#45
Liberare il proprio estro, per sentirsi vivo e per ritrovarsi all'interno della conformazione sociale.
Cosimo Galluzzi
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#45
Liberare il proprio estro, per sentirsi vivo e per ritrovarsi all'interno della conformazione sociale.

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#44
Il patto sociale.
La nostra vita ed esistenza legata ai Poteri che ci concedono briciole di libertà per poi privarcene.
Il nostro Benessere, a scapito di altri, include un tacito contratto per cui risultiamo consenzienti riguardo la prepotenza che serpeggia.
Alla fine qualcuno dovrà rimetterci, anche con la vita.
#43
Ho conosciuto il Male ed il suo potere distruttivo.
Ho conosciuto l'alienazione ed il peso della solitudine.
Elementi distruttivi e corrosivi.
Allora l'anima si corrode e si perde la forza.
E quando il livello di sopportazione arriva al limite e la stanchezza diventa una zavorra insopportabile....e da lì che ricomincia l'ascesa.
Bisogna solo trovare il momento giusto della leggerezza per alzarsi in volo ed abbandonare quel Male e quella solitudine che corrode la nostra anima
#42
...avevano deciso si salire in macchina, portandosi quel poco che poteva bastare per andare lontano e toccare la salvezza.
Il cuore batte e i pensieri azzerati. La testa è lì, intenta ad organizzare tutto per la fuga.
Uno sguardo veloce, i muscoli tesi, rigidi per l'età e per la paura, le mani fredde.
Un salto in auto, il motore acceso, la partenza lenta e l'ultimo saluto alla casa che fino a quel momento aveva custodito l'Amore.
Il pietrisco scricchiola sotto il peso dell'auto.
Sono partiti per sempre, ma non lo sanno.
Nei loro cuori vive ancora la speranza di tornare in quella casa che per forza e tra le lacrime stavano abbandonando.
Poi.
In breve tempo, buio.
Neanche il tempo di guardarsi per l'ultima volta negli occhi
Dopo il fragore dell'esplosione, rimane il crepitio delle fiamme che avvolgono l'auto.
Un uomo, una donna.
Uniti nell'amore, uniti nella fuga, nella speranza.
Due corpi, bruciati.
Due anime, volate via. Strappate alla vita dall'odio.
#41
Portatori di morte
Gli innocenti hanno sempre pagato e continueranno a pagare un debito che non è il loro.
La morte, unico mezzo per capire la nostra esistenza, la nostra essenza.
La menzogna, come canto di sirene, per illuderci di vivere liberi.
La paura, per svegliarci dai torpori di una vita agiata che lentamente ci ha anestetizzati.
L'odio, nettare del male.
Il male, l'essenza umana, che dorme alle spalle del bene.
Il male, una bestia difficile da domare.
Portatori di morte.
Morte da infliggere
Morte da subire
A tutte quelle vite spezzate, fragili ed indifese, che mai saremo in grado di proteggere, di coltivare.
A tutte quelle anime pure, straziate dalla atrocità umana.
A tutte quelle anime che avremmo dovuto salvare
A tutte quelle anime che accendevano occhi pieni di luce, pieni vita.

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#40
Rifletto su di me, in quanto essere umano, e sugli esseri umani, in quanto tali.
La quantità di male si prende a piccole dosi, in modo tale che ti possa consumare poco per volta per poi ucciderti nel modo in cui tu non vorresti morire.
Allora ti rendi conto che senza volerlo ti ritrovi a prendere le parti di cause di cui non conosci neanche l'esordio.
Però sei testimone della sofferenza e della morte altrui, perché chi ti rappresenta e dice di proteggerti infligge morte e la prossima distruzione.
Anime della stessa essenza, che si negano, l'una con l'altra.
Il seme dell'odio è eterno e non secca mai. Basta una goccia per farlo crescere affinche si dirami ovunque.
Si, perché anche il male ha bisogno di cure affinché rimanga vivo in ciascuno di noi. Lo so nutre con la linfa dell'ignoranza.
Un inno all'ignoranza allora, alla negazione, alla morte, eterna, che tutto prende.
E mentre noi viviamo di poco, qualcun'altro vive di grandi progetti, che solo la storia ha saputo conservare, di gesti epocali, di soppressione del simile, di violenza, di sopprusi.
Un inno alla morte allora, all'annientamento, ad un nuovo capitolo della storia che non sarà più la nostra storia, ma quella di un singolo nato da nostra madre e signora ignoranza.
E la vita, ancora una volta, dovrà dimenarsi sotto il peso della morte.
Abbiamo perso tempo, per ascoltarci, per amarci, per divertirci, per rispettarci, per capirci.
Abbiamo perso tempo, perché nulla abbiamo imparato.
#39
...non sei padrone neanche della tua vita.
Né oggi, né mai...
#38
...siamo diventati dei pappagalli, con tutto il rispetto per i pappagalli!
Ripetiamo sempre le solite cose, i soliti errori, le solite frasi, il solito odio.
Non ci basta vivere, non ci basta nulla.
Siamo falliti, in tutto.
#37
...aveva capito, alla fine, che la sfortuna, nel contesto in cui egli viveva, era in realtà una sadica condizione che lo rendeva spettatore dell'altrui morte e che quindi si trattava di fortuna. Era nato per caso, e viveva, in un luogo certo, sicuro ma soprattutto poteva dire di essere vivo.
I suoi "fratelli" morivano di fame, di malattia oppure annegati, oppure dietro la rete di un campo profughi, in pieno inverno.
I suoi fratelli, nella scommessa per la sopravvivenza, perdevano tutto, dignità compresa.
Aveva capito che il mondo non gli apparteneva e che forse anche la vita non aveva certezza fosse sua.
Sentiva la necessità di trovare il pensiero puro e di rinnegare tutto ciò che il " mondo civile" gli aveva inculcato.
Ma dove stava la verità?
#36
Siamo dimensioni, tutte differenti.
Siamo dimensioni inesplorate.
Siamo dimensioni imprigionate.
Siamo dimensioni.

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#35
L'importanza dell'adesso.
#34
La governabilità degli eventi.
L'amaro sapore dell'utopia.
#33
Ho provato l'ebrezza di cambiare stato in pochi secondi. La staticità si è annullata all'improvviso. Un cambiamento dettato da una tempesta d'acqua. E alla fine rimane l'essenza e la consapevolezza della solitudine, accesa dalla luce dei lampi dei fulmini in una serata d'estate.
#32
Abbiamo sposato la vita, che ci piaccia o no. E separarsene è doloroso.
#31
Abitante di ogni dove

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#30
...la dolcezza è un dono...
#29
Due velocità diverse. Io, su un treno, e le nuvole bianche sospese nel cielo turchese. Difformi, senza peso e distanziate irregolarmente. Ciascuno con la propria velocità. Io, con un percorso definito, loro con un percorso indefinito, infinito, mutevole. I miei pensieri, sono lì sopra, appoggiati delicatamente, in trasporto soave e silenzioso. Sento la leggerezza in questo moto a tratti perpetuo. Estraneo a tutti e a tutto, in questo momento. Nell'orizzonte cerco l'essenza. Ho buttato lo sguardo lontano e non l'ho più richiamato.
Nella visione dell'infinito, spezzato da costruzioni irregolari che sanno di umanità perduta, fisso le nuvole in un cielo che non tradisce mai.