Quattro musiciste romane, si esibiscono sedute e soprattutto vestite. Lontane dall’immaginario collettivo, ci tengono a mantenere un sound acustico né languido né triste. Hanno carica da vendere e una ritmica incalzante, stimolante, coinvolgente. Si distinguono così dal resto del panorama musicale femminile. Sono le Calypso Chaos.
Laura Avallone chitarra e voce, Annalisa Baldi chitarra, Martina Bertini basso e Tamara Scacciati alla percussione del suo cajon. Non le possiamo incastrare in un genere specifico perché ognuna di loro ha mille generi che ama, ascolta e poi porta con un contributo personale nella band.
“Diciamo che il nostro è un pop-rock –folk dove però c’è una ricerca continua di sonorità che risultano estremamente contaminate. Le nostre influenze sono eterogenee perché ascoltiamo di tutto, da Madonna ai Massive Attack passando per tutto ciò che c’è in mezzo e oltre. Ci piace pure Cristina D’Avena”, spiega sorridendo Martina che vive di musica non solo facendola ma anche insegnandola.
“E’ vero, non ci ispiriamo a nessuno in particolare, la musica ci piace tutta – sottolinea Annalisa – e quindi non troviamo un termine di paragone, non possiamo dire che ci ispira un musicista o una band soltanto”.
“Ogni tanto facciamo anche qualche cover, è divertente” dice Tamara. “In una formazione acustica emaniamo suoni diversi e anche lì spaziamo tanto, da Battisti a Lady Gaga, anche qui passando per tutto quello che c’è in mezzo e oltre”.
Odiano i cliché tanto averne fatto un pezzo, un loro cavallo di battaglia, “contro i talent scout e i manager che ci definiscono troppo pop per essere rock e viceversa, ti vogliono per forza o bianca o nera”, ci racconta Laura che scrive testi e musica che poi arrangia con le altre fino ad arrivare al pezzo finale. “Il nostro punto forte è l’originalità, oltre che la qualità di quello che offriamo. Non ci sono gruppi simili tanto che non ci sono nemmeno talent show che comprendano la partecipazione per gruppi non solo vocali ma musicali come il nostro. Certo, se ce fossero proveremmo anche quella strada perché non abbiamo nessun pregiudizio, vogliamo solo suonare e fare il lavoro che ci piace. Crediamo tanto in quello che facciamo e stiamo investendo tutte noi stesse in questo progetto. Io, per esempio, proprio l’altro giorno ho stracciato il contratto di lavoro della vita, con tanto di ennesimo svenimento dei miei genitori, per dedicarmi solo alla band. Mi sono data una scadenza ma adesso voglio provarci fino in fondo. Di canali interessanti se ne stanno aprendo quindi spero che qualcosa di buono arrivi”.
Hanno suonato dappertutto e non solo a Roma. Hanno suonato persino a Londra e hanno vinto dei festival importanti. Ma adesso si stanno concentrando sull’uscita del loro disco per la cui promozione hanno avuto un’idea, anch’essa inedita.
“Si chiama ‘ICE’ – dice Laura – ed è una web serie che per la prima volta ha come obiettivo promuovere una band musicale vera, la nostra. Racconta un po’ delle nostre vite, anche se con molta fantasia e parti inventate, con attori e professionisti veri, a parte me che interpreto me stessa. Io non sono un’attrice – ammette – ma sono la sola nel cast a non saper recitare. Ovviamente nella web serie le canzoni sono le nostre e, visto che nell’arte si può sognare e inventare, siamo già famose, ci siamo tolte ‘sto sfizio”.
Sono pronti i primi due episodi e Luca Argentero, che li ha visti, li ha apprezzati tanto da dare a Laura e alle Calypso Chaos anche qualche dritta.
Per questa originale band ‘Ice’ è il veicolo promozionale forte che ci voleva anche perché andrà solo sul web, “che poi non è detto” dice Laura, che aggiunge: “oggi solo in Rete puoi davvero scegliere e cercare quello che vuoi”. “E’ un mezzo più meritocratico – interviene Annalisa – perché se vali attraverso il passaparola vuol dire che vai bene davvero e vali davvero qualcosa”.
“Credo che se Ice andasse bene – piena di giustificata speranza, Laura – sarebbe un vero riscatto perché fondamentalmente nessuno fa nulla per te, quindi devi essere tu a cercare la strada giusta. E noi così ce l’avremmo fatta, l’avremmo trovata”.
Le Calippe, come si chiamano tra loro, vivono di musica, alcune di loro suonano in più gruppi e qualcuna, come Tamara, fa anche un altro lavoretto.
Trattano temi diversi ma spesso girano intorno all’incomunicabilità, come nel singolo legato alla serie, ‘Chi non dice l’amore’, che parla espressamente di questo.
A Roma, purtroppo, non vedono molto spazio per la musica dal vivo, per il confronto tra musicisti, ed è un peccato. C’è solo “qualche palchetto qua e là”.
Ma loro hanno già un piccolo seguito, quando ci sono Le Calypso Chaos il locale si riempie. “E’ già una piccola grande vittoria per noi che – spiega Laura – è vero, sogniamo in grande ma siamo nate qualche anno fa in un garage, in un momento della mia vita, pensa, in cui volevo smettere di suonare. Evidentemente non dovevo farlo e spero, a questo punto, di non doverlo fare mai”.
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