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Cronaca di un Amore (1950), dir. Michelangelo Antonioni
stanotte ho capito come funzionano le canzoni
lui era lì nella sala dello spettacolo:
io non me l’aspettavo, era da tanto
che non sapevo nulla. gli avevo scritto
una poesia in spagnolo intitolata
“quisiera mirarte” e adesso lo miravo
(io non scrivo le cose per finta)
e ci siamo scambiati alcune parole,
un certo numero di parole
e anche un abbraccio e un bacio sulla guancia:
lui aveva una camicia che cambiava colore
a seconda della luce della sala,
e i capelli strani, come attraversati
da riflessi che non stavano mai fermi,
e poi ho notato che al polso sinistro
aveva un certo numero di laccetti colorati
legati insieme con un solo nodo,
non posso giurare che fossero quattro
però mi sono sembrati più di tre
e cinque laccetti sarebbe esagerato,
quindi è possibile che fossero quattro
e dello stesso colore dei miei:
infatti io ho quattro laccetti legati
al polso destro con un solo nodo:
notando questa diciamo coincidenza
non ho pensato alle canzoni – non ancora –
però mi è venuto in mente un libro
o film o musical o qualcosa così:
adesso non ricordo e non ho voglia
di cercare con google, mi sono stancata
di cercare con google, comunque
s’intitola “lassù qualcuno mi ama”
e a me è venuta in mente precisamente la variante
“lassù qualcuno mi prende per il culo”.
durante tutto lo spettacolo, ascoltando
poesie e canzoni l’ho guardato:
lo guardavo e ascoltavo le canzoni
e ascoltavo qualcosa dentro me
con del pianto negli occhi che guardavano
e il sangue che mi mulinava strano,
per fortuna nessuno se n’è accorto,
almeno credo che nessuno si sia accorto,
e ho capito come funzionano le canzoni.
se voi l’avevate già capito da tempo
non è obbligatorio che mi facciate quei sorrisini
del cazzo, ognuna capisce quando capisce,
io stanotte ho capito come funzionano le canzoni.
sì, le canzoni, le canzonette ma anche
certe canzoni più quotate, dicono
cose da fare spavento: “ora vedrai
una donna piangere” oppure “se te ne vai
mi resterà il silenzio per l’eternità”
o addirittura “muoio senza te”
e io ero sempre rimasta perplessa,
perplessa perché il cantante dopo cantato
mica piangeva, salutava il pubblico
gridando “grazie, vi amo, vi amo, grazie, vi amo”,
rilassato e contento, poi non restava
mica in silenzio per l’eternità,
no, si faceva intervistare dalla radio
e andava a cena e chiacchierava assai
e poi mica moriva senza lei,
no, non moriva, perché la sera dopo
aveva una replica, e un’altra, una tournée
ed era vivo, vivo senza lei.
io ero sempre rimasta perplessa
ma adesso guardando lui e ascoltando
la distanza fra lui e me,
la distanza fra noi e le canzoni,
ho capito come funzionano le canzoni.
le canzoni possono funzionare soltanto
se sono per finta, se sono per scherzo,
se dicono così tanto per dire:
è così che funzionano le canzoni,
forse anche le poesie, certe poesie
ma non le mie.
io se scrivessi che muoio per lui
poi morirei: per questo non lo scrivo
e sono viva. per fare le canzoni
bisogna che sia finto. perché quando è vero,
quando una cosa vera
quando una cosa inutilmente
quando una cosa ridicolmente vera
ti mulina il sangue, ti si schiaccia negli occhi,
non si può dire, non si può scrivere, forse
non si può vivere, non si può nemmeno vivere,
e se proprio scrivi scrivi solo cose lievi
parlando quasi d’altro, perché “muoio per te”
lo si può dire soltanto per finta,
le volte che è vero nessuno l’ha mai detto.
ho capito come funzionano le canzoni
e certe poesie, però non le mie:
e questa notte io non scriverò
versi per un amore inutile e ridicolo:
farò una riverenza, due passi nella notte,
e scriverò un breve addio per finta.
E per quelli che credono che l’amore sia la sazietà.
Ascoltate bene: L’amore è fame.
Carmelina Soto
Catalogo delle stelle
Finora non ci avevo pensato.
A che mi serve un catalogo delle stelle?
Nel catalogo dieci milioni
di numeri di telefoni celesti,
dieci milioni di numeri
di telefono di nebbie e mondi,
codice pieno di luminescenza e scintillio,
elenco di abbonati dell’universo.
Io so qual è il nome della stella,
troverò anche il suo telefono,
aspetterò il turno della terra,
girerò l’alfabeto d’acciaio:
L – 13 – 40 – 25
Io non so dove cercarti.
Si metterà a cantare la membrana del telefono:
Risponde Alfa Orione.
Sono in viaggio, io ora sono una stella.
Io ti ho dimenticato per sempre.
Sono una stella – sorellina dell’aurora,
non vorrò nemmeno venirti in sogno.
Di te non mi importa più nulla.
Telefonami tra trecento anni.
Arsenij Tarkovskij

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Quello che molta gente chiama amare è scegliere una persona e sposarla.
La scelgono, ti giuro, l’ho visto.
Come se si potesse scegliere in amore, come se l'amore non fosse un fulmine che ti frantuma le ossa e ti lascia stecchito in mezzo al cortile.
Tu dirai che la scelgono perché la amano, io credo sia il contrario. Beatrice non è stata scelta, Giulietta non è stata scelta. Tu non scegli la pioggia che ti inzupperà fino al midollo all’uscita di un concerto...
Julio Cortázar - Rayuela (Il gioco del mondo)
Si è ciò che si ama. No? Si è, solo ed esclusivamente e completamente, ciò per cui si morirebbe senza pensarci due volte, come dici tu. Tu: per cosa moriresti senza pensarci due volte?
Ma tu parti dal presupposto che si tratti sempre di scelta, di una decisione conscia. Questo non è un po’ ingenuo? Stai seduto là col tuo bel libro mastro da ragioniere e decidi sobriamente che cosa amare? Sempre? E se capita che non ci sia scelta su cosa amare? E se il tempio venisse a Maometto? Che succede se ami e basta? senza decidere? Semplicemente ami: la vedi e in quel preciso istante dimentichi tutta la sobrietà e la contabilità e non puoi scegliere altro che amare?
David Foster Wallace, Infinite Jest
12 dicembre
Depressa e di pessimo umore.
Sento freddo e ho tanta stanchezza addosso.
Questi mesi mi pesano sulle spalle come fossero anni, lunghissimi anni.
Ho mangiato in preda a un raptus compulsivo tentando di riempire un vuoto che resta lì. La testa mi pesa, non riesco neanche a tenere gli occhi aperti.
Sicuramente il ciclo in arrivo dà il suo bel contributo. Non ho fatto un sorriso oggi, tranne che a N.
Adesso andrò di là e farò finta di niente.
È meglio che R. non mi parli, è meglio che nessuno mi parli. Mi sembra che tutti reclamino il loro pezzo di attenzione ed energia da parte mia ma io non ho né l’una né l’altra, e quel poco che riesco a tirare fuori da questo guscio vuoto posso e voglio dedicarlo solo a mio figlio, l’unica persona titolata a pretenderlo, l’unico bagliore in mezzo alle tenebre.
Non ho più la forza di fare niente. Mi sto deprimendo sempre di più. Lo sento. Lo sento quel buio che avanza, lo conosco. Mi ingoia centimetro dopo centimetro, lentamente ma inesorabilmente. So bene che non posso arrestarlo e so anche che quando provo ad arrestarlo faccio peggio. Ho imparato come fare quando arriva: non opporre resistenza, restare immobile. Mi sta visitando, mi porta un messaggio. Devo accoglierlo con fiducia. Come sarà questa volta? Più breve o più lungo? Più buio, più profondo? Cosa sarò dopo?
Non farti domande, abbandonati.
Dormi mille anni. Ti sveglierai, ti sveglierai.
These are the days that must happen to you.

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“– Siete troppo sensibili. Il meglio che possiate fare è dimenticare quello che avete visto. – Noi non dimentichiamo mai niente.”
— Agota Kristof, Il grande quaderno (dalla Trilogia della città di K.)
5 febbraio 2024
Bisogna vivere con coraggio.
Coraggio, dal latino cor habere: avere cuore.
Bisogna avere cuore.
Vivere
Nascere
Piangere succhiare bere mangiare dormire aver paura
Amare
Giocare camminare parlare andare avanti ridere
Amare
Imparare scrivere leggere contare
Battersi mentire rubare uccidere
Amare
Pentirsi odiare fuggire ritornare
Danzare cantare sperare
Amare
Alzarsi andare a letto lavorare produrre
Innaffiare piantare mietere cucinare lavare
Stirare pulire partorire
Amare
Allevare educare curare punire baciare
Perdonare guarire angosciarsi aspettare
Amare
Lasciarsi soffrire viaggiare dimenticare
Raggrinzirsi svuotarsi affaticarsi
Morire.
Ágota Kristóf
***
Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.
***
Iosif Brodskij

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9 Dicembre
Stasera, tornando a casa, sentiamo una voce di donna provenire da una tenda accampata in una piazzetta buia e isolata di Trastevere.
La voce parlava con qualcuno al telefono. Era disperata. L’abbiamo sentita gridare: “allora vengo a Ravenna con voi! Se starò male, mi curerete?”
In un attimo ho sentito gli occhi riempirsi di lacrime.
Kon… come si smette di piangere quando muore il tuo cane??? È una domanda idiota…lo so…ma so anche che mi capisci… e non posso continuare così… ma non ce la faccio…
——————————————————————————–
Una volta una persona ha postato qua su tumblr un insieme di grafici di relazioni umane che cominciavano in maniera piuttosto simpatica e finivano col pugnalarti al cuore
Hai visto l’ultimo? Hai capito cosa significa?
Una volta ho provato a spiegarlo, in un post molto confusamente emotivo dal titolo GOTTERFUNKEN, e quindi cercherò di spiegarti perché sia giusto lo strazio per la perdita di un amico (non me ne vogliano i non possessori di cani… forse riuscirò a farlo capire anche a loro) ma che la cosa acquisterà un senso quando le lacrime saranno sgocciolate via dal tuo cuore.
Da umano di due cani, Cthulhu e Otto, posso dirti che la reazione di John Wick all’uccisione del suo è stata in assoluto la più composta ed equilibrata di tutto l’universo e credimi se ti dico che non c’è nulla che non farei per salvarli, curarli e prendermi cura di loro.
Non sono animali… sono lo specchio che riflette una parte di me che nemmeno sapevo di possedere.
Loro sono la pagina di un libro enorme che racconta la mia e la vostra storia, un libro pieno di esperienze e insegnamenti di cui fino a poco tempo fa non avrei mai capito il suono e la forma.
Loro sono il noi di quando avevamo appena un accenno del sentirci d’essere.
Gotterfunken… la scintilla divina.
Ed è facile per me capire tutti quelli che scuotono la testa, sorridendo a questa mistica farneticazione, ma ciò non diminuisce la forza dell’augurio che vi faccio, cioè quello di capire che un amore incondizionato e fedele fino alla morte voi potrete pure spiegarlo con l’imprinting e l’etologia ma nulla toglie a ciò che questo amore può risvegliare dentro di voi e farlo a sua volta tendere verso l’Altro.
Qualcuno ha scritto che noi siamo per i nostri cani quello che gli Elfi del Signore degli Anelli erano per gli Umani: degli esseri ultraterreni che pur muovendosi attraverso i secoli hanno deciso di stare accanto a creature così fragili ed effimere per guidarli e consolarli.
Il tuo cane ha avuto te, ricordalo, e se mai nella sua vita ha conosciuto dolore e sofferenza, questi non sono stati nulla in confronto al calore e alla vicinanza che tu gli hai donato, in una vita breve ma solo per te, perché per lui è stata tutto.
Onora questo amore con le tue lacrime e poi onoralo ancora di più asciugandole e sorridendo di tutte le volte che lui ti ha insegnato una nuova sfaccettatura di quella strana cosa che chiamiamo Vita.
Basta così… spero solo di ritrovare queste parole quando Otto e Cthulhu concluderanno la loro esistenza ma ti lascio con un vecchio pensiero che scrissi anni fa, quando la mia gattina Minù decise di essere troppo stanca per continuare
Un abbraccio
Questo reblog è per te, @axeman72… per dirti che io lo so insieme a chi sta giocando in questo momento Pucca <3