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Triptykon af Michael Ancher, Brænding mod kysten, 1884/1885

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“E la creatura atterrita sbarra gli occhi e accoglie gocciole di stelle e la pianura muta E si sente riavere”
— G. Ungaretti, da “Risvegli” , 1916
Progettazione
Ha molti progetti per il passato.

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Indigestione.
Mi corico sul letto, è stata una giornata come le altre e non sono molto stanca: faccio un giro sui social, niente di interessante, spengo la luce, appoggio il telefono. Accidenti, devo andare in bagno, mi alzo e poi torno. Prendo il telefono: 23.19 Spero di dormire adesso. Ah giusto fra due giorni dovrò andare dall'ortopedico, mi dirà se potrò ricominciare a fare attività sportiva, e se non fossi più idonea? Poi come farò? Più che altro cosa farò, va be’ mi inventerò qualcosa. Cazzo devo cominciare a studiare mate, sono indietro, spero di passare anche il secondo parziale così ho un esame in meno. Cos'era? Ero in dormiveglia e sono sicura di essermi accorta di non stare respirando. “Sintomi infarto” su Google, nah non è infarto. Sciocca. Qua non si respira, ho voglia di una sigaretta. Mi alzo, vado in cucina, apro la porta-finestra. Metà sigaretta, la spengo, ho bisogno di un po’ di aria fresca, ma scusa siamo a dicembre perché non sento aria fresca fuori? Mi trema la gamba, bene allora sposto il peso sull'altra, oddio trema anche quella, proprio quella con il ginocchio appena operato. E se mi cede? Mi gira un po’ la testa, forse è meglio che avvisi la mia coinquilina. Forse potrei non arrivare davanti alla sua porta, oddio mi manca proprio l'aria. Mi gira la testa. Oddio. Elena, Elena, non riesco a respirare. Non sento niente dietro la porta. Cazzo è morta soffocata. È la caldaia, si è la caldaia, produce troppo monossido di carbonio e lentamente stiamo morendo soffocate tutte. Ma la finestra è aperta dovrebbe uscire. Non riesco più a capire, mi devo sedere. Oddio oddio non respiro. Arriva Elena, scoppio a piangere, è la caldaia le dico, e quando provo ad addormentarmi il cuore si ferma te lo giuro te lo giuro non ho aria aiuto aiuto sto morendo sì Rachele Rachele Elena le dice “la Dana sta male” e lei “oddio so cos'è, Dana vieni ti facciamo coricare” mi alzo davvero respirare è un'agonia non ci riesco aiuto un passo, due passi, non metto a fuoco con gli occhi, vedo, vedo brillantini, svengo, sto cedendo “di qua Dana ti tengo” aiuto ti prego non voglio morire striscio sul letto “alzale le gambe”. Tremo, tremo tutta, il sangue alla testa rischio l'aneurisma “no Dana, tranquilla, è un attacco di panico, li ho avuti anche io”. Ma io ho paura di morire “non morirai, è solo paura, tanta paura” mi concentro sul soffitto, quante parole che dicono Rachele ed Elena, non riesco ad ascoltare, sono parole di conforto. “Ma cosa hai cercato su Google? Sciocchina, non è infarto” lo so però ti giuro che il cuore si era fermato nell'attimo in cui mi addormentavo, e così mi sono svegliata di colpo, così per due volte di fila e allora sono andata in cucina e mi sono accorta di non essere più capace a respirare. Chiamate l'ambulanza dico che ore sono? Sono le 3.05. Ma come, di già? “ti preparo una camomilla” sì dai, male non fa. Devo vomitare; eccola lì tutta la cena.
Sapete secondo me non ho digerito bene.
Senza sogni Incolore campo è il mare. ~Giuseppe Ungaretti~ 🎭
Fragile
Mi ha consegnato la fede e il rosario e lo hanno accompagnato in sala operatoria.
La vecchiaia è così fragile.
Gli occhi, la pelle delle mani, gli sono diventati trasparenti. Dimentico in un istante tutto quello che è stato, mio padre è solo quello che ora sta lì, con la cuffietta verde, fragile in un letto troppo grande.
Passerà, dice il chirurgo, e un po’ mi dispiace non avere un qualunque dio da pregare, come invece ha lui, che si è portato il vangelo da casa.
Lui che non vuole disturbare e che mi dice: ora vai.
La vecchiaia è così fragile.
Ho bestemmiato. Ho urlato che Dio non esiste, e lui ha tratto dal fondo dell'inferno una donna che farebbe tremare una montagna e mi ha comandato: ama.
Vladimir Majakovskij, Flauto di vertebre (via culochetrema)
When I am silent, I have thunder hidden inside.
Rumi (via wordsnquotes)

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indie
Appoggiata al tavolo di Modena ripenso alla vecchia di ieri, che guardava i bambini giocare nel prato della scuola elementare. Li guardava aggrappata alla ringhiera. Aveva il bastone ma probabilmente non era abbastanza. No. La vista della sua gioventù correre spensierata, ignara del ragazzo che veniva quasi investito qualche centinaia di metri più in la, ignara del fatto che lo stesso ragazzo abbia fatto un gesto poco galante al conducente dello stesso autobus; niente, vederla correre, tutta quella gioventù, a calpestare la loro madre, non ancora capace di organizzare un pensiero, le faceva perdere le forze. Di norma in un vecchio che guarda un bambino rinasce la forza giovanile che ancora ricorda, invece no, la vecchia s’aggrappava alla ringhiera e non le bastava perché si appoggiava anche al bastone. Ogni ruga si accentuava, la profondità di quei solchi era proporzionale alla quantità di gioventù contenuta in quel giardinetto. Tutto questo in un attimo.
La scuola sta al di la della strada, la stessa che attraverso per raggiungere l’università. La stessa che percorro all’indietro, e il viaggio all’indietro è sempre, sempre, più corto. Arriverà il giorno in cui lo percorrerò in un attimo.
È stato in un viaggio di ritorno che ho visto la vecchia, più vecchia ancora quando ha accennato a guardarmi passare in bicicletta con la ruota posteriore perennemente sgonfia. Io ero un tipo diverso di gioventù, quella cresciuta, già caduta dall’albero. Lei oltre la decomposizione del frutto, prima della nascita di un altro germoglio. Si reggeva alla ringhiera e al suo bastone. La semplice vista le faceva perdere le poche forze che forse aveva. Era dannata. Era così vicino alla morte, e vederli, tutti quanti, le spianavano il cammino, lo rendevano molto più agevole, la invogliavano a percorrerlo. Così, il ragazzo scampato alle ruote dell’autobus e il conducente dell’autobus stesso venivano a sapere, in un piccolo riquadro di un giornale letto distrattamente, che una vecchia dal nome incomprensibile, aveva mangiato delle mandorle.
Erano cianuro.
Sono arrivata al fondo di bottiglia. Ho 20 anni. E mi sento come la vecchia, parlando di lei.