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Storia Di Musica #439 - The Sandals, The Endless Summer O.s.t., 1966
Tra le mode più potenti del novecento americano, esportata in tutto il mondo, vi è il surf. Che nel rock ha segnato un movimento intero, a cavallo tra la fine degli anni '50 e gli inizi dei '60, che è stato fondamentale per l'evoluzione della musica giovanile internazionale (un nome su tutti, i Beach Boys). La storia di musica di oggi ci porta a scoprire un progetto che è stato l'apripista della diffusione nel mondo della cultura del surf: fu il documentario che Bruce Brown fece sul surf tra il 1964 e il 1965. Brown, fotografo e documentarista, seguì infatti due surfisti, Mike Hynson e Robert August, alla ricerca dell'onda perfetta in tutto il mondo, spostandosi da un'emisfero all'altro seguendo il clima estivo, da cui il titolo, The Endless Summer. Viaggiano lungo le coste di Australia, Nuova Zelanda, Tahiti, Hawaii, Senegal, Ghana, Nigeria e Sudafrica alla ricerca di nuove spiagge e posti per il surf, introducendo nel contempo gli abitanti del luogo a questo sport. La narrazione si allontana dallo stile rigido e formale dei documentari degli anni '50 e dei primi anni '60 per abbracciare uno stile più informale, divertente e personale, intriso di umorismo sottile, affinato in sei anni di narrazione dal vivo.
Negli stessi anni, siamo nel 1962, Danny Brawner, un batterista, si unì a un gruppo liceale chiamato The Twangs, guidato dai fratelli Gaston e Walter Georis. Brawner alla batteria, Gaston alle tastiere, Walter alla chitarra ritmica, John Blakeley alla chitarra solista e suo fratello David al basso. David fu sostituito da John Gibson poco dopo. La band cambiò nome in The Shadows e infine optò per Sandals, una crasi di "Sand" (sabbia) e "ells" (caramelle), un suffisso popolare all'epoca per i nomi dei gruppi. Pubblicarono il loro primo album, Scrambler!, all'inizio del 1964. Collaborarono con la World Pacific Records per la pubblicazione, il che permise loro di entrare in contatto con Bruce Brown, che in quel periodo stava iniziando il montaggio del suo documentario sul surf, The Endless Summer appunto. Brawner e i fratelli Georis incontrarono Brown a Long Beach, a una fiera del surf, sperando di vendergli una delle canzoni dei Sandals da utilizzare nel nuovo film di Brown. Brown, tuttavia, rimase così colpito dalla loro musica che accettò di usare diverse loro canzoni nel film. Fu concordato che tutti i profitti del film sarebbero andati a Brown, mentre tutti i profitti della colonna sonora sarebbero andati ai Sandals. Il gruppo sfruttò il tempo in studio che il lavoro sul film gli offrì per pubblicare diversi LP e singoli durante questo periodo. Il gruppo modificò leggermente anche il proprio nome in questo periodo, adottando la forma ispirata al surf "The Sandals". Per un certo periodo, il gruppo andò in tournée con il film, fornendo l'accompagnamento musicale dal vivo per la narrazione di Bruce Brown.
La copertina del disco riprende pari pari quella del film, divenuta iconica: opera di John Van Hamersveld, uno studente all'Art Center College of Design e direttore artistico di Surfing Illustrated Magazine e Surfer magazine, divenne subito un classico, tanto che oggi è conservata nella sezione del National Museum of American History dello Smithsonian Institution. Il disco, totalmente strumentale, diviene una delle colonne del suono surf rock: Il suono di chitarra guida l'ascoltatore come un'onda lunga, evocando il sole e l'orizzonte marino. Nei brani non mancano anche parti di organo, tastiere e una ritmica sobria che creano un sottofondo ideale sia per le immagini di viaggio sia per un ascolto contemplativo. Magistrale l'uso dello Spriung Reverb (il riververo a molla, che dà l'impressione dell'onda che si infrange), del tremolo, con la chitarra solista protagonista incalzata da perfette basi ritmiche. Alcune canzoni, come Theme From The Endless Summer divennero fondamentali nell'Impatto culturale di quei simboli, il manifesto universale della cultura surf-and-travel, che proprio con questo documentario e questa musica iniziò a svilupparsi: viaggiare per surfare nel mondo e nei posti dove le onde sono più belle.
I Sandals registrarono anche una Endless Summer con parti vocali, e furono richiamati in altri progetti simili: nel 1967 scrissero la colonna sonora per un documentario di Dick Barrymore sullo sci, poi iniziarono a suonare "alla Beach Boys" con risultati tutto sommato modesti. Ma nel 1992 un colpo da maestro: i fratelli Georis e John Blakeley riformano la band e scrivono una nuova colonna sonora per The Endless Summer II, documentario del 1994 dove due nuovi surfisti: Pat O'Connell e Robert "Wingnut" Weaver ripercorrono le orme di Mike Hynson e Robert August, mostrando l'evoluzione della disciplina sia tecnica che "immaginifica".
Passi Scelti
Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato; spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato. Cyrano 1966
La fantasia può portare male se non si conosce bene come domarla, ma costa poco, val quel che vale, e nessuno ti può più impedire di adoperarla Quattro stracci, 1966
M’han detto che questa mia generazione ormai non crede in ciò che spesso han mascherato con la fede nei miti eterni della patria e dell’eroe perché è venuto ormai il momento di negare tutto ciò che è falsità. Dio è morto, 1965
E che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ ingiustizia. La locomotiva, 1972
O forse non è qui il problema e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi e ognuno costruisce il suo sistema di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali, scordando che poi infine tutti avremo due metri di terreno… Canzone di notte n. 2, 1976
Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te. Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là, sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità… Eskimo, 1978
Quante volte ci è capitato di trovarci di fronte a un muro, quante volte abbiam picchiato, quante volte subito duro, quante cose nate per sbaglio, quanti sbagli nati per caso, quante volte l’ orizzonte non va oltre il nostro naso, Quante volte ci sembra piana, mentre sotto gioca d’azzardo, questa vita che ci birilla come bocce da biliardo Antenòr, 1981
Ma il tempo, il tempo chi me lo rende? Chi mi dà indietro quelle stagioni di vetro e sabbia, chi mi riprende la rabbia e il gesto, donne e canzoni, gli amici persi, i libri mangiati, la gioia piana degli appetiti, l’ arsura sana degli assetati, la fede cieca in poveri miti? Lettera, 1996
E percorriamo strade non più usate figurando chi un giorno ci passava e scrutiamo le case abbandonate chiedendoci che vita le abitava, perché la nostra è sufficiente appena ne mescoliamo inconsciamente il senso; siamo gli attori ingenui su una scena. Vite, 2004
Storia di Musica #4. Francesco Guccini - Via Paolo Fabbri 43, 1976
L’immagine sfocata di questo disco, uno dei più belli della canzone d’autore italiana, fu usata da Francesco Guccini per anni come manifesto per i suoi concerti, per la forza iconica che le 6 canzoni di questo disco hanno rappresentato per almeno due generazioni. Francesco Guccini, uno dei massimi esponenti della musica italiana, nasce, come ha sempre definito, “fra la via Emilia ed il West”, nel gennaio del 1940, in quel di Modena, ma trascorre buona parte dell’adolescenza a Pavana, sull'appenino pistoiese. Inizia d appassionarsi al nascente Rock’n’Roll e impara a suonare armonica e chitarra. Il suo primo complesso di natura “professionale” si chiamava I Gatti. All’inizio degli anni ‘60 si unisce Maurizio Vandelli e quel nucleo si trasformerà nella futura Equipe 84. Guccini però non si aggrega, e decide di studiare Letteratura Americana. Pur non laureandosi insegnerà per vent’anni Lingua Italiana al Dickinson College di Bologna, dove si trasferisce, creando un rapporto sentimentale intensissimo con la bellissima città emiliana. Stregato dalla poetica di Dylan, inizia a fare l’autore di canzoni, tutte diventati dei classici: Auschwitz e L’Antisociale per l’Equipe 84, Per Fare Un Uomo, Noi Non Ci Saremo e la celeberrima Dio È Morto per i Nomadi. Alcune di queste compongono il suo disco solista, Folk Beat No. 1 del 1967, a cui si aggiungono due altri gioiellini La Ballata Degli Annegati e In Morte di S.F., conosciuta anche come Canzone Per Un’Amica. Il successo è ancora lieve, ma Guccini ci riprova con Due Anni Dopo, del 1970: meno folk, più introversione, canzoni belle come Giorno D’Estate (già successo per i Nomadi) e la toccante La Primavera Di Praga. Dopo pochi mesi esce L’Isola Non Trovata (1971) che vede per la prima volta il gruppo di musicisti che segneranno una svolta artistica per lui: Ares Tavolazzi al basso, Ellade Bandini alla batteria, alle tastiere e agli arrangiamenti Vince Tempera, con la consulenza artistica di Pier Farri. Il disco è già maturo, ricco di riferimenti colti e letterari, con canzoni famose come Il Frate, Asia, La Collina, ispirata quest’ultima ai lavori di Salinger. Radici, del 1972, è il disco di culto, uno dei più grandi dischi italiani di sempre: liriche articolate, ambiziose, con quel tocco gucciniano di atmosfere che diventerà paradigmatico, tra rabbia politica (La Locomotiva) alle atmosfere familiari (come la storica copertina) che si svolge nelle storiche Piccola Città (dedicata a Modena), Il Vecchio E Il Bambino, Canzone Della Bambina Portoghese. Nel 1973 il primo live, il personalissimo Opera Buffa, dove sciorina la sua anima cabarettistica, in esilaranti e spassose canzoni come Talkin’ Sul Sesso e Fantoni Cesira. Ne 1974 Stanze di Vita Quotidiana è più enigmatico, tanto che un giovane giornalista musicale, Riccardo Bertoncelli, destinato a diventare il più grande critico rock italiano, scriverà una recensione cattivissima su Gong, secondo, parole di Bertocelli, quel “ viziaccio dell'epoca di insegnare agli artisti cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere, e io c'ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa”. Mesi dopo Guccini, esterrefatto, scriverà una canzone dove in un verso storico dice “Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete\un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!”. Bertoncelli chiamò Guccini per un chiarimento, i due si trovarono a casa di Guccini, in Via Paolo Fabbri 43, vicino la Stazione San Vitale di Bologna, e si chiarirono davanti ad una bella bottiglia di vino, tanto che Guccini era convinto di togliere il suo cognome dal testo ma Bertoncelli, con grande classe, gli disse “ora che ci siamo conosciuti non ha più senso”. L’Avvelenata è uno dei capisaldi di questo disco, che prende proprio nome dall’indirizzo bolognese di Guccini, Via Paolo Fabbri 43. Disco impegnato e personalissimo, forse quello con più vena personale, ricco di cronaca, nella toccante Piccola Storia Ignobile, sull’aborto, o Il Pensionato, sulla marginalità di certi personaggi urbani. Ma il disco è brioso nella stupenda Via Paolo Fabbri 43, caustica e divertita, dove in un altro leggendario verso se la prende con Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Fabrizio De André (La piccola infelice [Lilly] si è incontrata con Alice / ad un summit per il canto popolare. / Marinella non c'era, fa la vita in balera, / ed ha altro per la testa a cui pensare). Ci sono poi la dolce Canzone Quasi D’amore, scritta da Guccini come inno alla canzone in sè e non all’amore e Canzone di Notte n.2, piena di quei tic notturni gucciniani così esemplari da risultar tanto familiari. Il disco lo consacra stavolta non solo al culto ma anche al successo, e quella via di Bologna diventerà meta di pellegrinaggi. Guccini raccontò che fu costretto a mettere una grande cassetta delle lettera per raccogliere le testimonianze di chi passava di lì: Se tutto mi uscisse, se aprissi del tutto i cancelli, /farei con parole ghirlande da ornarti i capelli, /ma madri e morali mi chiudono, ritorno a giocare da me: / do un party, con gatti e poeti, qui all’ alba in via Fabbri 43!.
Ciao Francesco
Storia Di Musica #438 - Steve Hiett, Down On The Road By The Beach, 1983
Le storie musicali agostane potranno apparire un po' scontate, vertendo su temi vacanzieri, ma vi prometto che saranno interessanti e molto particolari. Si parte da una strada vicino la spiaggia, che è stato l'unico album di un grandissimo fotografo, Steve Hiett.
Originario di Oxford, Hiett cresce nel West Sussex e alla fine degli anni '50 si laurea alla Brighton Art School in graphic design. Inizia a suonare la chitarra, e pochi anni dopo è insieme ad altri due musicisti, Ian MacDonald (poi Ian Matthews, che finì in gloria con i Fairport Convention) e un talentuoso session man di nome John Paul Jones (poi pilastro dei mitici Led Zeppelin), con cui pubblicano a nome Pyramid un singolo nel 1967, Summer Of Last Year. Pochi mesi dopo per caso fa delle fotografie per la rivista Nova, una delle edizioni più radicali ed eleganti della stampa di costume britannica del periodo, e mantiene contatti con l'ambiente rock, tanto che nel 1970 sono sue alcune delle ultime fotografie di Jimi Hendrix, nel backstage del concerto all'isola di Wight. Nel 1972 si trasferisce a Parigi, dove inizia ad essere uno dei fotografi più importanti ed apprezzati per famose riviste di moda, come Vogue, Marie Claire, Elle, GQ, diventa una star della fotografia, e continua anche a fotografare le star della musica (da Miles Davis ad Elton John).
Per una mostra personale che si fece a Tokyo sui suoi lavori, alla Galerie Watari, Hiett scrisse delle musiche per chitarra per accompagnare le immagini. Quelle musiche piacquero così tanto alla Sony, sponsor della manifestazione, che gli fu chiesto di scriverne altre: i giapponesi gli misero a disposizione uno studio di registrazione ed i Moonriders, una della band giapponesi più in voga in quel momento. Hiett si chiuse in albergo a scrivere e comporre da solo e ottenne che il suo amico Elliott Randall (chitarrista e produttore, autore dell’assolo in Reelin’ In The Years degli Steely Dan, ed anche quello famosissimo in Fame di Irene Cara) arrivato dagli USA, potesse dargli una mano.
La copertina di Down On The Road By The Beach (1983) è uno dei suoi scatti magici e misteriosi, e sul retro di copertina c'è un esplicito commento: «This Is A Guitar Album». Down On The Road By The Beach si fonda su un duello di chitarre blues minimaliste intrise di riverbero e tremolo, sintetizzatori elettronici che giocano con la musica ambient e la voce eterea di Steve che fluttua sopra una nostalgia profondamente meditativa e spazzata dal vento. L'album stesso contiene sue splendide foto che ritraggono l'intero spettro della vita estiva: attesa, giubilo, agitazione, riflessione e liberazione. Tutti vorremmo che l'estate durasse per sempre, ma alla fine anche questa idea diventa insopportabile. La scaletta è meravigliosa: da una specie di ninna nanna celeste (l’iniziale Blue Beach – Welcome To Your Beach), alla rivisitazione dei classici rock'n'roll (Roll Over Beethoven di Chuck Berry, The Next Time di Cliff Richard, Sleep Walk firmata da Santo & Johnny, su tutte quella incredibile di Never Find A Girl di Eddie Floyd), e le canzoni scritte con i Moonriders, come il trip indotto dalla morfina di Standing There, o canzoni dove gli spazi in cui quelle sei corde si fanno più concrete (Looking Across The Street), altre che sanno di un addio cinematografico (Miss B.B. Walks Away), Down On The Road By The Beach sembra fatto d’aria, un lavoro etereo, senza gravità anche quando gioca con il blues o il rock’n’roll dei tempi andati, si diffonde tutt’intorno dalla prima nota all’ultima, creando uno spazio che non conosce limiti e culla i sensi.
Per 36 anni la distribuzione avvenne solo in Giappone, tanto che una delle copie originali adesso vale una fortuna, oltre 700 €. Ma dopo la morte di Hiett, nel 2019, l'album è stato ripubblicato in vari formati, tra cui anche edizioni con nuovi brani e lavori, ed è disponibile all'acquisto. Un disco davvero soffice ed elegante, che mostra un alato geniale di un grande personaggio della fotografia del secolo scorso.

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4,2 Milioni
Sono i telespettatori dell'ultima puntata di Temptation Island, su Canale 5. L'apoteosi della manipolazione, dello spettacolo del dolore, dell'inganno e ovviamente del tradimento, quest'ultimo un classico della cultura occidentale dello spettacolo.
“Fesso” è quasi grave come “cornuto”. Ma “cornuto” è più grave di tutto.
Leonardo Sciascia
Come Ti Chiami?
Sperando che il successo del film non porti alla distruzione di Favignana (già ho letto e visto cose paurose sulla migrazione di massa di turisti "affascinati dagli scenari del film" sulla piccolissima isola dell'arcipelago delle Egadi), l'estasi per le vicende odisseiche mi fa in generale piacere, sebbene anche qui c'è il rischio che il tema epico diventi "una telenovela".
Non credo ci sia il rischio di anticipare particolari della trama del film, però mi sento in dovere di dire che chi non vuole proprio saperne niente, può fermarsi a leggere qui, e lo saluto sorridente.
Per i più temerari, mi piace raccontare un particolare di una tra le più celebri vicende del racconto omerico, che tra l'altro il regista Nolan ha deciso di eliminare dal suo lavoro cinematografico: il gioco di parole tra Odisseo e Polifemo.
La scena è raccontata nel Libro IX, quando Odisseo combatté contro il ciclope Polifemo e il mostro gli chiese il suo nome. Egli rispose: “Nessuno”. Ora, la parola greca per “nessuno”, o “non uno”, è “outis”: “ou” significa “non” e “tis” è il pronome indefinito, “uno”. “Ou-tis”, “non-uno”. “Odysseus, outis”. Oltre a ciò, c’è un doppio senso anche in “mē tis”, l’espressione usata dai vicini del Ciclope quando gli chiedono se qualcuno gli sta facendo del male. Perché in greco “mē tis”, “qualche uno”, si pronuncia in modo identico a un sostantivo, “mētis”, che significa “intelligenza ingannatrice”. Polifemo è stato sconfitto da “outis”, nessuno/Odisseo; ma è anche stato sconfitto da “mētis”, qualcuno/inganno.
Il nome "Nessuno" compare in cinque versi diversi del Libro 9.
Innanzitutto, al verso 366:
"Ciclope, mi hai chiesto il mio nobile nome, e te lo dirò; ma tu, come hai promesso, mi dai il dono dello straniero. Il mio nome è Nessuno. Nessuno mi chiamano mia madre, mio padre e tutti i miei compagni."
Poi, al verso 369:
"Così parlai, e con cuore spietato egli rispose subito: 'Nessuno lo mangio per ultimo, dopo i suoi compagni; tutti gli altri per primi; e questo sarà il dono dello straniero per te.'"
Infine, al verso 408:
"Allora, a sua volta, dalla caverna il grande Polifemo rispose: 'Amici, Nessuno mi uccide con l'inganno. Non c'è alcuna forza.' Ma essi, con parole alate, gli risposero: 'Se nessuno ti fa del male quando sei solo, non puoi fuggire dalla malattia che viene dal potente Zeus. Ma prega tuo padre, il signore Poseidone.'"
Alla riga 455:
"Ti dispiace che quel malvagio Nessuno abbia fatto ubriacare il tuo padrone e lo abbia accecato?".
E alla riga 460:
"Dovrei quindi vendicarmi del male che quel buono a nulla di Nessuno mi ha fatto".
Ci sono tre avvertenze:
una di tipo logico, per cui Polifemo, come ricordano i più attenti durante le lezioni di epica, era ubriaco, quindi il gioco di parole era anche una evidenza del suo parlare biascicando;
una di tipo glottologico, per cui outis (οὗτις, "nessuno"), usata da Odisseo con Polifemo, deriverebbe da un ipotetico termine pelasgico yti dal significato di "il tuo" (tesi estremamente controversa, respinta dagli studi principali e legata all'idea secondo i testi originali in lingua pelasgica sarebbero stati trascritti in greco all'epoca di Pisistrate usando outi senza cambiarne la pronuncia originaria, perdendo poi il significato antico nel tempo);
Polifemo (il cui nome significa "molto famoso", "che ha molta fama", oppure "che parla molto" o ancora "dalla grande voce", a seconda del contesto) simboleggia il disprezzo per la Xenia, la particolare attenzione nel mondo greco per l'ospitalità, riassunta in tre "regole" principali: il rispetto del padrone di casa verso l'ospite;
il rispetto dell'ospite verso il padrone di casa; la consegna di un "regalo d'addio" all'ospite da parte del padrone di casa, tre cose che capiteranno spesso durante il suo viaggio ad Odisseo, che fu però superbo quando, fuggito dalla grotta urlò al Ciclope "Se qualcuno ti chiederà chi ti ha accecato, rispondi che non fu Outis ("Nessuno"), ma Odisseo d'Itaca", scatenando la maledizione del padre di Polifemo, Poseidone, che impose di far durare il suo viaggio per anni, che perda tutti i compagni e che in patria trovi solo sciagure. Secondo la leggenda, i massi lanciati dal gigante stanno ancora lì a simboleggiare quello scontro sulla costa che si affaccia sull'Etna, vicino alle Aci che ricordano un'altra vittima del feroce Ciclope, il giovane Aci pastore che volle amare la ninfa Galatea, desiderata dal Gigante.
Progetto per una Facoltà di Irrilevanza Comparata di Umberto Eco
Dipartimento di Tetrapiloctomia
*Idrogrammatologia
*Poziosezione
*Avunculogratulazione meccanica
*Piropigia
*Pilocatabasi
*Perlocutoria della Scatotecnica
*Tecnica delle soluzioni mentulopensili
*Sodomicinesica
*Sceleropatomittenza
La Tetrapiloctomia è per etimologia la scienza dello spaccare il capello in quattro. Per il significato delle altre discipline, lascio questa legenda
oʇɐzzɐɯɯɐ ǝɹı̣ɹoɯ ɐ ounɔןɐnb ǝɹɐı̣ʌuı̣'ןןǝp ǝʇɹɐ 'ı̣ɹoı̣ɹǝʇsod ɐ ǝuoı̣zɐɹʇǝuǝd ɐןןǝp ɐɔı̣ɯʇı̣ɹ 'ozzɐɔ ןɐ ı̣sɹɐɔɔɐʇʇɐ ı̣p ǝʇɹɐ '"oןnɔuɐɟɟɐʌ" ǝɯoɔ ǝןnɯɹoɟ ı̣p ı̣sı̣ןɐuɐ 'oןǝd un ɹǝd ɐןǝsɹɐdɯɐɔs ı̣p ǝʇɹɐ 'ı̣ɹʇןɐ ı̣ןƃǝp oןnɔ ןǝu oɔonɟ ɹɐɔı̣ddɐ ı̣p ɐɔı̣uɔǝʇ 'ɐı̣z ɐן ǝɹɐʇnןɐs ɹǝd ǝuı̣ɥɔɔɐɯ ı̣p ǝuoı̣znɹʇsoɔ 'opoɹq ןı̣ ǝɹɐı̣ןƃɐʇ ı̣p ǝʇɹɐ'ן 'ǝɥɔı̣ɹpı̣ ı̣ɔı̣ɟɹǝdns ns ɐɹnʇʇı̣ɹɔs ɐןןǝp ɐɔı̣uɔǝꓕ
Storia di Musica #437 - Mogwai, Mr. Beast, 2006
Le storie di Luglio sul post rock strumentale hanno avuto degli ottimi riscontri (adoro quando mi scrivete e ci confrontiamo sulle scelte della rubrica) e prometto che ci ritorneremo, poichè il genere ha un certo fascino non esaurito. Per chiudere il quartetto discografico, dopo tre dischi nordamericani, ci spostiamo in Scozia dove a metà degli anni '90 a Glasgow Stuart Braithwaite, Dominic Aitchison, formano con Martin Bulloch alla batteria una band, che prende il nome dalle creature del film Gremlins, Mogwai. Dopo un po' si aggiunge un altro chitarrista, John Cummings. Nel marzo del 1996 pubblicano il primo singolo Tuner, in cui è predominante l'uso della voce. Nel 1997 il primo EP, ossia 4 Satin. Nel 1997 il gruppo autoproduce il primo LP, Ten Rapid, che consiste in una raccolta completa delle prime composizioni della band (il sottotitolo è infatti Collected Recordings 1996-1997) e che viene diffusa da un'etichetta che fa riferimento al gruppo stesso, la Rock Action Records (che continuerà a distribuire i successivi album nel Regno Unito). Siglano un accordo con l'etichetta Chemikal Underground e pubblicano con Brendan O'Hare il primo disco, Mogwai Young Team, nell'ottobre del 1997. Per questo disco, i diversi componenti della band si firmano con pseudonimi: Stuart diventa pLasmatroN, Dominic è DEMONIC, John diventa Captain Meat, Martin è bionic, mentre Brendan diviene +the relic+. Registrato presso gli MCM Studios di Hamilton e prodotto da Paul Savage e Andy Miller, il disco è largamente strumentale, a parte la traccia R U Still In 2 It, in cui a cantare è Aidan Moffat (cantante degli Arab Strap). Considerato una sintesi "inquieta" di un decennio musicale, quello degli anni novanta, in Young Team sono presenti forti influenze di gruppi post rock come Bardo Pond e Slint. Con l'arrivo di Barry Burns, la formazione è completa (seppur soprattutto dal vivo ci siano musicisti turnisti in molte occasioni) e registrano il secondo disco, Come On Die Young (1999) a cui seguiranno Rock Action (2001, con 4 brani cantati) e Happy Songs For Happy People (2003, più sperimentale e dove la voce è sostituita in un brano da parole incomprensibili di Burns e Cummings).
Dopo una pausa di tre anni, con un piccolo ma crescente seguito di fan e di critica, che li adora, nel 2006 arriva un disco che segna il movimento e li consacra a band "di culto". Mr. Beast è il loro disco più emozionante e famoso. Il titolo deriva da un fatto divertente: nel 2005, Barry Burns e Dominic Aitchison atterrarono in Florida per un tour con i The Cure e videro un tassista fuori dall'aeroporto con un cartello con scritto "Mr. e Mrs. Beast". La copertina di Mr Beast è un dipinto di Amanda Church intitolato Milkbar, nel libretto del disco ci sono altri suoi lavori, tutti in uno stile simile. Per essere davvero precisi, e spero mi perdoniate, Mr. Beast non è un disco totalmente strumentale: delle 10 tracce, tre hanno una parte cantata: Acid Fool con la voce di Stuart Braithwaite, Travel Is Dangerous con quella di Burns e in I Chose Horses quella di Tetsuya Fukagawa, cantante giapponese degli Envy brano tra l'altro arricchito dalle tastiere di Craig Armstrong. Per il resto, siamo al massimo livello degli strumentali Mogwai, che rispetto agli altri esaminati nelle storie precedenti hanno una potenza epica maggiore e virano spesso all'hard rock. Rispetto ai lavori precedenti (soprattutto Happy Songs For Happy People) Mr. Beast si libera della maggior parte degli abbellimenti elettronici a favore di un suono più essenziale che ritorna e amplia l'approccio che hanno sperimentato con Young Team. Mr. Beast è anche un album sorprendentemente spontaneo: Friend Of The Night, la dolce Emergency Trap e la gloriosa e intensa traccia d'apertura, Auto-Rock, conferiscono all'album un'atmosfera raffinata, elegante, sottolineata dall'uso prominente di pianoforte e lap steel negli arrangiamenti. In brani come Acid Food e la magnifica I Chose Horses Mr. Beast assume un'atmosfera decisamente pastorale. Ma ritornano anche le canzoni "stile hard rock", come We're No Here e Glasgow Mega-Snake, che iniziando con un ringhio claustrofobico di chitarre la rende uno dei pezzi più intensi che i Mogwai abbiano mai registrato. Travel Is Dangerous, che è una delle loro rare canzoni con un testo "compiuto", secondo alcuni è anch'essa un riferimento all'affondamento del Kursk, come lo era stata Six Days At The Bottom Of The Ocean degli Explosions In The Sky.
Mr. Beast riesce ad essere immediato senza risultare banale, è considerato uno dei punti più alti della band scozzese, andò persino in classifica, e ha quella caratteristica dei grandi dischi: sa essere dolce e pesante allo stesso tempo, regalando un viaggio musicale profondo e senza parole, o quantomeno con poche parole. Il disco fu accompagnato da un documentario in DVD, The Recording of Mr Beast sulla realizzazione del disco.
Quando vedo tutte le cacchio di cose che fai Oltre il tuo splendido lavoro ( e i tuoi buonissimi prodotti ) penso sempre poi che non sei umano ma un super eroe! Quanto durano le tue giornate ? 48 ore
Un caro saluto
Vito
Grazie Vito ma nessun superpotere, altrimenti non sei scivolato sulla scala stamattina (niente di che, solo qualche graffio). A presto!

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Allora, grazie a @mutar-in-lucertola per un graditissimo tag a tema musicale, che si sa che io ne sono un fan. Non uso più il premium su Spotify ma ho ancora delle playlist ben nutrite che aggiorno quando mi va, e queste sotto vengono dall'immortale "brani che ti piacciono", una playlist che sta attraversando spazio e tempo insieme a me da parecchi anni.
Sotto con la riproduzione! Casuale, s'intende, che con l'altra abbiam già dato.
Qui è dove trovate le regole e dove lancio le freccette dei miei tag:
Lanciate una vostra playlist in riproduzione casuale su Spotify, YouTube music, Deezer, Winamp, last FM o dove vi pare, e condividete i risultati dei primi dieci brani, taggando dieci amici a vostra volta.
Se non ascoltate musica in streaming, fate lo stesso con le playlist sul vostro PC. Se non lo usate, prendete dieci vinili o dieci CD o dieci musicassette a caso dalla vostra collezione, lanciateli (piano!) su un materasso e scegliete dieci canzoni a caso da ciascuna dalle tracklist.
Se non avete neppure quelli, ripensateci; state sbagliando qualcosa.
Taggo: @mrs-emptiness @orsodanzante @gimsydelfuturo @diceriadelluntore @ichirochaan @vslpdbq @vivenda @voluptasinfurs @x-yanara-x e @womaninterrupted (I'm sure you can translate the above just fine!)
Chiamato in causa da @r1peness e @turuin vado di playlist che, vi avviso, è fatta guardando a caso i dischi della mia collezione:
The Beatles · Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band (Super Deluxe Edition) · Song · 1967
The Cranberries · To The Faithful Departed · Song · 1996
Billy Joel · 52nd Street · Song · 1978
Van Morrison · Common One (Bonus Track Version) · Song · 1980
Quicksilver Messenger Service · Shady Grove · Song · 1969
The Smashing Pumpkins · (Rotten Apples) The Smashing Pumpkins Greatest Hits · Song · 2001
Stone Temple Pilots · Purple (2019 Remaster) · Song · 1994
Luca Carboni · Carboni · Song · 1991
Miles Davis · Miles in the Movies · Song · 2010
U2 · Easter Lily EP · Song · 2026
chiamo a condividere: @sottocoperta @anatomiadellamemoria @myorizuru e ad altri che avrei voluto chiederlo è stato già chiesto! chiunque può unirsi e condividere la propria musica
Rotondità Globali
Spagna campione del Mondo, una delle favoritissime, in una manifestazione che ricorderò anche per:
Pizzini: la clamorosa decisione di togliere il rosso al giocatore statunitense Balogun su pressione del Presidente Trump è si clamorosa, ma toglie definitivamente il velo sul peso che la politica ha nella Presidenza infantino, uno che fa davvero paura.
Niente Olio Cuore: Il centrocampista inglese Jordan Henderson ha festeggiato insieme ai tifosi dei Three Lions la vittoria per 3-2 contro il Messico, che aveva garantito all’Inghilterra la qualificazione ai quarti di finale. Nel tentativo di rientrare sul terreno di gioco scavalcando un cartellone pubblicitario, però, è caduto e si è fratturato il braccio sinistro. L’infortunio lo ha costretto a saltare il resto della competizione. Negli spogliatoi inglesi, il difensore John Stones ha poi organizzato uno scherzo, facendo credere al commissario tecnico Thomas Tuchel di essersi infortunato a una spalla.
Iperborei: dopo il friluftsliv, termine coniato addirittura da Ibsen intorno alla metà del 1850 a significare lo stile di vita che promuove il benessere fisico e mentale attraverso un contatto profondo e rispettoso con la natura, praticabile in qualsiasi condizione meteorologica, arrivato alla ribalta dopo i clamorosi risultati sportivi alle Olimpiadi invernali, la bella prova nel torneo della squadra norvegese, che ha eliminato agli ottavi il Brasile, ha fatto diventare famosa in un attimo la viking row: al suono di un tamburo, tutti nel pubblico imitano i vogatori delle navi vichinghe (tra l'altro scatenando l'ira dei puristi esperti di navigazioni vichinghe, per cui quelli "norvegesi" navigavano a vela e quelli "svedesi" remano con lunghissimi remi. Meglio il Geyser Sound Islandese.)
Wireless: Si giocano i minuti di recupero del primo tempo del quarto di finale tra Inghilterra e Norvegia. Sul rinvio del portiere norvegese Orjan Nyland, il pallone si alza in aria, ma cambia improvvisamente traiettoria e ricade tra i piedi del centrocampista inglese Elliot Anderson. Sugli sviluppi dell’azione, Jude Bellingham firma il pareggio. I norvegesi protestano con l’arbitro Clément Turpin, convinti che il pallone abbia colpito uno dei cavi aerei che sostengono la telecamera mobile sopra il terreno di gioco. Secondo il regolamento della FIFA, un’interferenza di questo tipo avrebbe dovuto comportare l’interruzione del gioco.Il direttore di gara francese, però, convalida la rete. In seguito la FIFA ha spiegato che il sensore integrato nel pallone non aveva registrato alcun segnale compatibile con un impatto contro il cavo. La stessa tecnologia aveva portato all’annullamento di un gol della Croazia nella sconfitta contro il Portogallo ai 16esimi di finale. Il commissario tecnico norvegese Stale Solbakken è però rimasto della sua idea: «Il pallone è caduto in verticale proprio davanti alla panchina, quindi è successo davvero».
The Show Must: Non ci si aspettava nulla di diverso, ma i Mondiali americani sono stati uno show nello show. Era già accaduto, seppur in misura molto più contenuta, nel 1994; trentadue anni dopo quella tendenza è stata portata all’estremo. L’half-time show della finale è soltanto l’immagine più evidente di un torneo che ha cercato di avvicinare il calcio alle logiche dell’intrattenimento tipiche degli sport statunitensi: una scelta accolta senza particolari resistenze, ma che ha inevitabilmente fatto storcere il naso ai più (tra l'altro c'è una regola della stessa FIFA che stabilisce che solo in determinate condizioni di pericolo o ambientali l'intervallo non può superare i famosi 15 minuti, lo show è durato 27). Al netto dell’incommentabile gestione della vicenda Balogun e della discutibile politica dei prezzi dei biglietti, però, il clou è stato l’hydration break, che ha nei fatti diviso le partire in 4 tempi da 22\23 minuti, imposto dallo sponsor della famosa bibita rossa di Atlanta (città nella quale sono state giocate 8 partite).
Gallina Vecchietta Fa Buon Brodo: La grande storia di Capo Verde e del suo portiere Josimar José Évora Dias detto Vozinha, che significa vecchietta, divenuto un personaggio a 40 anni dopo aver parato parecchi tiri di Argentina e Spagna e nei 90 minuti la debuttante nazionale di Capo Verde non ha perso contro né l’una né l’altra, essendo di fatto imbattuta contro le finaliste al Mondiale. Ha 29,4 milioni di follower su Instagram, circa 29,35 in più di quando i Mondiali cominciarono. Le grandi prestazioni di Capo Verde ai Mondiali, comunque, non sono arrivate per caso.: ha disputato una grande Coppa D'Africa nell'ultima edizione.
Perchè Siamo Ospitali: Mondiali complicati, si fa per dire, per L'iran, che ha dovuto giocare tutte e tre le partite del girone G negli Stati Uniti, paese col quale è in guerra ma non poteva lì risiedere stabilmente. Parte dello staff iraniano non ha ricevuto i visti per entrare negli Stati Uniti, la squadra ha alloggiato a Tijuana, in Messico, e per le tre partite ha dovuto viaggiare verso Los Angeles (due volte) e Seattle, circa 2.000 chilometri più a nord. L’allenatore dell’Iran Amir Ghalenoei ha detto: «La nostra squadra è la più oppressa di tutti i Mondiali». Per l'organizzazione in Tre Paesi così grandi, alcune squadre hanno dovuto affrontare trasferte incredibili: la Colombia, arrivata ai quarti, per i giochi delle combinazioni dei gironi ha viaggiato 19 mila km.
Storia Di Musica #436 - Godspeed You Black Emperor!, Lift Your Skinny Fist Like Antennas To Heaven!, 2000
Questo odierno è uno dei dischi più famosi dell'universo del post rock strumentale, tanto da travalicare i confini del genere per notorietà, curiosità e persino relativo successo. Fautori di questo lavoro sono la band più misteriosa del genere. Nascono a Montreal, in Canada, in un primo nucleo a tre, formato da Efrim Menuck (chitarra), Mike Moya (chitarra) e Mauro Pezzente (basso). Ma sin da subito, il loro progetto ambisce a diventare una sorta di ensemble musicale allargato, ad archi, violini, fiati, macchine elettroniche, effetti sonori che si espande e si comprime in base alle esigenze. Scelgono come nome il titolo di un documentario giapponese opera di Mitsuo Yanagimachi, God Speed You! Black Emperor (1976), girato in bianco e nero su una delle più famose Bōsōzoku, i gruppi subculturali di motociclisti (cambiano solo Godspeed in una sola parola).
Iniziano autoproducendo un'audiocassetta, All Lights Fucked On the Hairy Amp Drooling, che fu registrato in leggendarie 33 copie, ma che anni dopo, nel 2022, su pressioni dei fan, verrà pubblicato come album, sebbene la band abbia sempre dichiarato che fossero solo idee da sviluppare e non un lavoro finito. Sono già diventati nove musicisti quando, nel 1998, pubblicano F♯ A♯ ∞ (che si pronuncia F-sharp, A-sharp, Infinity) che li presenta al mondo in un cocktail unico ed enigmatico di rock, psichedelia, ambient, accenni di musica classica e da film, a cui aggiungono effetti sorprendenti come il treno di The Dead Flag Blues, per tre brani in un'ora. Pieni di idee, l'anno successivo nel 1999 pubblicano un Ep, Slow Riot For New Zero Kanada E.P. che rafforza la struttura classica (trip malinconici per iniziare fino a crescendo fragorosi finali) con la totale mancanza di voce, sostituite da parlati misteriosi, rumori bianchi di fondo, crea una sorta di incontro sonoro che, sebbene a livello subliminale, ha ripercussioni evidenti sulle forme musicali. Nel 2000 vanno oltre, e presentano un doppio cd con sole 4 tracce per quasi 90 minuti di musica, 4 suite dove affrontano con lucidità problemi politici e sociali, per una volta espletati in un meraviglioso libretto esplicativo che accompagnava i dischi.
Lift Your Skinny Fists Like Antennas To Heaven, Solleva i tuoi pugni magri come antenne verso il cielo è un inno alla resistenza contro le avversità. I "pugni magri" simboleggiano la vulnerabilità e la debolezza di fronte all'oppressione, mentre le "antenne verso il cielo" indicano la volontà di elevarsi, ribellarsi e trasmettere un segnale di speranza o di richiesta d'aiuto, quelle stesse mani che in copertina rappresentano le mani dei lavoratori o degli emarginati: all'interno del booklet dell'album è presente un disegno in cui queste stesse mani vengono tagliate da un banchiere capitalista, incarnando lo sfruttamento, la spersonalizzazione e il potere soffocante del sistema economico. Per la prima volta, sebbene i crescendo siano presenti, non si ritrova lo schema prevedibile inizio scarno e finale imperioso, anzi l'album è ricco di dinamiche, sezioni inaspettate, emozioni intense e bellezza.
Si inizia con Storm (22 minuti, divisi in 4 movimenti) sfoga una frustrazione travolgente (ogni ascoltatore può attribuirle le proprie ragioni) con maestose grida di archi, chitarre e stratificazioni sonore, culminando in un'appassionata e travolgente elevazione. Il brano si conclude con un esausto epilogo di pianoforte, droni di sottofondo e sfoghi frustrati. Static (22 minuti e 5 movimenti) è un brano cinematografico, immerso in distese desolate e pervase da emozioni più cupe, Sleep (23 minuti, 3 movimenti) si apre con un anziano signore che ricorda Coney Island, e la sua narrazione schietta e divertente richiama brevemente le registrazioni di David Greenberger e alcune scene del documentario Vernon, FL. A questa narrazione segue un brano lento e melodico caratterizzato da un effetto pseudo-theremin in mezzo agli altri strumenti. Like Antennas To Heaven (18 minuti, 7 ,movimenti) inizia con qualcuno che suona la chitarra acustica e canta What'll We Do With The Baby-O", presto travolto da un suono che lascia poi spazio a un breve coro di glockenspiel, e così via.
Per la critica, è uno dei dischi più emozionanti di sempre, e fanno notare come tutta la musica sia un continuo rincorrersi di opposti musicali ed emotivi che si alternano con la stessa regolarità e naturalezza del respiro o delle onde del mare: delicati arpeggi di archi e chitarre e batteria rock, parole e muri di suono, grazia e possessione, passi felpati e tuffi dalle scogliere, corridoi bui e sole accecante.
Il disco diventerà una sorta di culto e lancerà nel mondo la loro fama, sebbene relegata a piccoli ma "agguerriti" fan della musica particolare in ogni parte del mondo. È presente in tutte le classifiche specialistiche del genere post rock ed è menzionato anche in altre classifiche, tra cui quelle sui migliori album del decennio.
La band, che arriverà a 15 elementi, manderà alle stampe un altro grande disco, Yanqui U.X.O. nel 2002, con il passaggio alle edizioni musicali Costellation, disco anti militarista e contro la guerra, prodotto da Steve Albini. Nel 2003 si sciolgono temporaneamente, e si riformano nel 2010, continuando ad ammaliare con una musica a tratti sconvolgente e che non lascia mai indifferenti.
Prese
La primavera del 1789 in Francia fu meteorologicamente disastrosa: freddo fino a maggio, grandinate e piogge fortissime ridussero i campi in miseria. Il prezzo del pane raddoppiò e in tutta la Francia serpeggiava il sinistro sentore di carestia. Luigi XVI deve ricorrere al sostegno di Jacques Necker, politico ed economista svizzero, come ministro dell’economia. In primis, per cercare di arginare il malcontento popolare che mal digeriva lo sfarzo di corte a Versailles. Il suo principale tentativo è quello di ottenere la ripartizione egualitaria delle tasse. Le classi borghesi e popolari, riunite nel “Terzo Stato”, sono i ceti che soffrono maggiormente il peso tributario. Il 5 maggio 1789 viene indetta l’Assemblea degli Stati Generali. Sono passati ben 175 anni dall’ultima volta. Il “Terzo Stato” ha la maggioranza numerica di deputati, ma il suffragio si svolgerà non per voto pro capite, bensì per ordine sociale, soluzione quest’ultima che avvantaggerebbe l’alleanza fra clero e nobiltà. Ma il 20 giugno del 1789, il “Terzo Stato”, insieme ad una piccola percentuale di esponenti degli altri due ceti, decide di radunarsi a parte per costituire “L’Assemblea dei deputati della Nazione”. La loro autoproclamazione è di fatto un affronto al Re in persona. La soluzione politica che Luigi XVI aveva affidato al ministro Necker, è ormai irrealizzabile. La nuova Assemblea si ritira nella sala dedicata al gioco della palla corda, per proclamare un giuramento solenne. La destituzione del ministro delle Finanze Jaques Necker, da parte del sovrano Luigi XVI, è per Parigi la prova inconfutabile della congiura aristocratica, il segno della bancarotta e della controrivoluzione. Così la mattina del 14 luglio 1789 la popolazione parigina insorge, riversandosi nelle strade con una bandiera tricolore: nasce la drapeau française. Il rosso e il blu simboleggiano Parigi, il bianco è il colore della dinastia borbonica. Quella mattina settemila insorti attaccano l’armeria de l’Hotel Des Invalides. Il bottino è di quasi trentamila fucili e diversi cannoni, ma della polvere da sparo nessuna traccia. Il popolo però sa dove trovarla: a Saint Antoine, nel centro della città, dove sorge la fortezza della Bastiglia. Prende avvio l’assedio di questo tetro carcere, simbolo dell’Ancien Régime, costruito sotto il regno di Carlo V, che detiene al momento dell’insurrezione solo sette prigionieri: quattro falsari, il Conte di Solages e due folli. Annientata l’ultima resistenza delle guardie del comandante De Launay, la Bastiglia è presto conquistata da migliaia di rivoltosi. Luigi XVI, sconvolto, decide di riassumere il ministro Jacques Necker e spera in una tregua, ma la protesta è ormai dilagata nelle maggiori città del paese e non solo. Le notizie che giungono da Parigi, unite all’insostenibile condizione determinata da più di un decennio di recessione, spingono alla ribellione. A dare adito all’insurrezione è la rabbia accumulata, la carestia e la disperazione della popolazione francese. Con la presa della Bastiglia e il martirio dei parigini uccisi per la libertà, si accende la prima scintilla della Rivoluzione, un colpo violento che sarà il primo di una lunga serie. Da quel 14 luglio 1789, la rivolta, divenuta rivoluzione, ha trionfato sul potere assoluto, delineando le sorti di una Nazione. E, per la Francia così come per tutti i popoli dell’Europa, niente sarà più come prima.
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Storia Di Musica #435 - Explosions In The Sky, The Earth Is Not A Cold Dead Place, 2003
La band di oggi condivide con quella della scorsa settimana, i This Will Destroy You, non solo la dimensione musicale del post rock strumentale, ma molte altre caratteristiche: sono anche loro texani, di Austin nel caso di oggi, hanno iniziato a suonare con un nome che hanno cambiato appena prima di iniziare ad incidere delle canzoni, e il disco di oggi ha lo stesso produttore.
Tutto inizia nel 1999, quando Chris Hrasky, batterista, mette insieme una band con tre chitarristi, Michael James, Munaf Rayani e Mark Smith, tutti studenti dell'Università del Texas, chiamandosi Breaker Morant, dal nome di un militare inglese piuttosto controverso condannato e giustiziato per l'omicidio di nove prigionieri di guerra e tre civili catturati in tre episodi distinti durante la seconda guerra boera. Cambiano il loro nome, Explosions In The Sky, quando Hrasky uscendo dallo studio della radio dell'Università del Texas nota dei fuochi di artificio, ed ha una ispirazione. La band cambia struttura quando Micheal James passa al basso, e registrano in maniera del tutto autonoma How Strange, Innocence (2000), distribuito in 300 CD-R autoprodotti, e le riprese delle prove furono annesse ad un lungometraggio, Cicadas, che ha vinto un premio all'Austin Film Festival. Nel 2001 ottengono notorietà in modo bizzarro: il loro secondo album, Those Who Tell The Truth Shall Die, Those Who Tell The Truth Shall Live Forever ha sulla copertina dell'album un aereo con la didascalia "Questo aereo si schianterà domani". Si diffuse la notizia secondo cui l'ultima traccia si chiamava This Plane Will Crash Tomorrow e che l'album era stato pubblicato il 10 settembre 2001 giusto un giorno prima dell'attentato dell'11 settembre. Ma il disco fu registrato nel 2000 e uscito il 4 settembre del 2001. Nel 2002 suonano, con enorme successo, come apertura ai Fugazi e sono pronti per il grande salto.
Nel 2003, prodotto da John Congleton, figura storica del movimento post rock, The Earth Is Not A Cold Dead Place è il disco della consacrazione. In copertina, opera di Esteban Rey, il nome dell'album è scritto ripetutamente in nero su sfondo bianco, ed è un avvertimento: è musica scritta da qualcuno che vede tutto l'orrore e il terrore del mondo, ma che cerca anche di guardare tutte le cose meravigliose e belle. Tutti i brani sono strumentali: c'è una capacità cinematografica di queste sonorità di raccontare anche senza parole, spesso accompagnati da titoli che sono un programma da soli: First Breath After Coma, The Only Moment We Were Alone, che inizia con una semplice e malinconica figura di chitarra, con la batteria che passa da un insistente incalzante ritmo a una marcia studiata, costruita per introdurre il successivo crescendo stratificato. Memorial è il cuore meditativo dell'album. Inizia in modo così sommesso, ridotto a fragili paesaggi sonori. Chitarre dal suono leggero si insinuano, come echi di campane di chiesa nelle strette vie della città. Poi, come ogni brano dell'album, si lancia in avanti con impeto fino all'esplosione finale di distorsione chitarristica e batteria staccata. Six Days At The Bottom Of The Ocean è il momento più oscuro e toccante: dedicato alla tragedia del sottomarino nucleare russo Kursk e alla sua terribile fine, affondato durante un'esercitazione nel Mare di Barents nel 2000, con la morte di tutti i 118 membri dell'equipaggio, 26 dei quali sopravvissero invano sei giorni in attesa di soccorsi mai arrivati in una zona di poppa del sottomarino. Your Hand In Mine conclude le cose come sono iniziate, con un paio di chitarre determinate che intonano una melodia che è allo stesso tempo bella e dannatamente straziante, in un disco in grado di suscitare rapidamente quella malinconica sensazione di farfalle nello stomaco.
Acclamato dalla critica, il disco è uno dei massimi esempi del post rock strumentale. La band con tempi sempre più dilatati continuerà a scrivere e pubblicare, e dal vivo si farà accompagnare da un quinto musicista, alle tastiere, per rendere ancora più fragoroso e particolare il loro suono così intenso e introspettivo, così delicato ma dai crescendo impetuosi, una musica che sa ammaliare.

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Non abbiamo una voce forte, ma possiamo comunque trasmettere il nostro messaggio, parlando tra noi a voce più bassa.
Kaho Nashiki
Ossessioni
Anni fa comprai un piccolo libro dal titolo L'Invitato Misterioso. Racconta di una telefonata ricevuta da Grégoire, dalla ex, dopo cinque anni di silenzio dal giorno in cui l'ha lasciato, senza una spiegazione. Grégoire non ha pensato ad altro: perché? Ma ora non ha il tempo o la forza di chiederglielo. Lei l'ha chiamato per invitarlo al party di compleanno della famosa artista Sophie Calle, con tanti amici quanti sono i suoi anni, più un ospite sconosciuto. Vuole essere lui l'invitato misterioso? Grégoire, dopo anni di ottusa inazione, è con le spalle al muro. Il sì che gli esce smozzicato dalla bocca è la sua ultima possibilità: infilarsi nell'assurdo per sperare di trovare un senso o almeno un epilogo. Il libro è il flusso di coscienza del protagonista che si immagina l'impossibile arrovellandosi su quel perché.
Grégoire Bouillier ne è l'autore, scrittore bizzarro e incontenibile, nè classificabile. A questo libro sono particolarmente legato perchè è stato il primo, e l'unico, libro che abbia prestato a qualcuno: per la cronaca ad una amica di una collega dell'università che non me lo restituì mai. Anni dopo l'ho ricomprato, e quest'autore è anche per questo motivo indimenticabile.
Infatti non mi sono fatto sfuggire la sua ultima fatica tradotta in Italiano, questa
che un po' ha la stessa struttura del libro che ho accennato: rimane affascinato da una visita all'Orangerie delle Tuileries, dove sono collocati dei quadri di Claude Monet, donazione dello stesso artista allo Stato francese: una serie di dipinti delle Ninfee e di particolari del giardino della villa di campagna di Giverny dove l'artista si trasferì nel 1883 e lì visse fino alla morte nel 1926. Stordito da quei quadri, Bouillier parte in un meraviglioso, pazzo e travolgente percorso di indagine filosofica, filologica, storica, psicologica e personale per dare una spiegazione a questo fatto, sconcertante: dal 1883 Monet dipinse esclusivamente quadri riguardanti sia le Ninfee che il laghetto della sua villa (che modificò più volte, tanto da deviare il corso di un fiume per alimentare gli stagni dove crescevano le piante), circa 250 quadri conosciuti e probabilmente altre centinaia che distrusse, modificò, addirittura bruciò.
Affascinato dalle teorie mozzafiato di Bouillier (che lascio alla vostra curiosità di andare a scoprire), ho voluto approfondire da un punto di vista più tradizionale, e ho trovato questo
Scritto da uno storico dell'arte, questo saggio ragiona molto sul rapporto tra Monet e il grande politico francese Georges Clemenceau,
Ex Presidente del Consiglio dei ministri della Francia, grande amico e suo grande sponsor politico. Con l'inizio della Prima Guerra Mondiale, quando Clemenceau visitava di persone le trincee francesi sul fronte orientale sotto le cannonate dell'esercito tedesco, in quel momento Monet ha l'idea di una Grande Decorazione da donare alla Francia, nucleo primario di una serie di tele gigantesche una cui minima parte verrà poi installata all'Orangerie. In questo saggio vengono ripercorsi tutti i tormenti che Monet ebbe sulle opere negli ultimi anni di vita, per via dei suoi problemi alla vista, dei tentennamenti artistici ma soprattutto per una sorta di "ossessione" per quei quadri da cui non voleva staccarsi (tanto che alla fine, pur accordandosi diversamente, l'Orangerie fu aperta solo dopo la morte del Maestro).
Cosa ossessionò Monet?
La sfida di riprendere ogni riverbero della luce in quell'acqua poco profonda? la delicatezza di un fiore che prende il nome dalle Ninfe mitiche delle acqua dolci (dal greco antico νυμφαία (nymphaía)? E perchè Monet, soprattutto quando era diventato il più grande artista vivente (e il più pagato), si dedicò totalmente in questo progetto, tanto da rivedere decine di volte i quadri, arrivando ad amarli ed odiarli nello stesso tempo? (in uno dei quadri dell'Orangerie, Mattino, è ancora visibile un restauro effettuato dallo stesso Monet dopo aver dato una coltellata al dipinto).
Un dato mi piace ricordarlo: Monet ebbe due mogli, Camille Doncieux, fino al 1879, quando morì, e Alice Hoschedé, fino al 1911. Furono le sue due muse, ma Camille è ritratta in decine di capolavori, Alice sono in alcuni, tra cui il famoso Alice Hoschedé au jardin del 1881. Dopo la morte di Alice, Monet non fece nessun ritratto di essere umano.
Quando furono installate all'Orangerie, l'Impressionismo non viveva un bel periodo, tanto che per anni fu uno dei luoghi meno conosciuti di Parigi. Furono gli artisti americani della nuova generazione dell'astrattismo degli anni '50 a vedere in quei tratti che cancellano l'orizzonte, eliminando la distinzione tra cielo e acqua dei capolavori assoluti, un vertice di creatività. Le pennellate sono rapide, dense e giustapposte, trasformando la natura in un'esperienza visiva quasi astratta. Da lì diventeranno leggenda: ogni anno un milione di persone vanno a vederle e 600 mila a visitare la deliziosa villa di Giverny.