“Mia nonna aveva mani forti, curiose e coraggiose. Si è spenta lentamente tra un sospiro d’alba e un trionfo di tramonto. E’ stata la miglior compagna di giochi della mia infanzia, non importava quanto “folli” fossero le mie richieste: non giudicava, non ammoniva, c’era. E adesso non c’è più. Mi mancheranno le risate sonore da far venire il mal di pancia, i commenti pungenti sulla vita, gli scherzi spontanei. Mi mancherà tenerti per mano come quando, da bambina, mi facevi da cocchiere camminando veloce tra i sentieri della città. Non so bene dove sei, cosa fai, se ancora puoi sentirmi. Se puoi leggermi nel cuore, continua a spronarmi, a credere in me, non lasciarmi correre da sola. Mi hai insegnato che essere gentili è un atto di coraggio e che prendersi cura di qualcuno è un gesto che va fatto in silenzio. Mi dispiace non poter rispondere alle domande che farai quando un giorno un uomo entrerà nella mia vita per restarci: chi è? di chi è figlio? ti rispetta? Avrei voluto regalarti questa gioia, avrei voluto vederti curiosa e indiscreta e avrei voluto ridere dei tuoi brindisi semplici fatti di caffè, biscotti e sguardi d’intesa celati dietro i tuoi occhiali scuri. C’erano tante cose che ancora avrei voluto sapere da te, c’erano tante cose che avrei voluto condividere insieme nel modo semplice che avevamo di parlare senza fare rumore. Mi mancherà per sempre la donna che sarei diventata se tu fossi rimasta anche solo un giorno in più accanto a me. Ero pronta a dirti addio e invece non lo ero affatto.”
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