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Ci sono numeri che raccontano qualcosa di più di una statistica.
In Italia milioni di persone scelgono di dedicare tempo, competenze e attenzione agli altri attraverso associazioni, cooperative e organizzazioni del Terzo Settore.
Una rete diffusa di partecipazione che contribuisce ogni giorno a rafforzare comunità, relazioni e senso di appartenenza.
🔗Scopri di più nel nostro articolo: https://www.mezzopieno.org/2026/record-in-italia-di-solidarieta-il-no-profit-uno-dei-piu-collaborativi-deuropa/
Sul terrazzo di un palazzo dove abito, hanno organizzato una serata karaoke. Sono tutti stonatissimi.
Ridono, scherzano, storpiano note, improvvisano cori.
Ed è bellissimo.
Il parco capovolto. La camera obscura al Pionta
Alla fine ho ceduto al richiamo della foresta e sono ritornata su Twitter, giusto per scoprire che la mia comunità di debosciati di riferimento era gravitata su Bluesky, ergo ora sono su Bluesky.
Ho recuperato un po' dei vecchi contatti e, confesso, che trovo piacevole ritrovare quei botta e risposta da bar abbastanza superficiali, ma forse per questo molto rassicuranti. Sono un po' come quel collega che non ti sta sul cazzo e, quindi, ci prendi volentieri un caffè assieme, tanto sai che poi ritornate ognuno alla propria scrivania, ma con meno stress sulle spalle perché almeno una risata siete riuscita a farvela.
Un po' come qui, a dir la verità, ma con meno immagini di culi tratte da riviste giapponesi anni '80 e copertine di libri pregiati di inizio '900 (che volete che vi dica, il mio feed tumblr è orribile). E' vero, però, che solo qui riesco a dare pieno sfogo alla mia inutile verbosità, dato che 300 caratteri non mi bastano neanche per prender fiato.
Mi piacerebbe riuscire a coltivare entrambi gli spazi.
Comunque, sono qui.

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Il silenzio è un abisso, un oceano profondo dove affondano le parole, eppure è in questo abisso che a volte si trovano le verità più limpide.
C'è un silenzio che è come un giardino segreto, dove due cuori si incontrano e fioriscono. È un'armonia che nutre l'anima, un'intesa profonda che non ha bisogno di parole. Un sapere profondo, un'empatia che ti fa sentire come se stessi leggendo nel pensiero dell'altro. È il silenzio di due anime che si riconoscono, che condividono un linguaggio segreto fatto di sguardi, di sorrisi, di gesti impercettibili. In questo silenzio, tutto è già detto e compreso. Non ci sono dubbi, non ci sono paure, solo un'immensa fiducia. È come navigare su una stessa barca, verso la stessa stella.
E poi c'è un altro silenzio, un silenzio che gela l'anima. Si insinua lentamente o arriva improvviso e violento. È il silenzio di due mondi che si scontrano, di due navi che navigano in direzioni opposte. In questo silenzio, ogni domanda è inutile e ogni risposta è già scritta. È il silenzio che ci suggerisce che è tempo di andare via senza voltarci indietro.
Come distinguere questi due silenzi? È semplice: dal desiderio che lasciano dentro. Il primo ti attira a sé, ti fa sentire completo. Il secondo ti respinge, ti fa sentire inadeguato. È come l'acqua: una ci disseta, l'altra ci annega.
Quando il silenzio è del primo tipo, nasce un legame indissolubile, un amore che trascende il tempo. È un tesoro nascosto, da custodire con cura. Quando il silenzio è del secondo tipo, è meglio voltare pagina. Non ha senso insistere, è come cercare di incollare i cocci di uno specchio: si può fare, ma 'immagine sarà sempre distorta.
In entrambi i casi, il silenzio è un maestro. Ci insegna a conoscerci, a capire gli altri, a vivere il presente. È nel silenzio che troviamo le risposte alle nostre domande, che scopriamo chi siamo veramente. Possiamo ascoltare la nostra anima, la nostra voce più profonda.
Quando incontriamo un silenzio che ci fa sentire vivi, che ci unisce a un'altra anima, difendiamolo con tutte le nostre forze. Quando invece incontriamo un silenzio che ci fa sentire soli, è arrivato il momento di lasciar andare. Non dobbiamo aver paura di dire addio, perché solo così potremo fare spazio a nuove connessioni.
Ma il silenzio può essere un potente alleato anche nel nostro dialogo interiore. Se ci mette a disagio, è un segnale che stiamo evitando parti di noi. Potremmo cercare di riempirlo con un flusso incessante di pensieri per non affrontare le nostre paure o insicurezze. In questo caso, il silenzio diventa un luogo di menzogna, un palcoscenico dove recitiamo una parte che non ci appartiene.
Al contrario, quando il silenzio interiore è sereno e accogliente, significa che abbiamo fatto pace con le nostre parti più profonde. Abbiamo accettato i nostri limiti e le nostre fragilità, senza giudicarci. In questo silenzio, troviamo una verità autentica, una connessione profonda con il nostro sé più autentico.
Così come nel silenzio con gli altri possiamo distinguere l'amore dalla paura, anche nel silenzio interiore possiamo distinguere l'accettazione dalla negazione. Quando il silenzio ci unisce a noi stessi, è un dono prezioso da custodire. Quando ci allontana, è un invito a fare i conti con noi stessi e a intraprendere un percorso di crescita personale.
Quindi, abbracciamo il silenzio, coltiviamolo. Non lasciamo che le parole lo soffochino, non lasciamo che i rumori lo disturbino.
Le parole sono solo un sentiero, è il silenzio la nostra casa. Sia che la abiteremo insieme ad altri o che, una volta entrati, ricominceremo da soli, il silenzio è la meta finale di ogni comunicazione autentica. È nel silenzio che troviamo la verità, la comprensione e, talvolta, l'accettazione della nostra solitudine.
Questo blog è il mio piccolo angolo creativo. Ogni parola e ogni immagine presente in questo post è frutto della mia immaginazione. Se ti piace qualcosa, condividi il link, non copiare.