Sento le viscere spingere a forza il tuo nome su per lo stomaco, lo sento premere sulla gola, e raschia e brucia. Resta intrappolato tra i denti sulla punta della lingua, vuole essere detto, pronunciato, amato.
Stamattina mentre ero in macchina, uscivo da casa tua, subito dopo la curva in mezzo ai campi, ho abbassato il finestrino e l’ho liberato, gridato, l’ho visto planare sopra la colza. Pensavo bastasse e invece no continua a battere tra denti e lingua e prega, vuole uscire ancora e ancora una volta e un’altra ancora.


















