di quando ho deciso di farmi avanti.
Pensavo alle infinite volte, in cui ho permesso a me stessa di scendere a patti. A tutte le mie idee buone, gli slanci di creatività, i moti di interessi e passioni. A volte li lasciavo andare, a volte li vendevo al migliore offerente per dargli una vita migliore, a volte li snaturavo - pur di tenerli ancora un po' con me.
Portiamo avanti quello che è concesso. Da chi?
Accettiamo quello che è accettabile. Per chi?
Dopo quattro anni di stesura, dopo giorni in cui avrei voluto eliminarne ogni traccia, momenti in cui mi vergognavo di me stessa, mi davo della puerile, della sciocca, e casi in cui mi dicevo di sì, dai, continua... ho quasi finito di scrivere il mio primo romance.
Imperfetto. Perchè so che è imperfetto. E allora, per non cadere nel limbo infinito del cancello - riscrivo - elimino - aggiungo, decido di pubblicarlo e basta. Sotto un altro nome. Sotto mentite spoglie.
Nessuno sa che sto scrivendo un libro, se non due o tre persone a me vicine. Non i miei parenti, non i miei genitori, a cui mento dicendo che sto studiando, e no, non sia mai che io stia scrivendo.
Avevo deciso di vendere il frutto del mio compagno di una vita, il mio frutto. Per non essere ferita, per paura di non riuscire a difenderlo come meriterebbe. Non ho paura dei commenti, delle critiche, delle review. Ho paura che confermi quello che mi hanno sempre detto i miei genitori. Che sono brava a scrivere, sì. Bravissima a comporre un biglietto di auguri.
Ma non posso essere una ghostwriter. Non posso usare uno pseudonimo. Non so ancora chi sono, ma so che amo scrivere e che scrivere è stata e forse sempre sarà la mia salvezza. Non può appartenere ad un altro nome, che non sia il mio.