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Miles Really Glorious
Cento anni fa, il 26 Maggio 1926, nasceva ad Alton, Illinois, questo signore, Miles Dewey Davis III.
Un signore che ha lasciato segni indelebili nella cultura del '900. Rivoluzionario, scontroso, carismatico, antipatico, oscuro, provocatore. Un leader incomparabile, un musicista astuto e, cosa rarissima, attento ai suoi limiti tecnici ma capace di farne un vanto.
Quando nel 1987 Miles Davis fu invitato a una cena di gala nella Casa Bianca dal Presidente Ronald Reagan per premiare il grande Ray Charles non poteva dire no e si ritrovò seduto accanto alla moglie di un politico che, secondo il racconto che potete leggere nell’autobiografia del musicista, ha cominciato a chiedergli con insistenza dello stato del jazz americano.
«Il jazz qui è ignorato perché non è dei bianchi, che vogliono possedere tutto», disse Davis. La donna, irritata, rincarò la dose: «E lei che cosa ha fatto di così importante nella sua vita?». «Beh, io ho cambiato la storia della musica cinque o sei volte», rispose il trombettista. E aveva ragione.
Pur essendo figlio di borghesi (il padre famoso dentista, la madre insegnante) amava dire che suonava il blues anche se non aveva sofferto. E la Questione Razziale per lui era pura questione di consapevolezza.
Lo celebrerò a suo tempo nelle Storie Di Musica, ma nel frattempo auguri a Miles
So bene cosa ho dato alla musica, ma non chiamatemi leggenda. Chiamatemi Miles Davis

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by vaclav wenig
_ © Paulien Huizinga
by aganetha dyck
La scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Lettere Il ministro dell’Istruzione Valditara e le sue “linee guida” fanno fuori e ridimensionano il razionalismo, il materialismo e la critica nell’insegnamento della filosofia ai licei: un vero disastro educativo. La lettera della rivolta di oltre 30 docenti
Il ministro dell’Istruzione Valditara e le sue “linee guida” fanno fuori e ridimensionano il razionalismo, il materialismo e la critica nell’insegnamento della filosofia ai licei: un vero disastro educativo. La lettera della rivolta di oltre 30 docenti
In questi giorni è esploso il caso dell’insegnamento dei Promessi sposi a scuola. Molti hanno gridato allo scandalo perché seguendo le nuove “Indicazioni Nazionali per i Licei”, emanate il 23 aprile scorso dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il grande romanzo manzoniano smetterebbe di essere studiato al secondo anno di Liceo. Ma le Indicazioni Nazionali contengono scelte molto gravi anche per quanto riguarda l’insegnamento della filosofia nelle scuole superiori, finora passate per lo più inosservate. Si tratta di questo: dovendo indicare, anche se a titolo esemplificativo e non vincolante, quali sono i filosofi e le filosofe che appartengono al canone degli autori meritevoli di essere studiati, le “Indicazioni nazionali” procedono alla temeraria esclusione di alcuni grandi classici della tradizione moderna e contemporanea, veri e propri giganti della filosofia razionalista e materialista e, più in generale, del pensiero critico.
Per limitarsi ai casi più sconcertanti, con riferimento a quest’ultimo aspetto: le linee guida escludono dalla lista degli autori addirittura Spinoza, Leibniz (a parte un riferimento al solo Leibniz “logico” – circostanza che parla da sé! – nelle Linee guida per il Liceo Classico) e Marx; non risolvono il vulnus (già presente nelle indicazioni precedenti) che indica di studiare “almeno uno” tra Hobbes, Locke e Rousseau, suggerendo implicitamente di non approfondire le diverse opzioni che hanno determinato niente di meno che la costituzione della razionalità politica moderna; limitano lo studio di un autore decisivo come Kant alla sola “idea (sic!) di critica”, rimaneggiando profondamente lo studio del criticismo in tutti i suoi aspetti (non ultimi quelli morali e storico-politici); ignorano Fichte e Schelling, dunque la stessa filosofia classica tedesca, sradicandola dal panorama del pensiero moderno. Si potrebbe continuare a lungo, se non che ciò che rileva evidenziare è che tali inopinate esclusioni non sono innocenti, giacché si trova il modo di sostituire gli autori appena menzionati con una non meglio specificata “filosofia italiana dell’Ottocento” (davvero così rilevante al cospetto dei classici fatti rimuovere?) e con il riferimento al “neo-idealismo crociano e gentiliano” (astratto dalle sue radici nella tradizione del marxismo italiano e dalla critica che ne ha fatto Gramsci).
Pare evidente che la composizione – quantomeno bizzarra – di questa lista sconti più di un debito nei confronti di quel fantasioso progetto di “egemonia culturale” che un governo in ritirata tenta di lasciare, a legislatura quasi conclusa, come polpetta avvelenata al mondo della scuola, ai docenti e, soprattutto, alle nuove generazioni. Ma c’è di più. La montagna ha partorito il topolino anche perché la proposta Valditara è l’esito di consultazioni che hanno coinvolto un numero limitatissimo di esperti, nominati – secondo logiche non del tutto perspicue, peraltro – dal Ministero. Nessuna vera discussione – che avrebbe dovuto essere ampia e diffusa – ne ha accompagnato la genesi. Un metodo verticistico per un risultato regressivo.
Preoccupa, inoltre, che questa operazione “culturale” si sposi – non casualmente – con il tentativo di aggredire il sapere storico e la ricchezza delle sue articolazioni, proponendo il suo ridimensionamento metodologico in favore di una nuova “modalità” di insegnamento della filosofia, definita “tematica”, ma dietro la quale si nasconde la precisa volontà – perseguita da qualche solerte membro della Commissione di esperti nominata dal Ministero – di diluire l’inquadramento storico-critico delle problematiche filosofiche con una pseudo-metodologia di importazione del tutto estranea alla nostra tradizione nazionale e funzionale unicamente a obliterare la storia e neutralizzare la profondità critica della filosofia.
Desta sconcerto, peraltro, il dilettantismo con il quale si tenta di dare soluzione al problema, pure da più parti sentito e riconosciuto, di uno studio meno impressionistico del “secolo breve”, spesso sacrificato da programmi scolastici incapaci di ricomprenderlo (quantomeno nei suoi tratti caratterizzanti e decisivi): le nuove linee guida riescono nella non facile impresa di peggiorare anche questa situazione, poiché la malcelata fretta di spingere l’insegnamento della filosofia sino al ventunesimo secolo – che ben si accorda con la provinciale attitudine a nominare di sfuggita temi “alla moda” che però non vengono adeguatamente svolti – è raggiunta a discapito dell’approfondimento del diciannovesimo e soprattutto del ventesimo secolo.
Quest’ultimo, fino ad oggi praticamente dimenticato, verrebbe ora incomprensibilmente compresso in favore di uno sguardo approssimativo sulla più stringente attualità.
Un vero disastro, dunque, le cui articolazioni non vanno viste come la casuale coincidenza di sfortunati interventi, ma piuttosto come le parti organiche di un progetto unitario e coerente: consegnare a una nuova generazione di studenti, già pesantemente svantaggiata dalla condizione di inesorabile declino a cui il nostro Paese sembra consegnato, una formazione debole, priva di respiro, incapace di fornire gli strumenti necessari per comprendere la complessità del mondo contemporaneo, i suoi fenomeni più recenti, il quadro delle trasformazioni che ne governano il vorticoso divenire.
In qualità di docenti universitari delle diverse aree filosofiche invitiamo i colleghi, gli studenti, le società di settore a favorire l’apertura di una discussione autenticamente democratica su questo delicato tema. È necessario impegnarsi, ciascuno nel suo ruolo e in base alle sue possibilità, per chiedere il ritiro delle linee guida e giungere a una proposta alternativa realmente condivisa da tutti gli attori del mondo della scuola e dell’università.
Primi firmatari
Stefano G. Azzarà (Università di Urbino)
Giulio Azzolini (Università Ca’ Foscari Venezia)
Franco Bacchelli (Università di Bologna)
Andrea Bardin (Università di Padova)
Luca Basso (Università di Padova)
Michele Basso (Università di Padova)
Giuseppe Bianco (Università Ca’ Foscari)
Davide Bondì (Università di Verona)
Massimo Cacciari (Università Vita-Salute San Raffaele)
Antonio Cecere (Università di Roma Tor Vergata)
Giorgio Cesarale (Università Ca’ Foscari Venezia)
Claudio Corradetti (Università Roma Tre)
Vincenzo Costa (Università Vita-Salute San Raffaele)
Filippo Del Lucchese (Università di Bologna)
Leonardo Distaso (Università di Napoli “Federico II”)
Roberto Finelli (Università Roma Tre)
Francesco Fronterotta (Università di Roma “La Sapienza”)
Fabio Frosini (Università di Urbino)
Carlo Galli (Università di Bologna, Fondazione Gramsci Emilia-Romagna)
Dario Gentili (Università Roma Tre)
Gennaro Imbriano (Università di Bologna)
Maria Laura Lanzillo (Università di Bologna)
Giovanni Licata (Università di Roma “La Sapienza”)
Jamila Mascat (Università di Utrecht)
Sandro Mezzadra (Università di Bologna)
Vittorio Morfino (Università di Milano-Bicocca)
Marcello Mustè (Università di Roma “La Sapienza”)
Matteo Pasquinelli (Università Ca’ Foscari Venezia)
Stefano Petrucciani (Università di Roma “La Sapienza”)
Paolo Quintili (Università di Roma Tor Vergata)
Fabio Raimondi (Università di Trieste)
Salvatore Tinè (Università di Catania)
Francesco Toto (Università Roma Tre)
Lorenzo Vinciguerra (Università di Bologna)
La scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
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Consensual Gate, Aaron McPolin
scanned detail of ioana & diana
A Square in Girona - Aldo Balding
British, b. 1960 -
Oil on canvas
« Art. 36.
Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi. »

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Feste Importanti
Maggio viene ardito e bello con un garofano all’occhiello con tante bandiere nel cielo d’oro per la festa del lavoro
Gianni Rodari
The Verve - Bitter Sweet Symphony
Nella mia breve ma intensa "carriera" da groupie, c'è da annoverare quel giorno di aprile del 2002 in cui io e la mia amica Alessandra prendemmo la saggia decisione di fare sega all'interrogazione di greco e di andare a Via del Governo Vecchio a cercare un paio di Dr Martens neri usati. Io all'epoca ero molto molto magra, bionda, vestita solo di abitini, collant appositamente bucati e smalto nero di Layla; mi sentivo bella, libera e potente. Passeggiando per i negozi ci appare davanti Richard Ashcroft, in compagnia di un altro ragazzo magrissimo e biondo. Io ed Alessandra ci fermiamo di colpo, gli chiediamo un autografo (l'unica cosa da poter chiedere ad una persona famosa quando ancora non esistevano gli smartphone, i selfie e tutte quelle cose lì). Mentre facciamo due chiacchiere di circostanza, io, bella, libera e potente, inizio ad abbassare la zip che teneva chiuso il mio vestitino nero comprato a Via Sannio, e a ridere con quella malizia che si ha solo a quasi 20 anni. Alessandra si scioglie i capelli. In un attimo finiamo in un albergo a San Luigi dei Francesi a vivere una delle giornate più intense dei nostri quasi vent'anni, conclusa con un due in letteratura greca e un fortissimo senso di potere e di controllo del mio corpo che mai avrei più provato