Bullitt (1968) - Peter Yates

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Bullitt (1968) - Peter Yates

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Triage
 David: Why do war zones always have such miserable food?
Mark Walsh: And you being a Scotsman, you'd know about cuisine would you?
David: Oh here we go...
Mark Walsh: Your entire menu looks like it was made in a fucking war zone!
4/10
Un film che cerca di indagare la psiche umana e ragionare sul senso di colpa. Peccato che esso non riesca nell'intento, proponendoci un'analisi approssimativa e superficiale che si risolve in maniera fin troppo scontata e prevedibile. A nulla servono gli intrecci impiegati in fase narrativa e di montaggio per tentare di complicare la storia: la sua soluzione ci è chiara fin dai primi minuti del film. Come se non bastasse il protagonista, interpretato dal glaciale Colin Farrell, sembra seguire una logica tutta sua nel prendere decisioni apparentemente semplici ma che si rivelano avere un'importanza determinante. Unica nota positiva del film è Christopher Lee che riesce col suo talento a dar spessore ad un personaggio che, altrimenti, ne sarebbe stato privo. Non avevo grandi aspettative e, devo proprio dirlo, il film non ha fatto altro che annoiarmi e confermare le mie pessimistiche previsioni. Sicuramente un film da evitare.
Bram Stoker's Dracula
 You will, I trust, excuse me if I do not join you. But, I have already dined, and I never drink... wine.
 8,5/10
  Chi ha mai detto che i vampiri non debbano innamorarsi? Questo Dracula, diretto dal grandissimo Francis F. Coppola, è un chiaro esempio di come la figura del Conte Vlad, negli ultimi anni, sia stata violentata spudoratamente. Nel film, infatti, ci viene dipinta l'immagine caleidoscopica di una tra le più grandi figure (storiche e non) di sempre. Qui, il nostro amato Conte, viene ritratto non solo come immonda bestia, ma anche come splendido essere umano. Un essere tanto bello quanto innamorato. Ma il film non si limita a proporci la storia d'amore tra Mina e Dracula. Esso, infatti, riprende, cita, le vicende del ben più vecchio Nosferatu di Murnau e ce ne ripropone una versione più moderna, ma non per questo peggiore. Per quanto riguarda il lato tecnico, il film può essere considerato come un lunghissimo esercizio di stile. Coppola, infatti, si serve del linguaggio cinematografico in maniera ingegnosa e geniale, riutilizzando vecchi effetti come la dissolvenza o la sovraimpressione (a mò di cinema muto) e servendosi di "nuovi" effetti come bruschi movimenti di macchina, soggettive, piani sequenza e chi più ne ha più ne metta. Ed ancora, il film non si limita al romantico ed al grottesco, passando da sequenze amorose ad altre che riprendono il gusto e l'esagerazione dello splatter. Grazie alla figura di Anthony Hopkins, qui nelle vesti del vecchio professor Van Helsing, abbiamo anche alcuni momenti di riuscitissima comicità . Per completezza, è bene citare gli altri interpreti del film, o almeno quelli più importanti. Sicuramente, tra tutti abbiamo un grandissimo Gary Oldman nei panni del Conte Vlad, capace di recitare in molteplici forme e vesti, riuscendo a stregare lo spettatore con un seppur falso ma ben riuscito accento est-europeo. Mina, invece, è interpretata dalla bellissima Winona Ryder che con la sua sensualità e la sua carica erotica, insieme alle ben note doti recitative, da al film una carica in più. Nota dolente del film, insieme a qualche sovrapposizione ed inserto di troppo, è Keanu Reeves che con la sua faccia da pesce lesso riesce ad appiattire e rimpicciolire il proprio personaggio fino ai minimi termini. Tra vampiri luccicanti e omosessuali e ragazzine infoiate, la domanda che sorge spontanea, ora più che mai, è: ma che fine hanno fatto le produzioni come questa?Â
Redacted
8,5/10
  Passato in sordina a causa degli argomenti e dei temi fin troppo scomodi di cui tratta, il film di De Palma deve la sua grandezza al metodo, sia narrativo che tecnico/stilistico, di cui si serve. Rigirato interamente a partire dal materiale trovato in rete dallo stesso regista, il film si compone di sequenze girate in POV, da presunti video presi da internet e da un fantomatico documentario francese di nome Barrage (ovviamente inventato dallo stesso regista). Ma, tralasciando il lato tecnico, la grandezza del film sta nel servirsi della settima arte come strumento di denuncia mediale. Il cinema, quindi, si traveste da televisione, da giornale, prende il posto dei media nell'informare in maniera completa, senza filtri di sorta, lo spettatore, mostrandogli la verità e non una sua versione rivista ed edulcorata. Chi meglio di De Palma, con questo breve ma intenso lungometraggio, è riuscito a cogliere fino in fondo la scelleratezza della guerra, il malessere dei soldati e la loro battaglia contro un nemico apparentemente invisibile? Spesso, però, come sappiamo basta guardarsi allo specchio e rendersi conto che il nemico non siamo altro che noi stessi.
Red River
Thomas Dunson: Go ahead. Say it!
Nadine Groot: You was wrong, Mr. Dunson!
 7/10
 Un film fin troppo lineare che trae la sua forza dal trittico degli interpreti formato da Wayne, Clift e Brennan. Tecnicamente, il film non eccelle in nessuno delle sue parti complice, forse, il fatto che sia stato girato a quattro mani. Interessante il rapporto tra Dunson e Matt, almeno nel suo svolgimento. Nel finale, il film viene denaturato da qualche scelta discutibile sul piano narrativo, soprattutto quella legata al ruolo della donna, qui fin troppo costruita con pochezza e superficialità . Sicuramente non il miglior film di Hawks ma che offre una tra le più atipiche e meglio riuscite interpretazioni di John Wayne.

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The Four Feathers
You may be lost, but you are not forgotten. For those who have travelled far, to fight in foreign lands, know that the soldier's greatest comfort is to have his friends close at hand. In the heat of battle it ceases to be an idea for which we fight. Or a flag. Rather we fight for the man on our left, and we fight for the man on our right. And when armies are scattered and the empires fall away, all that remains is the memory of those precious moments that we spent sided by side.
 4/10
 E' quasi impossibile trovare dei pregi in questo film. Abbondanti, invece, i difetti. La regia è imprecisa e rozza. Il regista si serve troppo spesso di inquadrature strette, claustrofobiche e, considerato che una buona parte del film è girata nel deserto non se ne capisce il reale motivo. Il montaggio è uno dei più brutti che io abbia mai visto. Il film risulta, quindi, confusionario sia per il ritmo, che cambia arbitrariamente senza averne particolare ragione, sia, appunto, per il montaggio stesso che crea dei veri e propri buchi narrativi che spiazzato lo spettatore. Se, narrativamente, l'intento del film è quello di dipingere la guerra come atto scellerato, tutto il racconto cozza con questa volontà , rappresentando un personaggio che non può far altro che piegarsi al proprio paese e alle persone che gli stanno intorno e continuare ad essere quello che si era rifiutato di diventare. La guerra, quindi, non viene mostrata come situazione da cui scappare ma come mezzo per ritrovare la propria identità , per riscattarsi e per farsi perdonare. Unica nota positiva in un film più che sbagliato è Abou, il nero che accompagna Harry nel suo cammino redentorio. Una sorta di strano personaggio virgiliano che, immotivatamente, accompagna il protagonista per tutto il film e funge da valvola di sfogo, riuscendo a rendere gradevole qualche misero minuto del film.
Un breve montaggio/memory bank che ho fatto per un progetto all'Accademia.
Dr. StrangeloveÂ
President Merkin Muffley: How is it possible for this thing to be triggered automatically and at the same time impossible to untrigger?
Dr. Strangelove: Mr. President, it is not only possible, it is essential. That is the whole idea of this machine, you know. Deterrence is the art of producing in the mind of the enemy... the FEAR to attack. And so, because of the automated and irrevocable decision-making process which rules out human meddling, the Doomsday machine is terrifying and simple to understand... and completely credible and convincing.
9/10
 Il film di Kubrick rappresenta, indubbiamente, uno dei modi migliori di rappresentare il conflitto pazzo, scriteriato e scellerato tra America e Russia durante la guerra fredda. Paradossalmente, l'ironia rappresenta uno dei migliori strumenti per mostrare l'irrazionalità della guerra e la facilità con cui, persino da un singolo uomo, poteva essere scatenata. Con sfacciata ironia, Kubrick racconta un argomento tabù (la Guerra Fredda) riuscendo a rappresentare in maniera caricaturale sia gli Americani che i Russi, costruendo un teatrino degli errori tanto reale quanto terrificante. Nonostante questo (e le riflessioni che ne scaturiscono), il genio è capace perfino di farci ridere, e di gusto. La summa è raggiunta dal personaggio che dà il nome al film, il Dr. Stranamore, rappresentato da un immenso Peter Sellers.Â