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Capitolo Primo: "Uno Strano Popolo"
Dal Metaromanzo, Capitolo Primo: “Uno Strano Popolo”.
Siamo qui, giornalisti e scrittori di questo nostro “Caffé”: il primo giornale-blog volto ad attirare menti colte ed illuminate. Siamo qui, dicevo, a trattare argomenti letterari. Dunque perché non iniziare parlando dell’origine di questo nome per il periodico? É necessaria, ai fini della comprensione, una lunga digressione su come sono andati i fatti.
Dovete sapere che questo giornale in realtà esiste da diversi anni, o per meglio dire secoli. Possiamo collocarne la nascita all’incirca verso la fine del XV sec. d.C. quando, la storia insegna, iniziarono ad opera del genovese Cristofero Colombo le prime traversate sui mari atlantici alla scoperta del Nuovo Mondo. Cosa avvenne dopo non è storia nuova: i conquistadores, le distruzioni, lo sfrenato colonialismo, le lotte intestine con la madrepatria e le Rivoluzioni. Ed è proprio in questo contesto che si colloca la nascita del “Caffé”. Per usare un gergo consono al contesto, i due padri fondatori di questo giornale, infatti, nascono precisamente in questo periodo. Sono due fratelli e nascono nei pressi di una piantagione di caffè, dove erano soliti lavorare gli schiavi neri. Li chiamavano uno Chicco e l’altro Nero, erano due gemelli e, cosa ancora più incredibile, erano nati pressoché contemporaneamente. Abitavano in un villaggio insieme a tutti i loro parenti e amici. Sebbene fossero davvero in molti, nessuno sapeva dare una spiegazione certa sull’origine della loro tribù. Nella mente di ognuno albergava un unico ricordo: un giorno si erano svegliati ed erano subito andati alla ricerca del Sole. Nient’altro che questo: il Sole, il calore. Strana gente quella: il loro genoma prevedeva una crescita molto più lenta rispetto a quella delle altre popolazioni vicine ed erano tutti scuri di carnagione. Questo spesso provocava brutti episodi di razzismo specie tra i più giovani. Conducevano sostanzialmente un’esistenza felice sinché non accadde l’inevitabile: l’uomo bianco sbarcò sulle coste d’America e per il povero clan dei Capheu non ci fu più nulla da fare. I moderni europei come gli altezzosi inglesi e gli affemminati francesi avevano puntato l’attenzione sulla loro stirpe ed ormai erano diventati oggetto di deportazioni continue nel Vecchio Continente.
La loro vita era stata ormai stravolta radicalmente. Un popolo abituato a giocare e rotolarsi, a stare steso sotto il Sole del Sud America per quasi tutta la vita e fare tutte le normali cose che erano proprie dei Capheu era ora costretto a prendere la prima nave dal porto di Boston, sbarcare nella Madrepatria e diventare l’oggetto dei divertimenti mondani della nobiltà. Sì, perché in quel periodo i Capheu sarebbero presto diventati famosi in tutto il mondo. Da una popolazione solitaria e sconosciuta a divenire l’oggetto del desiderio delle classi nobiliari europee. Perché si era diffusa una nuova abitudine. Perché ormai il thé era diventato fuori moda. Perché l’Europa aveva scoperto i chicchi di caffè.