Danza una stella.
Si è innamorata del cielo di giugno e ora punteggia le sue rosee gote con bianca, limpida luce.
wallacepolsom
PUT YOUR BEARD IN MY MOUTH

⁂
Xuebing Du
YOU ARE THE REASON
trying on a metaphor

roma★
🪼
Sade Olutola

祝日 / Permanent Vacation
$LAYYYTER
Cosimo Galluzzi

Janaina Medeiros
occasionally subtle

@theartofmadeline
NASA

#extradirty

shark vs the universe

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@littlevioletmoon
Danza una stella.
Si è innamorata del cielo di giugno e ora punteggia le sue rosee gote con bianca, limpida luce.

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Ogni giorno vedo la Terra farsi forma.
Vedo l’acqua che non consuma, ma rivela.
Vedo il diamante che non distrugge, ma partorisce.
Il marmo ha sempre fatto parte della mia vita.
E oggi mi sono fermata a pensare a una cosa che ho sempre avuto davanti agli occhi.
Il marmo viene lavorato con l’acqua e tagliato con il diamante.
Da una parte il marmo, memoria della Terra, nato da tempi geologici e trasformazioni lentissime.
Dall’altra l’acqua, che attraversa il mondo da sempre e ne racconta la vita. Si fa neve, fiume, nuvola e mare. Cambia forma continuamente senza perdere se stessa.
E poi il diamante, figlio di pressioni così profonde da trasformarsi in qualcosa di raro.
Mi è sembrato, all’improvviso, che quei tre elementi si stessero raccontando una storia.
La Terra custodisce.
L’acqua ricorda.
Il diamante trasforma.
E dall’incontro di queste tre memorie nasce la forma.
Forse è per questo che questa immagine mi ha colpita tanto.
Perché, a pensarci bene, parla anche di noi.
Ci sono parti di noi che sono marmo: ciò che custodiamo, ciò che il tempo ha depositato dentro di noi.
Ci sono parti di noi che sono acqua: ciò che attraversiamo e ciò che ci attraversa. Gli incontri, le storie, i luoghi, gli amori.
E poi ci sono le pressioni. Le prove. Le ferite.
Quelle che a volte sembrano volerci spezzare e che invece, qualche volta, ci trasformano.
Le pressioni non vengono sempre a spezzarci. A volte vengono a cercare la forma che ancora non conosciamo.
In fondo, vivere è questo cantiere invisibile: il tempo deposita in noi la roccia, la vita la leviga, il dolore la incide.
E da quell’urto antico, ogni giorno, veniamo al mondo.
✨Nemas Gortan pic📷
Mi parlava al telefono.
E io raccoglievo fiori.
Stanotte il temporale mi ha svegliata prima ancora di arrivare.
Lo sentivo rumoreggiare da lontano.
Ancora invisibile.
Ancora altrove.
Eppure già presente.
C’era qualcosa di antico come il mondo in quell’attesa.
Ero sospesa in quel territorio incerto tra il sonno e la veglia, dove il tempo perde i contorni e i pensieri si impastano ai sogni.
Lo ascoltavo avvicinarsi.
Poi, dalla finestra socchiusa, l’odore della pioggia.
Come riconoscere qualcuno dal passo.
Dal respiro.
Dalla presenza.
Poi il cielo aprirsi.
E per un istante non ero più io ad attendere la pioggia.
Ero pioggia.
Sui tetti.
Sulle strade vuote.
Sui giardini assetati.
Acqua che torna a casa.
Né docili.
Né ribelli.
La vita, i giorni, i pensieri, il cuore.
Solo liberi.

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Nel quartetto di mani
Si sfiorano appena,
indice e medio.
Poi la danza nei palmi,
ballerina in punta
su terreni inesplorati.
La ricerca dell’intreccio,
prima appena accennato,
poi pieno e vellutato.
Stringere forte
e poi accarezzare.
Cercare nei polsi
i confini
con fiati di polpastrelli.
Solcare il dorso
con una pioggia di dita.
E poi ricominciare.
Tin tin di furin
La voce del vento… tin
Ascolto… tin tin
Piccole memorie d'argento
sulle foglie silenziose
tra i fili d'erba che
custodiscono il sonno.
E il vento, paziente, le
attraversa senza destarle,
come si sfiorano le cose amate.
Così la notte si allontana.
Non del tutto perduta,
lascia dietro di sé
qualche goccia d'ombra,
lucente abbastanza
da raccontare
che è passata di lì.
“Com’è che la vita rimane statica, ostinatamente resistente a qualsiasi cambiamento per anni e poi, senza avvertire, viene investita da così tanti mutamenti nel corso di qualche settimana. È impossibile preparare la vita a un’inondazione”
Tratta dal film Persuasione - Netflix
Il blu è il posto della verità.
Mi specchio senza riflesso.
Spogliata.
Senza costruzione.
Dritta dentro ciò che sono.
La verità
non ha suono
se non se stessa.
Nel blu c’è silenzio.
Ma sotto il silenzio
c’è la terra.
C’è un fuoco antico.
Una lingua che conoscevo
prima ancora delle parole.
E allora capisco
che non sono fatta soltanto di blu.
Il blu mi mostra.
Il rosso mi attraversa.
Uno mi rivela.
L’altro mi accende.
Sono blu.
Sono rosso.
Sono viva.
Listen and make your own on Suno.

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Ci sono oggetti in casa che finiscono per diventare invisibili.
Li incontri ogni giorno.
Passi accanto a loro senza pensarci.
Poi una mattina li guardi davvero.
Questa statuina vive a casa mia.
E anche quel soffione di tarassaco.
Li ho messi insieme tempo fa senza immaginare che un giorno mi avrebbero raccontato qualcosa di me.
Ho sempre pensato che il tarassaco custodisse un piccolo cielo.
Prima è sole.
Poi luna.
Poi stelle.
Il giallo del fiore.
Il bianco del soffione.
I semi che il vento porta lontano come desideri affidati al cielo.
E guardando questa immagine mi sono accorta di essere seduta proprio lì.
Appollaiata sopra i miei desideri.
Non per trattenerli.
Non per decidere dove andranno.
Solo per stare un momento in loro compagnia.
E fidarmi del vento.
Il mio corpo conosce i suoi limiti.
La mia anima continua a conoscere l’orizzonte.
Ci sono frasi che ormai porto addosso
come piccoli tatuaggi invisibili.
A chiunque altro la mia pelle appare intatta.
Ma esistono parole che ricordano la mano che le ha tracciate.
E allora affiorano.
Una alla volta.
Come richiamate alla luce.
E insieme potremo ripercorrerle.
Sfiorandole.
Leggendole.
Srotolando la bobina del tempo che ci ha attraversati.
Scoprendo che sono ancora tutte lì.
Ci aspettiamo che le cose possano rompersi, per cui ci attrezziamo per aggiustarle. Ma solo quando si tratta di cose, non di persone.
In questi giorni mi sono arrivate due notizie indesiderate.
La prima riguardava la casa dove vive mia madre — di mia proprietà — dove si è rotto il tubo che porta l'acqua dal contatore alla casa. Da rifare completamente.
La seconda riguardava la casa dove vivo io — costruita appena dieci anni fa. Il tetto perde. I condomini sono giustamente arrabbiati: da una casa vecchia ci si aspetta che qualcosa ceda. Da una costruita dieci anni fa, no. E in più, con le infiltrazioni, il problema potrebbe non risolversi mai del tutto — si interviene, si monitora, si convive con una certa dose di incertezza residua.
Eppure, in entrambi i casi, ci siamo seduti, abbiamo parlato, abbiamo trovato un modo per procedere insieme. Nessuno ha abbandonato il tavolo. Nessuno ha detto: siccome ti sei rotto, non ti voglio più.
Ho pensato: perché con le persone non funziona così?
Con le cose diamo per scontato che si rompano, anche quelle nuove, anche quelle che non dovrebbero. Compriamo assicurazioni, facciamo manutenzione, accettiamo che certi danni lascino traccia.
Sappiamo che niente dura senza cura, senza intervento, a volte senza la disponibilità a convivere con qualcosa che non tornerà mai esattamente come prima.
Con le persone invece — con le relazioni — ogni rottura sembra una sorpresa. Una colpa. Un fallimento.
Come se ci aspettassimo che l'amore, l'amicizia, il legame professionale dovessero reggersi da soli, impermeabili, per sempre.
La rottura delle acque precede ogni nascita.
Non è un guasto, quello che accade nelle relazioni, è il segnale che qualcosa di nuovo sta per venire.
Ma richiede che qualcosa si rompa.
Che il contenitore che ha protetto ceda il posto a ciò che ha contenuto.
Forse le relazioni funzionano così. Forse ogni rottura autentica, se accolta invece di negata o punita, è l'inizio di qualcosa che non sarebbe potuto nascere altrimenti.
La domanda che mi porto è questa: cosa cambierebbe se portassimo nelle relazioni la stessa normalità collaborativa che portiamo al condominio?
Se dicessimo, semplicemente: le cose si rompono. Anche tra noi. Anche quando sono nuove. Anche quando non dovrebbero.
E questo non significa che siamo sbagliati: significa che siamo vivi.
E che forse, come con certe infiltrazioni, il lavoro non è eliminare il problema una volta per tutte. È imparare a monitorare, intervenire, restare al tavolo.
P.S. So che il condominio è spesso teatro di liti feroci: pare sia tra le prime categorie di cause civili in Italia.
Non voglio idealizzare: anche lì le relazioni si rompono, e non sempre si ripara insieme.
Quello che ho vissuto io in questi giorni è stato diverso e proprio per questo mi ha colpito. L'ho usato come punto di partenza biografico, non come modello universale.
Il pensiero che mi interessa è altrove: nella nostra difficoltà strutturale ad accettare che le relazioni umane, come i tetti e i tubi, abbiano bisogno di manutenzione e che rompersi non significhi finire.
Mi auguro, con tutto il cuore, che anche la mia storia condominiale continui a fare eccezione ovviamente.
Gloria Volpato
La gratitudine per ciò che è.
Il coraggio di restare al tavolo.
La cura per ciò che cambia.
La presenza per ciò che resta.
Siamo vasi comunicanti.
Quando il tuo respiro si fa pesante sul mio petto, il mio battito rallenta per scendere al tuo stesso ritmo.
Ci scambiamo i pensieri, la voce, le parole, i silenzi, fino a trovare lo stesso identico livello di quiete o di irrequietudine.
Ci scambiamo ciò che siamo, fino a raggiungere quella rara pace che nasce quando due esseri umani smettono di difendersi, o quel fuoco che scioglie i corpi senza riuscire a separare le anime.

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Buon giorno , mi fa male l’indifferenza , la società effimera che siamo diventati, la pancia piena e la poca lucidità . Pazzo ? Pazzo lo sono sempre stato, molto spesso sono stato definito: un mondo a parte .
Ripudio questa civiltà , appena posso scappo nel mio mondo . Il mio mondo e quello selvaggio dei boschi , della natura che si riprende tutto , del posto del mondo che ho trovato e nel quale spero di ritirarmi appena la vita civile sarà finita . Non succede mai niente a caso, il tuo blog piano piano me lo andrò a guardare …
Scrivo , dipingo , vedo cose , altre le sento … poi c’è la maschera civile , quella che abbiamo tutti .
Un caro Saluto
Grazie per aver condiviso questo pensiero.
Non ho letto follia nelle tue parole, ma sensibilità.
In un tempo che corre molto velocemente, credo sia facile sentirsi fuori posto quando si continua a cercare profondità e autenticità.
Ti ringrazio per esserti fermato sul mio blog e per avermi lasciato queste righe
Buona giornata
Forse non ci portiamo dentro le persone.
Forse ci riscriviamo mentre impariamo ad addomesticarci.
Come due onde che imparano a cercarsi.
E quando si separano,
non sono più esattamente le stesse di prima.
Conservano il rito del passaggio.
Un granello d’auspicio.
Una traccia di luce.
Qualcosa che continua a vibrare anche dopo.