Il suo messaggio non era rivolto a pochi eletti, ma a chiunque fosse disposto a mettersi in gioco, a migliorarsi, a diventare un “gentiluomo” non per nascita, ma per carattere.
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Il suo messaggio non era rivolto a pochi eletti, ma a chiunque fosse disposto a mettersi in gioco, a migliorarsi, a diventare un “gentiluomo” non per nascita, ma per carattere.

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Yasushi Takagi
Nana, 2006

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Ubaldino Peruzzi de' Medici
Ubaldino Peruzzi de' Medici nasce a Firenze il 2 aprile 1822, figlio di Vincenzo Peruzzi, gonfaloniere di Firenze e di Enrichetta Torrigiani. Discendente della famiglia Peruzzi che si era imparentata con la famiglia Medici alla fine del XVIII con il matrimonio tra Bindo Simone (il nonno) e Maria Luisa de' Medici ultima erede della famiglia Medici. La casa dei Peruzzi, posizionata in Borgo dei Greci, sorge sul luogo anticamente occupato da un orto di proprietà dei Peruzzi e su alcune case edificate a loro volta sui resti dell'anfiteatro romano di Firenze. Un'altra dimora dei Peruzzi, la preferita da Ubaldino, è la villa dell'Antella sulle colline fiorentine nel Comune di Bagno a Ripoli. Gli studi per Ubaldino cominciarono nel 1828 presso una scuola privata per poi proseguire presso il collegio Cicognini di Prato. Nove anni dopo, nel 1837, il granduca concesse l'ammissione al collegio Tolomei di Siena, luogo dove studiavano i figli della nobiltà toscana. Conseguì la laurea in tre anni diventando dottore in legge nel 1840. Lo zio paterno, Simone Peruzzi, insistette molto e convince il padre di Ubaldino ad affiancarlo a lui presso Parigi dove lo zio era in affari presso il re di Francia. Ubaldino nel periodo parigino frequentò la École des mines dove conseguì un diploma in ingegneria mineraria nel maggio 1843.
Grazie a questa formazione, al suo rientro a Firenze, diversificò i suoi investimenti in nuovi settori come quello ferroviario, assicurativo e ovviamente minerario. Nel dicembre 1847, alla morte del padre ed entusiasta delle riforme di Pio IX, si lega alla realizzazione dell'ordinamento della guardia civica meritandosi nel 1848 un pubblico ringraziamento dal Municipio Fiorentino. La sua visibilità fu accresciuta anche dall'essere diventato, nel 1848, capo della commissione incaricata di trattare il rientro dall’Austria dei prigionieri toscani. Eletto nel 1948, nel nuovo Parlamento costituzionale sostituì come gonfaloniere il cugino Bettino Ricasoli. Se pur affetto da Vaiolo contribuì al colpo di Stato del 12 aprile 1849 e a stendere il successivo proclama con cui il Comune di Firenze assumeva i pieni poteri in nome del principe, rientrò poi nel suo ruolo di gonfaloniere.
Si sposò, il 9 settembre 1849 con Emilia Toscanelli, nata a Pisa, e conosciuta nel salotto di Carlotta Marchesini Torrigiani. Grazie ad Emilia si istaurò a Firenze un grande salotto culturale conosciuto come il «salotto rosso» frequentato da una miriade di personaggi a partire da Edmondo De Amicis per finire con Cesare Alfieri. Mentre la moglie "creava" relazioni interpersonali il marito Ubaldino si dedica alla vita politica albergando tra i moderati; negli anni che seguirono l'Unità d'Italia si affermò nella vita politica nazionale.
Il 27 aprile 1859 entrò nel Governo provvisorio della Toscana, dopo la definitiva partenza di Leopoldo II, dove fu nominato capo del governo provvisorio toscano. A livello nazionale divenne, nel 1860, deputato e lo rimase per dieci legislature in rappresentanza del primo collegio di Firenze. Fu Ministro dei lavori pubblici con il terzo Governo Cavour mantenendo la carica con il successivo Governo Ricasoli e poi Ministro dell'interno nel Governo Minghetti.
Nel 1865 entrò nel Consiglio provinciale Toscano, divenne, dal 1865 al 1870, Presidente della Provincia Fiorentina per poi divenire Sindaco di Firenze per 8 anni fino al 1878. Durante la sua attività di Sindaco, nel 1876, contribuì alla fondazione del Collegio degli Architetti e Ingegneri in Firenze di cui fu nominato Presidente Onorario. Furono suoi i grandiosi progetti di espansione edilizia della città di Firenze rappresentati ed eseguiti poi dal piano Poggi. Ritiratosi a vita privata nella villa dell'Antella vi mori il 9 settembre 1891.
Jacopo Cioni Gran Cerusico Read the full article
Molte aziende importanti scelgono di avere una mascotte, per valorizzare al meglio la propria identità. Ecco come e perché dovremmo sceglierne una per il nostro brand. Cos’è la mascotte “La mascotte aziendale è un’importante estensione del Marchio, in grado di creare una forte empatia, memorizzazione e vicinanza all’utente”.DuracellLa mascotte non è un’immagine, né un logo. Esso è un vero e proprio personaggio, in grado di muoversi e con una sua personalità.Essa può essere astratta o qualcosa di più reale, in ogni caso deve essere in grado di trasmettere emozioni e sensazioni. In ogni caso questi personaggi devono essere in grado di trasmettere gli stessi valori e lo stesso messaggio del brand e impersonare tutti quelli che sono i suoi valori. Cosa fa la mascotte aziendale? Il ruolo della mascotte aziendale è quello di creare un rapporto diretto con il cliente o i potenziali tali, creando empatia e suscitando simpatia. Per farlo bisogna creare un personaggio ben definito, con un carattere e una personalità marcati, e non solamente limitarsi a disegnarne l’immagine.Il personaggio dovrà anche evolversi, crescere, mutare la propria personalità e avere una storia ben strutturata.La personalità permetterà alla mascotte di sviluppare e suscitare sensazioni ed emozioni. Essa deve seguire tutte le stesse caratteristiche distintive del brand, come il tone of voice. L’Omino Michelin: la prima vera mascotte Tra i primissimi esempi di mascotte aziendale (nonché tra i più famosi di sempre) troviamo l’Omino Michelin.Omino MichelinLa storia dell’Omino Michelin inizia all’Esposizione Universale e Coloniale del 1884. Durante la fiera Edouard e Andre Michelin vedono una pila di pneumatici che ricorda loro un uomo. Da lì l’idea di creare un personaggio che rappresenti il loro brand.Tuttavia, dovranno passare degli anni prima che la loro idea si concretizzi. Nel 1989 il fumettista Maurius Rossillon crea la prima immagini dell’Omino Michelin. È un umanoide fatto di pneumatici che sorregge un calice con dei vetri rotti all’interno, a simboleggiare la resistenza degli pneumatici Michelin anche, appunto, al vetro.Nel corso degli anni l’Omino è stato leggermente modificato in varie occasioni. Tuttavia, oggi è una delle mascotte più famose e riconoscibili al mondo. La personalità di Carletto Se vogliamo parlare di un personaggio aziendale con una personalità marcata e ben strutturata non possiamo non parlare di Carletto.CarlettoCarletto nasce nel 1998, quando appare per la prima volta in uno spot pubblicitario di Findus. In particolar modo diventa il volto ufficiale della linea Sofficini.Ben presto conquista tutti, con la sua fase celebre “Tu non hai fame?” e diventa il volto del brand.La personalità di Carletto è così prorompente che negli ultimi anni è diventato anche influencer. Sui social, infatti, esso compare proprio con il suo profilo ufficiale Carletto, e non solo come un personaggio nelle pagine dell’azienda o della linea di Sofficini.Ben presto la mascotte si fa strada anche sui social e diventa un vero e proprio influencer. La carriera di Carletto, tuttavia, non si limita solo a mascotte e influencer. Carletto è anche cantante. Nel 2014 debutta a Sanremo con il brano “Hai capito il piccoletto” e nel 2022 duetta con Cristina D’Avena ne “La canzone di Carletto”. Infine, ha debuttato anche come attore, con il cortometraggio dal titolo “Tu non hai fame?” che ripercorrere proprio la sua storia. Altri esempi famosi Oltre a quelle appena citate sono molte le mascotte che nel corso degli anni hanno fatto la storia dei brand. Come il coniglietto rosa della Duracell, nato nel 1973 e campione di una serie infinita di sport.Red & YellowRonald McDonald, il clown volto della catena di fast food omonima, che ha debuttato nel 1963, all’inaugurazione di un nuovo ristorante a Washington. O ancora Red & Yellow, le M&M’s animate, mascotte dell’omonimo marchio e tanti altri che hanno fatto la storia.
Santo Ambrogio Vescovo: prima parte
Prima parte
Questo Vescovo non è nato a Firenze come altri personaggi e ha fatto, per un breve periodo, parte della storia della nostra città. Nacque ad Augusta Treverorum (oggi Treviri) Gallia Belgica - regione Renania Palatinato Germania, fra il 335 - 340, il padre Prefetto del pretorio dell'impero romano gli diede il nome di Aurelio Ambrogio (in latino Aurelius Ambrosius). È conosciuto come Ambrogio di Treviri o Ambrogio di Milano. Di quella città è il Santo Patrono come San Carlo Borromeo e San Galdino. Rimase molto presto orfano de padre, nel 354 la madre con Ambrogio e i suoi fratelli Satiro e Marcellina si trasferì a Roma sotto la protezione di Sesto Petronio Probo Prefetto del pretorio d'Italia e iniziò a studiare e a percorrere il Cursus honorum delle Magstrature.
Fu avvocato nella città serba di Sirinio. Dopo avervi esercitato per cinque anni, nel 370 l'imperatore romano Valentiniano lo incaricò come governatore dell'Italia Annonaria per la provincia Aemilia e Liguria con sede a Milano città preferita dall'Imperatore. Con la sua abilità oratoria e pacificatore di appianare i contrasti fra gli ariani e i cattolici, fu molto apprezzato dalle parti in lotta. Alla morte del Vescovo ariano Aussenzio di Milano, le due fazioni incominciarono la lotta per la nomina del successore. Ambrogio con tutto il carisma posseduto anche in quella occasione si distinte come pacificatore. Gli ariani tentarono con la forza di impossessarsi delle chiese milanesi, Ambrogio incitò il popolo cattolico ad entrare nei sacri ambienti per evitare agli avversari di entrarvi con la forza. Mentre Ambrogio spingeva i cattolici a resistere, nella grande confusione si alzò la voce di un bambino: Ambrogio Vescovo! A questo grido si unirono i presenti. Il santo uomo non si sentiva pronto per questo incarico, inoltre non era stato battezzato e non era un prete. E respinse l'offerta, ma fu convinto ad accettare la nomina, dopo poco tempo venne battezzato e prese gli ordini. Iniziò a studiare la teologia e le leggi della chiesa.
Alberto Chiarugi Read the full article