Catari is a bat pon and also my sona
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“Douce Dame Jolie” Guillaume de Machaut
Dicevo, il referendum sull’aborto in Irlanda... ecco, la mia opinione sull’aborto, come la mia opinione su praticamente ogni cosa, è complicata e dolorosamente fluttuante. In genere, non trovo granché di cui gioire nei successi del progressismo, e nell’ormai universale spostamento di baricentro dalla sinistra tradizionale, quella della lotta di classe, alla new left. Sono d’accordo con Pasolini quando scrive che la “meravigliosa permissività” dei nostri tempi è un dono avvelenato della società dei consumi. Da un punto di vista di utilità politica, preferirei che aborto, matrimoni gay e compagnia cantante fossero illegali. Nel senso che trovo estremamente pericolosa la geografia di poteri conduttiva alla liberalizzazione dei costumi, e se devo scegliere fra la Chiesa e l’Open Society Foundation di Soros non ho molti dubbi sul fatto che la prima rappresenti la disgrazia minore.
Poi, però, c’è il fatto che non si può imporre una gravidanza a una donna che non la vuole. L’ovvietà di questo punto non ammette particolari discussioni, e di per sé risolve la questione sul piano pragmatico. Stante però la mia considerevole antipatia per la ragione pragmatica, non risolve la questione per me. A risolvere, almeno parzialmente, la questione è l’inconsistenza della cosiddetta sacralità della vita.
Dicevo, questo slogan sbandierato (anche da Pasolini nell’articolo di cui sopra) mi è sempre sembrato debolissimo sul piano teologico. Ammettiamo pure che esista una vita in sé, separata dalla prassi della vita. Una vita come principio. La sua sacralità, allora, significherebbe intangibilità. Non un processo, ma monade esistente al di fuori della sfera d’azione umana. In questo caso, dare la vita sarebbe grave quanto toglierla: entrambe le alternative configurano un’ingerenza dell’uomo in un ambito che non gli compete. Hybris, l’archetipo del sacrilegio. Non per caso Cristo nasce da una vergine.
Questo culto della vita è una delle componenti più bizzarre della teologia cattolica, per come la vedo io. Il De Contemptu Mundi, per dire, è una meditazione su quanto sia insostenibile la condizione dell’uomo. Eppure, il tizio che l’ha scritto, Innocenzo III, è lo stesso ad aver ordinato la crociata contro i Catari. Cioè quelli che avevano provato ad assolvere Dio dalla responsabilità diretta di questa condizione insostenibile. Ora, col Vaticano Secondo alle spalle, è tutto uno sbrodolamento retorico sul miracolo della vita e l’importanza della famiglia, ma in realtà l’argomento, per essere sensato, dovrebbe essere costruito così: la vita è una galera, le madri fanno da carceriere e nessuno ha il diritto di sottrarsi alla punizione.
Cosa ci resterebbe, quindi, se dicessimo la verità? Il demiurgo dei Catari, appunto. Il tiranno che ha fatto il mondo, e l’ha fatto in questa maniera tremenda. Ha fatto la nascita e ha fatto la morte. Si può anche sostenere che questo mostro sia l’unico dio (i calvinisti l’hanno fatto, praticamente, i Catari dicevano che ce n’era un altro meglio da qualche parte), ma è impossibile derivare un’etica da una figura del genere: se ne può derivare un’autorità e la necessità dell’obbedienza, ma non un’etica. L’aborto rimane, quindi, una questione interamente secolare contro la quale nessun argomento teologico è sostenibile. Non perché lo stato debba essere laico (ogni società ha i propri miti fondanti, quelli della nostra sono particolarmente ripugnanti), ma solo perché Dio tace a riguardo.
Hello there Catari
What's your favorite color? Guys??!?!.....

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Are those bat wings on your back?!.. 🦇
Provenza - Occitania - Acquitania
Agosto 2025 - giorno 3
Beziers - Eglise de la Madeleine
22 luglio 1209, il massacro dei Catari
San Pietro da Verona, il martirio e... perché viene dipinto davanti ad una "madonna catara"?