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La nuova Ferrari Luce è stata disegnata dall’ex Apple Jony Ive, infatti se la guardate dall'alto sembra un mouse, ma io mi domando, noi italiano abbiamo fatto le macchine più belle del mondo, e ora ce le facciamo fare dagli americani?
... è talmente brutta da far passare in secondo piano il fatto che seppur abbia mille cavalli è e rimane una lavatrice.
L'uomo nella foto si chiama Gioacchino Lunetto ed è un Ispettore della Polfer. Su facebook ha scritto: "Mi manca Hitler". E poi: "Gli immigrati buttateli a mare". E ancora: "Bruciateli vivi e poi rimpatriateli". Quest'uomo, cerchiamo di capirci, dovrebbe proteggerci, facendo parte della polizia ferroviaria. E dovrebbe proteggere me, voi, quelli bianchi neri gialli verdi e anche quelli a pallini rossi. Dovrebbe proteggere americani, nigeriani, francesi, ghanesi, italiani e rom. Ma ho la sensazione, proprio una vaga sensazione, che sia più facile che Gasparri diventi uno statista che questo intervenga per salvare, ad esempio, una ragazzina nigeriana dal bullo bianco e testa di cazzo che in stazione le dice: "Si fa oggi il puttan-tour?" La Digos di Catania ha trasmesso alla Procura gli atti sulle dichiarazioni di Gioacchino Lunetto e il questore Marcello Cardona ha "disposto l'avvio, con rapidità e rigore, di opportune valutazioni per l'adozione di provvedimenti disciplinari". Chissà perché io ho la sensazione che se facciamo girare un po' di più questa storia sia più facile che le sanzioni disciplinari arrivino davvero, e che siano di una certa entità.
Saverio Tommasi

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"Esiste una ferita antica dentro l’essere umano.
Più antica della storia personale.
Più antica persino della memoria.
È il senso della separazione.
L’illusione di essere fuori dalla vita invece che dentro la vita.
Fuori dalla natura invece che natura stessa.
E così proiettiamo il nostro dolore sul mondo.
Vediamo tristezza nella pioggia, abbandono nell’inverno, crudeltà nel tempo che passa.
Ma la natura non è ferita.
La natura trasforma.
Lascia andare.
Muore e ritorna senza resistenza.
La ferita non è nella foresta.
La ferita è nello sguardo con cui guardiamo la foresta.
Cammina lentamente tra gli alberi.
Lascia che la terra porti il tuo peso.
Respira come se fosse la foresta a respirare te.
Fermati vicino a un albero.
Non analizzarlo.
Non dargli un nome.
Resta semplicemente accanto ad esso come un essere vivente accanto a un altro essere vivente.
L’albero non rifiuta le proprie cicatrici.
I rami spezzati restano parte della sua bellezza.
Il muschio cresce sulle vecchie ferite senza vergogna.
Appoggia una mano sul petto e una sulla corteccia.
E ascolta.
Nulla nella foresta cerca di diventare qualcos’altro.
E per un momento, anche tu puoi smettere di farlo.
Se arriva la tristezza, lasciala arrivare come la pioggia.
Se arriva la rabbia, lasciala muovere come il vento tra i rami.
La foresta non guarisce perché elimina l’oscurità.
Guarisce perché ti insegna che anche l’oscurità appartiene all’anima.
La terra non ti accusa.
Gli alberi non ti condannano.
La natura non ti ha mai chiesto di essere perfetto.
Solo presente.
E forse guarire significa proprio questo:
ricordare che non siamo mai stati separati dalla vita."
Selene Calloni Williams
Le citazioni del blog IL BOSCO FEMMINA

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Quando, il 9 maggio 1978, uccisero Peppino Impastato Il Corriere della Sera titolava: “Ultrà di sinistra dilaniato dalla sua bomba”. Erano passate solo poche ore dall’omicidio, le indagini erano appena agli esordi, i compagni di Peppino già denunciavano la natura mafiosa dell’assassinio eppure, perentoriamente, il principale quotidiano nazionale dirigeva l’opinione pubblica verso una chiave di lettura dei fatti che possiamo definire pura invenzione. Nel pezzo si lascia spazio solo ad un’altra possibilità rispetto all’attentato dinamitardo, quello che si sia trattato di un folle atto suicida. Nell’articolo Peppino è raffigurato come un terrorista, avrebbe usato una “sua bomba” rischiando di provocare una strage. Nulla di più falso. Dopo l’omicidio una semplice locomotiva stava transitando sui binari e si è fermata prima del luogo dell’esplosione.
S. V., “l’inviato speciale” del Corriere, quando scrive il pezzo non è affatto sul luogo dell’assassinio e non fa altro che riportate fedelmente l’interpretazione della vicenda che le autorità volevano trapelasse. Quella secondo cui un giovane a metà tra pazzia ed estremismo politico si era ammazzato realizzando un attentato.
Le stesse autorità che attraverso depistaggi e calunnie hanno cercato per anni ed anni di seppellire la verità, vent’anni dopo, alla fine di una lunghissima battaglia di Felicia, Giovanni, e dei compagni, si sono limitati a “riciclare Peppino” nel pantheon dei morti di mafia, depotenziandone il messaggio rivoluzionario su ogni fronte.
Nel 1997, quando Gaetano Badalmenti inizierà ad essere ricercato per l’omicidio, il Corriere pubblicherà soltanto un breve trafiletto, stessa cosa quando seguiranno processi e condanne.
Sarebbe stato il caso che questo giornale, insieme a tanti altri, chiedesse scusa a Peppino, alla sua famiglia, ai suoi compagni, ai lettori a cui, in questa come in altre occasioni, hanno coscientemente - questo va sottolineato - propinato invenzioni spacciandole per fatti.
La storia serve anche a questo, a non farci cadere nelle trappole delle manipolazioni operate da ogni forma di potere attraverso i mezzi di comunicazione che più o meno direttamente controlla. I media come strumenti di produzione culturale di massa sono un mezzo determinate nel costruire il nostro immaginario collettivo, ed è fondamentale avere verso di essi lo stesso atteggiamento critico che si ha verso ogni istituzione del nostro tempo.
Parliamo di Peppino, di mafia e di antimafia anche nel nostro libro "Disonorate società". Lo trovate seguendo il link nel primo commento.
da Cronache Ribelli
La madre di Peppino.
Questo non è mio figlio.
Queste non sono le sue mani
questo non è il suo volto.
Questi brandelli di carne
non li ho fatti io.
Mio figlio era la voce
che gridava nella piazza
era il rasoio affilato
delle sue parole
era la rabbia
era l’amore
che voleva nascere
che voleva crescere.
Questo era mio figlio
quand’era vivo,
quando lottava contro tutti:
mafiosi, fascisti,
uomini di panza
che non valgono neppure un soldo
padri senza figli
lupi senza pietà.
Parlo con lui vivo
non so parlare
con i morti.
L’aspetto giorno e notte,
ora si apre la porta
entra, mi abbraccia,
lo chiamo, è nella sua stanza
a studiare, ora esce,
ora torna, il viso
buio come la notte,
ma se ride è il sole
che spunta per la prima volta,
il sole bambino.
Questo non è mio figlio.
Questa bara piena
di brandelli di carne
non è di Peppino.
Qui dentro ci sono
tutti i figli
non nati
di un’altra Sicilia.
9 Maggio 1978 💔
Riforma intercettazioni, procuratore Melillo scrive a Nordio e Piantedosi: "Grave arretramento nel contrasto a mafia e terrorismo"
Come mettere sotto la luce dei riflettori l'ipocrisia di quella che ogni tanto ripete: "Ho cominciato a far politica ispirata da Falcone e Borsellino."
Poi non dite che non dobbiamo chiamarla "Benita Mentitrice Seriale"

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