Edward William Cooke - Venice, Santa Maria della Salute in the evening glow (1852)

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Edward William Cooke - Venice, Santa Maria della Salute in the evening glow (1852)

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📸 Luigi Ghirri
Ilaria Cucchi
Oggi la Cassazione ha scritto la parola fine sull’uccisione di Stefano Cucchi e sull’annientamento morale e fisico della mia famiglia che ne è conseguito.
Queste lacrime le dedico ai Generali Alessandro Casarsa e Vittorio Tomasone.
Il primo, nel momento in cui le versavo, era diventato niente di meno che il comandante dei Corazzieri del Quirinale. Il secondo era in pole position per la carica di Comandante Generale dell’Arma.
Casarsa ha scritto la causa di morte di Stefano ancor prima che venisse effettuata l’autopsia con parole esatte che verranno riportate poi dai medici legali di un processo che il pm Musarò ebbe a definire kafkiano. I testimoni erano i responsabili del suo omicidio mentre gli imputati erano i suoi testimoni.
Tomasone, nel giorno in cui comunicò a tutta la stampa nazionale la telefonata di condoglianze a mia madre non mancò di aggiungere falsamente, dall’alto della sua autorevolezza, che però Stefano Cucchi era un tossicodipendente, anoressico, sieropositivo.
Tomasone ci ha condannati a vita alle infamie degli haters della carta stampata e del web.
Casarsa ha costretto la mia famiglia a consumarsi la vita in 16 anni di udienze.
Per il primo le agenzie di stampa oggi riportano: “Chiara volontà di impedire di ricondurre responsabilità a carabinieri” e “Dai carabinieri falso per coprire responsabilità”.
Per il secondo rimangono le scuse verbalizzate nel processo sulle domande del mio avvocato per aver detto quelle parole false ai giornalisti.
Tutto qui.
Ciao mamma e ciao papà.
Ciao Stefano
ESAME DI MATURITÀ | PROVA SCRITTA
Sono tornato per qualche ora diciottenne a sedermi nei banchi di scuola, per elaborare la mia prova d’italiano.
Ho scelto le parole di Pavese: consegno. Non voglio il voto, mi basta avere avuto l’occasione di fermarmi un attimo. Per passeggiare nella memoria e nell’attesa.
***
Marco Pozza
18 giugno 2026
Passando per l’officina di mio padre
Forse anche Constance aveva gli occhi azzurrini di mio padre. O forse no: certo è che dopo quello sguardo fu «incipit vita nova» anche per Pavese. Cesare lei l'aveva conosciuta a Roma, anche se Constance Dowling era americana: pochi giorni e notti di frequentazione (qualche settimana) poi quella bella trentenne americana lasciò quel poeta quarantunenne che, nel suo sguardo, aveva intravisto l'infinito. Lei bionda e alta: della zona di Hollywood. Lui timido, solo, laborioso: della zona delle Langhe. Fu tutto brevissimo, intenso, disperato. Chiusa la storia, lui fece la valigia per New York: “Quel che ho deciso ho deciso” deve avergli detto, come Pilato ai sommi sacerdoti che gli chiedevano di ritoccare l'insegna sopra la Croce. Per rielaborare, forse, il lutto, rincasato nel Bel Paese pieno di progetti e col cuore a pezzi, Cesare ritornò nel luogo del delitto: Piazza di Spagna. Lì lui aveva preso per mano Constance, aveva percorso quelle stradine «sul colle di pini e di pietra». Assieme avevano respirato quell'aria ferma, avevano gioito nel contemplare quei «fiori spruzzati di colori alle fontane» che facevan l'occhiolino come donne divertite. Poi la scalinata, la fontana della Barcaccia, «le scale, le terrazze, le rondini» che intonavano canti al sole. Attimi di una gioia condivisa, i segnali stradali pubblici di una storia d'amore privata. Qualora fosse di fantasia che sto giocando - scrisse “Passerò”, futuro di probabilità -, poco m'importerebbe: la biografia di qualcuno importa fino ad un certo punto. Piazza di Spagna mai accetterà d'essere proprietà privata di uno che non sia il cuore stesso: è luogo del cuore prima che dell'urbanistica, è del mondo prima che di Roma. E' immagine di luoghi – che sono volti, incontri, pertugi – nei quali «s'aprirà una porta». E, aprendosi, «il tumulto delle strade sarà tumulto del cuore». Anche quando le luci si spegneranno e tutt'intorno sembrerà buio pesto: «nella luce smarrita» la luce resta luce. La ragione di vita dell'ombra.
Con “Passerò per Piazza di Spagna” Pavese medita su Constance che, a guardarla, non c'è più. Passando per l'officina di mio papà (morto da poco), medito su mio padre, che c'è ancora: il vero lutto di lui non lo sconto al cimitero ma nella sua officina. Toccando il martello, guardando il tornio, accendendo il compressore, pulendo il rasaerba, cercando una vite, un chiodo. I suoi attrezzi, nell'officina, valgono lo stesso valore che per Pavese hanno «i fiori spruzzati di colori, le rondini, le scale e le terrazze» di Piazza di Spagna. L'eroe - Cesare lo sapeva per i suoi studi di antropologia – ama fare ritorno negli stessi luoghi, nel medesimo gesto, sulla stessa traccia: se in ciascuno di noi è nascosta un'Iliade e un'Odissea, allora in tutti i viaggi che gli Ulissi di ogni tempo faranno resterà sempre accesa la nostalgia di Itaca. Piazza di Spagna resta, per Pavese, il luogo di ciò che è stato, di quello che non c'è più, un'attesa che, qualora apparisse, sarebbe simile a quella di coloro che stanno aspettando una nave all'aeroporto: “Quello che ho deciso ho deciso” va ripetendo la morte, come glielo disse la Dowling al nostro poeta, tornato viaggiatore single nella stessa Piazza di Spagna.
La chiamano “fine”: la morte, un abbandono, un tradimento. Passando per l'officina di mio padre, dissento apertamente: non è la sua fine, è il mio inizio senza più papà. L'uomo che, rintracciando la sua «voce che salirà le tue scale» ci ha insegnato a indovinare inizi dappertutto: la morte è un altro inizio, di infiniti inizi. Non passeggio solitario per l'officina di mio padre come Pavese ritornando, forse, sotto la scalinata di Trinità Dei Monti. Quella di mio papà non è un'assenza: fosse tale, semplicemente non sarebbe. La sua, nel mio cuore, è una mancanza: la sento vibrare, mi cammina accanto, mi prende per mano nel tagliare l'erba col decespugliatore. Della voce di Costance così scrisse Pavese: «Sarai tu – ferma e chiara». Di quella di mio papa, correggo solo il verbo. Tolgo il futuro, lo scrivo al presente: «Sei tu – ferma e chiara». Per questo, ogni volta che ritorno in officina, «il cuore batte sussultando come l'acqua nella fontane».
💁🏼 Buon pomeriggio. Buon lavoro a tutti gli studenti che sono chini sui banchi di scuola: che la vita, prima o poi, vi faccia dire che ne è valsa la pena di incontrare persone come Pavese #sullastradadiemmaus #cesarepavese #maturita2026
📝 “Passerò per Piazza di Spagna” (C. Pavese)
Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane —
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu — ferma e chiara.
Riviera Romagnola, Luigi Ghirri, 1985

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Luigi Ghirri - Luzzara (Serie Paesaggio Italiano) 1985-89
Jean-Jacques Sempé, Reading Group (2018)
Il tramonto dal letto. L'albizia che dà spettacolo
Il cavallo di Zorro tipo. Mah.
Perfettamente d'accordo. Ne ho esperienza personale con figlia n1 e nipote! C'è un bel fermento di politica dal basso con azioni meravigliose "a km 0" di grande valore e significato ma anche di impatto sociale e politico notevole. A Bologna nonostante Lepore il sindaco Pd (quindi non di sinistra). I giovani hanno trovato altri modi e mondi per fare politica è ora di accorgersene. E questa politica non potrà mai rappresentarli e secondo me, anche volesse, non ha proprio visione per farlo. Ci vorrà tempo certo, soprattutto perché la scuola è stata affossata e il mercato del lavoro è assurdo e li sdrena di energie ma ce la faranno. I giovani fanno bene a non votarli, anzi per me è fondamentale che anche le generazioni nate almeno dagli anni 70 in giù da bravi vecchi di merda, smettano di pure loro di votarli smettendo così di fare accanimento terapeutico a questa classe politica che non può e non vuole rinnovarsi. Noi vdm dobbiamo ritirarci nel nostro orto perchè non abbiamo più le coordinate psicologiche, sociali e culturali nemmeno per capire le domande di questi ragazzə figuriamoci dare risposte. Lasciamo loro spazio, diamo visibilità a quello che fanno, usciamo dallo scrollo e andiamo a vedere e informiamoci su quello che fanno (vi assicuro che vi si aprirà un mondo ! ) sosteniamo le loro iniziative, mettiamoci al loro fianco in piazza e nei centri sociali sgomberati proprio perché sedi e fucina di una nuova politica (che spaventa soprattutto la sinistra). Glielo dobbiamo.
#io sempre stata di sinistra è la sinistra che non è di sinistra

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Clint Eastwood ha detto qualcosa sull’invecchiare che mi ha gelato.
Invecchiare non è gentile.
Sei ancora qui. Ancora presente. Stai ancora guardando il mondo muoversi. Ma il corpo che ti ha portato attraverso tutto — le guerre, il lavoro, la follia della giovinezza — inizia a chiedere più di quanto tu possa dargli. Le articolazioni che non si sono mai lamentate ora parlano al mattino. Gli occhi che un tempo assorbivano tutto ora sobbalzano alla luce. Il respiro, che non richiedeva mai un solo pensiero, inizia ad avere bisogno di piccole pause.
Ma niente di tutto questo è la parte più difficile.
La parte più difficile è il silenzio.
A una certa età, allunghi la mano verso il telefono e ti ricordi che non è rimasto nessuno da chiamare. Le persone che ti conoscevano da giovane — che ricordavano le stesse estati, le stesse strade, gli stessi volti — se ne sono andate. Una per una, poi tutte insieme, finché i ricordi che porti con te non hanno più nessuno con cui condividerli.
Così racconti comunque le storie.
A chiunque sia disposto ad ascoltare. Con un po’ più di colore di quanto forse la verità meriti. Con un tocco di orgoglio che ti sei guadagnato e un dolore che non nomini sempre. Sai che la persona di fronte a te non c’era. Sai che non può sentirlo proprio come te.
Ma glielo racconti. Perché raccontarlo è trattenersi.
Quelle storie non sono solo ricordi. Sono la prova che una vita è stata vissuta. Che le persone sono state amate. Che le cose contavano. E se nessuno le chiede — le offri comunque, in silenzio, come se mettessi qualcosa su un tavolo sperando che qualcuno la raccolga.
La vecchiaia non è semplicemente ciò che succede a un viso o a un corpo.
È la memoria che cerca un posto dove riposare.
E ciò di cui ha bisogno una persona anziana — più dei consigli, più delle soluzioni, più di qualcuno che le dica come sentirsi — è semplicemente qualcuno disposto a sedersi, stare fermo e ascoltare.
Non per aggiustare niente.
Solo per esserci.
Questo è tutto il dono. E non costa nulla.
Sfruttati come schiavi.
Bruciati vivi.
In Italia.
Tutte situazioni sconosciute sul territorio? Mi raccomando, occhio ai rave party.
Le parole di chi ti importa restano incastrate come vetri nella pelle, aperte per ore a bruciare senza rimedio; poi come tutto diventano cicatrici
quello che non mi uccide, mi stronzifica
Sono sul divano ed ho voglia di godere…. pennichella…. un piacere inarrivabile…. irresistibile…. ineguagl
A chi lo dici
Che, solo voi?

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Il Ciao faceva più di 140km con un pieno, quindi circa 50 km/l. Progettato dall'Ing. Bruno Gaddi, cilindrata di 49cc, una manutenzione irrisoria e i pedali se rimanevi a secco. Il ciclomotore più venduto al mondo, produceva meno gas serra di una bici elettrica attuale.
Che Guevara & Fidel Castro