Creare è dare una forma al proprio destino.
Albert Camus
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Creare è dare una forma al proprio destino.
Albert Camus

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La tragedia di questo mondo è che nessuno è felice, sia che attraversi un periodo di sofferenza che di gioia...
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I grandi pensatori e le loro firme! Bellissimi artworks
«Mi pare impossibile, che l’usanza di tormentare privatamente nel carcere per avere la verità possa reggere per lungo tempo ancora»
(da Osservazioni sulla tortura, XVI)
Paperman, l'Oscar targato Disney
Vi raccontiamo di Paperman: “una fiaba urbana in un fantastico mondo di luci e ombre…”
Los Angeles - Hollywood Notte degli Oscar. Un teatro colmo di star e registi da tutto il mondo pronto ad ospitare la serata che regalerà le sperate statuette d’oro a chi avrà soddisfatto ogni categoria accaparrandosi l’etichetta di “Miglior…”
La serata ha il suo corso e, man mano, si esauriscono i premi e, chi più chi meno, tutti tornano a casa sorridenti per la magnifica serata trascorsa.
C’è stata però una categoria che non è passata inosservata, o per meglio dire, che ha goduto di particolare attenzione durante le celebrazioni.
Vincitore dell’Oscar per il miglior cortometraggio animato si è presentato l’ultimo capolavoro targato Disney, Papermate. Papermate, per chi ancora non lo conoscesse, è un simpatico corto apparso nelle sale cinematografiche prima della messa in onda del film Ralph Spaccatutto. Ma dove sta la peculiarità di questo corto?
Ci troviamo davanti ad uno degli ultimi capolavori che l’azienda cinematografica dalle grandi orecchie ha saputo sfornare. Il corto Papermate, è un filmato di pochi minuti, muto e in bianco e nero, che racconta la storia di due sventurati ragazzi che si conoscono scambiandosi messaggi dalle finestre di due palazzi diversi. Il risultato è un concentrato di emozioni e sentimenti, condito anche da imprevisti e colpi di scena che vedranno protagonista lo sfortunato personaggio maschile.
Siamo felici di notare come si sia riusciti, inoltre, a sfruttare le ultime tecnologie in fatto di 3D per realizzare un corto old style, che riprende molte delle caratteristiche dell’epoca pre-computerizzata, ma che sfrutta gli appositi strumenti informatici per affinare la tecnica e tirar fuori dal cilindro un coniglio disegnato a mano, ma ritoccato nelle tre dimensioni. Il risultato è una delizia per gli occhi e una pillola di dolcezza per i più romantici. È una testimonianza di come la moderna tecnologia possa infondere nuova linfa vitale in analoghi formati espressivi.
A seguire postiamo il video per rendervi la visione.
http://www.youtube.com/watch?v=mM6cLnscmO8

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Capitolo Primo: "Uno Strano Popolo"
Dal Metaromanzo, Capitolo Primo: “Uno Strano Popolo”.
Siamo qui, giornalisti e scrittori di questo nostro “Caffé”: il primo giornale-blog volto ad attirare menti colte ed illuminate. Siamo qui, dicevo, a trattare argomenti letterari. Dunque perché non iniziare parlando dell’origine di questo nome per il periodico? É necessaria, ai fini della comprensione, una lunga digressione su come sono andati i fatti.
Dovete sapere che questo giornale in realtà esiste da diversi anni, o per meglio dire secoli. Possiamo collocarne la nascita all’incirca verso la fine del XV sec. d.C. quando, la storia insegna, iniziarono ad opera del genovese Cristofero Colombo le prime traversate sui mari atlantici alla scoperta del Nuovo Mondo. Cosa avvenne dopo non è storia nuova: i conquistadores, le distruzioni, lo sfrenato colonialismo, le lotte intestine con la madrepatria e le Rivoluzioni. Ed è proprio in questo contesto che si colloca la nascita del “Caffé”. Per usare un gergo consono al contesto, i due padri fondatori di questo giornale, infatti, nascono precisamente in questo periodo. Sono due fratelli e nascono nei pressi di una piantagione di caffè, dove erano soliti lavorare gli schiavi neri. Li chiamavano uno Chicco e l’altro Nero, erano due gemelli e, cosa ancora più incredibile, erano nati pressoché contemporaneamente. Abitavano in un villaggio insieme a tutti i loro parenti e amici. Sebbene fossero davvero in molti, nessuno sapeva dare una spiegazione certa sull’origine della loro tribù. Nella mente di ognuno albergava un unico ricordo: un giorno si erano svegliati ed erano subito andati alla ricerca del Sole. Nient’altro che questo: il Sole, il calore. Strana gente quella: il loro genoma prevedeva una crescita molto più lenta rispetto a quella delle altre popolazioni vicine ed erano tutti scuri di carnagione. Questo spesso provocava brutti episodi di razzismo specie tra i più giovani. Conducevano sostanzialmente un’esistenza felice sinché non accadde l’inevitabile: l’uomo bianco sbarcò sulle coste d’America e per il povero clan dei Capheu non ci fu più nulla da fare. I moderni europei come gli altezzosi inglesi e gli affemminati francesi avevano puntato l’attenzione sulla loro stirpe ed ormai erano diventati oggetto di deportazioni continue nel Vecchio Continente.
La loro vita era stata ormai stravolta radicalmente. Un popolo abituato a giocare e rotolarsi, a stare steso sotto il Sole del Sud America per quasi tutta la vita e fare tutte le normali cose che erano proprie dei Capheu era ora costretto a prendere la prima nave dal porto di Boston, sbarcare nella Madrepatria e diventare l’oggetto dei divertimenti mondani della nobiltà. Sì, perché in quel periodo i Capheu sarebbero presto diventati famosi in tutto il mondo. Da una popolazione solitaria e sconosciuta a divenire l’oggetto del desiderio delle classi nobiliari europee. Perché si era diffusa una nuova abitudine. Perché ormai il thé era diventato fuori moda. Perché l’Europa aveva scoperto i chicchi di caffè.
«Cos'è questo "Caffè"?»
Cos’è dunque questo “Caffé”?
L’idea originaria del Caffé era quella di creare un magazine online, fruibile nei contenuti distribuito sotto forma di documento .pdf, che avrebbe avuto una pubblicazione periodica e delle pagine fisse che avrebbero accompagnato i lettori in questa grande avventura.
In corso d’opera, causa diversi motivi che non stiamo qui a spiegare, la nostra scelta è virata su di un format più accessibile e immediato, quello del blog su cui stiamo scrivendo.
Siamo una piccola redazione di inediti giornalisti pronti a raccontarvi la realtà secondo un punto di vista differente che segua i lumi della conoscenza e, in questo senso, ci proponiamo di essere quanto più critici possibile senza esser limitati nell’operato da alcun ìdola.
Molteplici saranno gli argomenti delle nostre trattazioni: a partire da semplici articoli di opinione inerenti a fatti presi dal campo della tradizionale cronaca giornalistica, fino a racconti brevi, discussioni, lettere dei lettori, citazioni, lungometraggi, fotografie e personaggi degni di nota.
Ogni settimana avremo una differente copertina che andrà ad ospitare soggetti che avremo il piacere di trattare più approfonditamente volta per volta.
Seguiranno, inoltre, approfondimenti di vario genere che spazieranno negli ambiti più districati della vita e dell’uomo. Siamo principalmente volti a perseguire studi umanistici ma nulla ci vieterà, se lo vorremo, di trattare anche argomenti scientifici.
Siamo speranzosi riguardo al seguito che avrà questo piccolo progetto, sperando che un giorno potremo guardarci indietro e vedere quanto all’inizio era stato piccolo.
Un saluto dalla redazione DKL3
"Adorava New York. La idolatrava smisuratamente..."
No, è meglio "la mitizzava smisuratamente", ecco.
"Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin..."
No, fammi cominciare da capo... capitolo primo.
"Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto: trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. [..]
Capitolo primo. "Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre..."
No, aspetta, ci sono: "New York era la sua città, e lo sarebbe sempre stata..."
New York, New York...
New York, New York cantava la magnifica voce di Frank Sinatra a rendere celebre il motivetto che ancora oggi risuona come un fantasma nei teatri di Broadway. New York, New York, la città che non dorme mai, la Grande Mela, la città dei grattacieli, come la si chiami non ha importanza, questo posto, per decenni ha costituito il sogno inarrivabile di milioni di aspiranti giovani e ancora oggi rappresenta una delle mete più ambite in assoluto.
Non ci fermeremo a parlare di americanismo e anti americanismo -non vogliamo sconfinare, ancora, in campi più intellettualmente impegnati- perché non ne avrebbe senso, perché New York non ne fa parte, perché questo fantastico paradiso costituisce un’isola a sé.
Chi ha avuto la fortuna di recarvisi potrà capire quello di cui parlo quando dico che anche l’aria nella penisola di Manhattan è diversa. Molte sono le vie di accesso: esistono svariati ponti -uno su tutti il più famoso ponte di Brooklyn- sopra e sotto la superficie dell’acqua. Consigliamo di attraversarne uno sott’acqua per assistere ad uno spettacolo fantastico: una volta usciti vi troverete, infatti, direttamente catapultati all’interno di Manhattan. Uno spettacolo di grattacieli, luci e persone brulicanti come formiche vi mozzerà il fiato.
Sembra abbastanza chiaro, ora, perché la redazione del “Caffè” abbia deciso di scegliere, come prima storia di Copertina una veduta dall’alto di una delle città più belle al mondo. Attenzione perché nemmeno il soggetto è posto a caso. Fateci caso, ma sembrerebbe impossibile non notarlo, perché al centro della foto di copertina abbiamo scelto come soggetto uno dei più famosi simboli di NY dopo la caduta delle Torri Gemelle. Si tratta del famosissimo Empire State Building protagonista di avvenimenti resi celebri dalla fotografia, dalla stampa e persino dal cinema: ricorderanno tutti il film di King Kong o la celeberrima foto ritraente alcuni operai durante la costruzione dello stesso.
Parlando di cinema appunto: sarebbe improponibile tentare anche solo di catalogare tutti i lungometraggi che hanno avuto New York, ma più precisamente Manhattan, come ambientazione delle riprese. Curioso come, se tutti gli eventi dei film fossero realmente accaduti in questa metropoli, ora NY sarebbe rasa al suo da tempo: si pensi a King Kong, Godzilla, 2012, i vari Spider-Man, The Avengers, Cloverfield, Io sono leggenda e The Day After Tomorrow, solo per citarne alcuni.
Curioso sapere come, in origine, il piano ospitante l’osservatorio dell’Empire State Building era stato concepito con il compito di fare da aeroscalo per dirigibili intercontinentali. Purtroppo dopo qualche tentativo non andato a buon fine l’idea si rivelò del tutto impraticabile.
Ad un palmo di naso da quella vista mozzafiato fra la scia gialla dei taxi e le luci dei palazzi c’è tuttavia un’atmosfera incredibile, che sembra prendere il meglio in ogni momento da ogni dove, da ogni cosa. Una goccia di pioggia dietro l’altra e le scarpe dei businessmen affondano nelle pozzanghere, schizzando la ventiquattrore, a pochi metri uno speranzoso rapper di Brooklyn si fa valere ballando e sfornando strofe a petto nudo, di lì a poco in Central Park la gente aspetterà ingenuamente ancora qualche ora il proprio turno per scattare una foto al memoriale di John Lennon. Ci sono tanti piccoli microcosmi a sé stanti che elettrizzano l’aria minuto per minuto, quasi come se il ciclo solare incidesse solo sulle condizioni meteorologiche o sulla luce. Del resto, a Manhattan, è un po’ sempre giorno, perché la gente sembra non patire i ritmi forsennati del 24/7. Sembra quasi un sogno. Magari lo è. Per altri forse sarà un incubo, il caos ingestibile o la frenesia non sono certo cose facilmente archiviabili per chiunque, e noi non siamo qui per biasimare. Ma almeno qui, al Caffè, sappiamo quando e come prendere una pausa. Le nostre radicate origini italiane non vanno rinnegate del tutto, dalle parole all’atto pratico. Un’immagine sfocata pian piano perde l’appannamento nella mia testa; e ci sono questi due ragazzi, due fratelli, che sorseggiano avidamente la loro crema araba alla italiana mentre le dolci e delicate note da piano bar creano un contrasto fortissimo con le luci sfocate appena distinguibili fuori dal vetro retrostante. Cadono leggeri dei fiocchi di neve, e una corrente gelida accompagna l’apertura della porta per qualche istante. Fuori la città però è ancora tutta lì, calda ed energica come non mai. Aspetta solo noi… e voi. Buona lettura!
Gli Autori: DKL3