16 giugno – Montevideo
La giornata è mite, il sole splende alto nel cielo e il vento non saprei dire se sia piacevole o fastidioso; in ogni caso, è caldo. In questo periodo dell'anno le giornate sono solitamente piuttosto fresche: qui ci stiamo avvicinando all'inverno. In Ticino si indossano ciabatte e pantaloncini corti, mentre qui si esce con il piumino. E la Patagonia mi aspetta con le sue temperature sotto lo zero.
Lunedì prenderò un bus da Montevideo a Colonia, poi salirò su una barca che attraverserà il RÃo de la Plata conducendomi a Buenos Aires. Da lì proseguirò verso Bariloche con un volo interno. Martedì, invece, un altro bus mi porterà fino a Esquel; attraverserò la frontiera e a Futaleufú ci sarà Diego ad aspettarmi, con un abbraccio grande quanto tutti i giorni che ci hanno separati.
E di Montevideo, cosa posso raccontarvi? Le giornate scorrono veloci e leggere. In questo momento mi trovo sulla Rambla, il mio luogo del cuore. Cammino per un po', poi mi siedo su una panchina a osservare il fiume, gli sportivi che si allenano e la vita che scorre davanti ai miei occhi. È un posto che trasmette serenità , dove tutto sembra trovare il proprio ritmo. Le palme che costeggiano il lungomare regalano alla città un'atmosfera esotica e vagamente vacanziera.
Mi perdo nel movimento delle onde e ascolto il mio cuore che, in questi momenti di quiete, trova sempre qualcosa da raccontarmi.
Dove eravamo rimasti con i racconti uruguaiani? Sabato Euge e io siamo andate a camminare e a fare un po' di esercizio fisico sulla Rambla. Nel pomeriggio, alle quattro, ci siamo dirette allo Sporting Bar per seguire la partita d'esordio della Svizzera. Ci ha regalato emozioni intense fino al 94° minuto, quando l'entusiasmo ha lasciato spazio all'amarezza del pareggio.
Domenica, invece, siamo state a una fiera cittadina e abbiamo pranzato con Fernanda sulla terrazza di un ristorantino pieno di gente, di musica e di vita. Ho visitato per la prima volta questa zona della città e sono rimasta colpita dalle sue imponenti sedi universitarie. Peccato che le basi degli edifici siano invase dai graffiti e che la spazzatura trabocchi da cestini e cassonetti, dettagli che finiscono per offuscarne la bellezza. La giornata era splendida, ma il vento freddo e insistente ci ha convinte a rientrare per una turbo-siesta. Più tardi siamo tornate in strada per raggiungere Vero e ascoltare i suoi racconti della tournée vissuta accanto all'iconico Fito Páez. Storie che profumavano di musica, viaggi e palchi illuminati.
Ieri sera, invece, abbiamo ordinato cibo giapponese e guardato la partita della nazionale celeste. Purtroppo nemmeno loro hanno avuto più fortuna di noi.
Ora torno a casa e mi preparo una tisana. Mi sono raffreddata e devo fare il possibile per rimettermi in sesto prima di affrontare il freddo della Patagonia. Un nuovo tratto di viaggio mi aspetta, e sento già crescere dentro di me quell'emozione speciale che precede ogni partenza: un misto di curiosità , attesa e gratitudine per tutto ciò che ancora deve arrivare.










