📍Chiediamo aiuto per Massimo 📍
ho 51 anni e fino al 25/11/22 conducevo una vita normale, come tanti. Lavoravo come front office in un’officina meccanica, mi occupavo di ricambi auto, seguivo la clientela e le vendite, accoglievo i clienti, risolvevo i problemi con i loro veicoli e gestivo le loro richieste. Ho maturato un’esperienza decennale in questo settore e avevo un bel giro di clienti che si fidavano di me. Non mi sono mai tirato indietro di fronte alle difficoltà, perché lavorare era anche un piacere.
Il 19/11/22 ho fatto il mio ultimo giorno di lavoro in questa azienda. Avevo deciso di licenziarmi perché finalmente ero riuscito a coronare il sogno di una vita, cioè quello di mettermi in proprio in un settore diverso ma che mi aveva sempre attirato. Ho aperto la partita Iva e gestito le pratiche per l’inizio attività, che avrei dovuto avviare i primi giorni di dicembre.
Purtroppo, per un crudele scherzo del destino, non sono mai riuscito a iniziare il mio nuovo lavoro.
Quel maledetto 25 novembre mia moglie mi convinse a recarmi al Pronto Soccorso perché da qualche giorno aveva notato alcuni segnali in me che non le piacevano: non finivo le frasi, non trovavo i vocaboli, ripetevo le le parole che sentivo alla TV. Nulla di che in realtà, io nemmeno me ne accorgevo ma lei, che mi conosce da 26 anni, si era accorta subito che qualcosa non quadrava.
Al Pronto Soccorso la Tac evidenziò un edema cerebrale e una macchia nella zona frontale sinistra, sede del linguaggio. Alla successiva risonanza la macchia venne definita col suo nome: tumore. I medici dunque stavano ipotizzando che si trattasse di cancro. Nel giro di pochi giorni venni sottoposto a craniotomia. I neurochirurghi asportarono tutta la massa che, la biopsia, chiamerà poi con quel nome terribile: glioblastoma ovvero tumore cerebrale di 4° grado.
A circa un mese dall’intervento mi sono sottoposto a 30 sedute di radioterapia e chemioterapia a scopo adiuvante e sono stato inserito nello studio sperimentale di un nuovo farmaco che assumo 4 giorni al mese, contemporaneamante al farmaco chemioterapico. La terapia proseguirà almeno per i prossimi 6 mesi, a patto che le risonanze che farò ad intervalli di 2 mesi siano sempre negative.
Purtroppo, secondo i medici, la recidiva del glioblastoma è altamente probabile.
Tuttavia ora sto bene, cammino, parlo, mangio come tutti. Chi mi vede, nemmeno crede che abbia passato tutto questo. Quello che mi manca è il lavoro. Sono stato inserito nelle liste delle categorie protette, ma ho come l’impressione che la mia invalidità al 100% spesso spaventi un eventuale datore di lavoro. Figuratevi quanto sono spaventato io! Ho una moglie che fa la casalinga e che mi assiste, due figli che studiano e, nel tentativo di silenziare il pensiero del cancro, intendo cercare un lavoro che mi permetta di sentirmi di nuovo una persona normale, ovvero in grado di fronteggiare gli impegni tipici di una famiglia. Sono stanco di trascorrere le mie giornate senza uno scopo, come precipitato nel nulla, sentendomi inutile e malato. Ho bisogno di fare qualcosa per la mia famiglia e per me stesso, convinto come sono che la guarigione passi anche da questo.
Le uniche limitazioni che ho sono costituite dall’impossibilità di lavorare di notte e di sostenere sforzi fisici; al momento, non essendo assicurabile, non posso guidare, benché ne possieda tutte le capacità. Vorrei trovare un lavoro impiegatizio, anche part time di 20/24 ore settimanali e, necessariamente, non troppo distante dalla mia abitazione. Risiedo a San Guliano Milanese (alle porte di Milano): se l’impiego fosse in loco, andrebbe benissimo anche un full time. Mi adatto facilmente e lavoro volentieri in team. Non chiedo, né pretendo, trattamenti di favore o corsie preferenziali: desidero soltanto un’occupazione che mi permetta di riconquistare la dignità che la malattia mi ha rubato.