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L'antifascismo è l'Italia ...
Se le mogli non riuscivano ad avere figli era solo colpa loro ed erano donne mancate. Se le donne diventavano madri senza essere sposate erano disonorate e i genitori cacciavano di casa. Se le donne non volevano quel figlio e tentavano clandestinamente di interrompere la gravidanza potevano morire. Le mogli allevavano da sole i figli ma la patria potestà era del marito. Il solo scopo delle donne era essere madri rinunciando ad essere donne. Il rapporto delle donne con la maternità è sempre stato gestito e approvato da leggi, idee, paure, maschili. Ma le donne molto hanno ottenuto e ancora più sognano. Vorrebbero, alla rinfusa: essere persone prima che madri; scegliere di essere o non essere madri; accedere alle tecniche di inseminazione eterologa; essere aiutate sin dall’adolescenza a non trovarsi madri per puro caso; essere madri di quanti figli desiderano senza dover rinunciare alla carriera o scegliere di rinunciarci per essere del tutto madri; avere accanto un uomo-padre come loro sono donna-madre, malgrado il lavoro e l’organizzazione domestica; essere madri di figli maschi e saperli far crescere affinché imparino ad amare, rispettare, aiutare le donne della loro vita; essere madri di figlie femmine che imparino a rispettare il proprio corpo, la propria intelligenza, il proprio valore, impedendo a chiunque di irriderle perché in grado di star sedute sulla propria fortuna.
Natalia Aspesi
..vecchi , polverosi , bei sogni ..
Sei mai arrivato al punto di non ritorno,quando si ghiacciano le parole e non riesci più a staccare la polvere da sopra il tuo cuore, l'anima stride come un cancello aperto nel vento lassù al confine e la tristezza ti rotola accanto come un cespuglio di spine, nei pugni stringi un indirizzo tranquillo dove cancella gli impegni il tuo sentiero finisce laggiù,al capolinea dei sogni, al capolinea dei sogni. Da ragazzo avevi visto il mondo cambiare,o almeno avevi creduto di averlo visto cambiare colore come le foglie d'autunno, e le speranze tu le hai viste cadere,tu che le avevi viste in fiore con il sorriso di una terra che crede in un futuro migliore. Intorno al collo hai la chiave di un bar dove ubriacare i ricordi finchè ti accorgi che sei giunto là al capolinea dei sogni,al capolinea dei sogni. E l'hai baciata sulla bocca la vita e poi la morte negli occhi, hai superato una sconfitta ogni giorno in un paese di sciocchi ed hai capito che era tutto finito,ma solo all'ultimo istante puntando tutto su un unico numero come uno sparo alla fronte In paradiso c'è la mappa di un posto dove si azzerano i conti, c'è una corriera che porta lassù,al capolinea dei sogni,al capolinea dei sogni

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Con un atto di grande coerenza ed enorme dignità, Tomaso Montanari si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi. E lo ha fatto come forma estrema di protesta nei confronti del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha piazzato una serie di nomi vicinissimi alla destra nel Cda della Galleria. Durissima e circostanziata l’accusa di Montanari, pronunciata direttamente a “Otto e mezzo”: "Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo Cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con 'nazione', ma qui c'è un cambio di consonante: 'fazione'. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale". Non solo: “Come ciliegina e foglia di fico, siccome erano tutti maschi e nessuno sapeva niente di storia dell'arte, hanno nominato anche una storica dell'arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d'interesse. Non si può governare così il patrimonio del Paese. È uno scandalo e io non posso far altro che dire ‘Non in mio nome’, dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio culturale della patria, distrutto dai patrioti". E di questo credo che tutti dovremmo ringraziarlo, non solo a sinistra, ma chiunque abbia ancora a cuore il patrimonio culturale e intellettuale di questo Paese. Montanari ha fatto quello che nessuno in Italia fa mai (e la destra ancora meno): DIMETTERSI. Per sostenere un principio e un’idea. Ci vuole coraggio e coerenza per farlo, e Montanari ne ha da vendere entrambe. In un Paese appena appena decente sarebbe lui il ministro della Cultura, quello a sinistra. E invece… LORENZO TOSA
#marjanesatrapi#Iran#Persia#Persepolis#diritti#bombe
Chère Marjane, merci...
80 anni ..e non li dimostra ...
W la Repubblica Italiana nata dalla Resistenza
Difendiamola sempre ..

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Ottant’anni fa, il 2 giugno 1946, le donne italiane votarono per la prima volta a una consultazione nazionale. Fu il giorno del referendum tra Monarchia e Repubblica, ma anche l’inizio di una cittadinanza finalmente piena
"2 giugno", la nuova vignetta di Mauro Biani per l’Espresso
Caro Erri, parliamoci, in chiaro, apertamente, pubblicamente. Hai la passione per la lingua ebraica. La lingua è il tessuto dei pensieri, quelli più propri che si riflettono nel colore e nella tessitura del panno che li rappresenta. Siamo napoletani tu ed io, ce lo dicevamo quella sera, lo portiamo sulla pelle. A me piace dire che lo portiamo sotto la pelle, nella parte interna del corpo su quella intima parete della vita sulla quale aderisce l’anima. L’anima c’è l’hai, ce l’hai dentro la lingua ebraica.
Noi napoletani un po’ lo siamo. Lo dico sempre, lo siamo però alla rovescia, restiamo sempre qui anche quando ce ne andiamo e diciamo anche - lo dicevi anche tu - che se stiamo lontani da qui già solo tre anni, perdiamo il diritto di cittadinanza.
La conserviamo dentro, certo, dentro non è dove siamo ma con chi siamo ed quello che cambia. Noi napoletani di Napoli, che è per noi paese, diciamo le cose più brutte che gli altri non s’immaginano e non capirebbero, perché ne parliamo d’amore. Amiamo così tanto che continuiamo a desiderare quel che ci è davanti e ne sentiamo la nostalgia come di cosa che si perde e non vuoi e così t’incavoli d’amore. Insomma ti ci perdi, perché sai che è fugace, dura appena il tempo che ti affacci alla finestra per vederla.
Non si può cambiare l’intimità, se si veste di un’altra anima, se sulle pareti interiori del corpo si mette un altro colore quello che c’era sbiadisce e non si vede più. Qui a Napoli nel corso della Storia non c’è stato il tempo dell’Inquisizione né c'è stata la persecuzione dell’ebreo quando c’era il fascismo. Sì, qualcuno ha dovuto cambiare il nome, noi per esempio, abbiamo cambiato nome in quell’anno. Ma qui non c’è stata persecuzione. Quando per il giorno della memoria siamo stati a cercare dove mettere le pietre d’inciampo, non abbiamo trovato chi era stato deportato, solo una famiglia, che aveva però lasciato la Città tempo prima, andando a Firenze, dove avevano legami. Abbiamo messo uguale la pietra d’inciampo. Era nostra.
Ci saranno pure stati torti e brutalità, vere o quasi che siano state. La verità è senza certezza, perché non è una cosa, la verità è relazione. Quando ero in Germania ho trovato tanti prof che dicevano che non c’era stato niente di quello che si diceva ed io ero là che restavo muto e me ne andavo. Ognuno ha la propria verità come ha il proprio amore più vero di qualsiasi altro. L’amore però è diverso dall’odio e anche per l’odio ognuno ha il suo più giusto di altri.
A me dispiace, Erri, mi dispiace tanto, mi fa stare male. Non perché tu stai dalla parte sionista d’Israele, che non è lo stesso che stare dalla parte dell’ebreo di cui condividiamo l’anima. Non è questo. Anche gli ebrei stanno contro i sionisti, lo sai, ne hanno scritto già alla prima ora dell’insediamento dello Stato d’Israele, e non adesso. È da quando il sionismo è stato
dell’insediamento dello Stato d’Israele, e non adesso. È da quando il sionismo è stato sbandierato come nazionalismo, già in quegli anni terribili e quando poi prese posto dove già c’erano gli ebrei che vivevano, lo sai bene, insieme a chi ebreo di confessione non era. Lo sai ed è ancora così.
Noi qui parliamo una lingua fatta di tante lingue dal greco all’americano, passando per il latino, l’arabo, lo spagnolo, il francese, il tedesco, e abbiamo questa memoria mobile e residenziale, abbiamo questa passione, quello che è estraneo ci è familiare. Puoi avere quale che sia il tuo colore, il naso, l’accento, anzi quanto più sei altro più sei proprio, più accendi il desiderio di conoscere e capire.
A me sconcerta che tu dici che la morte di donne, vecchi e bambini, della vita, della memoria e del futuro è perché così si fa la guerra adesso. Viene rasa al suolo la vita, la memoria e il futuro che è di una terra e tu dici che la guerra moderna, adesso si fa così. Non ti capisco. Dici che lo stesso accade pure in Ucraina dove combattono due eserciti, dove però non vengono uccisi sistematicamente donne, vecchi e bambini.
I coloni iscraeliani, Erri, ma come fai a dirmi che si sta difendendo chi arriva a casa tua, nella tua campagna, dove lavori e vivi e ti dice che te ne devi andare via perché la tua casa adesso è mia. La guerra di stermini ne ha sempre fatti, gli stupri, uccisioni di vecchi, bambini. La guerra non è cambiata, è cambiato però il mondo, la sensibilità forse è cambiata.
Chi scende nelle piazze, e guarda caso sono donne vecchi e bambini. Non so se hai visto le manifestazioni. Non sono quelle che facevamo noi, non sono manifestazioni di partito, ideologiche o quello che si vuole. Sono mosse dall’anima. Non sono di partito, non hanno campo largo e stretto dove collocarsi, hanno l’anima del mondo che è l’aria che respiriamo della terra dove siamo tutti fratelli, fra terre e terre di origini diverse, questo significa “fra-telli”, lo sai.
La fratellanza non è quello di un paese, ma quella di paesi, “fra-telli”, “fra-terre-di-origine” diverse. Noi siamo qui per riguardarci in quello che guardiamo, guariamo da mali e violenze solo se ci riguardiamo in quello che guardiamo.
Un esercito che ha la capacità di colpire a uno a uno ovunque si trovino, in qualsia ora, quale che sia quello che sta facendo, colpire e uccidere giornalisti, tanti, a uno a uno, tu mi dici che ha bisogno di radere al suolo l’abitato con chiunque ci sia dentro perché là si rinserra il nemico. Non sarà che vogliono uccidere il nemico che sta dentro il loro corpo, sotto la loro pelle e che li uccidono perché così non possa nascondersi in un bambino come in chiunque altro abita e passa da quelle parti? Erri, ma scherziamo?
Quel nemico lo hanno messo dentro loro stessi, perché prima non c’era. I nazi sionisti, cioè i nazionalisti sionisti sono antisemiti, diffondono l’antisemitismo per giustificare l’autodifesa. Il film della serie Matrix, finisce che Sion, la città del sionismo, cade per il nemico interno a se stessa. Lo sanno tutti gli ebrei, anche quelli che non vogliono dirlo, lo pensano come chiunque sa che il peggiore male è quello che facciamo a noi stessi.
Qui continuiamo a dire antisemita, che è da cretini da una parte e dall’altra, da chi dice di esserlo e chi dice che gli altri lo sono per difendere le proprie convinzioni politiche e nazionaliste. Il punto è solo questo, e mi dispiace che tu abbia lasciato proprio questa soglia, quella politica, quella umana, quella per cui facevamo le manifestazioni e che confusamente lottavamo contro l’ingiustizia, richiamando l’anima che non ha nazione.
E tu mi vieni a giustificare la distruzione di abitati, dici pure, e dovrebbe commuove per la bontà di chi distrugge, che i soldati portano i profughi da un posto all’altro, perché non si facciano male. Ma leggo bene o qualcuno ha falsificato le tue parole? Non capisco. Sono deportazioni.
Chi sono allora io? Sono antisemità? Sono contro gli ebrei e contro la confessione ebraica? Sono terrorista? Sono di Hamas? E tu sei nazi sionista? Sei semita? Confondere parole e persone è l’arte di chi fa un dogma della propria ragione.
Non è che chi era contro il fascismo era contro gli italiani. Anche se era proprio così che si diceva, pensa. Chi era comunista non era italiano, quando c’era il fascismo, quindi doveva essere buttato fuori, cancellato, esiliato o carcerato. I comunisti mangiavano i bambini.
Io non dimentico il 7 ottobre, ci penso e ci ripenso. Sono stati ammazzati tutti i capi di quello sterminio brutale. Ma si continua a cercarli, come si cercano i morti che arrivano come fantasmi e che sono tutti quelli rimasti vivi e da eliminare. Troviamo una soluzione, troviamo un confine, un limite alla barbarie che quando si combatte si diventa, da una parte e dall’altra.
Si è superata la misura. La proporzione si è superata, diventando misura punitiva indiscriminata, come a quei tempi di ogni tempo di violenza assurda e inaccettabile. Sai, un bambino mi chiedeva cosa c'è alla fine dei numeri, dissi le parole. Non bisogna però aspettare che finiscano i numeri. Bisogna che le parole fermano i numeri.
E tu mi dici che è autodifesa. Si va ad occupare una terra di altri per autodifesa. Non capisco. Siamo ancora a questo? Mi dispiace Erri, davvero, dal profondo, da napoletano, da italiano, da europeo, anche da dove mai sono venuto e sono qui come ognuno che vuole un mondo stando fra, standosi accanto, stando fra gli uni e gli altri come fratelli tutti, diceva Francesco, ma io non sono cattolico, quindi che devo dire che Francesco era terrorista e comunista?
Erri, è finito il tempo del posizionismo che, a dire il vero, non c’è mai stato, è stato sempre inventato per giustificare la violenza di chi afferma la propria posizione dove ci si è installati e dove ci si fa vedere, perché accende curiosità e si è diversi dagli altri. Sai quando giocavamo a pallone in un campo avverso era una goduria grande sentire le urla del tifo contro, ti gridavano ad ogni pallone che toccavi come avrebbero fatto per incitarti quelli del tifo di casa. Con quelle urla contro ti facevano sentire più importante, e quando facevi gol, era il massimo. Quando però la partita finiva a botte era tutto brutto. Poi proprio io, figurati, mi appartavo silenzioso, perché non si capiva nulla e faceva male all’anima. Non voglio pensare che la tua sia un'arrampicata, come arrivare da solo alla cima più alta e più impervia da scalare. Non basta la riuscita personale quella che desta ammirazione. Questa non è una scalata, siamo in strada, in cammino fra gli uni e gli altri, ne va del nostro starci accanto. Anche con le parole si fa a botte. Lo dico sempre, andiamo a scoprire i significati delle parole, ne fanno anche trasmissioni televisive, ma non si va mai a pensare alla funzione essenziale della parola, che è il rivolgersi. Ogni parola non ha definizione di significato che non sia il racconto di chi la rivolge a chi si rivolge. Questo la capiamo quando ci parliamo in noi stessi, ci rivolgiamo, senza che pronunciamo parole, pensiamo, ci ascoltiamo. Così ti scrivo Erri, dentro di me, rivolgendomi a me stesso parlandomi e facendo il tuo nome come tante volte anche adesso che non ci vediamo più tanto, da tanto, troppo tempo è passato. Giuseppe Ferraro filosofo
La malinconia dà eleganza alla tristezza ...
" Il numero di parole conosciute e usate è direttamente proporzionale al grado di sviluppo della democrazia e dell'uguaglianza delle possibilità .Poche parole e poche idee, poche possibilità e poca democrazia; più sono le parole che si conoscono, più ricca è la discussione politica e, con essa, la vita democratica "
Gustavo Zagrebelsky

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Se si nomina il carattere formale della democrazia, molti danno segnali di insofferenza e si affrettano a dire che la democrazia non è mai abbastanza democratica, e che per essere vera la democrazia dovrebbe essere sostanziale, e che un giorno forse lo diventerà, e allora la democrazia sarà tutta un altra cosa... A quel punto si potrà essere sicuri: chi parla è un nemico della democrazia.
In fondo ciò che univa Lenin e Hitler era in primo luogo l'avversione per la democrazia formale. Tutto il resto ne discendeva come una conseguenza, in direzioni diverse, ma neppure tanto lontane.
La meraviglia della democrazia sta nel suo essere vuota, senza contenuto. È una dottrina per la quale essenziale è la regola, prima ancora di ciò che la regola prescrive. E il pericolo è che questo carattere essenziale della democrazia possa essere considerato troppo astratto per suscitare rispetto e ammirazione.
La democrazia formale è senz'altro la più perfetta versione della democrazia, ma anche la più inapplicabile. Soprattutto quando è stato superato un certo meridiano della storia e le pressioni demografiche, etniche, psichiche diventano sopraffacenti. Allora risorge la chimera della democrazia diretta. Suo fondamento è l'odio per la mediazione, che facilmente diventa odio per il pensiero in sé, indissolubilmente legato alla mediazione. Tanto più preziosi sono e soprattutto saranno i superstiti scogli di democrazia formale, battuti e spesso sommersi dai fluidi di qualcosa che in varia misura si rivela funesto.
Roberto Calasso, L'innominabile attuale, 2017