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Contiene SPOILER su “Poirot sul Nilo”.
E su “Harry Potter e i doni della morte”.
Moralità di Paperone
Una delle cose affascinanti di Paperone è che avendo avuto tante interpretazioni autoriali nel tempo, si è scomposto di fatto in diversi personaggi. E quindi alcuni lettori preferiscono vederlo come un furbastro un po' cattivo, guidato da un'incorreggibile grettezza, mentre per altri è un cuore d'oro che indossa la maschera dall'avaro per difendersi dal cinismo del mondo.
A me piace provare a cercare comunque una coerenza nel suo modo di comportarsi e penso che anche il suo creatore originale, Cark Barks, pur non essendo interessato alla continuity, avesse in mente una certa mappatura interna del personaggio, anche se apparentemente pieno di contraddizioni.
Only a poor old man
Quando Carl Barks introduce la sua creazione più celebre nel magazine Four Color, pone ai lettori una domanda che forse chiunque si è fatto almeno una volta: cosa fareste se aveste tre ettari cubici di denaro?
Nelle storie Paperino e il ventino fatale e Zio Paperone e il re del fiume d'oro vediamo anche come l'avarizia di Paperone lo fa rapportare agli altri. Il discorso viene accennato nel ventino, quando Paperone subordina la richiesta di Paperino di finanziare un cenone di Natale alla capacità da parte sua di procurarsi la parte dei soldi destinata a "uno stupido, inutile trenino" (che poi, ironicamente, rivela di avere comunque una sua dignità...), ma viene approfondito nel re del fiume d'oro, dove Paperone rivendica ancora una volta la sua filosofia "ascetica", non tollerando che siano gli altri ad approfittare del denaro da lui faticosamente risparmiato per soddisfare i loro desideri.
Zio Paperone, Amelia e il patto della luna è una delle mie storie preferite di sempre.
Non mancano l'avventura e l'umorismo tipici delle storie Disney ma si distingue per essere credo la prima storia ad aver avuto il coraggio di scavare nel personaggio di Amelia, mostrandoci un lato inedito di lei che va oltre la solita strega ossessionata da un unico obiettivo.
Anche se nel tempo ho un po' ridimensionato la rivelazione della numero uno come missione imposta dal concilio delle streghe (preferisco che sia almeno in parte una sua iniziativa, così come non mi appassiona particolarmente la rivalità streghe cattive vs fate buone), apprezzo molto come con poche parole ben misurate (e splendidamente illustrate) si sia mostrata un'Amelia che si interroga sulla possibilità di una vita diversa ma al tempo stesso accetta il suo destino.
Molto belli i confronti verbali tra Amelia e Paperone e il fatto che alla fine quest'ultimo non capisca se Amelia ha voluto dimostrare qualcosa a lui o piuttosto a se stessa.
So che questa storia può sembrare l'eccezione che conferma la regola, ma mi piacerebbe se anche nelle storie più ordinarie si tenesse conto di questo legame segreto tra nemici, con Paperone che sa di avere a che fare con un'avversaria umanissima per quanto non possa sapere tutto di lei.
A proposito...
La storia che è uscita su Topolino 3675 (Le parole perdute) cattura esattamente quel tipo di sottotesto che mi piace vedere tra Paperone e Amelia.

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Before anyone tries to drag me into any ship war: I'm innocent your Honor!
That said...
I've finished reading Hunger Games trilogy a while ago and I'd like to share some thoughts. I hope I'll find the right words.
Quando su Topolino è uscita la parodia di Dottor Jekyll e Mr Hyde, gli autori hanno proposto un rifacimento che può sembrare un'edulcorazione del romanzo originale, ma in realtà per certi versi si avvicina molto più delle interpretazioni che vengono fatte di solito che vedono una dicotomia netta tra un dottore rispettabile e un figuro malvagio.
A defense of the ending of “Wuthering Heights"
@astrangechoiceoffavourites, @theheightsthatwuthered, @wuthering-valleys, @heightsandmoors, @incorrectwutheringheightsquotes
I’ve been reading other people’s opinions on Wuthering Heights this past year, I’ve noticed a small recurring theme.
It’s the idea that the ending feels out of place; tacked on; anti-climactic; too tame compared to the rest of the book. That it feels wrong for Heathcliff to simply lose interest in his revenge and then lose the will to live, or for the surviving characters to have any kind of happy or hopeful ending after so much brutality.
One book I read excerpts from on Google Books (I don’t remember the title or the author) suggested that maybe Emily Brontë originally wrote a very different, more brutal and Gothic ending, now lost. The author proposed that the final ending was probably the result of Anne and/or Charlotte urging Emily to tone down the book’s “immorality.” Of course this is pure conjecture. This same author also speculated that in the novel’s first draft, Heathcliff was explicitly Mr. Earnshaw’s illegitimate son, but that Anne and/or Charlotte persuaded Emily to change it. I’m not at all convinced by that theory, since @astrangechoiceoffavourites has argued very eloquently that to make Heathcliff and Cathy’s love forbidden because of the incest taboo rather than because of social class and race would go against the plot’s main themes and make nonsense of Heathcliff’s revenge on the Lintons and Earnshaws.
Still, this theorist isn’t the only person to think the ending (and possibly the whole second generation storyline) feels like the work of a different author than the rest of the book. Just recently I read a comment on Facebook arguing that a more cohesive, consistent Wuthering Heights would have had “a much darker and more explosive ending.” I assume a similar mindset is why some theorize that Branwell wrote the novel’s first half and Emily wrote the second. (I think I hate that theory even more than I hate the theory that Branwell wrote it all – “He didn’t write the whole book, but he did write the part everyone likes best.”) And if we compare the various adaptations’ endings to the ending of the book, there’s definitely a trend of giving Heathcliff a more brutal death.
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'It is a poor conclusion, is it not?' he observed, having brooded awhile on the scene he had just witnessed: 'an absurd termination to my violent exertions? I get levers and mattocks to demolish the two houses, and train myself to be capable of working like Hercules, and when everything is ready and in my power, I find the will to lift a slate off either roof has vanished! My old enemies have not beaten me; now would be the precise time to revenge myself on their representatives: I could do it; and none could hinder me. But where is the use? I don't care for striking: I can't take the trouble to raise my hand! That sounds as if I had been labouring the whole time only to exhibit a fine trait of magnanimity. It is far from being the case: I have lost the faculty of enjoying their destruction, and I am too idle to destroy for nothing.
Wuthering Heights, Emily Brontë
Zio Paperone, Amelia e il patto della luna è una delle mie storie preferite di sempre.
Non mancano l'avventura e l'umorismo tipici delle storie Disney ma si distingue per essere credo la prima storia ad aver avuto il coraggio di scavare nel personaggio di Amelia, mostrandoci un lato inedito di lei che va oltre la solita strega ossessionata da un unico obiettivo.
Anche se nel tempo ho un po' ridimensionato la rivelazione della numero uno come missione imposta dal concilio delle streghe (preferisco che sia almeno in parte una sua iniziativa, così come non mi appassiona particolarmente la rivalità streghe cattive vs fate buone), apprezzo molto come con poche parole ben misurate (e splendidamente illustrate) si sia mostrata un'Amelia che si interroga sulla possibilità di una vita diversa ma al tempo stesso accetta il suo destino.
Molto belli i confronti verbali tra Amelia e Paperone e il fatto che alla fine quest'ultimo non capisca se Amelia ha voluto dimostrare qualcosa a lui o piuttosto a se stessa.
So che questa storia può sembrare l'eccezione che conferma la regola, ma mi piacerebbe se anche nelle storie più ordinarie si tenesse conto di questo legame segreto tra nemici, con Paperone che sa di avere a che fare con un'avversaria umanissima per quanto non possa sapere tutto di lei.

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Molto bella la storia su Molly Mallard che parte da un ottimo spunto sviluppandolo in maniera per nulla banale.
Questa figura oggetto di speculazioni e teorie tra il serio e il faceto ottiene finalmente un'identità... Anzi, una doppia identità credibile e definita, perfettamente coerente con alcune caratteristiche che rendono memorabile il clan De Paperoni: teatralità, acume, coraggio, sfacciataggine e la tendenza a nascondere il lato migliore si sé.
Siamo abituati a vedere tutto questo in Paperone e forse ancora di più in Paperino con il suo alter ego mascherato, ma Molly riesce a non sembrare una loro copia aggiungendo una sensibilità tutta femminile e diventando una pioniera del genere.
La sua poliedrica e sorprendente personalità viene ancorata al cupo e difficile contesto della rivoluzione industriale, trattato con realismo e delicatezza, mentre a fare da antagonisti ci sono i ricchi che abusano del loro potere. Un tema molto classico che purtroppo non ha mai smesso di essere attuale.
Molto tenera l'origine della love story con Dingo, anche lui con dei lati nascosti, che vede in Molly un raggio di luce in un contesto buio con la sua satira graffiante e il suo inscalfibile (quasi sempre!) ottimismo.
La nuova storia su Hugh McDuck si fonde con la grande letteratura, mostrandoci delle parti meno note de I viaggi di Gulliver, normalmente associati ai lillipuziani e ai giganti. Swift però descrisse molti più luoghi, in particolare l'isola degli hm?🐴 Houyhnhnms, teatro di una feroce satira contro la società umana, che nell'isola in questione scende al rango di esseri selvaggi e inferiori chiamati Yahoo, fonte di problemi per i dotti e saggi cavalli che invece sono la specie dominante.
La storia a fumetti non si sofferma sugli yahoo, né sull'insesatezza delle guerre o l'avidità degli uomini, ponendosi piuttosto come un "sequel" dell'opera di Swift.
Quest'ultimo avrebbe visitato personalmente le isole in questione, contaminandole però di una malattia che trasforma i dotti cavalli in shignazzanti battutisti dal discutibile senso dell'humor.
A risolvere la situazione sarà inaspettatamente la famosa cassa di rafano che capitan Hugh trasportava, in quanto dotato di proprietà curative.
Hugh si conquista dunque le grazie degli abitanti, anche se si potrebbe dire più per un caso fortuito che per merito. In ogni caso è abbastanza per permettergli di soddisfare un sogno di gioventù.
Scopriamo infatti che, a dispetto della sua natura pragmatica e a tratti cattivella, Hugh nasconde nel suo intimo un animo romantico che lo spinge a interrompere le rotte commerciali per inseguire una fantomatica schiuma di mare (da cui il sprannome Seafoam), che può guidarlo nel ritrovare un essere leggendario e bellissimo, apparso in un giorno di eclissi mentre lui navigava nei fiumi in uno dei suoi tanti giorni di duro lavoro.
Le creature di Swift si uniscono quindi al folkore scozzese, venendo reinterpretate come Kelpie.
Poetico il finale che allude a un Hugh ancora in cerca di avventure in quegli stessi luoghi visitati da Gulliver, rendendo meno amara la nota di truffa di Scrocco De Arpagoni che lo mandò in rovina.
La sceneggiatura si fa seguire tutta d'un fiato, al netto di personaggi secondari poco incisivi. Apprezzo che almeno non si sia usato uno pseudo-paperino nel ruolo di fessacchiotto, virando invece su un personaggio di supporto creato ad hoc.
I disegni impreziosiscono il tutto, così come i colori e sopratutto le gabbie fatte di soluzioni insolite e decorazioni che rendono la lettura ancora più immersiva, facendoci quasi sentire parte del Golden Goose, con la brezza marina.

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PK - Meno uno all'alba (2026) variant cover by Paolo Mottura.