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Alessandro Volpi
Il ministro della Difesa, che è in guerra in Arabia Saudita a sua insaputa, ha annunciato ai giornali una variazione di bilancio, da votare a settembre, di 21 miliardi di euro, in pratica poco meno della ultima Legge di Bilancio.
Di questo 1,5% del Pil, lo 0,9% è destinato alle spese militari, coperte con la sottoscrizione di nuovo debito, sotto forma di SAFE o di titoli di Stato italiani.
Il restante 0,6% consiste nella partita di giro delle cosiddette accise mobili. In pratica il bilancio dello stato contabilizza l'aumento del gettito Iva dovuto all'aumento del prezzo dei carburanti e lo trasferisce alla riduzione delle accise in egual misura. Una vera e propria farsa.
Riassumendo, il governo Meloni compie una variazione di bilancio grande quanto la Legge di bilancio 2026 e la riempie di spesa militare e di un trucco contabile.
Nel frattempo, Intesa San Paolo può mangiarsi Mps e Mediobanca, dopo la ritirata dei francesi, creando un gruppo dove, come in Uncredit, il principale azionista è BlackRock.
Meno male che abbiamo dichiarato guerra diplomatica alla Spagna perché un nemico simbolico in queste condizioni fa davvero comodo.
ORGANI CHE MANCANO: IL SOSPETTO
Non è una leggenda metropolitana né una teoria del complotto. Il prelievo di organi da corpi di palestinesi senza il consenso delle famiglie è un fatto storicamente ammesso dalle stesse autorità israeliane, documentato da fonti accademiche internazionali, e tornato drammaticamente al centro del dibattito con le scoperte nelle fosse comuni di Gaza nel 2024.
Il punto di partenza documentato è il 2009, quando il dottor Yehuda Hiss, ex direttore dell'Istituto di Medicina Legale di Abu Kabir, ammise in un'intervista che negli anni Novanta Israele aveva sistematicamente prelevato cornee, valvole cardiache, ossa e pelle da cadaveri — tra cui palestinesi — senza chiedere alcun consenso alle famiglie. "Abbiamo iniziato a prelevare cornee… quello che veniva fatto era altamente informale. Nessun permesso veniva chiesto alla famiglia", dichiarò Hiss.
L'intervista era stata rilasciata nel 2000 alla professoressa Nancy Scheper-Hughes dell'Università di Berkeley, fondatrice del progetto Organs Watch, e resa pubblica solo nel 2009 a seguito dello scandalo sollevato dal giornale svedese Aftonbladet. L'esercito israeliano, in risposta alla trasmissione su Channel 2, confermò che la pratica aveva avuto luogo, aggiungendo che "questa attività è terminata un decennio fa e non avviene più".
Il dottor Chen Kugel, allievo di Hiss e poi divenuto whistleblower sull'istituto forense, riferì alla professoressa Scheper-Hughes che, sebbene in teoria i tessuti venissero prelevati da tutti i cadaveri, in pratica era più facile sottrarre organi ai palestinesi dei territori occupati.
Nel 2014, la dottoressa Meira Weiss pubblicò il libro Over Their Dead Bodies, sostenendo che tra il 1996 e il 2002 organi erano stati prelevati illegalmente da cadaveri palestinesi e utilizzati per trapianti e ricerca universitaria in Israele. Le sue affermazioni furono corroborate da un'indagine televisiva israeliana dello stesso anno, che includeva confessioni di alti funzionari israeliani sul prelievo di pelle da corpi di palestinesi e lavoratori africani.
Con l'offensiva su Gaza dopo il 7 ottobre 2023, le accuse sono riemerge con nuove testimonianze. Nelle fosse comuni scoperte al complesso ospedaliero Nasser di Khan Younis nell'aprile 2024, il direttore generale dell'Ufficio Media del Governo dichiarò: "Abbiamo trovato cadaveri senza testa, corpi senza pelle e alcuni con gli organi asportati".
Mohammed Al-Mughayer, responsabile della Protezione Civile di Gaza, riferì che alcuni corpi presentavano "addomi aperti e ricuciti in modo incompatibile con i normali metodi di sutura delle ferite a Gaza, facendo sorgere sospetti sulla scomparsa di alcuni organi". I cadaveri indossavano tuniche bianche utilizzate dall'esercito israeliano come indumenti per i detenuti, con segni di ferite da arma da fuoco alla testa.
L'Euro-Med Human Rights Monitor documentò il sequestro di decine di corpi da parte delle forze israeliane negli ospedali di Al-Shifa e indonesiano, nel nord di Gaza. Professionisti medici riscontrarono l'assenza di organi vitali come fegato, reni, cuore, coclee e cornee, definendola "evidenza" di possibile furto di organi. L'organizzazione chiese l'apertura di un'indagine internazionale.
Nell'ottobre 2025, nell'ambito di un accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti, Israele ha restituito a Gaza i resti di decine di palestinesi. Le équipe mediche dell'ospedale Nasser hanno documentato condizioni allarmanti, con segni evidenti di abusi fisici sui corpi. Scambi successivi hanno rivelato segni estesi di maltrattamenti, con molti corpi che mostravano indicazioni di tortura, mutilazione ed esecuzione.
Le autorità israeliane continuano a definire le accuse più recenti come "antisemite" e non provate. Tuttavia, l'ammissione istituzionale del 2009, le inchieste accademiche, le testimonianze dei medici legali di Gaza e i rapporti di organizzazioni come Euro-Med Monitor compongono un quadro che non può essere liquidato come propaganda.
Ciò che manca - e che la comunità internazionale dovrebbe esigere - è un'indagine forense indipendente, trasparente e non ostacolata, sui corpi restituiti e sulle fosse scoperte negli ospedali di Gaza.
Fonti:
- Israel Took Organs of Dead Without Permission (ABC News)
- Israel Harvested Organs Without Families' Permission (Fox News)
- Israeli Military Accused of Palestinian Organ Theft Again (Novara Media)
- Israel - The Global Leader in Human Organ Trafficking (The UNZ Review)
- ‘Obvious Evidence of Genocide’: Mass Grave Discovered in Gaza’s Nasser Hospital (Common Dreams)
- Mass Graves Found at Gaza’s Nasser and al-Shifa Hospitals (Middle East Policy Council)
- Gaza medics find signs of torture on Palestinian bodies returned by Israel (Al Jazeera)

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Ma ci rendiamo conto com’è cambiata la percezione delle proteste in questo Paese?
Con i vari decreti sicurezza l'attuale governo ha introdotto o irrigidito sanzioni per comportamenti che fino a pochi decenni fa sarebbero stati considerati non soltanto legittimi, ma moderati: sedersi a terra durante un sit-in, bloccare temporaneamente una strada, rendere visibile il proprio dissenso attraverso forme di disobbedienza civile.
Provate a immaginare un operaio dell'autunno caldo, un bracciante delle grandi lotte contadine o uno studente del Sessantotto davanti a un gruppo di attivisti seduti sull'asfalto con le mani alzate. In molti casi avrebbero sorriso. In un Paese attraversato da scioperi spontanei, occupazioni di fabbriche, campi e università, picchetti, blocchi ferroviari e manifestazioni oceaniche, un sit-in seduti a terra con quattro cartelli e le mani alzate a moltissime persone non sarebbe sembrata nemmeno una protesta.
Ovviamente anche allora non tutto era permesso, e molte lotte subirono una repressione durissima. Il punto è un altro: si è progressivamente abbassata la soglia di ciò che viene considerato intollerabile.
Questo spostamento è il risultato di quarant'anni di resa ideologica, durante i quali il conflitto sociale è stato raccontato da (quasi) tutti come un crimine e non come un elemento fisiologico in una società con profonde disparità. Eppure la storia insegna che tutte le grandi conquiste sociali – dallo Statuto dei lavoratori ai diritti civili, dal suffragio universale alla tutela dell'ambiente – sono passate attraverso mobilitazioni che hanno inevitabilmente creato disagio, conflitto e messo in discussione l'ordine esistente.
Chi oggi si scandalizza per ogni protesta dovrebbe ricordarsi una cosa: il confine non si ferma mai. Oggi tocca a chi si siede sull'asfalto. Domani toccherà a chi organizza un corteo. Dopodomani persino una manifestazione silenziosa, di domenica pomeriggio, in periferia e priva di ogni obiettivo, potrà essere descritta come un disagio intollerabile.
E poi capirete che quelli che oggi criticate e volete sbattere in carcere avevano ragione.
Cistite
Bruno Pagnanelli
Meno ghiaccio, meno ghiacciai, significa meno albedo, significa feedback positivo, significa che perdendo quella capacità di riflettere, anche solo quel bianco, la terra assorbe più luce e si riscalda di più e si autoalimenta il riscaldamento. Con dei cretini che continuano a negare alimentati da malviventi.
L'ho sempre dichiarato.
Con il disagio non interagisco.
Mi fanno solo pena quei subumani che si fanno ingabbiare dai centinaia di "cruciani" nostrani, quelli che dicono cose su scie, su fantascienza per idioti. Non legittimo nessuno di questi imbecilli.
Pensateci. Continuano a distrarci con miliardari, pallone, gossip, moda e consumo. Mentre i nostri ragazzi se ne vanno o si accoltellano a scuola, mentre i loro padri muoiono in silenzio, 3 al giorno, in cantieri dove le tutele che dovevamo dargli con un referendum le abbiamo rinnegate andando al mare. E ascoltiamo gente che pur avendo uno stipendio annuo di 240.000 euro, si riduce a farsi pagare in nota spesa, anche le bistecche dal macellaio.
E ancor di più provo pena per quelli che sono lì a cercare di difendere l’operato di questa abissale indecenza buttandola in caciara. Gente che ha votato per farsi togliere le accise e adesso fa un pieno con la cessione del Quinto.
Noi stiamo qui ad applaudire gente che se manifesti perché non c'è più acqua di fusione, perché non hai futuro, vai in galera.
Poi se compi un'esecuzione in strada ti candidano.

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Di fronte all'ingiusta morte di una persona nelle mani della polizia, a volte mi dico: «Non bisogna emettere giudizi affrettati sull'onda della rabbia». All'inizio vedo solo un lato della questione e mi limito a puntare il dito contro la polizia. Ma è un atteggiamento semplicistico. Manca qualcosa. La questione è più complessa. Non voglio tralasciare aspetti importanti. Ci penso per qualche giorno. E alla fine capisco che bisogna puntare il dito contro la polizia fascista.
[L'Ideota]
Sempre grande
Arianna Ciccone, fb
Stamattina l'apertura del Guardian è questa: Pedro Sánchez dice che la Spagna sta subendo gli effetti della crisi climatica, mentre in Francia i pompieri combattono contro gli incendi. Oltre 360mila persone evacuate nei due paesi. Solo tra Madrid, Toledo e Ávila sono bruciati più di 45mila ettari. Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell'Europa occidentale.
Intanto in questi giorni si torna a parlare del rapporto dell'intelligence britannica che il governo ha tentato di tenere nascosto. È uscito, per ora solo parzialmente, grazie a una richiesta di accesso agli atti presentata dal think tank Green Alliance. Richiesta inizialmente respinta invocando ragioni di sicurezza nazionale.
Il documento si intitola Global biodiversity loss, ecosystem collapse and national security. L'ha prodotto il Joint Intelligence Committee - i capi di MI5, MI6 e GCHQ insieme a funzionari di Cabinet Office, Foreign Office, Ministero della Difesa, Home Office e Tesoro - ed è stato pubblicato dal ministero dell'Ambiente.
Cosa emerge dal rapporto: ogni ecosistema critico del pianeta è su una traiettoria di collasso, inteso come perdita irreversibile di funzione. E il Regno Unito, si legge, allo stato attuale non è in grado di sfamare la propria popolazione senza importare. Secondo il Guardian, che ha lavorato anche sulla versione integrale ancora segreta, il rapporto descrive gravi carenze alimentari, aumento dei prezzi, migrazioni, destabilizzazione politica e possibili guerre, e le carenze alimentari potrebbero manifestarsi entro cinque anni.
Lo dicono i servizi segreti di un paese occidentale.
L'opposizione conservatrice è rimasta zitta, perché chiedere la verità avrebbe smontato la sua stessa strategia di ridimensionamento della crisi climatica.
È per questo che da tempo mi sono convinta che non sia più tempo di sinistra contro destra, e nemmeno di democrazia vs autoritarismi. Ora siamo a un livello ancora diverso: la linea di frattura passa tra chi sa perfettamente qual è la posta in gioco con la crisi climatica e chi nega o se ne fotte altamente, perché tanto a schiattare saranno le generazioni future.
Solo che non è vero nemmeno quello. Stiamo già schiattando.
Lentamente, al punto che possiamo far finta che non sia già parte della nostra vita. Il problema non è che non sappiamo. Il problema è che lo sappiamo benissimo, ma dobbiamo raccogliere le firme per la grazia a Roggero e scatenare l'odio globale contro i migranti.
https://www.instagram.com/reel/Da-t_vHIi9T/?igsh=Zm1yOGsxenRhYXVo
Merde assassine essere ignobili immondi
QUESTO PAESE HA UN PROBLEMA .UN ENORME PROBLEMA
18 luglio. È già il 18 luglio.
Andate tutti affanculo.

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Signorina @finestradifronte si va ???
@delfinorosso1964 a 20 anni troppo incasinata ...URSS troppo triste...io farei a 40 a Cuba
Arriva da Venezia. Ed è il premio nazionale per le spiagge libere che ho ricevuto da Legambiente e Touring Club Italiano. Ecco. Voglio dedicarlo a tutti voi. Voglio dedicarlo ad ognuna delle centinaia di migliaia di persone che, da tutta Italia, ininterrottamente, da stamattina, stanno sostenendo la presa di posizione a favore di chi vive le spiagge libere.
Ve lo confesso. Mi ha davvero emozionato questa enorme onda popolare che chiede più diritti e meno clientelismo. Che bello.
Perche questa non è più solo una giusta battaglia locale. Non è più soltanto una questione che afferisce alle città italiane che affacciano sul mare. Ma è una sacrosanta vertenza che gli italiani ritengono assolutamente prioritaria. Quella della liberazione dei beni comuni. Quella della cacciata di chi occupa beni pubblici. Ci riguarda tutti.
Più coraggio e meno padroni. E più testa alta.
Sappiatelo. Noi continueremo a mantenere la schiena dritta. Ed a non tollerare soprusi. Mai. Ognuno faccia la propria parte. Perché possiamo scrivere una nuova pagina di partecipazione. Per le spiagge libere. Per i beni pubblici.
Grazie a tutti voi, “pezzenti”. Siamo una squadra che non ha confini. E siamo forti. Insieme, ci riusciamo. Un passo alla volta.
W i pezzenti !!! 🩶