John Cage, TV-KĂśln, Composed in 1958. Premiered in Cologne, October 6 or 7, 1958Â
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John Cage, TV-KĂśln, Composed in 1958. Premiered in Cologne, October 6 or 7, 1958Â

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Dylan Thomas, Visione e Preghiera, Edited by R. Mussapi, Marcos y Marcos, Milano, 1984
Gianni Rodari, (1973), Le carte di Propp, in Grammatica della fantasia. Introduzione all'arte di inventare storie â 1973-2013: 40 anni, Einaudi Ragazzi, 2013, pp. 85-93 Â
Johnny è convalescente in un letto grandissimo e molto bello, prende latte a secchi, legge il "Paris Match" e il "New Yorker", tirando fuori, a momenti, il suo famoso (e rognoso) libretto tascabile di poesie di Dylan Thomas, con note a matita da tutte le parti. Con queste notizie e un cognac preso al caffè dell'angolo, ci siamo sistemati nella sala di audizioni per ascoltare Amorous e Streptomicyne. Art ha chiesto di spegnere le luci e si è coricato per terra per ascoltare meglio. E allora è entrato Johnny e ci ha passato la musica sul viso, è entrato anche se si trovava nel suo albergo, disteso nel letto, e con la sua musica ci ha spazzati via per un quarto d'ora. Io capisco che lo faccia andare su tutte le furie che venga pubblicato Amorous, perchÊ chiunque si accorge delle imperfezioni, del soffio perfettamente percettibile che accompagna la fine di alcune frasi, e soprattutto della selvaggia caduta finale, quella nota sorda e breve che mi è parsa un cuore che si spezza, un coltello piantato nel pane (ed egli parlava proprio del pane, giorni addietro). Ma invece a Johnny dovette sfuggire ciò che per noi è terribilmente bello, l'ansia che cerca sfogo in quell'improvvisazione piena di fughe in tutte le direzioni, di interrogazione, di tentativi disperati. Johnny non può capire (perchÊ quello che per lui è un fallimento sembra a noi una strada, o almeno il segnale di una strada). L'artista che è in lui diventerà frenetico di rabbia tutte le volte che ascolterà quella contraffazione del suo desiderio, di tutto quello che volle esprimere mentre lottava, vacillando, sputando saliva dalla bocca insieme alla musica, piÚ che mai solo al cospetto di quello che persegue, di quello che gli sfugge quanto piÚ lo persegue. E' curioso. (...) Nessuno può sapere che cos'è che Johnny persegue, ma è cosÏ, si trova lÏ in Amorous, nella marijuana, nei suoi insensati discorsi su tante cose, nelle ricadute, nel libretto di Dylan Thomas, in tutto quel povero diavolo che è Johnny, che lo ingrandisce e lo converte in un assurdo vivente, in un cacciatore senza braccia e senza gambe, in una lepre che corre dietro ad una tigre che dorme. E mi vedo costretto a precisare che in fondo Amorous mi ha fatto venire voglia di vomitare, come se ciò potesse liberarmi da lui, da tutto quello che in esso corre contro di me e contro tutti, quell'informe massa nera senza mani e senza piedi, quello scimpanzè ammattito che mi strofina le dita sulla faccia e mi sorride con tenerezza
Julio CortĂ zar, Il persecutore
Qui tutto gli fa male, persino l'aspirina gli fa male. Davvero, ieri sera gli ho fatto prendere un'aspirina perchÊ aveva mal di denti. L'ha afferrata e ha cominciato a guardarla, cosa gli è costato per decidersi ad inghiottirla. Mi ha detto cose stranissime, che era pericolosissimo servirsi di cose che in realtà non si sa che sono, cose che sono state inventate da altri per calmare altre cose che neppure si sa che sono... Lei sa com'è quando comincia ad almanaccare. (...) - Una vittima della cosità , è evidente. - Che cos'è la cosità ? - disse la Maga. - La cosità è lo spiacevole sentimento che laddove termina la nostra presunzione comincia il nostro castigo. Mi spiace di dover usare un linguaggio astratto e quasi allegorico, ma voglio dire che Oliveira è patologicamente sensibile all'imposizione di ciò che lo attornia, del mondo in cui vive, di ciò che gli è toccato in sorte, per dirla gentilmente. In una parola, gli fa schifo la circostanza. Per farla breve, il mondo gli fa male.
Julio Cortazar, Rayuela, il gioco del mondo

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Jonas Mekas in the Paris metro, reading Jean Genetâs Journal du voleur, on March the 30th, 2016
Jean Genet.
Invece Matisse vecchio e sofferente aveva trovato un suo metodo estremamente chic per esprimere "una specie di joie de vivre" a ottant'anni passati. Ritagliava con pazienza le sue solite incantevoli forme - simili a mani e foglie di ficus e pomodori e fiori o cuori di carte da gioco - nei grandi fogli gialli e celesti, arancione e verdini; e con questi colorini puri e semplici creava praticamente un'equivalenza grafica della poesia di ValĂŠry, con grazia, eleganza, 'Azur' e tutto.
Il vecchio artista ripeteva: "In un albero nessuna fogllia è uguale alle altre, eppure ciascuna grida forte il nome dello stesso albero"; e queste "Grandes gouaches decoupÊes", che sono l'estrema chicca della sua operosità , si vedono con allegra tenerezza collocate al loro posto giusto, al MusÊe des Arts DÊcoratifs, nel cuore di una civiltà del gusto dove una manciata di frammenti di carta lucida può diventare quasi naturalmente vetrata o pianeta, suscitare frivolezza e religiosità , e trasformarsi in arte 'minore' come le migliori tappezzerie e lo champagne.
(Henri Matisse ad Alberto Arbasino, in âVaguesâ, da Parigi O Cara, Adelphi)
âMa io sono soltanto uno stilista. Per questo non scrivo romanzi... Mâimporta solo il colore, il mistero delle emozioni e delle parole... Soltanto questo si dovrebbe vedere in tutti i miei libri...â E quando si arriva alle ultime domande sciocche, inevitabili (si chiederanno i suoi progetti?), risponde âmorire!â
(Louis Ferdinand CĂŠline ad Alberto Arbasino, da âDocteur Destouchesâ, in Parigi o Cara, Adelphi)
Oggi si interroga la StupiditĂ in pubblico. Oggi la stupiditĂ pensa.
(Jean Cocteau ad Alberto Arbasino, da "La cucina di un Accademico", in Parigi O Cara, Adelphi)

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Ă passato un anno dalla morte di Valentino Zeichen. Nessuno ha scritto di Roma come lui. Qui un mio ricordo uscito sul IL del Sole 24 Ore.
Georges Perec, (1985), Brevi note sull'arte e il modo di sistemare i propri libri, in Pensare/Classificare, Rizzoli, Milano, 1989, pp. 27-37
A map of all the countries Boris Johnson, UKâs new foreign secretary has offended.
âA Bigger Splash,â 1967
Yves Klein, Yves Peintures, 1954 (pt. 2) (pt. 1 here) (pdf 1 here, 2 here)
(via Artistsâ Books and Multiples @artistsbooksandmultiplesâ)

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Leonard Bernstein by Roberto Masotti
Gilles Deleuze