LEGO: una tempesta di Robot
In occasione delle giornate mondiali del gioco, l'ultima delle quali si è svolta a Torino il 27 maggio scorso, vengono riproposti giocattoli d'epoca e attività ludiche quasi dimenticate. Oltre a questi elementi tradizionali, negli ultimi anni si è puntato, in queste occasioni, ad introdurre i visitatori (e, in particolare, i bambini) al mondo della robotica. Chiaramente la “robotica” presentata non è certamente di alto livello, né si addentra nei dettagli tecnici: l'obiettivo è quello di sensibilizzare verso le nuove tecnologie e le opportunità che queste possono fornire. Sotto forma di gioco, nella fattispecie. Per mettere “la pulce nell'orecchio” a giovani menti fresche che, forse, troveranno idee innovative e modelleranno il futuro.
All'avanguardia su questa linea di pensiero è stata la casa danese produttrice dei mattoncini più famosi al mondo: la LEGO. Questa, infatti, ha precorso i tempi lanciando sul mercato già nel 1998 la prima versione di LEGO Mindstorms, una serie di prodotti orientati alla robotica fai-da-te. Compatibili con tutti i precedenti pezzi (mattoncini, elementi meccanici della linea Technic...), comprendono microcontrollori (processori che integrano sulla stessa scheda anche moduli di memorie e le interfacce per i periferici), motori elettrici, sensori e altri elementi che permettono la costruzione di sistemi automatizzati. Oltre a questi, la LEGO ha distribuito pacchetti software per la creazione di programmi da far eseguire alle proprie piccole creazioni: ha sviluppato due linguaggi di programmazione grafica proprietari (acquistabili anche presso i negozi di giocattoli), ma i programmi possono anche essere scritti in diversi altri linguaggi più conosciuti.
Ciò che rende particolarmente interessante questo prodotto è la sua versatilità: pur essendo presentati come giocattoli, questi kit hanno immense potenzialità. Con un numero sufficiente di pezzi e buona volontà, questi possono implementare la struttura e la funzionalità di pressoché qualunque macchinario meccanico più o meno automatico, sebbene in modo chiaramente basilare e non ottimizzato.
Sul versante educativo, molto apprezzabile è stata l'idea di produrre uno speciale set acquistabile dalle scuole: nato in collaborazione con il MIT, comprende una vasta collezione di componenti nonché l'immancabile software. Purtroppo questa grandiosa opportunità (come molte altre, del resto) non è stata particolarmente recepita dalla scuola italiana, che continua ostinatamente credere che l'”informatica” da insegnare ai bambini sia “imparare ad utilizzare Word”.
Ciliegina sulla torta che si riallaccia ad un mia precedente articolo è l'origine del nome assegnato a questa linea di prodotti: è infatti un omaggio al libro Mindstorms: Children, Computers, and Powerful Ideas di Seymour Papert, l'allievo di Piaget che, come già raccontato, è stato il creatore del linguaggio Logo. Si può supporre che quindi si possa trovare un'analogia di intenti e di pensiero tra lo psicologo e la LEGO: nel mio pensiero utopico posso sperare che anche la celeberrima produttrice, al di là del marketing, abbia voluto dare il proprio contributo alla costruzione di un mondo migliore. Un mondo in cui gli adulti di domani sapranno come rapportarsi positivamente con la tecnologia.
Giulia D'Agostino


















