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Lorenzo Ceccotti

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Lorenzo Ceccotti
Non tutti sanno che, nel lontano 2010, alcuni autori, i cui nomi oggi sono largamente noti al grande pubblico, avviarono un progetto di nome Pic Nic. Il progetto era davvero interessante e promettente e tra gli autori coinvolti troviamo: Paolo Bacilieri, Adriano Carnevali, Francesca Ghermandi, LRNZ, Maicol&Mirco, Juno Mizuno, Tuono Pettinato, Giuseppe Palumbo, Dr. Pira, Ratigher, Sara Varon, Davide Toffolo. Aldilà della cura con cui le storie sono confezionate , indubbiamente in maniera pregevole, il progetto colpisce sopratutto per qualità degli autori coinvolti. La ciliegina sulla torta per noi lettori era il costo zero, il che rendeva il fumetto alla portata di tutti. Noi abbiamo la fortuna di possedere quel primo numero, distribuito al Comicon di Napoli, di cui vi mostriamo alcune immagini.
Peccato che il primo numero sia rimasto anche l’unico ad essere mai andato in stampa. Perché? Per rispondere a questa e molte altre domande ci siamo rivolti ad uno dei Superamici, Lorenzo Ceccotti, alias LRNZ.
Ecco, di seguito, la nostra intervista.
1.Qual era l’intento del progetto e quali gli ideali alla base di esso?
L’idea di Pic Nic era quella di tirar su una struttura che lavorasse direttamente con la pubblicità senza passare per un editore tradizionale: l’idea di base era quella di riprendere la linea di Carosello, che era televisiva, applicarla ad una roba cartacea, ovvero fare una rivista che avesse al suo interno una grande mole di pubblicità, una pubblicità realizzata, nello specifico, dai fumettisti per i vari brand, anche se questo nel primo numero non succede. Un esempio potrebbe essere: Campari promuove il suo spritz con le illustrazioni di Gianluca Folì. Quindi possiamo riassumere: l’idea di base era quella di mettere in piedi un’agenzia di pubblicità a fumetti che si esprimesse attraverso una rivista. Quest’idea funzionava soprattutto nell’ottica mettere in piedi una rivista che finalmente pagasse gli autori, perché all’epoca, quando Pic nic iniziò ad uscire, c’erano un paio di riviste che non riuscivano a pagare mai gli autori che ospitavano. All’epoca, io lavoravo per un’agenzia di comunicazione chiamata Xister, che avrebbe dovuto rivestire il ruolo di procacciatrice di clienti per la rivista. Ad esempio, se uno dei suoi clienti fosse la Mercedes: se la Mercedes ha intenzione di lanciare la Smart elettrica, si rivolge a Pic Nic che fa un lavoro di pubblicità a fumetti con 5 anni di anticipo sull’uscita della Smart elettrica, in modo tale da “formare” i ragazzini che poi diventeranno i futuri clienti di Smart. Quindi, gli autori di fumetti fanno un lavoro su commissione e vengono pagati dal brand e, nel frattempo, la rivista prende altri soldi per pagare fumetti estranei da questa collaborazione commerciale (ad esempio Paolo Bacilieri che pubblica Sweet Salgari).
2. Sappiamo che, oltre al numero 1, erano pronti per andare in stampa anche il numero 2, persino il numero 3. Come mai sono rimasti in cantiere? Cosa non ha funzionato?
Questa cosa non ha funzionato, perchè non si sono create le condizioni per cui l’agenzia potesse avere davvero l’occasione di puntare su Pic Nic e di considerarlo un oggetto di vendita di altissima qualità, preferendo sempre anteporre ad esso gli acquirenti “tradizionali” come: siti Web, comunicazione ATL, spot pubblicitari e quant’altro. Così Pic Nic finiva sempre in fondo alle offerte dell’agenzia. Questo avrebbe portato a due possibili conseguenze: o a pubblicare numeri di Pic Nic senza gli autori “ospiti”, cosa che era contraria ai nostri principi, oppure smettere di disegnare e fare agenzia, come fatto col primo numero, cosa su cui eravamo tutti contrari. Poiché avevamo appena iniziato, io, Maicol&Mirco, Tuono Pettinato, Ratigher, e Dr Pira (i Superamici, ndr), a fare fumetti con continuità, abbiamo capito che, fin tanto che non avessimo trovato una persona che avesse avuto l’idea che questo progetto dovesse essere spinto, con costanza, al 100%, in una certa direzione e con un determinato tipo di risultati, Pic nic non si poteva fare più. Non c’erano le condizioni per farlo seriamente. Il primo numero è stato realizzato pagando ogni singolo disegnatore presente in quel volume (180/200 euro a tavola), e stampato in 40.000 copie: in totale è costato 50.000/ 60.000 euro, senza spendere nulla di tasca nostra solo contattando le persone giuste o le strutture giuste.
3. L’idea è stata vostra o vi siete ispirati a qualcosa che già esiste?
Non so se già esiste ma, nel nostro caso, l’idea è nata da me e l’ho poi proposta ai Superamici. Proprio perché lavoravo in agenzia e avevo tutta una serie di clienti, mi sono detto: “Perché non proviamo a dirottare questo treno merci pieno di soldi e lo portiamo nei fumetti?”. Considerando che un brand di moda spende 10.000 euro per le coca cola ad una festa, allora perché, invece, non pensare di fare, con quegli stessi soldi, libri fighissimi a fumetti? Questa era l’idea!
4. Hai qualche rimpianto o rammarico per quest’archiviazione?
Si, tanti. E vi dirò di più, sono alla continua ricerca di un socio per rifare questa cosa, cioè se io trovo qualcuno che è disponibile a fare agenzia seria non solo sono convinto che è una cosa che si può rifare, ma sono anche convito che si può guadagnare.
5. Ora che avete i nomi, fama e case editrici alle spalle perché non ci ripensate?
Ora come ora, sarebbe più facile farlo, per tutta una serie di motivi ma anche perché ora c’è un’attenzione al fumetto tutta diversa. Però, banalmente, non si sono create le condizioni perché tutti stiamo chiudendo vari libri, vari progetti. Anche se sono uscito dal collettivo (ora loro si chiamano Fratelli dal cielo), ciò non toglie che sia assolutamente possibile rimettere insieme una collaborazione visto che non c’è nessun conflitto. Ovviamente con una formula differente ma senza dubbio una cosa possibile.
6. Se ci fossero i presupposti per riprendere il filo di Pic Nic, cambieresti qualcosa rispetto al progetto originale?
Sicuramente ragionerei molte meglio su quelli che sono i pacchetti da vendere a clienti, arrivando direttamente ai clienti con dei modelli già pronti. Mettere subito in piedi un’agenzia indipendente, e non già esistente, e farei in modo che i primi 4 numeri siano coperti prima di far uscire il primo. Ma, soprattutto, se dovessi fare Pic Nic oggi, non vorrei mai essere l’organizzatore del progetto, cioè prenderei il progetto e lo metterei in mano ad una persona che non vuole fare i fumetti ma che vuole fare l’editore o il pubblicitario, proprio perché non vorrei più fare l’errore di confondere i due lavori.
7. Hai qualche ricordo o aneddoto che hai più a cuore in relazione a questa collaborazione?
Vi racconto quello che, secondo me, è il più bello. Ad un certo punto, dovendo aprire una casa editrice, ci siamo informati presso altri editori su quale fosse l’iter per pubblicare certi artisti, quanto costassero i diritti e cose del genere. E, avendo scoperto che i diritti di una storia estera costano relativamente poco, decidiamo di pubblicare Corben, perché ci piace tantissimo, è il nostro autore preferito. Francesco (Ratigher, ndr) scrive una lettera meravigliosa, in cui spiega che noi eravamo anima e cuore, descrive il nostro progetto, dicendogli che era un progetto fighissimo, innovativo, che rompeva la barriera dell’edicola che faceva arrivare il fumetto nei negozi dei grandi, che lui, Corben, era il nostro eroe e, visto che aveva un suo storico sulle nostre riviste, noi desideravamo una sua storia sulla nostra rivista, in particolare una storia che piaceva a tutto il collettivo. Scriviamo al sito web di Corben e ci risponde la moglie, dicendo: “Rispondo io per Richard, in quanto lui è molto impegnato, gli scrivono mille persone al secondo ma penso che questa mail si meriti di passare ad uno step successivo, la girerò io stessa Richard”. Prometteva bene, no? E, invece, la risposta di Corben fu una mail con scritto solo “NO! (firmato) Corbo”. Lì lo abbiamo amato ancora di più, perché comunque era un no detto da un supereroe totale secondo noi. Abbiamo guardato quella mail per due ore prima di capire che aveva detto veramente no! È un ricordo molto divertente.
8. Quando hai letto le storie pubblicate su Pic Nic, ce n’é stata una che ti ha fatto esclamare: “Questa qui avrei voluto scriverla io?
Vabbè tutte. Perché per noi quello era il meglio che abbiamo potuto immaginare, era la roba più figa che c’era in circolazione, fatta eccezione per chi in quel momento non poteva partecipare o non era interessato al progetto. Se proprio devo dirne uno vi dico: Bastardi da Guerra, di Tuono, ma anche Gul di Maicol.
9. Da alcune dichiarazioni all’esordio del vostro sodalizio, si parla dei Superamici come di un gruppo molto affiatato. Era davvero così?
Si, si, tra di noi c’è una fortissima stima, ma da sempre e ancora oggi. Di solito, i fumettisti si associano fra di loro quando si supportano, mentre per me loro erano veramente la più grande minaccia al mio lavoro, nel senso che erano, a mio parere, i più grandi che c’erano ed i fumettisti che più stimavo in Italia. Poi, è chiaro, c’è qualche nome che non c’è in Pic Nic e che stimo allo stesso livello come: Andrea Bruno, Claudio Acciari, che mancavano solo perché si sperava di farne 100 di numeri di Pic Nic e dare spazio a tutti.
10. Sono passati 6 anni da Pic Nic: in cosa sei cambiato e in cosa sei simile a 6 anni fa?
Spero di essere diventato un po’ più bravo a fare quello che faccio. Magari in alcune cose sarò pure un po’ invecchiato e forse avrò perso anche un po’ di brillantezza però sicuramente ciò che è cambiato in bene è di aver accettato la sfida di muovermi da solo, che è una cosa che comunque non pensavo avrei mai fatto. Ho sempre lavorato in team, ovviamente per la gioia di farlo, ma anche per affrontare le cose con maggiore sicurezza. Ma la cosa che è cambiata di più è che ho deciso di affrontare il fumetto come prima attività della mia vita, cosa che all’epoca non facevo.
11. È cambiata la tua opinione in rapporto al mondo del fumetto rispetto ad allora?
Beh, è cambiato tanto il mondo del fumetto. È diventato un campo in cui cominciano ad esserci persone che ci lavorano seriamente ed è un’attività che comincia ad essere riconosciuta dal pubblico e che al pubblico arriva perché c’è gente che ci lavora bene.
12. Ci sono state contaminazioni tra voi Superamici?
Esiste, secondo me, un piano che è veramente trasversale tra le forme artistiche. Il fumetto, per me, è un medium visuale, un’arte invisibile perché la sua magia avviene nello spazio tra le vignette: infatti, quando passi da una vignetta all’altra, crei una parte di storia che immagini ma non vedi, gli spazi sono elementi visuali che creano processi immaginari. Allora, se si va ad analizzare la mia arte marziale, segreta ed invisibile, e si mette a confronto con quella di Ratigher, Tuono Pettinano, Maicol&Mirco e dr Pira si evidenziano molti più punti in comune di quanto si possa credere.
13. Se domani dovesse uscire Pic Nic, chi vedresti nella rivista che non era presente nel primo numero?
Claudio Acciari;
Francesco Guarnaccia;
Andrea Bruno;
Sara Pichelli;
Ugo Schiesaro;
Fabio Ramiro Rossini;
Arturo Lauria;
Ciao a tutti i lettori di Daytripper24!!!
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INTERVISTA A LRNZ, ALIAS LORENZO CECCOTTI. Non tutti sanno che, nel lontano 2010, alcuni autori, i cui nomi oggi sono largamente noti al grande pubblico, avviarono un progetto di nome Pic Nic. Peccato che il primo numero sia rimasto anche l’unico ad essere mai andato in stampa. Perché? Chi meglio può rispondere a questa domanda se non uno dei Superamici, Lorenzo Ceccotti, alias LRNZ? Scoprite cosa ci ha raccontato.... Non tutti sanno che, nel lontano 2010, alcuni autori, i cui nomi oggi sono largamente noti al grande pubblico, avviarono un progetto di nome Pic Nic.
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Ridendo e scherzando vi beccate quello che gioco, quello che guardo in TV, i film che guardo al cinema o a casa e per quale motivo non dovreste ricevere in dono anche quello che leggo? E non dovete infatti, altrimenti non l’avrei iniziata questa rubrica. Che poi è pure tutta roba che scrivo normalmente per Goodreads, zero fatica proprio. Va bene tutto, purché sia da leggere.
Febbre a 90 https://w…
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