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I più maleducati d’Europa
Il 20 novembre è la Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia e vi vorrei parlare di un diritto che sempre di più neghiamo ai nostri bambini: il diritto alla bellezza.
I bambini di oggi non hanno più la stessa esposizione alla bellezza che avevamo noi da piccoli. Peppino Impastato ricordava come è importante educare alla bellezza, poiché educare alla bellezza significa educare a non rassegnarsi all'esistente, allo stato presente delle cose. In questo particolare periodo storico, siamo diventati letteralmente assuefatti alla bruttezza e il passo dal brutto all'imbruttirsi è breve ed imbruttirsi significa anche diventare maleducati.
Uno studio condotto dallo psicoantropologo e psicoanalista Massimo Cicogna, ci rivela già da tempo che i bambini italiani sono i più maleducati d'Europa. La maleducazione è sicuramente il sintomo di un disagio: l'incapacità di gestire i conflitti e di esprimere le proprie emozioni, che col tempo può trasformarsi in difficoltà di avere relazioni e disagio psicologico. Se vogliamo salvare i bambini da tanti problemi futuri dobbiamo anche fare di loro delle persone educate, non avendo paura ad intervenire su quelle che erroneamente possiamo scambiare per tratti del carattere.
Se ripenso alla mia infanzia, non ricordo di aver subito duri insegnamenti o memorabili punizioni; sono diventata quella che sono non perché mi venisse imposto qualcosa o mi venisse specificatamente insegnato, ma con l’esempio. Facevo quello che vedevo fare e se qualche cosa risultasse essere “un po’ più difficile” mi veniva “semplicemente” spiegata. Allora, attenti agli esempi che diamo: se vogliamo che i bambini si comportino in maniera educata, prima di tutto dobbiamo essere noi a farlo.
E’ importante insegnare a bambini e ragazzi a comportarsi in modo gentile e composto, in maniera semplice, ma efficace, d’altra parte in questo modo li aiutiamo a sviluppare la loro intelligenza emotiva che è alla base del successo personale nella vita e nella società.
Cosa devono saper fare i bambini per essere riconosciuti come educati?
Semplici gesti di vita quotidiana come: saper ascoltare, salutare con cortesia, non infastidire gli altri, dire sempre le paroline magiche come “grazie” e “per favore”, essere corretti a tavola, non urlare e non dire parolacce, rispettare i luoghi comuni, avere cura del proprio corpo e farsi rispettare come bambini!
Sarebbero tanti i consigli da dare sui gesti quotidiani, ma mi piace concludere dando “qualche dritta” su come insegnare ai bambini a stare in uno dei luoghi che le famiglie oggi frequentano di più, dove la maleducazione infastidisce molto i vicini e spesso è causa di gravi imbarazzi:
Semplici buone maniere al ristorante
- non disturbare i vicini di tavolo con urla e schiamazzi.
- I posti a tavola li decidono mamma e papà e non si cambiano nel corso della cena.
- Non ci si alza senza chiedere permesso.
- Si salutano i camerieri quando si arriva e quando si va via.
- E’ vietato giocare con le posate, e tutto ciò che è sulla tavola.
- Non si osservano i vicini, né si indicano le altre persone.
- Si parla a bassa voce, non si urla e non si litiga.
- Si silenziano i telefonini e possibilmente non si gioca mentre si sta a tavola.
- Si inizia a mangiare quando tutti sono stati serviti.
E per mamma è papà?
Anche qui semplici accorgimenti serviranno a rendere più gradevole la nostra e l’altrui permanenza al ristorante:
- Avvertire il ristorante della presenza dei bambini al momento della prenotazione, così il ristoratore può preparare un tavolo adeguato, e, se necessario, anche i seggioloni.
- Portare da casa dei giochi.
- Trasmettere l’atmosfera del luogo, spiegando e commentando il posto “speciale” in cui ci si trova, per fargli capire che non è a casa.
- Incuriosirlo descrivendo le portate e farle assaggiare per abituarlo a sapori nuovi.
- Ricordarsi sempre che ci sono altre persone oltre noi.
- Se il bambino si agita o incapriccia, portarlo fuori dalla sala da pranzo, rimanete con lui e rientrare soltanto quando si sarà calmato.
Ma il consiglio principale per mamma e papà è imparare a non dire mai più:
“E’ soltanto un bambino”.