Amici? Amici! (Sala Grande, 29 ottobre, III anno)
R | Ora, la scena farebbe un po’ sorridere, con questo paperottolo biondo che corre tra i tavoli di Grifondoro e Tassorosso alla volta del portone che dà accesso alla sala grande, zigzagando tra studenti più grandi che proprio in quel momento hanno deciso di mettere fine al loro lauto pasto - un paio potrebbero aver ricevuto un colpo della cartella in pelle nera che le sbatacchia dietro. « M- » ma si blocca, ancora per quella indecisione e dubbi che l’hanno accompagnata in questi giorni. E allora che si fa? Si corre, allungando un braccio, nemmeno Mac fosse un boccino d’oro, urlando « TU! » per attirarne l’attenzione prima che sparisca via oltre e debba rimandare tutto al momento della cena « MACNAMARADITASSOROSSO » –– « Devo dirti una cosa »
K | Il pranzo è terminato poco fa e Kael, assieme a qualche altro Tassorosso, sta iniziando ad allontanarsi verso la porta quando sente qualcuno gridare, e gridare il suo nome per di più, beh tecnicamente il suo cognome, ma tant’è che questo fa voltare il Tassorosso quasi immediatamente, giusto il tempo di arrestarsi sui propri passi. E a quanto pare il grido ha fatto voltare più d’una testa, ma vabbé. Individua la figura della piccola biondina, ora piegata in due a recuperare il fiato praticamente davanti a lui. «Ruby?» e poi quella si raddrizza e quando la sente parlare all’improvviso un ricordo saetta nella testa del terzino, oddio… la lettera!
“Seb mi ha detto che sei diventato maschio! Quindi era questa quella cosa che dicevi? Però stavi meglio con i capelli corti, lasciatelo dire. Ora finisce che ti scambio per Tristran, nei corridoi. E ha detto anche che ora ti fai chiamare Kael, quindi passo a questo e smetto di chiamarti Mac? O è solo per prova, per capire se funziona e ti giri quando ti chiamano? Ruby”
Gli occhi azzurri si allargano e sul viso si apre un’espressione imbarazzata, quasi in colpa. La lettera l’ha ricevuta durante il periodo gianato e diciamo che non era stata presa bene tanto da buttarla in un cassetto e dimenticarla lì, fino ad ora.
«Se è perché non ti ho risposto, scusa… Mi è passato di mente e tipo quando mi hai scritto ero sotto effetto di un infuso e…»
–– «non ricordo nemmeno bene cosa ci fosse scritto.» –– «E, mh, comunque, dimmi pure.»
R | Le nasce questa piccola espressione sul volto, di confusione e perplessità che prima la vede annuire, per confermare all’altro che si tratta proprio di quello e poi… « oh » riscossa in un attimo da tutti i dubbi e le preoccupazioni che la non-risposta le ha portato. « quindi… non ce l’hai con me? » – « e che boh, ho pensato che t’avevo offeso con la storia dei capelli » che poi, sti capelli, c’è da capire pure se erano effettivamente più lunghini o non l’ha davvero scambiato con Tristran, nei corridoi. « e quindi… » le mani appese alla cinghia vengono mosse per aprire la cartella, smucinare tra le tasche interne con un « dove bolide l’ho- ah! » e cacciarne fuori un rettangolino di pergamena, su di cui sono stilizzate alla buona delle piccole cravattine di tassorosso, con tanto di freccette per indicare il movimento da compiere per andare al passo successivo. K | «No, certo che no.» replica ora rivolgendo un sorriso e mutando l’espressione in una più tranquilla «cioè, credo che non mi sia piaciuto, quando lo ho ricevuto, ma non ero proprio del tutto io… cioè è complicato.» [...] «oh. Ma… è per me?»
R | E di tutta risposta gli porge il foglietto, con un annuire del capo per confermare e ondeggiandolo appena per esortare a prenderlo « ora so come si chiudono queste » e, a mani libere, indicherebbe con orgoglio il cravattino che ha al collo, non perfettissimo come quello che si può vedere nei distinti completi di Oliver ma che, in un certo qual modo, ne potrebbe essere un figlio acerbo (...) « e l’ho fatto con cravatta locòmotor. è che ho pensato ce l’avessi per il biglietto quindi sono andata dal capocasa e c’ho chiesto se me lo spiegava, così, magari » e rotea gli occhi, guardando un po’ ovunque tranne che verso il tassorosso « magari avevo qualche possibilità in più per farmi ascoltare però ecco te lo dò comunque »
K | [...] «Lo adoro! Magari adesso imparo anche io! –– Comunque» poi abbassa lievemente il tono, chinandosi pure verso Ruby per dirle una cosa all’orecchio «ho scelto Kael» – «ma ecco, non lo sanno ancora tutti.» poi si raddrizza, tornando al tono normale prima di allungare il pugno chiuso verso Ruby, sollevato, per un bro-fist.
«amici?»
R | l’attenzione ritorna alta al momento che Mac s’accosta, facendole tendere il collo per ascoltare meglio il bisbiglio che, ecco, le fa nascere un sorrisino completo per poi bisbigliare un « allora uso Mac » incrementando il sorrisetto fino a scoprire l’incisivo scheggiato « ancora per un po’ » ritornando dritta e allungano il braccio per rispondere a quel bro-fist con un pugnetto uguale e contrario, allargando poi la mano a stella per simulare un’esplosione.
« amici! »















