C’è un torrente nelle prealpi pordenonesi che frequento spesso, soprattuto correndo nei sentieri che lo lambiscono ma anche per arrampicare in una falesia limitrofa. Si chiama torrente Artugna e due giorni fa sono andato a raccoglie del materiale per assemblare Artù, il mio primo tentativo di vivario bioattivo nativo. Ovvero un terrario chiuso popolato da specie diverse, raccolte nella stessa zona, per formare un ecosistema, si spera, autosufficiente.
Oltre che sassolini dal greto del torrente, usati per formare il fondo, ho raccolto sassi più grandi per l’arredamento, tutti composti da roccia calcarea che, in un esemplare, mostra anche piccoli e graziosi fantasmi di fossili (sicuramente Giurassico sup. - Cretacico inf., come tutte le rocce della zona). Ho raccolto anche del terriccio di bosco nel quale ho subito notato millepiedi ed altri artropodi che non sono stato in grado di identificare ma che, se in numero sufficiente, saranno utilissimi per decomporre la materia organica che inevitabilmente morirà, garantendo un ciclo di sostanze nutritive. Ho preso anche un rametto ricoperto di un bellissimo lichene, rametto probabilmente caduto a terra a causa delle recenti intemperie. Poi ho raccolto un paio di specie di muschio, uno dei quali è quasi sicuramente un Hypnum cupressiforme, riportando il muschio vicino per non lasciare nemmeno un vuoto. Vicino a questo c’era anche una piccola felce diffusissima in tutto il mondo, l’asplenio tricomane (Asplenium trichomanes) che è in grado di crescere nelle fenditure delle rocce e le cui fronde non superano i 20 cm: perfetta per un barattolo chiuso e con poco spazio a disposizione. Ho raccolto anche una piccola edera comune (Hedera helix) e un geranio di San Roberto (Geranium robertianum) il quale però, pur avendolo ugualmente inserito del vivario, non credo sopravviverà: è una pianta annuale. Infine, raccogliendo un po’ di terriccio da un secondo sito nel bosco, mi sono accorto di aver tirato su anche il piccolo bulbo di un ciclamino delle alpi (Cyclamen purpurascens) che quindi ho deciso di tenere e piantare. Ci tengo a precisare che ho raccolto solo specie molto diffuse in zona: non mettetevi ad estirpare stelle alpine, mi raccomando.
Dopo qualche ora dalla composizione ho deciso di chiudere il vivario, per vedere subito se si sarebbe instaurato un corretto ciclo dell’acqua: la gran parte della condensa si forma nella parte alta, si raccoglie in goccioline che colano sul terreno che, in parte, si raccolgono sul fondo di sassolini. Se dovessi accorgermi che l’umidità è eccessiva, lo riaprirò per farne evaporare l’eccesso.
Nell’attesa di scoprire se si instaurerà un ciclo vitale autonomo, ringrazio @waxen per i consigli one-to-one e serpadesign per quelli one-to-many.