«La sera è la verità che si affaccia: uno strappo di tela nel qui e ora, un monito gentile. Le cose, ci dice, non solo abitano la nostra anima, ma hanno anche una loro dimora nel "dopo". Non si può essere solo "adesso"; si deve essere anche "sarà". Ciascun istante è il gemello segreto dell'altro; vogliono bene solo se fusi, in quel reciproco abbandono che è la vita. A volerli per sé, a sceglierli, si perde la loro essenza.
Lasciando la densità del bosco, la luce mi restituisce gli altri: passanti senza peso. Non hanno la memoria solida del leccio, l'attaccamento alla terra. Sono fatti della materia più fragile e nobile, quella delle foglie che, obbedienti, si lasciano condurre dal vento verso la linea rossa del sole morente.
Camus lo ha visto: Sisifo è beato. Perché non è la vetta a dare senso, ma la restituzione alla gravità, l'abbandono. La discesa, da sola, è sufficiente a rendere il cuore di un uomo una nuvola di gioia»