Nella vita c’è chi tende a superare il limite senza rendersi conto dei propri (e questi sono i folli, gli artisti, i poeti).
C’è anche chi si sente troppo basso e schiacciato dalla vita; questi è inamovibile: resterà a guardare il proprio limite senza provare a superarlo (sono i cosiddetti normali).
Poi c’è chi, forte di questa debolezza, si diverte a ricordarti il tuo limite, nella certezza che tanto un giorno dovrai morire e via discorrendo (e questi sono gli ecclesiasti, i grigi ragionieri dello spirito, i religiosi in genere).
Io non amo chi si butta decidendo di portarsi dietro chi ha attorno, ma deploro allo stesso tempo chi non riesce a concepire il fascino del vuoto (chiamatemi pure moderato, per questo). Apprezzo invece chi, conscio del proprio limite, continua a saltare, imperterrito.
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Ecco il problema di chi beve, pensai, versandomi da bere. Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare; se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare; e se non succede niente si beve per far succedere qualcosa.
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C'era un grande sole quando siamo scesi dall'autobus. Ci siamo stropicciati gli occhi e abbiamo iniziato a muovere le nostre gambe indolenzite. Un viaggio forse troppo lungo, l'idea che sarebbe stata una bella giornata. L'impegno nel sociale, la lotta politica: queste cose non ci riguardavano affatto.
Ogni volta che rivedevo quel paesino di provincia, avevo l'impressione che il tempo si fosse fermato, da quando lo vidi per la prima volta; ma riflettendoci su, capivo che tutto doveva essere uguale a vent'anni prima. Qualche negozio aveva aperto da poco, qualcuno aveva chiuso. Mentre camminavo vedevo dei muratori sistemare la strada, delle signore portare buste pesanti con la spesa dentro.
Il naturale svolgersi degli eventi, questo vedevo. Non pensavo che dietro potesse esserci una storia. Il periodo che intercorre tra la morte di Aldo Moro e l'oggi non riuscivo a focalizzarlo. Scarsa visione d'insieme.
Immagini che si accostavano: un corteo pieno di bandiere rosse e vuoto di gente, visi annoiati o divertiti. Incazzati mai. Poi c'erano le immagini in bianco e nero, che erano solo delle vecchie fotografie. Però nelle immagini ferme i visi sembravano facce e dalle loro espressioni, realmente piene di tristezza, traspariva anche quella poca rabbia rimasta. Sembravano puliti. Dicevano che non sarebbe stato così, mai più.
Quello era l'11 maggio del 1978. Peppino Impastato era morto da due giorni. A guardare quella manifestazione con gli occhi che abbiamo adesso pensiamo sia stata bella, bellissima; e crediamo che non potesse essere altrimenti, che quella fosse la normalità . Ma non lo era per niente. Quella avrebbe dovuto essere la normalità ; ma non lo è; neanche oggi.
Giunti a metĂ di corso Umberto I, ci siamo avvicinati a un uomo, che ci guardava dal bordo della strada. Aveva la barba bianca e molte rughe. Noi con la nostra arroganza, lui con quel viso inespressivo.
Il corteo era ormai al termine e riuscivamo a parlare senza alzare la voce.
Faro era nato lì, così come i suoi genitori e i suoi nonni prima di lui. Il suo nome e la sua storia, distante anni luce dalla nostra, erano legati a doppio filo a quella terra segnata dal sangue.
Quello che mi ha colpito da subito è stata la sua sincerità , a tratti disarmante. Faro non si faceva problemi nel dipingere Peppino come un “ignorante”. Nel senso che, secondo lui, era stato poco furbo.
- Mentre quell’altro - diceva - il capo dei comunisti, quello sì che sapeva parlare. Ogni qualvolta finiva i comizi, quello prendeva e andava da Badalamenti a dirgli: “Vedi che io ho una lettera pronta dal notaio. Se toccano me tutti sapranno che sei stato tu”. Infatti non lo hanno mai toccato.
Inizialmente lo abbiamo interrotto piĂą volte, cercando di introdurre il nostro punto di vista di studenti che non hanno visto ma che hanno saputo dai libri, dai filmati, dalle interviste.
A un certo punto qualcuno ha provato a fargli la fatidica domanda: - Ma allora lei è per mafia?
Ancora gli tremavano le mani e le labbra nel ricordare le persone che aveva perduto:
- Io ho saputo farmi gli affari miei e sono arrivato a 75 anni, vivendo in pace. Altri, invece, gli affari loro non sapevano farseli, come mio cognato: un giorno l’hanno fatto sparire e nessuno aveva visto e sentito niente. Solo dopo molto tempo abbiamo saputo cosa gli era successo.
Quando gli abbiamo chiesto se la sua famiglia avesse denunciato il fatto, Faro ci ha guardati, sbigottito, come si guardano gli eretici.
- A chi dovevo denunziare? Denunziarmi alla morte?
A quel punto abbiamo capito; abbiamo capito di non poter capire. Quella storia di povertà e violenza l’avevamo sentita più volte, ma in realtà non la conoscevamo. Per anni ci è stata raccontata come un qualcosa di assurdo e inevitabile. Lo Stato ne commemora le vittime, ma non se ne fa carico.
Sono discorsi, questi, che lasciano increduli e magari indifferenti, se pronunciati da un rappresentante delle istituzioni o da un protagonista dell’antimafia, infarciti dal loro senso di legalità prestabilito; ma sono pugni nello stomaco se ascoltati da un uomo la cui unica colpa risiede nell’avere avuto troppo attaccamento alla vita. Sicuramente per noi è diverso. Abbiamo la possibilità di parlare liberamente di questi argomenti, senza che la cosa ci tocchi più di tanto. Tanto poi ce ne andremo e continueremo a vivere in pace, proprio come Faro: non vedendo e non sentendo.
Tutto scorre. L'uomo, per sua natura, si muove in avanti. Migliora se stesso, il mondo. La forza del progresso, si dice. Lo insegna la filosofia, la realtà dei fatti lo mette in dubbio. Pecchiamo di oggettività . Basta guardare qualche programma di approfondimento politico, leggere un giornale per pochi; partecipare. Ecco: è così che ci sentiamo puliti dentro.
Nessuno ci vendicherĂ : la nostra pena non ha testimoni. Guardati allo specchio.
Questo dicevano i pezzi di carta che davamo alla gente.
Sempre a volerci sentire onesti e a dire di essere i soli.
Non sono d’accordo sul fatto che legalità sia il rispetto delle leggi. Legalità è rispetto per l’uomo. L’obbedienza non è una virtù. La disobbedienza civile è un valore alto per mantenere la legalità .
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