio angosciante per il colosso fondato da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. Airbnb ha chiuso il 2022 con 6,6 milioni di annunci attivi e utili netti a quota 1,9 miliardi di dollari. Ma nemmeno a Chesky piace perdere quote di mercato perché, dopo Barcellona e Parigi, anche Amsterdam, Berlino e Londra hanno introdotto limitazioni al numero di notti l’anno per non essere considerati struttura alberghiera, con le tasse e i controlli che ciò comporta. Ultima è arrivata New York, dove il 5 settembre è entrata in vigore la Local law 18 che stabilisce limitazioni severe sugli affitti brevi sia per le piattaforme sia nei confronti degli utilizzatori. Nell’intervallo tra la proposta di legge, annunciata a gennaio del 2022, e la sua applicazione venti mesi dopo la Grande Mela ha visto scendere i suoi annunci attivi a 7 mila, meno che a Napoli. È difficile dire se l’opposizione dei sindaci, alla lunga, creerà un effetto diga. Ma una diga serve. Secondo il rapporto Ue “Consumo e ambiente”, il turismo è la quarta causa di produzione di Co2. Secondo il Wttc (World travel and tourism), un forum di imprenditori che coopera con i governi, il settore è responsabile di una quota fra l’8 e il 10 per cento della produzione globale di anidride carbonica. In Giappone hanno coniato il termine Kanko Kogai (inquinamento turistico). Nella lingua dei viaggiatori, è semplicemente Overtourism.
A livello di governo centrale italiano la riforma promessa non c’è ancora. A giugno una prima bozza di disegno di legge della ministra del Turismo Daniela Santanchè, impiombata dalle inchieste giudiziarie sulle sue società, è stata ritirata fra le critiche. La seconda bozza è stata proposta in senso più restrittivo verso gli affitti brevi e con il no alla cedolare secca del 21 per cento. «Noi non siamo contro la proprietà privata ma prima c’era un far west che gli amministratori non hanno contrastato», ha replicato la ministra a Sala che l’accusava di non avere fatto nulla. Le critiche del sindaco, e di tanti altri politici locali schiacciati dalle invasioni barbariche, non sono rimaste isolate perché la regolamentazione del turismo è il modo ideale per farsi nemici, dovunque si mettano le mani. Confedilizia, il sindacato dei padroni di casa, insieme ad altre dieci organizzazioni di categoria, ha accusato il ddl sul turismo di ledere in modo incostituzionale il diritto di proprietà e di «contrastare la locazione di abitazioni private attraverso l’introduzione di un numero ingiustificato di divieti, limitazioni, requisiti e obblighi, alcuni dei quali di impossibile applicazione». Per motivi opposti il testo Santanchè è stato accolto con favore da parte di Federalberghi, che vede negli affitti brevi il nemico numero uno. Ma mentre gli squadroni di Airbnb, Booking, Expedia procedono compatti, in Italia si vive di spaccature corporative tra associazioni aderenti alla Confindustria (Federturismo), alla Confcommercio (Fipe) e decine di altre sigle indipendenti. Fra gli strumenti disponibili a sostegno del settore ci sarebbe l’ente del turismo Enit, carrozzone per antonomasia che nel lontano 2014 Matteo Renzi aveva messo nella lista delle rottamazioni. A novembre 2022 Santanchè ha affidato l’Enit all’amica Ivana Jelinic, ex numero uno di Fiavet, la federazione delle agenzie di viaggio messe in crisi dal fai da te online disponibile sulle piattaforme. Per adesso Enit si è sentita nominare per la campagna da 9 milioni di euro Open to Meraviglia, contestata urbi et orbi, e per l’accordo con WeChat, una sorta di WhatsApp cinese, finalizzato ad aumentare le presenze dalla Repubblica popolare, abitata da 1,4 miliardi di persone che solo in piccola parte hanno scoperto le gioie del turismo. Per gli operatori sarà una gioia accoglierle. Per tutti gli altri è l’incubo assoluto. Read the full article