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Gaza, Pizzaballa: "Città rase al suolo, topi mordono i bambini" | Il Fatto Quotidiano.it
Gaza, Pizzaballa: "Città rase al suolo, topi mordono i bambini" | Il Fatto Quotidiano.it https://share.google/jaakgKBng8ievwnKd
Il cardinale Pizzaballa racconta la sua visita a Gaza: città distrutte, fognature e topi che mordono i bambini.
Mi mancano le parole.
Troppo fastidio.

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Gli Usa sono l’unico paese del mondo che è passato dalle barbarie alla decadenza senza passare per la civiltà .
Oscar Wilde
È andata così.
PS: però il suo problema è che alla fiera del libro per partecipare occorra il patentino di antifascista.
Dei 188 casi analizzati in cui i ricorrenti sono aziende private, più di un terzo (il 38 per cento) è stato avviato da nove multinazionali del settore. In testa alla classifica dei contenziosi c’è Coca-Cola (24 casi), seguita da PepsiCo (17), Mondelez (8), Kellogg’s e Danone (5 ciascuna). A queste si aggiungono Ferrero, Xignux e Heartland Food Products Group con 4 casi a testa. Più Mars Incorporated, che figura con due casi individuali, oltre a comparire come società madre in altre cinque controversie avviate da Kellogg’s, in seguito all’acquisizione di quest’ultima, perfezionata a fine 2025.
Nei loro manifesti pubblici, queste stesse società spendono milioni in retorica di responsabilità sociale e nutrizionale. Coca-Cola dichiara in Europa di impegnarsi in «azioni significative per aiutare le persone a garantire scelte più sane», mentre PepsiCo afferma di «fissare obiettivi nutrizionali ambiziosi in linea con le autorità sanitarie». Eppure, quando un Paese prova a introdurre una tassa sulle bevande zuccherate o a stampare un bollino di avvertimento sulle loro confezioni, l’unica risposta che arriva è la notifica di un ricorso giudiziario o una minaccia preventiva.
Anche Ferrero, simbolo del capitalismo familiare italiano e del Made in Italy, è presente, direttamente o indirettamente, in diverse cause legali volte a indebolire la legislazione nutrizionale. Ferrero ha intentato direttamente tre cause legali, oltre a una causa avviata da Kellogg’s nel Regno Unito, di cui ora detiene la proprietà. Quest’ultima riguarda lettere di diffida inviate al ministero della Salute, minacciando azioni legali se le normative restrittive sui prodotti ad alto contenuto di grassi, sale e zuccheri non fossero modificate. L’azienda ha risposto alle nostre domande affermando: «Sosteniamo un’etichettatura nutrizionale informativa, scientificamente fondata e non discriminatoria» e che «laddove Ferrero si è confrontata con diverse autorità e organismi di regolamentazione, ciò ha riguardato la chiarezza sull’attuazione delle politiche, come ad esempio le incongruenze nel trattamento di prodotti comparabili ai sensi della stessa normativa, piuttosto che l’opposizione agli obiettivi di salute pubblica». Nelle lettere in cui minacciavano azioni legali contro il governo britannico, ottenute tramite una richiesta di accesso agli atti, Ferrero ha sostenuto che le normative creavano disparità ingiuste rispetto ad altri prodotti dolciari, nello specifico i mix di frutta secca per Eat Natural e i dolciumi sfusi per Ferrero.
Ferrero è stabilmente inserita tra i membri chiave di ben quattro associazioni industriali brasiliane che hanno fatto causa all’Anvisa (l’autorità sanitaria del Brasile) per congelare la storica delibera Rdc 24, una norma che da 17 anni tenta invano di limitare la pubblicità di cibo spazzatura rivolta ai minori per proteggere l’infanzia.
Se all’estero la guerra si combatte nelle aule di tribunale, in Italia la partita è stata vinta dall’industria alimentare prima ancora di cominciare, grazie a una barriera ideologica e politica senza precedenti. Mentre in Francia il Nutri-Score è ormai uno strumento utilizzato quotidianamente dal 68 per cento dei consumatori — nonostante le strenue resistenze del Senato francese per tutelare giganti del calibro di Coca-Cola e della stessa Ferrero (con la sua Nutella) dal bollino rosso obbligatorio — in Italia l’etichettatura a semaforo rimane un tabù assoluto. Sotto la pressione di Federalimentare e Coldiretti, la politica italiana ha eretto una difesa dell’italianità dei prodotti, promuovendo al suo posto il Nutrinform Battery, un sistema a batteria complesso e incomprensibile per i consumatori.
Dietro alla pretesa di tutelale la dieta mediterranea si nasconde però un’emergenza sanitaria drammatica: l’Italia detiene uno dei tassi più alti d’Europa di obesità infantile e sovrappeso, che colpisce ormai il 26 per cento di giovani e giovanissimi. Un’epidemia silenziosa favorita da una totale deregolamentazione: nel nostro Paese, a differenza del Regno Unito, non esistono limiti strutturali alla pubblicità di cibo spazzatura rivolta ai minori.
CIBO SPAZZATURA: COSÌ BIG FOOOD PIEGA I GOVERNI
We learn from history that we do not learn from history. -Georg Hegel
#fucktrump#fuckmusk#fuckmaga#makethisworldgreatagain#allhopeisgone
New World by Zap Mama

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Vediamo come reagisce Tumblr?
12 agosto 1949. Nirim, deserto del Negev, Palestina.
I militari israeliani ricevono un ordine scritto dal comando: "Dovete sparare per uccidere ogni arabo nel vostro settore".
La zona è inospitale, vivono solo due tribù beduine palestinesi, i militari dell'IDF scorgono un uomo e una ragazzina, mirano all'uomo e lo uccidono.
La ragazzina viene rapita, portata nell'avamposto militare e rinchiusa in una baracca.
Lungo la strada incontrano una mandria di cammelli al pascolo.
Il convoglio si ferma, i militari scendono dai mezzi, estraggono le armi e aprono il fuoco. Sessanta cammelli vengono uccisi a colpi di mitra.
È sera. I militari sono a cena, tre lunghe tavolate.
Entra il comandante dell'avamposto, il sottotenente Moshe, ha una proposta per i soldati: "Abbiamo un'araba nella baracca, lascio a voi la scelta, volete che diventi la nostra cuoca o la nostra schiava sessuale?"
Scrive Haaretz "I militari rispondono entusiasti, sco-pa-re, sco-pa-re".
Stabiliscono i turni: prima gli ufficiali, poi i soldati. Gli autisti degli ufficiali protestano "vogliamo partecipare anche noi!"
"Calma" dice il comandante "verrà anche il vostro turno, come anche per il cuoco, l'infermiere e il medico"
Il comandante ordina di prelevare la ragazzina e di tagliarle i capelli.
La conduce nella doccia, la lava con le sue mani e la stupra davanti ai soldati che osservano.
L'idea piace a un altro ufficiale che decide di stuprarla allo stesso modo.
La ragazzina viene stuprata per tre lunghi giorni da 20 militari dell'IDF.
La storia della ragazzina palestinese stuprata a turno la conoscono in tanti, troppi, la voce arriva a Ben-Gurion, che ordina di riportarla nel villaggio da dove era stata rapita.
Ma le condizioni di salute della ragazzina sono gravissime, ha perso conoscenza, ha bisogno di cure urgenti.
Alcuni militari, su ordine del comandante dell'avamposto, contraddicendo agli ordini di Ben-Gurion, la caricano su una jeep, la portano nel deserto e la uccidono con un colpo al cuore.
Scavano una buca, scoppia una lite tra i militari, nessuno vuole più scavare, la buca è di soli 30 cm, la gettano dentro, la cospargono di benzina e la ricoprono con la sabbia del deserto.
Ben-Gurion va su tutte le furie, un sottotenente non ha eseguito un suo ordine. Decide di dargli una lezione.
Pretende che venga processato in segreto da una corte marziale per stupro e omicidio e che gli atti del processo vengano secretati.
Il comandante dell'avamposto viene condannato a 16 anni, gli altri militari stupratori, compreso gli esecutori dell'omicidio, a pene simboliche.
Gli atti processuali verranno desecretati solo nel 2003, visionati da alcuni storici e pubblicati da Haaretz, poi dal Guardian.
Cito due episodi agghiaccianti emersi dagli atti processuali:
• viene rilevata l'impossibilità di dare un nome alla ragazza poiché "nessuno dei soggetti con cui ha avuto contatto ha chiesto il suo nome";
• L'età della ragazza è incerta in quanto "alcuni militari riferiscono che avesse 18-19 anni, altri 13-15, altri ancora, 10 anni" (!)
Lo storico israeliano Benny Morris, intervistato da Haaretz su questa vicenda, ha affermato che, durante le sue ricerche negli archivi militari israeliani è rimasto "sorpreso dalla quantità di casi di stupro" "molti dei quali si concludono con l'omicidio della vittima"
* Fonti: vari articoli di Haaretz (consultabili in un unico link), Al-Arabiya, Diario di Ben Gurion.
NON E' COMINCIATA IL 7 OTTOBRE
Daniela Valdiserra
Gli omicidi di stato contraddistinguono i regimi e le dittature.
A questo, sta arrivando il governo Meloni, che sta forzando ogni tipo di regola democratica, giuridica e morale.
È ora di interrompere questa spirale regressiva e mandarlo a casa.
Diciamo basta alla sorgente dittatura meloni. Diciamo basta alla dittatura degli incompetenti, degli asini e degli arroganti.
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❤️❤️❤️

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Io c'ho messo più di 50 anni a stare zitto guardano uno che fa un lavoro che io avrei potuto fare molto molto meglio, e tutt'ora mi costa fatica.
Medici Senza Frontiere (Msf) si unisce agli appelli internazionali per il rilascio immediato degli operatori sanitari palestinesi detenuti da Israele. In una nota, l'organizzazione si dice "indignata" per il trattamento riservato a personale medico "detenuto in condizioni terribili, senza alcuna giustificazione o motivo".
Il caso simbolo è quello del dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell'ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza. Arrestato nel dicembre 2024 durante il raid israeliano contro la struttura, è detenuto da circa un anno e mezzo, ora in regime di isolamento. Msf denuncia "segnalazioni di torture" e parla di uno "schema inquietante" in cui le autorità israeliane arrestano e prendono di mira il personale medico in tutta la Palestina. Il suo legale, che l'ha incontrato il 2 luglio, lo ha trovato incatenato, con lividi su testa e collo e gravi difficoltà respiratorie; al termine del colloquio il medico avrebbe detto: "Mi hanno portato qui per uccidermi". Il figlio Elias, oggi in Kazakistan con la famiglia, teme che il padre "tacerà per sempre".
Israele sostiene che Abu Safiya non sia soltanto un medico, ma un membro di Hamas, e che l'ospedale fosse usato dal movimento come centro operativo. Il servizio carcerario afferma di operare "in conformità con la legge" e sotto costante controllo giudiziario, esaminando ogni denuncia ricevuta. Il 10 giugno la Corte Suprema ha respinto il ricorso contro la sua detenzione, prorogata di altri sei mesi.
Il caso, sottolinea Msf, "non è isolato". Secondo l'organizzazione Healthcare Workers Watch, citata nella nota, 95 operatori sanitari palestinesi restano detenuti dall'ottobre 2023; nello stesso periodo 1.700 sono stati uccisi, tra cui 15 membri dello staff di Msf. Le stime variano tra le fonti: l'Oms ha parlato di oltre mille sanitari uccisi e di centinaia finiti in custodia.
L'Espresso