IL COUS COUS, SEMOLA DELLA PACE E INGREDIENTE DELLA STORIA MEDITERRANEA
Dal 24 al 29 settembre scorsi la località siciliana di San Vito Lo Capo, destinazione turistica di straordinaria bellezza a pochi chilometri da Trapani ed Erice così come dall'impareggiabile Riserva dello Zingaro e dalla celebre Tonnara di Scopello protetta dai suoi faraglioni, si è trasformata in un vero e proprio villaggio gastronomico ma non solo, in occasione della sedicesima edizione del Cous Cous Fest: il festival internazionale dell'integrazione culturale.
Molteplici gli eventi correlati: le sfide in cucina a base di cous cous preparato nei modi più diversi (presentate dal brillante e instancabile chef Andy Luotto con l'affascinante miss Eliana Chiavetta) si sono alternate a incontri letterari e a concerti di alto livello con la presenza di De Gregori, di Max Gazzè e dei Sud Sound System.
Numerosi personaggi d'eccezione sono stati introdotti sul palco del Cafe' Le Cous Cous da Chiara Maci, popolarissima blogger di “Sorelle in Pentola” e attualmente coprotagonista del programma televisivo “The Chef” su La 5 : tra gli ospiti Paola Caridi, autrice dell'interessante e provocatorio saggio “Gerusalemme senza Dio. Ritratto di una città crudele” pubblicato da Feltrinelli. Grazie al contributo del celebre “oste e cuoco” Filippo La Mantia, accompagnato per l'occasione dal giornalista Alessio Vinci, ex conduttore di Matrix, l'associazione dei Medici Senza Frontiere ha fatto conoscere la propria meritoria attività ottenendo l'attenzione e la concreta solidarietà dei presenti. Questo, con molto altro, ha reso vive e affollatissime giorno e notte le vie principali della cittadina fino alla spiaggia mozzafiato, che assolutamente nulla ha da invidiare a quelle caraibiche.
In via Farini, nel cuore stesso di San Vito Lo Capo, a pochi passi dal maestoso santuario - fortezza del Trecento cresciuto sull'antichissima cappella dedicata a San Vito Martire, patrono del borgo marinaro, si trovano le ceramiche e gli altri prodotti artigianali della Bottega BikBak di Patrizia e Santino. Adiacente ad essa l'omonimo bookshop, luogo eclettico di arte e di cultura popolare siciliana: un delizioso salottino letterario che prende il nome dall'anfora araba in terracotta a base panciuta dove in un tempo remoto si aromatizzava l'acqua con svariate erbe odorose.
Se mi fossi fermata più a lungo in Sicilia, avrei di sicuro assistito alla presentazione lì organizzata del libro di Adele Crescimanno dedicato alla semola, il rimacinato di grano duro che comunemente chiamiamo cous cous. L'ho tuttavia acquistato subito in modo da affrontare più preparata la full immersion inaugurale del festival, e la lettura è stata per me una splendida sorpresa, direi anzi quasi provvidenziale al fine di una piena comprensione dell'evento che purtroppo non mi è stato possibile seguire per intero.
Non si tratta di un semplice ricettario, per quanto possa essere sbalorditivo scoprire la varietà di preparazioni di quello che spesso, sbrigativamente, tendiamo a considerare un alimento dal sapore sempre uguale: il libro è preceduto infatti da un'accurata introduzione storica sull'origine di questa pietanza che dal Maghreb si è diffusa nell'intera l'area mediterranea compresa la Sicilia ed è appartenuta nei secoli a tutte le culture di quelle terre (greca, romana, ebraica, islamica, francese), facendosi poi conoscere in ogni parte del mondo.
La Crescimanno ci offre inoltre e soprattutto un ottimo strumento per cogliere l'essenza stessa del festival: il cous cous, vi si legge, è stato definito "Le grain de la Paix", la semola della pace, poiché "nessun piatto è riuscito a unire razze, tradizioni, culture e religioni diverse come ha fatto il cous cous". E' perciò il piatto dell'amicizia, della tolleranza, dell'integrazione, della convivialità: tutti temi che caratterizzano in modo precipuo la vera anima multiculturale di questa grande e bella kermesse.
Il cibo e la sua privazione, il digiuno, sono momenti altamente simbolici in ognuna delle tre grandi religioni monoteiste. La mensa ha una forte connotazione sacrale tanto nell'ebraismo e nel cristianesimo quanto nell'Islam, e il cous cous si è rivelato nel tempo l'unico alimento davvero in grado di gettare un ponte tra di essi.
Come ha ricordato Ciccio Sultano, uno dei Celebrity Chef ospiti della manifestazione - suo lo stellatissimo Ristorante Duomo di Ragusa Ibla - si tratta di "sei giorni che rappresentano ciò che il mondo dovrebbe essere", unito dalle antiche comuni tradizioni e in pace pur nelle diversità di etnia e di credo religioso.
Nove i Paesi partecipanti alla gara gastronomica, cuore allegro e colorato della rassegna di quest'anno: Costa d'Avorio, Egitto, Israele, Marocco, Palestina, Senegal, Tunisia e per la prima volta gli Stati Uniti con lo chef di origine iraniana Maziar Farivar del Peacock Café a Georgetown Washington DC. Vince Israele con gli chef Boaz Cohen e Ronny Basson e il cous cous "harmony" preparato con crema di ceci, burro di lavanda, dentice, melanzana affumicata, cocco e limone.
La recente spaventosa tragedia umana, avvenuta non lontano dalla Sicilia che - per dirla con Michela Stancheris, Assessore al Turismo della regione - "non volge le spalle all'Europa ma è porta del Mediterraneo in Europa", ci fa riflettere ancora di più sul valore antropologico e profondamente etico e della manifestazione sanvitese.
Il PalaBia sul lungomare di San Vito, grande tendone palcoscenico che ha ospitato la maggior parte degli eventi cardine del Fest, ha visto sedersi allo stesso tavolo sabato 28 settembre il Vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Mogavero quale delegato per le migrazioni della Conferenza Episcopale siciliana, l'Imam di Catania Keith Abdelhafid, che è anche Presidente della comunità islamica della regione, e la professoressa Luciana Pepi, docente di lingua e cultura ebraica all'università di Palermo. Moderava l'incontro il prof. Gianfranco Marrone, docente di Semiotica a Palermo: un coordinatore scelto con perfetta aderenza al clima e allo spirito più autentico del Fest, dal momento che il suo "Figure di Città. Spazi Urbani e discorsi sociali" si apre proprio con un passo biblico su Babele (Genesi 11, 1-9): "La lingua comune c'è già , ma la città di tutti va ancora costruita".