Diciassette anni.
Fa uno strano effetto persino scriverlo.
Questo blog esiste da diciassette anni e, in qualche modo, dentro queste pagine esistono anche diciassette anni di me.
Ci sono parole che oggi probabilmente non scriverei più, persone che non fanno più parte della mia vita, incontri che invece hanno lasciato qualcosa, notti passate a parlare con sconosciuti che per qualche ora smettevano di esserlo, confessioni, fotografie, musica, rabbia, dolore, bellezza. Versioni di me che non esistono più e altre che, se scavo abbastanza, riconosco ancora.
Tumblr, per me, è stato soprattutto questo: un posto in cui potevo essere libera.
Libera di scrivere. Libera di espormi. Libera di nascondermi. Libera persino di contraddirmi.
Negli anni, però, qualcosa è cambiato.
È cambiato Tumblr, sicuramente. Sono cambiate le persone, il modo di stare qui, le interazioni. Mi manca quella profondità un po’ assurda che a volte nasceva tra perfetti sconosciuti. Mi manca quando ci si raccontava davvero, anche restando dietro un nickname. Oggi ho spesso la sensazione che siamo tutti molto più nascosti, molto più attenti a non mostrarci troppo.
E poi c’è questa continua sensazione di censura, in ogni possibile significato della parola.
Non mi sento più libera di postare. Non mi sento più libera di scrivere. E quando in un posto nato per contenere le mie parole finisco per limitarmi a rebloggare tazze di caffè, belle fotografie e meme stupidi, forse significa che qualcosa si è concluso da tempo e io non avevo ancora avuto il coraggio di ammetterlo.
Perché questo blog aveva un senso.
Non voglio che rimanga aperto soltanto per inerzia, trasformato nel fantasma di ciò che è stato.
Forse sono cambiata anch’io. Anzi, sicuramente.
Forse oggi ho bisogno di altri luoghi, di altre forme, o semplicemente di custodire alcune parti di me senza sentire più il bisogno di consegnarle a una timeline.
Quindi credo sia arrivato il momento di salutare questo posto.
Nei prossimi giorni cancellerò il blog.
Prima di farlo, però, volevo lasciare almeno queste parole a chi, per qualsiasi ragione, è passato di qui.
A chi mi ha letta davvero. A chi mi ha scritto. A chi mi ha fatta ridere alle tre del mattino. A chi mi ha raccontato qualcosa che non aveva mai raccontato a nessuno. A chi è rimasto per anni e a chi è stato soltanto una presenza di passaggio. Persino a chi mi ha incontrata qui senza mai dirmelo.
Grazie.
Non so quante persone leggeranno questo post e forse non importa.
Mi piace pensare che da qualche parte, nella memoria di qualcuno, resterà una frase, un’immagine, una canzone, una delle mie storie o semplicemente la sensazione provata passando da queste parti.
Internet ci ha insegnato che tutto rimane.
Io invece credo che alcune cose abbiano il diritto di finire.
E dopo diciassette anni, voglio concedere anche a questo posto una fine.
Il pozzo delle trame perdute, in fondo, ha custodito abbastanza storie.
È tempo di chiudere il coperchio.
Grazie per essere scesi quaggiù con me.












