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SYMPTOMS OF KIDNEY FAILURE
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Exposing Hidden Enemies
A wanted criminal with a particularly recognisable hair-do might cut it off to avoid detection. Cancer cells in the body pull a similar trick, by absorbing unique markers on their surface that might alert other cells to their threatening presence. A new study has found that a drug called prochlorperazine, often used to treat nausea and psychosis, can prevent tumour cells from hiding their surface receptors by restricting endocytosis – a process for bringing substances inside a cell. In mice, and then patients, treatment with the drug led to increased clustering of these telltale markers on the surface of tumour cells. This in turn made it easier for the immune cells (white in the sample pictured) and the anticancer drug cetuximab (blue) to bind to and disable tumour cells (red), potentially giving a boost to the potency of these forms of treatments.
Written by Anthony Lewis
Image by Blerida Banushi and Fiona Simpson UQDI, University of Queensland, featured in Cell Picture Show
Image copyright held by the original authors
The University of Queensland Diamantina Institute, University of Queensland, Woolloongabba, Australia
Research published in Cell, March 2020
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What is eGFR in a Kidney Test and Why is it Important?
eGFR, or estimated Glomerular Filtration Rate, is a key measure used to understand how well your kidneys are functioning. It estimates how much blood the kidneys filter every minute, giving doctors a clear idea of how effectively waste and excess fluids are being removed from the body. Since kidney issues often develop silently, eGFR plays an important role in detecting problems early, even before noticeable symptoms appear.
The value is calculated using a blood test called serum creatinine, along with factors such as age and gender. Based on the eGFR level, doctors can determine whether kidney function is normal, mildly reduced, or significantly impaired. It also helps in identifying different stages of chronic kidney disease and monitoring how the condition changes over time.
Understanding eGFR becomes especially important for people with conditions like diabetes or high blood pressure, as they are at higher risk of developing kidney problems. Regular monitoring allows timely intervention and better management of kidney health before complications arise.
For a more detailed explanation of how eGFR is calculated, what the numbers mean, and when you should be concerned, you can read the full guide here: https://www.medicoexperts.com/what-is-egfr-in-kidney-test/
The role of EGFR mutations in sensitivity of PD-1/PD-L1 blockade in non-small cell lung cancer - Research
In non-small cell lung cancer (NSCLC), epidermal growth factor receptor (EGFR) is one of the most prevalent driver gene, whose expression and recurrent mutations are closely related to the prognosis of patients. EGFR tyrosine kinase inhibitors (EGFR-TKIs) are ones of the most used among the first line treatment of NSCLC, but their efficacy is significantly reduced due to the inevitable…

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Avances en medicina de precisión transforman el cáncer pulmonar
Medicina de precisión mejora la supervivencia y redefine el tratamiento del cáncer de pulmón en el país.
Nel DNA la predisposizione per la dieta vegetariana
La dieta vegetariana è più salutare? Dipende dai tuoi geni. Abbiamo scoperto che alcune varianti genetiche influiscono sul modo in cui assorbiamo i nutrienti, capovolgendo gli effetti della dieta vegetariana sull'organismo. Nell'immaginario collettivo la dieta vegetariana è sinonimo di mangiare sano: tuttavia, se è vero che per la maggior parte delle persone eliminare carne e pesce significa diminuire il colesterolo e il rischio di soffrire di malattie cardiache e diabete di tipo 2, per alcuni gli effetti potrebbero essere diversi.
La nutrigenetica studia l’impatto della diversità genetica degli individui sul metabolismo dei nutrienti e dei composti introdotti con la dieta. Lightspring | Shutterstock Il motivo? La genetica: secondo quanto scoperto da uno studio pubblicato su PLOS Genetics, la presenza di alcune varianti genetiche (o alleli) influenza infatti il modo in cui il nostro organismo assorbe alcuni nutrienti, modificando le conseguenze della dieta sulla salute. Effetti generali Lo studio ha coinvolto oltre 150.000 partecipanti, 2.300 dei quali seguivano una dieta strettamente vegetariana: la maggior parte dei vegetariani aveva bassi livelli di colesterolo, una cosa positiva per la salute del cuore, e di vitamina D, importante invece per la salute delle ossa e il sistema immunitario. Alti invece i livelli di trigliceridi, un tipo di grasso del sangue la cui presenza eccessiva può aumentare il rischio di soffrire di malattie cardiovascolari. Calcio, ormoni e reni Includendo la componente genetica è emerso che quando era presente una specifica variante genetica, detta allele minore, gli esiti cambiavano. In particolare in chi era vegetariano e aveva la variante del gene MMAA, connessa al metabolismo del calcio, aumentavano i livelli di calcio (invece che diminuire). Questo è da un lato positivo, perché il calcio migliora la salute di ossa e denti, ma dall'altro può avere anche risvolti negativi, aumentando il rischio di soffrire di calcoli renali e malattie cardiovascolari. Un piccolo gruppo di partecipanti con un'altra variante genetica ha poi riscontrato un aumento nei livelli di testosterone – tendenza contraria rispetto alla maggior parte dei vegetariani, nei quali questo ormone diminuisce. Infine la presenza di un allele minore connesso alle funzioni renali ha modificato gli effetti del vegetarianismo, facendo diminuire (invece che aumentare) il tasso di filtrazione glomerulare stimato (eGFR), ovvero la velocità con cui il sangue viene filtrato dai reni. La ricerca getta le basi per condurre nuovi studi di nutrigenetica e trial clinici che aiutino gli esperti a comprendere meglio in che modo i geni influiscono sulla dieta che adottiamo. Alcune cose che forse non sai su vegani e vegetariani La dieta vegana è ecosostenibile? No. Anzi, nel lungo periodo risulterebbe peggiore di quella onnivora, sia per quanto riguarda lo sfruttamento ambientale, sia per la sopravvivenza dell’umanità. Lo sostiene una ricerca della Tufts University (Usa) basata sull’analisi di dieci diversi regimi alimentari (dal vegano, al vegetariano ad altri onnivori, caratterizzati da maggiore o minore presenza di carne e proteine animali) e del loro impatto ambientale. È emerso che una dieta vegana, nel lungo periodo, risulterebbe quella in grado di sfamare meno persone, rivelandosi quindi la scelta meno sostenibile per l’umanità. L’ideale, per la Terra ma anche per la nostra salute, sarebbe invece non eliminare ma piuttosto ridurre il consumo di proteine animali. I vegetariani stanno meglio? Semplificando, studi statunitensi mostrano che i vegetariani stanno complessivamente meglio rispetto agli onnivori, hanno un cuore più sano, un rischio ridotto di ammalarsi di diabete e di alcuni tumori, e sono più magri. Nelle ricerche condotte in Europa, tuttavia, i vantaggi sono molto meno netti. Perché? Secondo gli esperti gli studi americani sono spesso falsati, perché confrontano i vegetariani con persone che hanno abitudini alimentari pessime: lì gli onnivori mangiano davvero malissimo. Il confronto andrebbe invece fatto con chi segue una dieta onnivora, ma salutare. Gli studi che hanno seguito questo criterio non sono molti, ma quelli disponibili fanno pendere la bilancia verso un’alimentazione che includa perlomeno il pesce. Il mix perfetto? La dieta mediterranea Read the full article