Programma 101 - Assembly




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Programma 101 - Assembly

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Olivetti Programma 101
Aneddotica Magazine presenta Quattro chiacchere con Gastone Garziera Un po' di storia dell'Olivetti. #gastonegarziera @ #aneddoticamagazine Gastone...
Aneddotica Magazine presenta Quattro chiacchere con Gastone Garziera Un po' di storia dell'Olivetti. #gastonegarziera @ #aneddoticamagazine Gastone...
Olivetti Programma 101 - 1964
L'Olivetti Programma 101, o P101, o Perottina è un calcolatore da scrivania, con stampante integrata, sviluppato dalla ditta italiana Olivetti negli anni tra il 1962 e il 1964. Progettata da Pier Giorgio Perotto insieme con Giovanni De Sandre e Gastone Garziera, la P101, con la sua innovativa concezione e il design avveniristico per l'epoca, può essere considerato il primo personal computer. Il progetto della carrozzeria, in un primo tempo affidato a Marco Zanuso, fu riaffidato a Mario Bellini, all'epoca giovane architetto. Il risultato fu talmente ergonomico e innovativo per i tempi, che valse all'azienda l'Industrial Design Award. Alcuni esemplari di P101 sono infatti esposti in musei come esempi di design innovativo.
The Programma 101 was the first commercial "desktop computer".Produced by Italian manufacturer Olivetti and invented by the Italian engineer Pier Giorgio Perotto. It was launched at the 1964 New York World's Fair, volume production started in 1965. A futuristic design for its time, the Programma 101 was priced at $3,200 ($23,000 if adjusted to 2011). About 44,000 units were sold, primarily in the US.
La informática no sería nada sin la "Programma 101"

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Wanna be Americano? No, grazie
Dopo più di tre settimane (tre settimane!) passate a far languire l'abbozzo di questo articolo sul desktop del mio pc, tra appunti di programmazione ad oggetti e relazioni di laboratorio, ho trovato la forza per riaprire il file e terminare il mio compito.
Tutto iniziò un mercoledì di maggio, il 9 maggio 2012 per essere precisi, quando presso l'Aula Magna del Politecnico di Torino si tenne una sfida sui generis: nell'ambito della manifestazione denominata “a colpi di bit” si sono affrontate su un ring metaforico quanto fisico tre calcolatori d'epoca, rappresentanti gli anni '60, '70 e '80 rispettivamente. Le protagoniste indiscusse dell'evento sono state l'Olivetti P101, l'Apple1 e l'Amstrad CPC, le differenze tra le quali non si fermano meramente all'anno di nascita, comprendendo bensì anche caratteristiche tecniche e finalità di utilizzo. Il calcolatore Olivetti, nato prima ancora della coniazione del temine personal computer, ha precorso i tempi senza che perciò ne venissero intraviste le reali (ed enormi) potenzialità; il celebre progetto dell'ancor più famoso Steve Jobs può essere definito il primo esemplare di scheda madre premontata che ha dato l'avvio alla creazione di computer di ampia diffusione a prezzi modici e pretese contenute; infine il “Color PC” di fattura britannica, pur spiccando per particolari qualità grafiche, non ebbe il successo sperato a causa dell'errato tempismo di messa sul mercato.
Sebbene sarebbe interessante soffermarsi a descrivere nel dettaglio ciascuna di esse, poiché la storia viene sempre scritta dai vincitori mi limiterò a presentare colei che, a quanto si evince dai dettagliati resoconti dell'evento, ha sbaragliato le avversarie: la più anziana ma, evidentemente, ancora con parecchie cartucce in serbo per continuare a stupirci, Olivetti Programma 101.
Nel 1964 l'Olivetti venne fagocitata dalla General Electric: dall'unione che andava formandosi teneva orgogliosamente le distanze l'ingenger Pier Giorgio Perotto che, con un ristretto gruppo di collaboratori, decise di continuare autonomamente il progetto di una macchina scherzosamente denominata “la Perottina” che gli era stato precedentemente assegnato. L'idea di base nella progettazione di quest'ultima era creare un calcolatore efficiente ma di facile utilizzo, che potesse trovarsi qualitativamente su un gradino intermedio tra la calcolatrice da tavolo (in grado, all'epoca, di effettuare le sole quattro operazioni) ed i grandi computatori dei centri di calcolo; poiché sarebbe stata programmabile, avrebbe potuto essere appetibile anche presso le società già dotate di calcolatori di alto livello, dove avrebbe eseguito i calcoli di “da tavolo”; in un'azienda che si stava definitivamente convertendo alla sola produzione di macchine meccaniche, la nascente P101 si poneva in contrapposizione alla linea di mercato. Anche la forma esteriore puntava sulla novità: affidata ad un designer di tutto rispetto come Mario Bellini, era compatta ed accattivante; non stupisce che qualche anno dopo la fine di questa avventura avveniristica, lo stesso venne contattato da un certo Jobs che da sempre ha fatto di queste peculiarità estetiche il punto forte del suo business, il quale gli proponeva una collaborazione. Bellini declinò per senso del dovere nei confronti dell'Olivetti, l'azienda che gli aveva dato tanto ma che presto non sarebbe stata la stessa che aveva conosciuto, ma questa è un'altra storia.
Nell'autunno 1965 la P101 fece il suo debutto in società: presentata ad una fiera specializzata negli Stati Uniti, ricevette elogi e ottime recensioni da parte dei giornali, primo fra tutti il New York Times. Sembrava che fortunatamente fosse stato intuito il filone d'oro capeggiato da questa macchina: nonostante il prezzo non propriamente abbordabile da chiunque, il mercato riuscì ad assorbirne 44.000. In un anno. Poi fu l'oblio.
La Hewlett-Packard ne acquistò alcuni esemplari, li studiò attentamente e li riprodusse fedelmente: questo le causò una denuncia e l'obbligo di versare una discreta cifra di royalties all'Olivetti; ciò non impedì alle altre grandi case produttrici di calcolatori di prendere l'idea, rigirarla, adattarla, migliorarla e lanciare sul mercato nuove macchine che non fossero meramente plagi bensì “figlie” della P101. Poiché, come detto, l'Olivetti non puntava più ad investire sull'elettronica ma solo sulla già stabile e consolidata meccanica di precisione per cui quasi tutti la ricordiamo, i pochi progetti portati avanti per aggiornare il progetto della Perottina e contrastare la concorrenza furono troppo lenti e poco interessanti, motivo per cui non riuscirono mai ad imporsi sul mercato.
Fu così che la piccola, indipendente P101 fu la capostipite di una discendenza non sua, ma che introdusse al mondo il concetto di computer personale: non avrà vinto la guerra, ma la sua battaglia sì. Una di quelle battaglie in cui era l'eccellenza italiana a dare scacco agli avversari.
Giulia D'Agostino
"Cosa ne pensi dei computer?" "Mi terrorizzano". Un documentario racconta Programma 101 di Olivetti, il primo personal computer della storia.
italiani in un paese italiano